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Guerra Ucraina

Guerra in Ucraina, l’avanzata russa rallenta: Mosca perde terreno e uomini

L’offensiva russa in Ucraina rallenta: calano i territori conquistati e restano alte le perdite. Kiev resiste e contrattacca, mentre Mosca prepara la primavera.

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L’avanzata russa in Ucraina rallenta sensibilmente. Nei piani di Vladimir Putin, a questo punto le truppe di Mosca avrebbero già dovuto controllare l’intero Donbass e forse stringere d’assedio Zaporizhzhia, costringendo Volodymyr Zelensky a chiedere un cessate il fuoco. La realtà sul campo appare però diversa: dopo i progressi registrati negli ultimi mesi del 2025, l’esercito ucraino sta reggendo l’urto e in alcuni settori è passato al contrattacco.

I numeri dell’avanzata

Secondo le stime di Deep State, fonte considerata attendibile anche in ambito accademico internazionale, a novembre le forze russe avevano occupato 505 chilometri quadrati di territorio, scesi a 445 a dicembre e a soli 245 a gennaio. Un dimezzamento dei risultati a fronte di perdite che non sono diminuite. Ciò indica che Mosca continua a impiegare risorse simili, ottenendo però risultati molto inferiori.

Perdite e logoramento

Sul fronte delle vittime, la discrepanza tra le cifre ufficiali e le stime indipendenti resta ampia. Zelensky parla di 55 mila soldati ucraini caduti, mentre Deep State ne stima circa 170 mila, ipotizzando che le perdite russe siano circa il doppio. Un bilancio che pesa soprattutto su Mosca, sempre più in difficoltà nel rimpiazzare uomini e mezzi.

Il fattore climatico e i droni

Tra le cause del rallentamento russo c’è l’ondata di freddo eccezionale, che penalizza le unità all’attacco costrette a lasciare i bunker per avanzare in campo aperto. Gli ucraini, in posizione difensiva, ne traggono vantaggio. A questo si aggiunge l’uso sempre più esteso dei droni aerei e terrestri, promosso dal nuovo ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, per compensare la carenza di fanteria.

L’effetto Starlink

Un ulteriore elemento decisivo è la limitazione dell’uso del sistema satellitare Starlink da parte russa, dopo la scelta di Elon Musk di bloccarne l’accesso alle forze di Mosca. Secondo l’Institute for the Study of War, l’assenza di Starlink ha ridotto la capacità di coordinamento dei droni russi e costretto i comandi a diminuire o sospendere gli assalti in alcuni settori.

Cambia l’equilibrio sul fronte sud

A sud di Zaporizhzhia, dove la pressione russa era aumentata dall’estate, gli ucraini hanno potuto allentare l’impiego delle unità migliori nella caccia agli operatori satellitari nemici. Il mutamento del quadro ha alimentato preoccupazione anche tra i blogger militari russi. In questo contesto si spiegano le limitate avanzate ucraine a Kupiansk e nei dintorni di Pokrovsk, aree che Mosca riteneva ormai sotto controllo.

In attesa della primavera

Mosca starebbe ora cercando di risparmiare forze in vista di una nuova offensiva di tarda primavera, puntando sulla persistente carenza di uomini di Kiev e sugli effetti della decisione di Donald Trump di bloccare gli aiuti statunitensi gratuiti all’Ucraina, lasciando il peso del sostegno agli alleati europei.

Problemi organizzativi

Gli analisti americani segnalano però gravi carenze organizzative nell’esercito russo. Dopo aver tentato, nell’autunno scorso, incursioni con piccoli commando autosufficienti e l’impiego di nuovi droni a lungo raggio, Mosca sembrava aver creato seri rischi per roccaforti come Kramatorsk e Hulyaipole. Oggi questi timori appaiono ridimensionati.

Il nodo delle perdite

Secondo le stime ucraine, Hulyaipole potrebbe cadere in futuro, ma senza consentire ai russi di avanzare molto oltre. Pesano soprattutto le perdite quotidiane, valutate attorno ai mille uomini al giorno, difficili da rimpiazzare nel medio periodo.

