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Cronache

Hantavirus, cosa sappiamo davvero: incubazione lunga, quarantena e rischi di contagio

L’Hantavirus continua a essere monitorato con attenzione dopo il focolaio legato alla nave Hondius. Gli esperti spiegano che i contatti negativi potrebbero ancora positivizzarsi entro sei settimane. Non esistono prove certe di asintomatici contagiosi, mentre il rischio per la popolazione generale resta basso ma da non sottovalutare.

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L’attenzione sanitaria attorno all’Hantavirus resta elevata dopo i casi registrati tra passeggeri della nave Hondius.

Le autorità sanitarie europee e italiane stanno mantenendo un approccio prudenziale soprattutto per due motivi:

  • il lungo periodo di incubazione;
  • la severità della malattia nei casi più gravi.

Secondo quanto indicato anche dagli esperti coinvolti nel monitoraggio, tra cui Giovanni Rezza, il rischio per la popolazione generale resta comunque basso.

La quarantena di sei settimane

Uno degli aspetti più delicati riguarda i contatti delle persone risultate positive.

Anche chi oggi risulta negativo potrebbe teoricamente positivizzarsi successivamente, pur se con probabilità considerate contenute.

Per questo motivo il Ministero della Salute mantiene l’indicazione della sorveglianza fino a sei settimane per i contatti considerati a rischio.

La cautela deriva anche dall’elevata mortalità descritta in alcune forme di infezione da Hantavirus, che in letteratura può arrivare attorno al 30%.

Asintomatici e trasmissione: cosa è noto

Al momento non esistono prove definitive della presenza di soggetti completamente asintomatici in grado di trasmettere l’infezione.

Gli esperti ritengono accertata soprattutto la trasmissione nella fase sintomatica della malattia.

Resta però aperta la possibilità che, in alcuni casi, il contagio possa verificarsi anche poco prima della comparsa dei sintomi.

Per questa ragione l’ECDC raccomanda di ricostruire i contatti dei pazienti anche nei due giorni precedenti ai primi sintomi.

Dopo quanto si diventa positivi

La positività ai test viene generalmente rilevata quando compaiono i sintomi.

In alcuni casi, tuttavia, sarebbero state osservate positività poco precedenti alla fase clinica conclamata.

È proprio questa incertezza su alcune dinamiche del virus a spingere le autorità sanitarie verso protocolli molto rigorosi.

Il focolaio della nave Hondius

Secondo le ricostruzioni attuali, tutti i casi confermati sarebbero collegati ai passeggeri della nave Hondius.

Il cosiddetto “caso indice” sarebbe l’uomo olandese deceduto l’11 aprile.

Successivamente si sarebbero verificati:

  • contagi di seconda generazione;
  • ulteriori monitoraggi su contatti indiretti;
  • verifiche sui passeggeri transitati su voli internazionali.

Tra i casi più gravi figurano anche la moglie dell’uomo e una turista tedesca deceduta nei giorni successivi.

Il rischio di nuovi casi

Gli esperti non escludono che possano emergere ulteriori positività.

L’incubazione dell’Hantavirus può infatti arrivare fino a 42 giorni, anche se nella maggior parte dei casi i sintomi compaiono prima, generalmente entro quattro settimane.

Per questo la sorveglianza sanitaria proseguirà ancora per diversi giorni.

Un virus raro ma da non sottovalutare

Gli specialisti invitano a evitare allarmismi ma anche sottovalutazioni.

Il passaggio dell’Hantavirus dai roditori all’uomo resta relativamente raro, e le trasmissioni interumane osservate finora sembrano limitate e circoscritte.

Negli ultimi mesi, però, sono stati registrati aumenti di casi soprattutto in Argentina.

Al momento non risultano evidenze di mutazioni che abbiano cambiato radicalmente il comportamento del virus.

La prudenza resta la linea principale

In presenza di un agente infettivo ancora poco conosciuto in alcune sue dinamiche, la strategia sanitaria resta improntata alla massima cautela.

