Esteri
Guerra in Ucraina, Sybiha attacca Putin: «Ha sprecato l’occasione per uscirne»
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha accusa Vladimir Putin di avere respinto un’occasione per avviare colloqui diretti con Volodymyr Zelensky. Kiev annuncia nuove pressioni militari e chiede agli alleati di aumentare il sostegno all’Ucraina.
Vladimir Putin avrebbe respinto l’occasione di aprire una via diplomatica per uscire da una guerra sempre più lunga e costosa. È l’accusa lanciata dal ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, dopo il rifiuto del presidente russo di incontrare direttamente Volodymyr Zelensky.
In un messaggio pubblicato su X, il capo della diplomazia di Kiev ha sostenuto che la decisione del Cremlino finirà per peggiorare le condizioni politiche, militari ed economiche della Russia.
La proposta di Zelensky respinta da Putin
Zelensky aveva proposto un incontro diretto con Putin in un Paese neutrale, indicando tra le possibili sedi la Svizzera, la Turchia o uno Stato arabo.
Il presidente ucraino aveva chiesto di discutere un cessate il fuoco, lo scambio dei prigionieri e il ritorno dei civili e dei bambini trasferiti in Russia.
Putin ha però dichiarato di non vedere, nella fase attuale, l’utilità di un confronto diretto. Secondo il presidente russo, l’iniziativa servirebbe soprattutto a Kiev per interrompere le operazioni militari russe e guadagnare tempo.
Sybiha: «Una cattiva notizia per i russi»
Il ministro ucraino considera il rifiuto una scelta negativa soprattutto per la popolazione russa.
«Putin ha sprecato l’occasione di uscire dalla sua guerra fallimentare», ha scritto Sybiha, prevedendo un aumento delle perdite sul campo e nuove difficoltà per l’economia della Federazione.
Secondo il ministro, la prosecuzione del conflitto comporterà maggiore inflazione, nuove tasse, perdita di posti di lavoro e un progressivo peggioramento delle condizioni sociali.
Si tratta di una valutazione politica del governo ucraino, inserita nella battaglia diplomatica e comunicativa tra Kiev e Mosca.
«Nessun luogo della Russia è più al sicuro»
Sybiha ha collegato il rifiuto dei colloqui alla crescente capacità dell’Ucraina di colpire obiettivi in profondità nel territorio russo.
Il ministro ha utilizzato l’espressione “sanzioni a lungo raggio” per definire gli attacchi condotti con droni contro infrastrutture militari, energetiche e logistiche della Federazione.
«Non esistono più luoghi sicuri in Russia che possano considerarsi esenti dalle sanzioni a lungo raggio dell’Ucraina», ha affermato.
Il riferimento è alle recenti incursioni che hanno raggiunto San Pietroburgo, la regione di Krasnodar e altre aree lontane dal fronte.
Gli attacchi ucraini nelle retrovie russe
Negli ultimi giorni l’Ucraina ha intensificato le operazioni con droni contro il territorio russo. Mosca ha dichiarato di avere intercettato centinaia di velivoli, mentre alcune strutture militari ed energetiche sarebbero state danneggiate.
Kiev presenta questi attacchi come una risposta ai bombardamenti russi contro le città ucraine e come uno strumento per ridurre la capacità logistica e industriale dell’avversario.
Le autorità russe denunciano invece azioni terroristiche e sostengono che molte incursioni mettano in pericolo la popolazione civile.
Il confronto resta fermo
Il rifiuto di Putin conferma la distanza ancora esistente tra le posizioni delle due parti.
La Russia continua a chiedere il riconoscimento delle annessioni territoriali, la rinuncia dell’Ucraina alla Nato e garanzie sulla neutralità di Kiev. L’Ucraina considera invece inaccettabile un accordo che legittimi l’occupazione delle proprie regioni.
La proposta di Zelensky puntava ad aprire un confronto diretto senza avere prima risolto tutti questi nodi. Putin ritiene invece che un incontro tra presidenti possa avvenire soltanto dopo un lavoro preliminare delle delegazioni.
Kiev chiede nuove pressioni internazionali
Sybiha sostiene che la risposta del Cremlino debba provocare un aumento della pressione internazionale sulla Russia.
Il governo ucraino chiede nuove sanzioni economiche, ulteriori sistemi di difesa aerea e maggiori forniture di armi a lungo raggio.
La tesi di Kiev è che Putin accetterà una soluzione diplomatica soltanto quando il costo della guerra diventerà superiore ai possibili vantaggi militari.