La prospettiva negoziale

Il colonnello Andriy Biletskyi, figura di spicco del Terzo Corpo d’Armata ucraino, sintetizza così il quadro: «Putin non può più sperare di prendere il Donbass nel 2026. Se lo blocchiamo fino a fine primavera, dovrà negoziare seriamente». Un’ipotesi che, per ora, resta legata all’evoluzione dei prossimi mesi sul campo di battaglia.

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Esteri

Zelensky silura Syrsky e nomina Drapatyi: scossa ai vertici militari ucraini

Volodymyr Zelensky ha sostituito Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate ucraine, nominando Mykhailo Drapatyi. La decisione arriva dopo giorni di proteste per la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov e le tensioni ai vertici militari.

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostituito il generale Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate, nominando al suo posto il maggiore generale Mykhailo Drapatyi.

«Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi», ha annunciato Zelensky, ringraziando Syrsky e i soldati ucraini per aver mantenuto solide le posizioni al fronte.

La sostituzione rappresenta il più importante cambiamento ai vertici militari ucraini degli ultimi anni e arriva nel pieno di una crisi politica innescata dal recente rimpasto di governo e dalla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Le proteste dopo la rimozione di Fedorov

La decisione di escludere Fedorov dal nuovo governo aveva provocato manifestazioni a Kiev e in altre città ucraine. Migliaia di persone erano scese in piazza per chiedere il suo reintegro e un rinnovamento della catena di comando militare.

Fedorov era considerato uno dei protagonisti della modernizzazione tecnologica delle forze ucraine, soprattutto nell’impiego di droni, sistemi digitali e nuove procedure di approvvigionamento. La sua estromissione era stata collegata alle profonde divergenze con Syrsky sulla gestione della guerra e sulle riforme dell’esercito.

Gli organizzatori delle proteste avevano dato a Zelensky un ultimatum per reintegrare l’ex ministro, minacciando in caso contrario una mobilitazione generale a tempo indeterminato.

Le scuse tardive di Syrsky

Nelle ore precedenti alla sua rimozione, Syrsky aveva cercato di ridimensionare lo scontro con Fedorov, sostenendo di essere rimasto sorpreso dalle notizie sull’esistenza di un conflitto personale tra loro.

Il generale aveva definito i contrasti come normali divergenze di lavoro tra istituzioni impegnate in una guerra su larga scala e aveva presentato le proprie scuse qualora i suoi modi duri avessero offeso l’ex ministro.

«Il mio lavoro è la guerra: strategia, fronte e uomini», aveva affermato, respingendo le accuse di mancanza di visione strategica. Il tentativo di ricomporre la frattura non è però bastato a evitare la sostituzione.

Chi è Mykhailo Drapatyi

Drapatyi, 43 anni, appartiene a una generazione di ufficiali formatasi direttamente nei combattimenti contro la Russia. Si mise in evidenza già nel 2014 durante le operazioni a Mariupol e, dopo l’invasione russa del 2022, contribuì alla difesa di Kryvyi Rih e alle operazioni nella regione di Kherson.

Ha successivamente ricoperto incarichi di primo piano nello Stato maggiore, nelle forze terrestri e nel comando delle forze congiunte. È considerato un ufficiale favorevole all’innovazione tecnologica, alla riforma dell’addestramento e a una maggiore responsabilizzazione della catena di comando.

Il sostegno a Fedorov

La nomina assume anche un evidente significato politico. Nei giorni scorsi Drapatyi aveva espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Fedorov al ministero della Difesa, sottolineando la nascita di un dialogo concreto tra il governo e le Forze armate.

Il nuovo comandante è quindi considerato più vicino alla linea riformatrice dell’ex ministro rispetto a Syrsky. Zelensky avrebbe intanto offerto a Fedorov un nuovo incarico di primo piano nel governo, dedicato allo sviluppo tecnologico, senza tuttavia reintegrarlo formalmente alla Difesa.

