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Corona Virus

Green pass obbligatorio da lunedì. E Confindustria vuole imporre la vaccinazione a tutti i lavoratori

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C’è obbligo di green pass per i luoghi a rischio assembramento. Il governo approverà il decreto che impone anche in zona bianca di presentare la certificazione verde per spettacoli, viaggi, sport. Si tratta ancora sui ristoranti al chiuso, ma la linea prevalente è di prevedere un pass meno “forte”, rilasciato a chi ha effettuato soltanto una dose, oppure il tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. È la condizione indispensabile per cambiare i parametri che misurano le zone di rischio e lasciare tutta l’Italia in zona bianca durante l’estate. Misura economica più che sanitaria. La variante Delta del virus corre, i contagi aumentano in maniera esponenziale in Europa, un po’ meno in Italia. Sale anche il numero di vaccinati, ma sono ancora troppo pochi. La strada scelta dal governo per garantire alle attività di rimanere aperte anche con una risalita della curva epidemiologica è dunque consentire gli ingressi nei luoghi affollati soltanto a chi risulta immunizzato, oppure guarito, oppure ha effettuato un tampone. Senza escludere che anche nei luoghi di lavoro si possa prevedere il trasferimento – o addirittura la sospensione – per chi rifiuta di vaccinarsi così come è già previsto per i sanitari. Il decreto dovrebbe entrare in vigore il 26 luglio scongiurando così il rischio dei cambi di fascia. Secondo gli ultimi dati trasmessi all’Istituto superiore di sanità, con gli attuali parametri alcune Regioni tornerebbero in zona gialla già da venerdì. Sono le aree dove l’incidenza dei nuovi contagiati – il Lazio è tra questi – supera i 50 casi settimanali su 100 mila abitanti. Con il nuovo sistema conteranno il numero di ricoverati e in terapia intensiva. Il governo pensa a una percentuale del 5% per le terapie intensive e del 10% per i reparti medici. Le Regioni chiedono di salire rispettivamente al 20 e al 30%. Anche sulla salute, alla fine, si troverà una mediazione. La cabina di regia convocata per oggi dovrà fissare questo tetto. E sarà un tetto che avrà poco o nulla di scientifico. Occorrerà anche identificare una lista dei luoghi dove si entra con il passaporto vaccinale o altra certificazione. Nel documento approvato dai presidenti di Regione si ritiene “indispensabile che l’utilizzo delle certificazioni verdi sia esteso, a prescindere dal contesto epidemiologico territoriale di riferimento, alle seguenti attività: grandi eventi sportivi e di spettacolo, discoteche, fiere e congressi”. È il via libera atteso dal governo che oggi inserirà nell’elenco anche i treni a lunga percorrenza, gli aerei e le navi. Servirà il certificato pure per i ristoranti al chiuso, ma è probabile che basterà soltanto la prima dose di vaccino. L’obbligo di green pass serve a tenere aperte le attività, ma anche a consentire una capienza maggiore nei luoghi al chiuso. Al cinema e al teatro bisognerà presentarlo all’ingresso, ma non sarà indispensabile occupare i posti alternati e le sale potranno essere riempite. La norma che regola l’eventuale obbligo vaccinale per la scuola non sarà inserita nel prossimo decreto legge. La discussione interna al governo è ancora in corso, su questo argomento si attende il parere del Comitato tecnico scientifico. Intanto i governatori hanno chiesto al governo di “raccomandare la vaccinazione per il personale scolastico e universitario, sia docente che tecnico-amministrativo”, ma soprattutto di “prevedere che in caso di focolai a scuola possa seguire le lezioni in presenza soltanto chi ha il green pass”. Fa discutere, anche se al momento non risulta tra i dossier aperti dal governo, la proposta – inviata via mail dal direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti ai direttori del settore industriale e svelata da Il Tempo – di “chiedere la presentazione del green pass ai dipendenti che, nel caso non lo abbiano, potrebbero essere spostati ad altra mansione o essere sospesi, con impatto anche sulla retribuzione”. Certamente potrà continuare il regime di smart working: è stata infatti decisa la proroga dello stato di emergenza in scadenza il 31 luglio. Inizialmente si era pensato a un rinvio di tre mesi, ma la risalita della curva epidemiologica sembra aver convinto il governo ad arrivare al 31 dicembre. E gestire con procedura d’urgenza la riapertura delle scuole, le elezioni amministrative e la campagna vaccinale che difficilmente potrà portare all’immunità di gregge a fine settembre, come era stato annunciato.

