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Cronache

Guardia di Finanza Caserta, evasione e frodi: sequestri per 190 milioni e 541 denunce

Il bilancio della Guardia di Finanza di Caserta da gennaio 2025 a maggio 2026: 541 persone denunciate per reati tributari, sequestri per 190 milioni, 140 evasori totali scoperti, controlli su Pnrr, spesa pubblica, riciclaggio e traffico di droga.

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Frodi fiscali, lavoro nero, crediti inesistenti, contrabbando, truffe sulla spesa pubblica, riciclaggio e droga. Il bilancio della Guardia di Finanza di Caserta restituisce la fotografia di un territorio attraversato da molte forme di illegalità economica, con numeri rilevanti sia sul fronte tributario sia su quello della tutela delle risorse pubbliche.

I dati sono stati diffusi dal comandante provinciale Nicola Sportelli durante le celebrazioni per il 252° anniversario della fondazione del Corpo, tenutesi nella caserma del capoluogo intitolata al finanziere medaglia d’argento al valor militare Domenico Bovienzo, sede del Comando provinciale delle Fiamme Gialle. Il periodo preso in esame va da gennaio 2025 al 31 maggio 2026.

Reati tributari, 541 persone denunciate

Nel settore dei reati tributari sono state denunciate 541 persone. I sequestri ammontano a circa 190 milioni di euro, ritenuti frutto di frodi o evasione fiscale.

Sono stati individuati 140 evasori totali, tra persone fisiche e società completamente ignote al Fisco. Accanto a questo dato emerge quello del lavoro sommerso: 2.794 lavoratori in nero o irregolari, un fenomeno che conferma anche la presenza di condizioni favorevoli allo sfruttamento e, nei casi più gravi, al caporalato.

Partite Iva e crediti fiscali inesistenti

L’attività della Guardia di Finanza casertana non si è limitata alla repressione. Le Fiamme Gialle hanno avanzato all’Agenzia delle Entrate 118 proposte di cessazione della partita Iva nei confronti di soggetti economici ritenuti fiscalmente pericolosi.

Sono stati inoltre segnalati per il blocco preventivo circa 5,5 milioni di euro di crediti fiscali non spettanti o inesistenti, per impedirne l’utilizzo in compensazione con debiti fiscali reali.

Evasione internazionale, cripto asset e contrabbando

Nel mirino anche l’evasione fiscale internazionale, spesso realizzata attraverso piattaforme digitali. Le contestazioni riguardano anche l’omessa dichiarazione di plusvalenze tassabili in Italia o maturate nel settore dei cripto asset.

Sul fronte doganale, particolare rilievo assume il contrabbando di tabacchi lavorati, considerato un business spesso gestito da organizzazioni criminali transnazionali. Sono state sequestrate 44 tonnellate di tabacchi lavorati e denunciate 86 persone.

Nel settore delle accise sono stati eseguiti 137 interventi, con il sequestro di 18 tonnellate di prodotti energetici, soprattutto carburante alterato o destinato all’uso agricolo ma impiegato per altri fini. Scoperti anche cinque punti di scommesse clandestine online, con 20 persone denunciate.

Spesa pubblica e Pnrr, oltre mille controlli

Ampio anche il fronte dei controlli sulla spesa pubblica. Sono stati 1.074 gli interventi sui principali flussi di denaro pubblico: appalti, incentivi alle imprese, spesa sanitaria, previdenza, assistenza, fondi europei e responsabilità per danno erariale.

Per garantire l’efficacia degli interventi collegati al Pnrr, sono stati eseguiti 243 controlli sulla spettanza di crediti d’imposta, contributi e finanziamenti a cittadini e imprese, oltre che sulla corretta esecuzione di opere e servizi oggetto di appalti pubblici, per un valore complessivo superiore a 150 milioni di euro.

Frodi per oltre 6 milioni e danni erariali per 110 milioni

I finanzieri hanno effettuato 581 interventi in materia di reddito di cittadinanza e assegno di inclusione. Le frodi accertate in danno del bilancio nazionale e dell’Unione europea superano i 6 milioni di euro, di cui 5 milioni nel settore della spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria.

Sono inoltre 161 i soggetti segnalati alla Corte dei Conti per presunti danni erariali quantificati in 110 milioni di euro.

Riciclaggio, usura e droga

Il contrasto alla criminalità organizzata si è sviluppato anche attraverso le indagini su riciclaggio e autoriciclaggio. In questo settore sono state denunciate 233 persone e sequestrati beni per circa 55 milioni di euro.