Isolamento dei contatti a rischio, sorveglianza prolungata e monitoraggio clinico restano oggi gli strumenti principali per contenere eventuali ulteriori trasmissioni.

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Cronache

Omicidio di Luigi “Luca” Esposito, in auto con lui c’era un’altra persona: si cerca il misterioso accompagnatore

Le immagini di videosorveglianza mostrerebbero Luigi “Luca” Esposito arrivare nella zona periferica di Eboli insieme a un’altra persona. Gli investigatori cercano l’uomo che potrebbe conoscere dettagli decisivi sull’omicidio del giornalista 53enne.

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Luigi “Luca” Esposito non sarebbe arrivato da solo nella strada interpoderale di località Cioffi, alla periferia di Eboli, dove il suo corpo carbonizzato è stato ritrovato all’alba di domenica.

Secondo quanto emergerebbe da un esame più approfondito delle immagini di videosorveglianza, il giornalista sportivo di 53 anni avrebbe raggiunto la zona a bordo della sua Lancia Y bianca insieme a un’altra persona.

Un particolare che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire le ultime ore di vita della vittima.

Il mistero dell’accompagnatore

Dell’uomo che si trovava con Esposito non ci sarebbe, al momento, alcuna traccia.

Gli investigatori stanno cercando di identificarlo e di chiarire quale ruolo abbia avuto nella vicenda. Potrebbe aver partecipato al delitto oppure essere in possesso di informazioni fondamentali sull’incontro e sulle circostanze che hanno preceduto la morte del giornalista.

Le immagini, già visionate in una prima fase dai carabinieri, sono state analizzate nuovamente fotogramma per fotogramma nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Salerno.

Gli accertamenti sui rapporti personali

La ricostruzione della rete di conoscenze di Esposito si sta rivelando complessa.

Dopo l’Arpac e la Regione Campania, anche l’Ordine dei biologi avrebbe escluso che il 53enne fosse iscritto al relativo albo professionale. Gli investigatori stanno quindi verificando le informazioni relative alla sua attività lavorativa, ma l’attenzione resta concentrata soprattutto sui rapporti personali.

Le sorelle della vittima sono assistite dall’avvocata Annalisa Califano.

I sommozzatori nel canale vicino al luogo del delitto

I carabinieri del nucleo sommozzatori sono tornati nella zona del ritrovamento per controllare un piccolo corso d’acqua pieno di rifiuti che scorre alle spalle del terreno.

L’obiettivo è individuare eventuali oggetti utilizzati per colpire Esposito e poi abbandonati nel canale. Gli accertamenti medico-legali avrebbero infatti escluso l’uso di armi da fuoco.

Gli investigatori cercano bastoni, corpi contundenti o altri strumenti compatibili con le profonde lesioni riscontrate sul corpo.

L’autopsia e le lesioni

L’autopsia è stata eseguita dal medico legale incaricato dalla Procura, Gabriele Casaburi, alla presenza del consulente della famiglia, Giuseppe Raimo.

Sono stati effettuati esami istologici, tossicologici e genetici, questi ultimi necessari anche per la conferma definitiva dell’identità della vittima.

Gli accertamenti dovranno chiarire la causa e l’orario della morte e soprattutto stabilire se Esposito fosse già morto quando il corpo è stato dato alle fiamme.

Fratture al volto e alla clavicola

L’esame autoptico avrebbe confermato le lesioni già emerse dalla Tac total body effettuata dal dottore Fiorentino Mondillo, direttore dell’Unità operativa di Radiologia del Dea di Battipaglia-Eboli-Roccadaspide.

Sono state rilevate fratture alle ossa nasali, a una clavicola e al volto. Sarebbe invece esclusa, allo stato, l’ipotesi dello strangolamento, non essendo state riscontrate lesioni compatibili alle vertebre cervicali o alle cartilagini del collo.