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Tra tre giorni niente più mascherine su bus e in ospedali, appello a vaccinarsi

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A tre giorni dalla scadenza, venerdi’ 30 settembre, sembra ormai confermato lo stop all’obbligo di indossare la mascherina anti-Covid su bus, metro e treni, ma anche dentro ospedali, ambulatori medici e Rsa. Il provvedimento e’ il primo in scadenza tra quelli che riguardano le restrizioni introdotte per la pandemia. Secondo ambienti del Ministero della Salute non e’ prevista “nessuna proroga” alla norma. Togliere la mascherina sui trasporti, in questa fase, avendo una buona quota di vaccinati, dice il virologo dell’Universita’ Statale e direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco, “si puo'” restando pero’, sempre pronti a pianificare misure adattate a nuovi futuri scenari. Sempre al primo posto si conferma la necessita’ della vaccinazione soprattutto per i fragili anche se la situazione e’ molto diversa da quella dell’anno scorso. “Finite le elezioni, si pensi alla campagna vaccinale – dice l’infettivologo Matteo Bassetti – troppi fragili sono ancora senza quarta dose”. Le altre scadenze sono per il 31 ottobre, quando cesseranno i protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro, che tra le altre cose prevedono in alcuni casi la misurazione della temperatura all’entrata e l’uso delle mascherine al chiuso quando non si puo’ mantenere il distanziamento; e poi il 31 dicembre il Green Pass per operatori sanitari, ricoverati e visitatori negli ospedali e nelle Rsa. Sul fronte dei vaccini arriva una nuova arma. L’agenzia europea per il farmaco (Ema) ha iniziato a valutare la domanda di autorizzazione della versione adattata di Spikevax, il vaccino di Moderna contro il Covid, mirata al virus originale e alle sue sottovarianti Omicron Ba4 e 5. E su quale prodotto debba ricadere la scelta dei bivalenti approvati contro le nuove varianti, a partire da Omicron 1, gli esperti chiedono chiarezza. Secondo Sergio Abrignani, immunologo dell’Universita’ di Milano, meglio il booster anti Omicron 1 che nessun vaccino. Vaccini che secondo l’esperto sono abbastanza simili. “C’e’ tuttavia una differenza di tre volte nel livelli di anticorpi neutralizzanti contro Omicron 5” la variante attualmente circolante. Dal canto suo il virologo Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’Universita’ Vita-Salute San Raffaele di Milano, pone la questione su Twitter e chiede alle Istituzioni “di rendere pubblicamente disponibili i dati” di confronto dei vaccini anti-Covid aggiornati. Ma l’attenzione e’ tutta rivolta alle prossime settimane. Da qui l’appello ai fragili a fare le dosi booster. E’ infatti “molto probabile – dice Bassetti – che il virus torni a circolare nelle prossime settimane, e troverebbe una fascia della popolazione completamente impreparata dal punto di vista degli anticorpi”. In merito a questo attuale aumento di casi “speriamo sia solo un’onda di risalita e non una nuova ondata”. E anche i dati del bollettino quotidiano del ministero della Salute rimandano un quadro in aumento dei casi ma anche un numero di tamponi maggiore e l’indice di contagio Rt dell’epidemia di Covid-19 in Italia ha superato 1, indicano i gruppi di ricerca che calcolano gli indici equivalenti all’Rt elaborato dall’Istituto Superiore di Sanita’, ma con tecniche che permettono di avere valori piu’ aggiornati. Sono 44.878 i nuovi contagi da Covid registrati nelle ultime 24 ore (contro 10.008 del giorno prima). Le vittime sono 64, in aumento rispetto alle 32 precedenti. Il tasso di positivita’ e’ salito al 18,4% (dal 15,2%), i tamponi molecolari e antigenici sono 243.421 (contro 65.697 di lunedi’). Sono 128 (contro 130 del giorno precedente) i pazienti ricoverati in terapia intensiva, nel bilancio tra entrate e uscite, mentre gli ingressi giornalieri sono 14. I ricoverati nei reparti ordinari sono invece 3.653 in aumento di 192 nelle ultime 24 ore.

