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Guida Michelin, l’aristocrazia della gastronomia: ecco chi vince e chi perde

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Superata la prova del lockdown imposto dall’emergenza sanitaria, l’uscita della guida Michelin e’ un banco di prova importante per la ristorazione italiana e per la fortuna delle mete del turismo del gusto lungo la penisola. Perche’ l’assegnazione della stella muove viaggiatori internazionali che in quel pittogramma universale, una sorta di fiore detta stella in Italia macaron dai francesi, distinguono “una cucina ottima, meritevole di una tappa del viaggio” per le 329 insegne designate con una stella, “una cucina eccellente per la quale e’ consigliata fare una deviazione nel proprio itinerario” per i 38 ristoranti con due stelle, e “una cucina che vale un viaggio ad hoc” per le 11 Tre stelle per un totale di 378 ristoranti stellati in Italia. “Il livello e gli standard qualitativi sono talmente elevati da registrare il piu’ alto numero di stellati mai raggiunto in Italia” ha sottolineato Gwendal Poullenec, direttore internazionale della Guida Michelin nel dichiararsi “fiducioso per il futuro considerato il numero di giovani chef stellati in questa edizione”. Sprizza gioia sul palco lo chef campano Giuseppe Iannotti per le due stelle conferite al ristorante Kresios a Telese Terme (Benevento) dove gli ispettori della “rossa” hanno individuato “una cucina che sorprende per idea, studio e qualita’. E un servizio molto professionale a farne giusto contorno”. Ancora piu’ incredulo Giovanni Solofra di ristorante Tre Olivi a Paestum (Salerno) che arriva alle due stelle con un salto da zero per la sua “cucina capace di sorprendere – si legge nelle motivazioni – per finezza, gusto, idea e tecnica”.

Antonino Cannavacciuolo e’ un habitue’ delle stelle, il suo Villa Crespi sul lago d’Orta e’ un bistellato, ha poi una stella il Cannavacciuolo Cafe’ & Bistrot a Novara e ancora una per il Cannavacciuolo Bistrot a Torino. Ma la quinta stella scalda il cuore di Antonino perche’ conquistata a Ticciano, nella casa di famiglia nell’entroterra di Sorrento, per il ristorante Laqua aperto ai primi di agosto di quest’anno. In pochi mesi di attivita’ evidentemente gli ispettori hanno riscontrato la qualita’ imprenditoriale. “Un riconoscimento – commenta lo chef e star televisiva – che mi tocca il cuore, la prima stellaMichelin che arriva a Laqua Country, nella casa che racchiude tutti i miei ricordi d’infanzia, dove tutto e’ iniziato grazie ai sacrifici della mia famiglia e dove ora continua grazie alla passione dei miei ragazzi”. Soddisfatto Claudio Sadler che portera’ la giubba stellata alla brigata del “Gusto by Sadler” a San Teodoro (Sassari) nella Sardegna dove brillano altre due nuove stelle: al ristorante Fradis Minoris a Pula (Cagliari), premiato anche con la stella verde per l’impegno sulla sostenibilita’, e Somu con la cucina di Salvatore Cannedda a Arzachena/Baia Sardinia (Sassari). “Il Pagliaccio” a Roma festeggia la conferma delle due stelle con la cucina di Anthony Genovese e il premio speciale assegnato a Matteo Zappile per il servizio di sala. La stella torna nella citta’ di Palermo e la conquista, in pieno centro storico, Gagini Restaurant. Perdono invece la stella: La Stua de Michil in Alta Badia (Bolzano), L’Aria a Blevio (Como), Le Colonne a Caserta, Le Petit Bellevue a Cogne (Aosta), La Taverna a Colloredo di Monte Albano (Udine), Ora d’Aria a Firenze, Villa Giulia a Gargnano (Brescia), It a Milano, Ambasciata a Quistello (Mantova), La Fenice a Ragusa, Bistrot 64 a Roma, Il Ridotto a Venezia, Osteria da Fiore a Venezia, Il Portale a Verbania/Pallanza, Cinzia da Christian e Manuel a Vercelli.

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Una colomba al limone di Procida, l’omaggio del Maestro Alessandro Slama alla capitale della cultura

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Che cosa ci può essere di più celebrativo dei limoni famosi in tutto il mondo, quelli che crescono sull’isola di Procida? Buccia doppia, profumo inconfondibile, sapore forte e dolce insieme: i limoni ‘pane’ come li chiamano perchè hanno tanto bianco sotto la scorza. Sono finiti nella colomba di Alessandro Slama, Ischia Pane, già campione del mondo con il suo panettone e fresco entrato nell’Accademia dei maestri del lievito madre.