Sul fronte dell’usura, sono stati denunciati 13 soggetti, con sequestri per oltre 265 mila euro. Infine, in territorio nazionale ed estero, sono stati sequestrati oltre 460 chili di droga, prevalentemente cocaina e marijuana.

Il bilancio delle Fiamme Gialle casertane conferma il peso dell’illegalità economica e finanziaria nel territorio, ma anche l’ampiezza dell’azione di controllo: dalla tutela delle entrate fiscali alla difesa della spesa pubblica, fino al contrasto dei patrimoni illeciti e dei traffici criminali.

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Sita Sud introduce il congedo mestruale: due giorni al mese senza certificato medico

Un accordo integrativo consente alle lavoratrici di Sita Sud di utilizzare fino a due giorni al mese per cicli mestruali dolorosi, senza consumare ferie personali e senza presentare certificazione medica. Le giornate provengono dalla banca delle ferie solidali.

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Due giorni di assenza al mese, senza certificazione medica e senza intaccare ferie e permessi personali. È la misura introdotta in Sita Sud con il rinnovo dell’accordo integrativo sottoscritto dall’azienda e dalle organizzazioni sindacali.

Le lavoratrici che affrontano cicli mestruali particolarmente dolorosi potranno utilizzare le giornate raccolte attraverso la banca delle ferie solidali, alimentata dalle donazioni dei colleghi.

L’iniziativa rappresenta una novità significativa nel settore del trasporto pubblico, anche perché in Italia non esiste ancora un congedo mestruale disciplinato da una legge nazionale o dai contratti collettivi.

Una banca nata nel 2015

Il sistema delle ferie solidali era stato sperimentato in azienda già nel 2015, quando i dipendenti donarono parte delle proprie giornate a un collega che doveva assistere il figlio gravemente malato. La solidarietà permise al lavoratore di occuparsi del ragazzo per quasi due anni.

Da allora la banca viene riaperta quando le giornate disponibili stanno per esaurirsi. Alla nuova raccolta hanno partecipato i circa 480 dipendenti dell’azienda: secondo il sindacato sono state donate complessivamente circa 300 giornate, considerate sufficienti a coprire il fabbisogno previsto per un anno.

«Tutela per salute, sicurezza e reddito»

«Si tratta di un passo avanti fondamentale», afferma Diego Corace, segretario provinciale della Fit Cisl Salerno. Il sindacalista richiama in particolare la condizione delle conducenti, responsabili ogni giorno della propria sicurezza e di quella dei passeggeri.

«Un ciclo mestruale particolarmente intenso può compromettere la piena affidabilità alla guida e costringere le lavoratrici a scegliere tra salute, sicurezza e penalizzazioni economiche», sostiene Corace.

Il ricorso alla malattia può infatti incidere sul premio di risultato, mentre utilizzare le ferie personali riduce ulteriormente il monte dei giorni disponibili. Con il nuovo accordo, sottolinea il rappresentante della Fit Cisl, le dipendenti potranno assentarsi senza conseguenze economiche.

La richiesta di estendere la tutela

La commissione aziendale incaricata di valutare l’accesso alla banca delle ferie solidali, riferisce il sindacato, non avrebbe finora riscontrato richieste improprie.

La Fit Cisl chiede ora che la misura non resti confinata alla singola azienda. «Il contratto nazionale degli autoferrotranvieri dovrebbe prevedere permessi aggiuntivi per le lavoratrici con cicli mestruali particolarmente dolorosi, almeno per chi svolge mansioni di prima linea», conclude Corace.

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Cronache

SuperEnalotto, a Oggiono centrato il “6” da 223,2 milioni con una schedina da 5 euro

Una schedina da 5 euro giocata nel punto vendita Al Chicherin di Oggiono, in provincia di Lecco, ha centrato il “6” da 223,2 milioni di euro. È la prima vincita del 2026 e la seconda più alta di sempre al SuperEnalotto.

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Una schedina da appena 5 euro ha trasformato un giocatore — o forse un gruppo di giocatori — in multimilionario. A Oggiono, in provincia di Lecco, è stato centrato il “6” del SuperEnalotto da 223.173.416,83 euro, il secondo premio più alto nella storia del concorso.

La giocata vincente è stata effettuata nel punto vendita Sisal Al Chicherin, in via Milano 36. Le prime comunicazioni avevano indicato erroneamente La Valletta Brianza, dove si trova un’altra attività con lo stesso nome, ma il titolare ha chiarito che il premio è stato centrato nel locale di Oggiono.