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Covid: Campania; 1444 positivi ma nessun decesso

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Altre 1444 persone sono risultate positive al Covid in Campania nelle ultime 24 ore a fronte di 9955 test effettuati ( di cui 2425 molecolari). E’ quanto informa il bollettino diffuso dalla Regione Campania. Come ieri non si registra alcun decesso,. I posti terapia intensiva occupati sono 9 (a fronte di una disponibilita’ di 575 posti): non si registra alcuna variazione rispetto al dato di ieri. Per quanto i ricoveri in area medica sono 212 (la disponibilita’ di posti letto e’ di 3160) con un decremento di due ricoveri rispetto a ieri.

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Covid: sale incidenza nei giovani. Reinfezioni +16%

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In aumento in sette giorni, rispetto alla settimana precedente, l’incidenza dei casi Covid tra i piu’ giovani in tutte le fasce tra 0 e 19 anni “anche per effetto dell’inizio dell’anno scolastico”. E’ l’ultima rilevazione in merito all’andamento dell’epidemia in Italia dell’Istituto superiore di Sanita’ nel suo Report esteso che accompagna il monitoraggio settimanale, anche se i dati, precisa l’Iss, sono in via di consolidamento per gli ultimi sette giorni. Nella popolazione generale tornano a salire i casi di reinfezioni che sfiorano negli ultimi sette giorni un aumento del 16% (15,8%) rispetto al 14,9% della settimana precedente. Reinfezioni che in un anno hanno raggiunto 1.089.184 di casi segnalati, pari al 6,2% del totale dei casi notificati nello stesso periodo. Occhi puntati sulla stagione autunnale che e’ appena iniziata e all’arrivo dei vaccini adattati. La circolare di ieri del ministero della Salute stabilisce che non c’e’ differenza tra i vaccini bivalenti e tutte le versioni anti Omicron sono ottimali, con la possibilita’ di somministrazione come 4/a dose (secondo richiamo) per tutti gli over 12 su richiesta ma almeno 120 giorni dopo il primo richiamo. E per sapere quando vaccinarsi e’ stato messo a punto un test che misura i livelli di protezione. Realizzato da un team di ricercatori italiani dell’Irccs di Candiolo (Torino) che, con l’Italian Institute for Genomic Medicine (IIGM), nel laboratorio Armenise-Harvard di Immunoregolazione, con un esame del sangue in grado di superare i limiti degli attuali test sierologici, il test consente, attraverso la quantificazione dei linfociti T della memoria (responsabili della risposta cellulare contro il virus, ovvero del riconoscimento e dell’ eliminazione delle cellule infettate) di misurare e quindi verificare se il sistema immunitario e’ ancora ‘armato’ contro il virus o se ha bisogno di essere potenziato con una nuova dose del vaccino. “Le cellule T – spiega Luigia Pace responsabile di questa ricerca condotta su 400 soggetti – sono ‘allenate’ a riconoscere molte porzioni della proteina spike del virus, e risentono molto meno delle variazioni introdotte dalle mutazioni delle nuove varianti mai incontrate in precedenza”. Intanto in Italia la crescita dei casi e’ intorno al 20% a settimana, rileva Cesare Cislaghi, gia’ presidente della Societa’ italiana di epidemiologia sottolineando che dai dati numerici “sembrerebbe che l’epidemia non stia cambiando”. Ricoveri e decessi per i positivi al Covid-19, infatti, “sono in proporzione costante rispetto ai contagi”, mai sotto all’8 per mille per i ricoveri nelle ultime settimane e un tasso di mortalita’ “con attualmente 10-12 decessi in un giorno ogni 100.000 positivi prevalenti”. Da qui il richiamo alla responsabilita’ di tutti e, dice Cislaghi, a guardare con attenzione non solo il ritmo di crescita ma soprattutto la durata. “Anche una crescita lenta puo’ portare a forte impatto se costante”. Secondo il bollettino quotidiano del ministero della Salute, i nuovi contagi Covid registrati nelle ultime 24 ore sono 22.265 (di poco superiori ai 21.085 del precedente bollettino) con un tasso al 14,6%, in aumento rispetto al 13,9% del rilievo precedente. Il totale dei casi di Covid rilevati da inizio pandemia in Italia e’ di 22.284.812. Nelle 24 ore le vittime sono 43 (in calo rispetto alle 49 rilevate nel bollettino precedente), per un totale di 176.867 da inizio pandemia. Sono 126 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 8 in meno nel bilancio tra entrate e uscite, mentre gli ingressi giornalieri sono 7. I ricoverati nei reparti ordinari sono invece 3.293, in calo di 20 nelle 24 ore. Crescono gli attualmente positivi: 6.233 in piu’, per un totale di 422.999 registrati.

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