Zelensky: costringere Mosca alla pace

Annunciando il cambio della guardia, Zelensky ha ribadito che l’obiettivo resta quello di rafforzare l’esercito, colpire con maggiore efficacia le forze russe e creare le condizioni per obbligare Mosca a negoziare.

«Vogliamo tutti la stessa cosa: sconfiggere il nemico e creare le condizioni, al fronte e attraverso la pressione sulla Russia, che ci permettano di costringere Mosca alla pace», ha affermato il presidente.

La nomina di Drapatyi tenta quindi di rispondere contemporaneamente alle esigenze militari, alle pressioni della piazza e alla necessità di ricomporre le divisioni che si erano aperte ai vertici dello Stato ucraino.

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Esteri

Laura Loomer cambia idea sull’Ucraina: “Ho sbagliato, ho sminuito la sofferenza degli ucraini”

La commentatrice e attivista conservatrice Laura Loomer, alleata di Donald Trump, cambia posizione sulla guerra in Ucraina dopo una visita a Kiev. Su X ammette di aver sottovalutato per anni le sofferenze degli ucraini e ringrazia il presidente Volodymyr Zelensky per l’accoglienza.

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Svolta nelle dichiarazioni di Laura Loomer, attivista e commentatrice conservatrice americana vicina al presidente Donald Trump. Dopo una visita a Kiev, Loomer ha pubblicato su X un lungo messaggio nel quale ammette di aver sbagliato a minimizzare per anni la sofferenza degli ucraini.

«Ho sperimentato il mio primo raid in Ucraina e per loro è così tutti i giorni», ha scritto. «Mi sento davvero una merda per aver sminuito la sofferenza degli ucraini negli ultimi cinque anni. Dicevo spesso che non me ne importava nulla. Col senno di poi, non è stato affatto carino da parte mia».

“Abbiamo subito la propaganda russa”

Nel suo messaggio, Loomer afferma che l’esperienza diretta vissuta durante il soggiorno nella capitale ucraina le ha fatto cambiare prospettiva sul conflitto.

Secondo la commentatrice americana, negli Stati Uniti si sarebbe sottovalutato il peso della propaganda russa. «Siamo stati così tanto oggetto di propaganda da parte della Russia che non ce ne rendiamo nemmeno conto», ha scritto, aggiungendo che «le sirene di allarme potrebbero essere nel futuro dell’America se non iniziamo a chiedere ai nostri leader di sconfiggere il comunismo».

L’incontro con Zelensky

In un secondo messaggio pubblicato su X, Laura Loomer ha ringraziato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per averla ricevuta durante la visita in Ucraina.

Non sono stati diffusi dettagli ufficiali sui contenuti dell’incontro, ma il gesto assume rilievo alla luce delle posizioni espresse in passato dall’attivista, spesso critica nei confronti del sostegno americano a Kiev.

Un cambio di tono destinato a far discutere

Le dichiarazioni di Loomer rappresentano un netto cambio di tono rispetto alle posizioni sostenute negli ultimi anni. Figura influente nell’area della destra americana e considerata vicina a Donald Trump, l’attivista aveva più volte espresso scetticismo sull’impegno degli Stati Uniti a favore dell’Ucraina.

Il suo ripensamento, maturato dopo aver vissuto direttamente un allarme aereo nella capitale ucraina, è destinato ad alimentare il dibattito negli ambienti conservatori statunitensi, dove il sostegno a Kiev continua a dividere politica e opinione pubblica.

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Esteri

Mosca apre al dialogo con l’Europa, Peskov: «Non siamo stati noi a interrompere le relazioni»

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sostiene che la Russia sia pronta a riprendere il confronto con i Paesi europei, ma accusa i governi dell’Unione di non trasformare le dichiarazioni di apertura in iniziative politiche concrete.