 

Una colomba dedicata a Procida nell’anno in cui diventa la capitale della cultura, un omaggio a tutti gli amanti della fragranza dei limoni. Ma Alessandro con la figlia Annamaria non si è fermato alla colomba al limone ed ha celebrato altri sapori di Napoli e del suo golfo: la colomba alla mela annurca, altra specificità del territorio campano, al caffè, vero rito napoletano, all’albicocca, quella saporita  che cresce solo sul Vesuvio, la ‘cresommola’. Connubi d’autore piacevoli al gusto, per tutti, grandi e piccini.

 

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Moda, per l’estate tanto colore, piume e Anni ’60

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È giunto il momento di prepararsi alla bella stagione. Come ci vestiremo in questa primavera-estate 2022? Ecco 4 consigli per essere alla moda:

I colori protagonisti di queste stagioni come abbiamo potuto notare nelle sfilate di moda di questi ultimi periodi sono: rosa, verde, azzurro, giallo e viola. Resistono anche i toni caldi della sabbia e della terra.

Grinta carriera e forza: tre parole per descrivere la donna alla moda di oggi. Con il suo completo monocromatico blazer e pantaloni. Questo total look è uno di quelli preferiti dalle star, come la bellissima Zendaya in Versace.

Zendaya in Versace

Tra i motivi della moda che si ritrovano sui social come Tik Tok e Instagram ci sono le piume. Non indossate in modo teatrale bensì sobrio e casual, le ritroviamo sull’orlo di capi minimal, per aggiungere un tocco di originalità ed eleganza.

Fra i trend di questa primavera-estate ci sono gli anni ’60, con minigonne, cappottini in colori pastello e ‘slingback’. Come abbiamo potuto notare dalle sfilate di Dior, Moschino e Chanel.

 

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“Mille colori per un rombo”, il piatto di Chef Palamaro è un connubio di colori e mondi diversi

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Vivo in un luogo dove di colori potrei parlare per ore: Ischia isola verde. Potrei partire nel parlare del suo fascinoso verde che si differenzia per decine di sfumature: dai bellissimi boschi folti  di pini e castagni che ricoprono le nostre colline, alle  numerose piantagioni  di Biancolella;  si, avete letto bene: Biancolella!

Ischia è un luogo dove l’enologia ha una storia millenaria, ed i colori delle sue foglie passano  dal verde in piena primavera al marroncino d’autunno, ratificandosi quale emblema di ricchezza per tutta l’estate. L’isola è anche il verde dell’acqua marina che  si può ammirare  dopo una mareggiata;  i colori dell’alba che, dal monte Epomeo di  prima mattina,  è un idillio per gli occhi,   invito a tutti voi lettori di andare almeno una volta nella vita, di prima mattina, a  san Nicola, una  località nella zona del monte Epomeo,  e portare con se un buon e profumatissimo cornetto ischitano: vi godrete i meravigliosi colori dell’alba che risvegliano il cuore e l’anima.

Come molti sapranno, l’isola è composta da 6 comuni e questi sono  molto diversi tra loro, anche in termini di colori e di paesaggi. L’alba, ad esempio, rende protagonista il comune di Ischia mentre il tramonto diviene davvero emblematico ed intenso nella sua manifestazione nel comune di Forio (invito a tutti i lettori, soprattutto i più romantici, a concedersi un aperitivo almeno una volta nella vita al tramonto di Forio).

Da ogni mia parola è sicuro trapelato il fatto che sono letteralmente innamorato di quest’isola. Difatti lo sono, dell’isola in genere e del suo mare in particolare. Quest’ultimo è manifestazione del mio colore preferito che mai ti stancheresti a guardarlo. Un colore che esprime vita, perché espressione di un elemento sempre in movimento e ne racconta quotidianamente la sua grandezza e bellezza.

Proprio per omaggiare la sua grande bellezza, qualche anno fa ho ideato un piatto raccontando quella fusione dei suoi colori con quelli altrettanto vasti  della terra che circonda. L’ho fatto pensando anche ad un’evocazione dei numerosi ed illustri personaggi che ospita durante le sue soleggiate stagioni. Tanti sono infatti i maestri di vita che hanno fatto dell’Ischia meta delle loro vacanze. Tra questi vi è stato lo stilita Missoni al quale mi sono ispirato vedendo la celebre trama sui tessuti di un suo capo in una vetrina di un negozio di abbigliamenti sulla via dello shopping qui ad Ischia. 

Per la realizzazione del piatto, sono partito utilizzando un pescato che, tendenzialmente, vive insabbiato sotto i fondali marini, mimetizzandosi con lo stesso colore della sabbia: il rombo. Di base, dunque, la materia prima aveva poco a che fare con i colori. Da qui l’impegno di lavorarlo decorandolo con tutte le nuance della  mia terra passando attraverso l’estrazione disidratata di erbe, radici , cortecce e bacche che raccolgo quotidianamente nei boschi dell’isola.  

Ecco dunque che da questo connubio di colori e mondi diversi, è nato  Mille colori per un rombo”.                

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