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Hamilton vince con la Ferrari, Zoff applaude: a 41 anni si può ancora fare la storia

Dino Zoff commenta la prima vittoria di Lewis Hamilton con la Ferrari e il duello con Kimi Antonelli: “A 41 anni nello sport si possono fare ancora tante cose buone”.

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A volte lo sport si diverte a mettere insieme epoche lontane. Lewis Hamilton torna sul gradino più alto del podio a 41 anni e 5 mesi, alla guida della Ferrari, e Dino Zoff non può non ripensare alla Coppa del Mondo alzata nel 1982, quando aveva 40 anni e 5 mesi. Un anno di differenza, la stessa idea di longevità sportiva, la stessa dimostrazione che il talento, se sorretto da disciplina e cura del corpo, può resistere al tempo.

Dopo il successo di Barcellona, il primo di Hamilton con la Rossa, l’ex capitano e ct della Nazionale osserva la scena con lo sguardo del tifoso competente. La Ferrari ha interrotto un digiuno che durava da 34 Gran Premi e il Mondiale piloti si è improvvisamente riaperto, anche se Kimi Antonelli conserva un vantaggio importante sull’inglese.

Zoff: a quell’età si possono fare ancora tante cose buone

“Certo che ci ho pensato”, ammette Zoff parlando del parallelo anagrafico con Hamilton. “Anche a quella età nello sport si possono fare ancora tante cose buone. L’importante è allenarsi e curare il corpo in maniera seria”.

Per la Ferrari, secondo Zoff, il successo di Barcellona ha un valore che va oltre la classifica. Dopo un periodo difficile, una vittoria “ci voleva proprio”. È un risultato che restituisce fiducia a Maranello e alimenta la possibilità di battagliare con la Mercedes nelle prossime gare.

Il dilemma dei tifosi italiani

La vittoria di Hamilton apre anche un piccolo dilemma sentimentale per gli appassionati italiani di Formula 1: tifare Ferrari o tifare Kimi Antonelli, il giovane talento italiano che ha conquistato il cuore di molti tifosi?

Zoff non sceglie una fazione. La sua risposta è da uomo di sport: “Vinca il migliore”. Antonelli, però, per l’ex portiere azzurro è “un fenomeno”. Per Hamilton, rientrare davvero nella corsa mondiale significherà compiere un’impresa sportiva di altissimo livello.

La Formula 1 e il rischio di troppe complicazioni

Zoff, grande appassionato di Formula 1, guarda con qualche perplessità anche ai cambiamenti del mondo dei motori. I regolamenti sempre più complessi e il peso crescente della tecnologia non lo convincono fino in fondo.

“Io sono vecchio”, dice con ironia, “e non sempre comprendo tutte queste complicazioni”. Il punto, però, è chiaro: in uno sport nato sulla competizione pura, il rischio è che i piloti finiscano per fare “quasi più gli ingegneri che i piloti”.

Dal volante al pallone, il Mondiale e le pause in campo

Il discorso si sposta poi sul calcio e sulle novità introdotte ai Mondiali, a partire dalle pause a metà dei due tempi, tra cooling break e hydration break. Anche qui Zoff mostra prudenza.

Per l’ex portiere, le interruzioni sono troppe. Al massimo, spiega, se ne potrebbe prevedere una a metà del secondo tempo, mentre nel primo tempo appare prematura. Il ricordo va al calcio degli anni Sessanta, quando non esistevano neppure le sostituzioni.

Da ex allenatore, tuttavia, Zoff riconosce che queste pause possono diventare utili per dare indicazioni tattiche ai giocatori, soprattutto a quelli più lontani dalla panchina.

Marocco e Stati Uniti possibili sorprese

La fase finale della Coppa del Mondo è appena cominciata e Zoff invita alla cautela. Il torneo è lungo, difficile da decifrare nelle prime partite. Tra le squadre che lo hanno colpito ci sono soprattutto Marocco e Stati Uniti, indicate come possibili sorprese.

Resta il tema dell’allargamento dei Mondiali. Nel 1982, quando l’Italia vinse in Spagna, le nazionali partecipanti furono per la prima volta 24. Oggi sono 48 e in futuro potrebbero diventare anche 64.

La battuta di Infantino e la risposta di Zoff

Gianni Infantino ha scherzato sull’eventualità che un Mondiale ancora più allargato possa aumentare le possibilità dell’Italia di tornare nella competizione. Una battuta che non è piaciuta a Zoff.

“Una battutaccia”, taglia corto l’ex capitano azzurro. Come in area di rigore, la prende sicura e rinvia lontano.

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Terremoto alla FIFA: licenziato Kevin Lamour dopo l’attacco frontale a Infantino

La FIFA ha ufficializzato il licenziamento del direttore operativo Kevin Lamour. Il dirigente francese pagato le sanzioni per aver criticato pubblicamente il presidente Gianni Infantino sul progetto, poi ritirato, di cedere quote dei Mondiali a fondi privati.