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La Russia si dichiara disponibile a riaprire il dialogo con i Paesi europei, ma sostiene che alle dichiarazioni pronunciate nelle capitali dell’Unione non siano finora seguite iniziative politiche concrete.

A ribadire la posizione di Mosca è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, interpellato sulle ipotesi di un miglioramento dei rapporti con la Russia emerse nel dibattito politico tedesco.

«La Russia resta aperta al dialogo. Non abbiamo mai avviato un processo di riduzione delle relazioni», ha dichiarato Peskov durante il consueto briefing, secondo quanto riferito dall’agenzia russa Ria Novosti.

Il Cremlino accusa l’Europa

Peskov ha attribuito ai governi europei la responsabilità del deterioramento dei rapporti con Mosca.

«Ascoltiamo molte dichiarazioni in merito, sentiamo parlare molto tra i politici europei, anche in Germania. Ma, in pratica, questo non si traduce nelle politiche concrete di questi Paesi», ha affermato il portavoce presidenziale.

Si tratta della posizione ufficiale del Cremlino, che continua a presentare la Russia come disponibile al confronto e l’Europa come responsabile dell’interruzione o della riduzione dei contatti. Una ricostruzione contestata dai governi occidentali, che collegano il crollo delle relazioni diplomatiche, economiche e politiche all’invasione russa dell’Ucraina iniziata nel febbraio 2022.

«Non siamo stati noi a interrompere i rapporti»

«Non siamo mai stati noi a promuovere l’interruzione delle relazioni», ha aggiunto Peskov.

Il portavoce ha tuttavia precisato che Mosca terrà conto di quanto accaduto negli ultimi anni nel caso in cui il confronto con i Paesi europei dovesse effettivamente riprendere.

«Naturalmente useremo sempre l’esperienza acquisita quando riprenderemo il dialogo», ha detto, lasciando intendere che un eventuale riavvicinamento non comporterebbe un ritorno automatico ai rapporti precedenti alla guerra.

Le aperture discusse in Germania

Le dichiarazioni di Peskov arrivano mentre in Germania e in altri Paesi europei cresce il dibattito sulla possibilità di riattivare canali diplomatici con Mosca.

Già all’inizio di giugno fonti del governo tedesco avevano parlato di una possibile «finestra» per un futuro dialogo tra Europa e Russia, precisando però che qualsiasi iniziativa avrebbe dovuto essere coordinata con l’Ucraina e inserita in un formato considerato legittimo ed efficace dai governi europei.

Parallelamente sono emersi contatti informali tra ex funzionari tedeschi ed esponenti vicini al potere russo. Il governo di Berlino ha però preso le distanze da queste iniziative, che non rappresentano al momento un negoziato diplomatico ufficiale.

Il nodo della guerra in Ucraina

Il principale ostacolo alla normalizzazione dei rapporti resta la guerra in Ucraina.

I governi europei continuano a sostenere Kiev e ritengono che qualsiasi percorso negoziale debba coinvolgere direttamente le autorità ucraine. Mosca, dal canto suo, chiede di partecipare alla definizione dei futuri equilibri di sicurezza e respinge le ipotesi elaborate senza il suo coinvolgimento.

Solo pochi giorni fa Peskov aveva definito una posizione «senza sbocco» l’idea che la Russia possa essere esclusa dalla discussione sulle garanzie di sicurezza destinate all’Ucraina.

Apertura diplomatica ancora tutta da verificare

Le parole del Cremlino rappresentano dunque un’apertura formale, ma non indicano al momento l’avvio di un vero negoziato con l’Unione europea.

Restano distanti le posizioni sul futuro dell’Ucraina, sulle condizioni per un eventuale cessate il fuoco, sulle sanzioni occidentali e sulle garanzie di sicurezza richieste da Kiev.

Il dialogo evocato da Peskov rimane per ora una possibilità politica. Per trasformarsi in un percorso diplomatico concreto serviranno interlocutori riconosciuti, obiettivi condivisi e soprattutto un’intesa sul ruolo dell’Ucraina, che i governi europei considerano imprescindibile.

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