Mosca sostiene invece che le sanzioni e gli aiuti occidentali prolunghino il conflitto e rendano più difficile la ricerca di un compromesso.
La battaglia militare e quella della propaganda
Le dichiarazioni di Sybiha hanno anche una funzione politica e psicologica. Kiev vuole presentare la Russia come un Paese in difficoltà, incapace di raggiungere gli obiettivi dichiarati e sempre più vulnerabile agli attacchi ucraini.
Il Cremlino offre una narrazione opposta: descrive l’esercito russo in avanzata e considera l’economia nazionale capace di resistere alle sanzioni occidentali.
Come accade dall’inizio della guerra, i dati sulle perdite, sull’andamento del fronte e sulle condizioni economiche vengono utilizzati da entrambe le parti per sostenere la propria strategia.
Una pace ancora lontana
Il confronto diretto proposto da Zelensky non ha prodotto il risultato sperato. Putin continua a ritenere possibile raggiungere sul campo condizioni più favorevoli, mentre l’Ucraina prova a mostrare che il tempo non lavora necessariamente a vantaggio della Russia.
Tra incursioni in profondità, bombardamenti e accuse reciproche, la diplomazia resta così bloccata.
Il messaggio di Sybiha è insieme una minaccia e un appello agli alleati: se Mosca non sceglie ora il negoziato, Kiev continuerà la guerra e chiederà all’Occidente gli strumenti necessari per portarla sempre più lontano dentro il territorio russo.
Esteri
Zelensky silura Syrsky e nomina Drapatyi: scossa ai vertici militari ucraini
Volodymyr Zelensky ha sostituito Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate ucraine, nominando Mykhailo Drapatyi. La decisione arriva dopo giorni di proteste per la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov e le tensioni ai vertici militari.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostituito il generale Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate, nominando al suo posto il maggiore generale Mykhailo Drapatyi.
«Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi», ha annunciato Zelensky, ringraziando Syrsky e i soldati ucraini per aver mantenuto solide le posizioni al fronte.
La sostituzione rappresenta il più importante cambiamento ai vertici militari ucraini degli ultimi anni e arriva nel pieno di una crisi politica innescata dal recente rimpasto di governo e dalla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.
Le proteste dopo la rimozione di Fedorov
La decisione di escludere Fedorov dal nuovo governo aveva provocato manifestazioni a Kiev e in altre città ucraine. Migliaia di persone erano scese in piazza per chiedere il suo reintegro e un rinnovamento della catena di comando militare.
Fedorov era considerato uno dei protagonisti della modernizzazione tecnologica delle forze ucraine, soprattutto nell’impiego di droni, sistemi digitali e nuove procedure di approvvigionamento. La sua estromissione era stata collegata alle profonde divergenze con Syrsky sulla gestione della guerra e sulle riforme dell’esercito.
Gli organizzatori delle proteste avevano dato a Zelensky un ultimatum per reintegrare l’ex ministro, minacciando in caso contrario una mobilitazione generale a tempo indeterminato.
Le scuse tardive di Syrsky
Nelle ore precedenti alla sua rimozione, Syrsky aveva cercato di ridimensionare lo scontro con Fedorov, sostenendo di essere rimasto sorpreso dalle notizie sull’esistenza di un conflitto personale tra loro.
Il generale aveva definito i contrasti come normali divergenze di lavoro tra istituzioni impegnate in una guerra su larga scala e aveva presentato le proprie scuse qualora i suoi modi duri avessero offeso l’ex ministro.
«Il mio lavoro è la guerra: strategia, fronte e uomini», aveva affermato, respingendo le accuse di mancanza di visione strategica. Il tentativo di ricomporre la frattura non è però bastato a evitare la sostituzione.
Chi è Mykhailo Drapatyi
Drapatyi, 43 anni, appartiene a una generazione di ufficiali formatasi direttamente nei combattimenti contro la Russia. Si mise in evidenza già nel 2014 durante le operazioni a Mariupol e, dopo l’invasione russa del 2022, contribuì alla difesa di Kryvyi Rih e alle operazioni nella regione di Kherson.
Ha successivamente ricoperto incarichi di primo piano nello Stato maggiore, nelle forze terrestri e nel comando delle forze congiunte. È considerato un ufficiale favorevole all’innovazione tecnologica, alla riforma dell’addestramento e a una maggiore responsabilizzazione della catena di comando.
Il sostegno a Fedorov
La nomina assume anche un evidente significato politico. Nei giorni scorsi Drapatyi aveva espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Fedorov al ministero della Difesa, sottolineando la nascita di un dialogo concreto tra il governo e le Forze armate.