Una frattura al bacino potrebbe essere stata provocata dall’aggressione oppure dall’azione del fuoco appiccato nel tentativo di distruggere il corpo e cancellare le tracce del delitto.

La salma resta sotto sequestro in attesa degli esiti completi degli esami.

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Cronache

Tragedia in Alta Valtellina, bambino di un anno travolto e ucciso da un pick-up

Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up guidato da un familiare a Valdidentro, in Alta Valtellina. La tragedia è avvenuta durante la raccolta del fieno. Indagano i carabinieri.

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Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up in località Plator, nel territorio comunale di Valdidentro, in Alta Valtellina.

L’incidente è avvenuto poco prima delle 18.30 durante le operazioni di raccolta del fieno.

Il mezzo era guidato da un familiare

Secondo le prime informazioni, il veicolo era guidato da un familiare stretto del piccolo.

Il bambino sarebbe sfuggito al controllo dei genitori e sarebbe finito nella traiettoria del mezzo. Si tratta tuttavia di una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori.

Indagano i carabinieri

Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Tirano, chiamati a ricostruire con precisione la dinamica della tragedia e le circostanze nelle quali il bambino si trovava vicino al pick-up.

Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli. La comunità dell’Alta Valtellina è sconvolta per la morte del piccolo.

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Cronache

Tragedia nel lago di Como, muore a 9 anni davanti ai familiari

Arwa Rfali, bambina marocchina di 9 anni in vacanza con la famiglia, è annegata nel lago di Como davanti al Tempio Voltiano. Il corpo è stato recuperato dai sommozzatori dopo ore di ricerche.

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Una bambina di 9 anni, Arwa Rfali, di nazionalità marocchina, è morta dopo essere scomparsa nelle acque del lago di Como, davanti al Tempio Voltiano, nella zona dei cosiddetti Giardini a lago.

La piccola si trovava in Italia con i genitori per trascorrere un periodo di vacanza e fare visita ad alcuni parenti residenti da anni nel Monzese. Nel pomeriggio stava giocando in acqua insieme ai cuginetti, a pochi metri dalla riva, quando è improvvisamente scomparsa.

L’allarme e le ricerche nel lago

A raccogliere per prima la richiesta di aiuto dei genitori è stata una pattuglia della polizia che si trovava nella zona. È quindi scattata una vasta operazione di ricerca alla quale hanno partecipato vigili del fuoco, unità navali della Guardia di finanza, personale sanitario e sommozzatori arrivati anche da Torino.

Le ricerche sono proseguite per circa otto ore, fino al ritrovamento del corpo nella tarda serata di martedì 21 luglio. Per la bambina, che avrebbe compiuto 10 anni il mese successivo, non c’era ormai più nulla da fare.

Il pericolo della falsa secca

La tragedia si è consumata in un tratto del lago caratterizzato da un fondale particolarmente insidioso. Per alcuni metri l’acqua appare poco profonda e il terreno sembra scendere gradualmente, ma subito dopo si apre un improvviso dislivello.

È possibile che la bambina sia stata sorpresa dalla profondità o trascinata dalla corrente. Saranno gli accertamenti a ricostruire con precisione la dinamica.

Un tratto vietato alla balneazione

Nella zona è in vigore il divieto di balneazione, segnalato da numerosi cartelli. Nonostante questo, nelle giornate estive la spiaggetta davanti al Tempio Voltiano viene frequentata da centinaia di persone, soprattutto turisti.

Lo stesso tratto del lago era già stato teatro, negli anni passati, di diversi annegamenti. Le vittime erano in molti casi giovani stranieri che non conoscevano l’andamento del fondale e i pericoli di quell’area.

I genitori sotto choc

I genitori di Arwa hanno assistito per ore alle operazioni di soccorso e sono stati successivamente accompagnati in questura, profondamente provati.

La morte della bambina riapre a Como il tema della sicurezza nella zona dei Giardini a lago e dell’effettiva possibilità di far rispettare il divieto di balneazione in un’area liberamente accessibile e frequentata ogni estate da moltissime persone.

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