La sestina vincente

I numeri che hanno cambiato la vita al fortunato vincitore sono:

8 – 13 – 16 – 52 – 64 – 70

Jolly 17 – SuperStar 21

«Ci ha avvisato RaiNews. All’inizio non ci credevamo», ha raccontato il titolare del punto vendita. Nessun festeggiamento immediato, perché il locale si trova all’interno di un supermercato e alle 20 era già chiuso. La festa è stata quindi rinviata alla mattina successiva.

Il secondo Jackpot più alto di sempre

Quella di Oggiono è la prima vincita con sei punti del 2026, la decima assegnata in Lombardia e il secondo Jackpot più ricco nella storia del SuperEnalotto.

Il primato resta quello dei 371,1 milioni di euro distribuiti il 16 febbraio 2023. Seguono i 223,2 milioni di Oggiono e i 209,1 milioni vinti a Lodi nell’agosto 2019.

Sul premio sarà applicato il prelievo previsto dalla normativa sulle vincite: al netto della cosiddetta tassa sulla fortuna, l’importo incassato dovrebbe aggirarsi intorno ai 178,4 milioni di euro.

Oltre cinque miliardi distribuiti dal 1997

Con l’estrazione vincente di Oggiono salgono a 119 i Jackpot assegnati dalla nascita del SuperEnalotto. Le vincite complessive con il “6” sono invece 135, perché in alcuni concorsi il montepremi è stato diviso tra più schedine vincenti.

Dal 1997 a oggi, considerando soltanto i premi di prima categoria, sono stati distribuiti oltre 5 miliardi di euro. Le probabilità di centrare la sestina esatta restano però estremamente basse: una su 622.614.630 per ogni combinazione giocata.

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Eredità Agnelli, Margherita esclusa come parte civile contro John Elkann

La gup di Torino Irene Giani ha escluso Margherita Agnelli come parte civile contro il figlio John Elkann nel filone sulle presunte violazioni fiscali relative alla residenza di Marella Caracciolo. La donna è stata invece ammessa nel segmento riguardante il presunto falso sulla composizione della società Dicembre, che coinvolge Gianluca Ferrero e Remo Morone.

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Margherita Agnelli non potrà costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel segmento del procedimento relativo alle presunte violazioni fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo. La gup di Torino Irene Giani ha respinto la richiesta durante la nuova udienza preliminare, aggiornata al 16 ottobre.

La decisione non chiude però ogni possibilità di richiesta risarcitoria: Margherita è stata ammessa come parte civile per il diverso capitolo processuale riguardante un presunto falso nella documentazione sulla società Dicembre.

La richiesta di risarcimento

Margherita Agnelli aveva quantificato in un milione e 300 mila euro il danno morale che sarebbe stato provocato dalle condotte contestate a John Elkann e allo storico commercialista della famiglia, Gianluca Ferrero.

Secondo la donna, le presunte irregolarità fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo, morta nel 2019, avrebbero fatto parte di un piano volto non soltanto a evadere le imposte, ma anche a compromettere i suoi diritti sull’eredità.

Per la giudice, tuttavia, il collegamento tra i reati contestati e il danno lamentato da Margherita sarebbe troppo debole. Accogliere una simile impostazione significherebbe riconoscere automaticamente un danno risarcibile all’immagine e alla reputazione dei familiari dell’autore di qualsiasi reato.

La difesa di Elkann

«Una decisione condivisibile, perché una costituzione di parte civile non può diventare lo strumento di insondabili rancori personali», ha commentato l’avvocato Paolo Siniscalchi, componente del collegio difensivo di Elkann.

La difesa ha annunciato che si concentrerà ora sulla sostanza delle contestazioni per dimostrare che il presidente di Stellantis non avrebbe violato alcuna legge.

Ammessa nel filone sulla società Dicembre

La richiesta di Margherita è stata invece accolta per il capitolo che coinvolge il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio Remo Morone. Al centro c’è un presunto falso nella dichiarazione del 2021 sulla composizione societaria di Dicembre, la cassaforte che controlla le partecipazioni del gruppo.

La Procura ha contestato un’aggravante che, in caso di condanna, prevede una pena compresa tra tre e dieci anni. Secondo Margherita, l’irregolarità avrebbe influenzato le numerose cause civili che la contrappongono ai figli sull’eredità della madre.

La gup ha riconosciuto la legittimazione della donna a costituirsi parte civile, mentre l’eventuale diritto a un risarcimento sarà valutato successivamente.

Il suo legale, Dario Trevisan, ha precisato che le richieste per i danni morali potranno essere riproposte in una fase successiva e che resta possibile agire in sede civile per quelli patrimoniali. Le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate nel processo.

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