Il nuovo comandante è quindi considerato più vicino alla linea riformatrice dell’ex ministro rispetto a Syrsky. Zelensky avrebbe intanto offerto a Fedorov un nuovo incarico di primo piano nel governo, dedicato allo sviluppo tecnologico, senza tuttavia reintegrarlo formalmente alla Difesa.
Zelensky: costringere Mosca alla pace
Annunciando il cambio della guardia, Zelensky ha ribadito che l’obiettivo resta quello di rafforzare l’esercito, colpire con maggiore efficacia le forze russe e creare le condizioni per obbligare Mosca a negoziare.
«Vogliamo tutti la stessa cosa: sconfiggere il nemico e creare le condizioni, al fronte e attraverso la pressione sulla Russia, che ci permettano di costringere Mosca alla pace», ha affermato il presidente.
La nomina di Drapatyi tenta quindi di rispondere contemporaneamente alle esigenze militari, alle pressioni della piazza e alla necessità di ricomporre le divisioni che si erano aperte ai vertici dello Stato ucraino.
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Laura Loomer cambia idea sull’Ucraina: “Ho sbagliato, ho sminuito la sofferenza degli ucraini”
La commentatrice e attivista conservatrice Laura Loomer, alleata di Donald Trump, cambia posizione sulla guerra in Ucraina dopo una visita a Kiev. Su X ammette di aver sottovalutato per anni le sofferenze degli ucraini e ringrazia il presidente Volodymyr Zelensky per l’accoglienza.
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Trump vuole Gianni Infantino alla guida dell’Onu: l’indiscrezione del New York Post
Donald Trump starebbe valutando di sostenere il presidente della Fifa Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Non è ancora chiaro se il dirigente sportivo sia interessato all’incarico.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vorrebbe sostenere Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. L’indiscrezione è stata pubblicata dal New York Post, che cita fonti vicine alla Casa Bianca. Al momento non risultano però una candidatura formale né una dichiarazione pubblica di Infantino sulla sua disponibilità ad assumere l’incarico.
Secondo una delle fonti citate dal quotidiano americano, Trump considera il presidente della Fifa «rispettato da tutti nel mondo» e gli riconosce una particolare capacità di unire le persone.
Il rapporto tra Trump e il presidente della Fifa
I rapporti tra Trump e Infantino si sono rafforzati durante l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2026, ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Infantino è attualmente presidente della Fifa, incarico nel quale era stato rieletto nel 2023.
La scelta del dirigente sportivo rappresenterebbe un’opzione esterna alla diplomazia tradizionale e potrebbe essere letta come il tentativo di Trump di imprimere una svolta alla gestione delle Nazioni Unite, organizzazione più volte criticata dal presidente americano per la sua presunta inefficacia nella soluzione dei principali conflitti internazionali.
Non è ancora una candidatura ufficiale
Il New York Post precisa che non è chiaro se Trump abbia discusso direttamente dell’ipotesi con Infantino e se il presidente della Fifa sia realmente interessato al ruolo.
Per entrare ufficialmente nella corsa, Infantino dovrebbe essere candidato da uno o più Stati membri. La procedura per la scelta del nuovo segretario generale è già stata avviata e prevede la presentazione delle candidature, audizioni pubbliche e una successiva valutazione da parte del Consiglio di Sicurezza.
Come viene scelto il segretario generale
Il segretario generale non viene eletto direttamente dai 193 Paesi membri. Il Consiglio di Sicurezza, composto da 15 Stati, deve prima raccomandare un candidato all’Assemblea generale. Ciascuno dei cinque membri permanenti — Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito — può bloccare la scelta esercitando il diritto di veto.
L’Assemblea generale procede quindi alla nomina formale. Il nuovo segretario generale entrerà in carica il 1° gennaio 2027, dopo la conclusione del mandato di António Guterres il 31 dicembre 2026.
Gli altri nomi in corsa
Tra i candidati citati dal quotidiano americano figurano l’ex presidente cilena Michelle Bachelet e il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’argentino Rafael Grossi.
Bachelet potrebbe incontrare la contrarietà degli Stati Uniti, mentre Grossi potrebbe dover superare eventuali riserve britanniche legate alla storica controversia tra Londra e Buenos Aires sulle isole Falkland-Malvine.
La prassi diplomatica favorirebbe questa volta un candidato proveniente dall’America Latina o dai Caraibi, ma la rotazione geografica non costituisce una regola vincolante. L’eventuale ingresso di Infantino cambierebbe quindi gli equilibri di una competizione ancora aperta e condizionata soprattutto dal confronto tra le grandi potenze.