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Si consuma una rottura traumatica ai vertici del calcio mondiale. La FIFA ha licenziato con effetto immediato il suo direttore operativo (COO), il dirigente francese Kevin Lamour. La decisione arriva a poche settimane dalle dure prese di posizione pubbliche dello stesso Lamour contro il controverso piano del presidente Gianni Infantino di cedere il 20% delle quote commerciali dei Mondiali a investitori privati.

La nota inviata ai membri del Consiglio FIFA formalizza la fine del rapporto di lavoro spiegando che «la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto per Kevin».

La frattura tra il numero tre della federazione e il presidente era ormai insanabile. Nelle scorse settimane Lamour aveva denunciato pubblicamente la gestione del progetto sui diritti dei Mondiali, affermando che lo staff dell’organizzazione era stato «ingannato» e definendo la trattativa come «il progetto di una sola persona». Consapevole dei rischi legati alle sue esternazioni, il dirigente transalpino aveva dichiarato in una lettera aperta di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità, affermando: «Se questo significa perdere il mio incarico, così sia».

Nonostante il piano di vendita ai fondi d’investimento sia stato successivamente ritirato da Infantino a causa della fortissima opposizione interna e delle principali confederazioni internazionali, il prezzo politico pagato da Lamour è stato l’estromissione immediata dall’organigramma di Zurigo.

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Scontro sul vivaio Milan, Filippo Galli replica a Maldini: «Nessuno ha mai vietato di dribblare»

L’ex responsabile del settore giovanile del Milan Filippo Galli ha replicato alle accuse di Paolo Maldini, secondo cui nel vivaio rossonero si privilegerebbe la tattica a scapito del talento. Galli ha difeso il lavoro svolto dal 2009 al 2018 incentrato sulla crescita dei ragazzi.

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Tensione tra due leggende del Milan sulla gestione dei giovani talenti. Filippo Galli, pilastro della difesa rossonera negli anni d’oro, ha risposto per le rime attraverso un post sul proprio blog (filippogalli.com) alle recenti dichiarazioni dell’ex compagno di squadra e capitano Paolo Maldini, critico nei confronti dei metodi utilizzati nel vivaio del club.

Maldini aveva lanciato una stoccata diretta al sistema di formazione giovanile rossonero: «Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema».

Parole che non sono passate inosservate a Filippo Galli, responsabile del Settore Giovanile rossonero dal 2009 al 2018. «Quelle affermazioni mi riguardano direttamente», ha sottolineato l’ex difensore. «In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore, di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro».

Galli ha poi evidenziato come Maldini non abbia vissuto in prima persona la quotidianità del vivaio milanista: «Non posso muovergli una colpa per non avere, negli anni da dirigente, seguito da vicino il Settore Giovanile. Capisco quanto la prima squadra assorba ogni energia. Gli muovo, semmai, l’osservazione che non si possa parlare della formazione dei giovani senza aver mai attraversato da dentro quel lavoro. Avrò certamente commesso degli errori, ma non posso lasciar passare una descrizione così distante da ciò che è stato quel percorso».

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Zverev domina i tie-break: Atmane piegato, il tedesco vola agli ottavi a Cincinnati

Alexander Zverev accede agli ottavi del Masters 1000 di Cincinnati battendo Terence Atmane 7-6, 7-6 dopo una partita lottata e decisa nei tie-break. Il tedesco prosegue il suo cammino da favorito nel torneo.

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Un successo di pura potenza ed esperienza. Alexander Zverev, numero tre del mondo e prima testa di serie del tabellone, conquista l’accesso agli ottavi di finale del Masters 1000 di Cincinnati superando il transalpino Terence Atmane con il punteggio di 7-6 (7/4), 7-6 (7/6).

Non è stata una serata semplice per il tennista tedesco. Nella calda e umida notte del Midwest americano, il ventiquattrenne mancino francese ha messo a dura prova la testa di serie numero uno del torneo, affidandosi a un dritto chirurgico e a un uso sapiente delle palle corte. Nei momenti chiave del match, tuttavia, la maggiore lucidezza di Zverev ha fatto la differenza. Nel primo tie-break Atmane ha pagato a caro prezzo un errore di dritto, mentre nel secondo il tedesco ha alzato la barra della qualità: due discese a rete immediate e un passante di rovescio da applausi hanno chiuso definitivamente i conti.

Al termine dell’incontro, Zverev ha speso parole d’elogio per l’avversario: «Ha giocato benissimo, è stato estremamente aggressivo e ha servito in modo incredibile. Sono davvero felice di averla portata a casa», ha dichiarato a caldo, scherzando poi sulla fatica e sul sudore lasciato in campo.

Il recente campione del Roland Garros prosegue così la sua marcia da principale favorito sul cemento statunitense, complici le assenze di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz e l’uscita di scena prematura di Novak Djokovic. Agli ottavi di finale Zverev attende ora il vincente della sfida tra l’americano Tommy Paul e il paraguaiano Adolfo Vallejo.

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