Politica
Grillo oggi schiera il M5S per il “Sì” a Draghi, Di Battista invece spiega tutti i motivi per dire “No”
Beppe Grillo arriva a Roma. C’è bisogno di lui come Garante del M5S per dettare la linea rispetto al governo Mario Draghi.
Evocato più volte, anche con indiscrezioni fasulle, l’ex comico, fondatore del M5S, avrebbe deciso di “condurre” in prima persona la possibile svolta pro-Draghi del Movimento. Una svolta già preparata dall’ancora premier Giuseppe Conte che ha corretto le dichiarazioni di Vito Crimi, reggente da un anno del M5S, che aveva schierato subito il Movimento contro l’ipotesi Draghi. Già oggi Grillo dovrebbe vedere il premier uscente Giuseppe Conte, che Grillo ha sostenuto sin dal suo primo mandato a Palazzo Chigi. Possibile, dicevamo, anche un incontro, quello tra il premier incaricato e l’ex comico, “visionario” del Movimento, che di certo catturerebbe l’attenzione mediatica e che, forse, darebbe un’impronta diversa ad un eventuale si’ del M5S al governo guidato dall’ex governatore della Bce. Davanti a questa svolta del Movimento, che cosa accadrebbe? Più o meno quel che è già accaduto in altre occasioni. Molti dei rivoluzionari di oggi che sui social chiamano alla guerra per il No a Draghi, tra qualche ora cambieranno idea e dimenticheranno le loro idee bellicose. Chi invece con coerenza continua a dire da sempre quello che pensa del M5S è Alessandro Di Battista. Piaccia o no, la sua linea politica è coerente.
Contro Draghi. Per motivi molto semplici. Li spiega lui su Facebook. “Ogni ora che passa, per quanto mi riguarda, si aggiungono ragioni su ragioni per dire NO a Draghi. C’è chi si batte da 906 giorni, ovvero dal 14 agosto del 2018 (giorno della Strage di Genova), per revocare le concessioni autostradali ai Benetton. Davvero qualcuno crede che Draghi, colui che, da Direttore generale del Tesoro, assegnò le concessioni autostradali ai Benetton, possa revocarle?” Si chiede Di Battista. Che aggiunge: “C’è chi combatte per l’istituzione di una banca pubblica di investimento. Pensate davvero che Draghi, uomo legato a doppio filo alla Goldman Sachs possa realizzarla?”. E ancora: “Io credo che sia indispensabile un durissimo provvedimento sul conflitto di interessi che proibisca, per legge, consulenze (o conferenze ben retribuite) a politici ed amici della politica. Si potrà mai approvare una legge del genere con Renzi al governo, per giunta rafforzato politicamente, che si sta arricchendo a dismisura grazie a conferenze estere strapagate? Pensate che sarà possibile portare avanti battaglie sulla legalità e sulla giustizia stando al governo con Berlusconi? E ancora. C’è chi crede nei beni pubblici, nella scuola pubblica, nella sanità pubblica. Secondo voi i Calenda e le Bonino, sponsor delle privatizzazioni, saranno d’accordo? E chi sostiene interventi per le piccole medie imprese crede davvero che un governo che nasce con la benedizione di Confindustria li sosterrà? Governo politico è una parola che non ha alcun senso in questo scenario. Cosa c’è di Politico nel governare con PD, LEU, Forza Italia, Più Europa, Centro Democratico e, probabilmente, Lega Nord?”. Insomma Di Battista è contro un governo Draghi e lo è per i motivi che espone. Chi invece ha perso la voce ed è silente sui social network sono i tanti rivoluzionari dei ministeri e del sottobosco di Governo del Movimento. Avevano promesso guerre termonucleari per difendere Palazzo Chigi con Conte. Ora si stanno riposizionando.
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