Politica
Grazia presidenziale, come funziona: chi può chiederla e chi decide
La grazia è un provvedimento individuale di clemenza che può ridurre, estinguere o trasformare la pena inflitta con una condanna definitiva. L’istruttoria passa dal ministero della Giustizia, ma la decisione finale spetta al presidente della Repubblica.
La grazia è un atto di clemenza individuale attraverso il quale il presidente della Repubblica può estinguere, in tutto o in parte, la pena inflitta con una sentenza definitiva oppure commutarla in una pena diversa prevista dalla legge.
Non cancella il reato e non annulla la sentenza di condanna. Interviene esclusivamente sulla pena da eseguire, distinguendosi così dall’amnistia e dall’indulto, che sono provvedimenti generali approvati dal Parlamento.
Il potere spetta al capo dello Stato
L’articolo 87 della Costituzione stabilisce che il presidente della Repubblica può «concedere grazia e commutare le pene». L’articolo 89 prevede, inoltre, che gli atti presidenziali debbano essere controfirmati dal ministro competente.
Nel caso della grazia, il decreto del capo dello Stato è quindi controfirmato dal ministro della Giustizia. La Corte costituzionale, con la sentenza numero 200 del 2006, ha tuttavia chiarito che il potere decisionale appartiene sostanzialmente al presidente della Repubblica.
La controfirma del Guardasigilli certifica la regolarità dell’istruttoria e del procedimento, ma il ministro non può impedire che la pratica venga sottoposta al capo dello Stato né sostituirsi a lui nella decisione.
Chi può presentare la domanda
La procedura è disciplinata dall’articolo 681 del codice di procedura penale. La domanda è diretta al presidente della Repubblica, ma viene presentata al ministro della Giustizia.
Può essere sottoscritta dal condannato, da un prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore oppure da un avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere consegnata direttamente anche al magistrato di sorveglianza.
Il presidente del Consiglio di disciplina di un istituto penitenziario può inoltre proporre la grazia come ricompensa per un detenuto che si sia distinto per comportamenti particolarmente meritevoli.
La legge consente che il beneficio venga concesso anche senza una domanda formale. In questo caso l’iniziativa può partire direttamente dal capo dello Stato, ma l’istruttoria resta comunque necessaria.
L’istruttoria del ministero della Giustizia
Prima della decisione vengono raccolti pareri e informazioni sulla situazione del condannato. Si esprimono il procuratore generale presso la Corte d’Appello competente e, quando il condannato è detenuto, ai domiciliari o affidato ai servizi sociali, anche il magistrato di sorveglianza.
Possono essere valutati la posizione giuridica dell’interessato, il suo comportamento durante l’esecuzione della pena, le condizioni personali e familiari, le informazioni delle forze dell’ordine e l’eventuale perdono delle persone danneggiate dal reato.
Conclusa l’istruttoria, il ministro della Giustizia trasmette gli atti al Quirinale, accompagnandoli con un proprio parere favorevole o contrario.
L’avviso del ministro non vincola il capo dello Stato, al quale compete la decisione finale.
La funzione umanitaria della grazia
La Corte costituzionale ha sottolineato che la grazia risponde soprattutto a esigenze umanitarie eccezionali. Serve a temperare, in casi particolari, il rigore dell’esecuzione della pena, tenendo conto della situazione concreta del condannato e del suo percorso personale.
Non costituisce quindi un nuovo processo né un riesame delle prove. Il presidente della Repubblica non stabilisce se il condannato sia innocente o colpevole, ma valuta se sussistano ragioni straordinarie per intervenire sulla pena.
Cosa cancella e cosa resta
La grazia può estinguere la pena principale, ridurla oppure trasformarla. Salvo che il decreto disponga diversamente, non elimina però le pene accessorie e non cancella gli effetti penali della condanna.
La sentenza resta quindi valida e continua a produrre gli effetti non espressamente rimossi dal provvedimento presidenziale.
Se la grazia viene concessa, il pubblico ministero competente ne cura l’esecuzione e dispone, quando necessario, la liberazione del condannato.
La grazia condizionata e la revoca
Il decreto può contenere specifiche condizioni. Generalmente viene prevista la revoca qualora il beneficiario commetta, entro cinque anni, un nuovo delitto non colposo per il quale venga condannato a una pena detentiva.
Il termine sale a dieci anni quando il beneficio riguarda una condanna all’ergastolo.
In questi casi la pena condonata torna a essere eseguibile secondo quanto stabilito nel decreto e nelle successive decisioni dell’autorità giudiziaria.
Diversa dalla revoca per violazione delle condizioni è l’eventuale contestazione della legittimità originaria del provvedimento, che richiederebbe una nuova valutazione giuridica e non può essere assimilata a una semplice riapertura discrezionale della pratica.
La grazia rimane, dunque, un potere esclusivo del presidente della Repubblica, esercitato dopo una complessa istruttoria e destinato non a correggere le sentenze, ma a rispondere a situazioni individuali di eccezionale rilievo umanitario.
Politica
Ceuta, bloccata una troupe del Tg2: caso politico sui controlli spagnoli
Una troupe del Tg2 guidata da Lorenzo Lo Basso sarebbe stata bloccata a Ceuta per la mancanza di una certificazione doganale relativa ad auto e telecamera. Unirai denuncia controlli eccessivi, mentre esponenti del centrodestra evocano la censura. Manca ancora la versione delle autorità spagnole.
Una troupe del Tg2 guidata dall’inviato Lorenzo Lo Basso sarebbe stata sottoposta a controlli rafforzati al suo arrivo a Ceuta, l’exclave spagnola in Nord Africa. Auto, telecamera e attrezzature professionali sarebbero state trattenute durante la notte per la mancanza di una certificazione doganale.
A denunciare l’episodio è Unirai Figec, che ha espresso preoccupazione per il comportamento delle autorità spagnole. Al caso si sono aggiunte le reazioni politiche di Forza Italia e Fratelli d’Italia, che hanno evocato un possibile tentativo di ostacolare il lavoro giornalistico. Al momento, tuttavia, non risultano elementi sufficienti per qualificare l’accaduto come censura.
La ricostruzione di Unirai
Secondo il sindacato, dopo essere sbarcati di notte i componenti della troupe avrebbero mostrato i passaporti italiani, ma sarebbero stati sottoposti a verifiche supplementari.
Le autorità avrebbero richiesto una certificazione relativa all’automobile e alla telecamera. I giornalisti hanno spiegato di non esserne in possesso perché, durante una precedente trasferta avvenuta pochi giorni prima, non sarebbe stata richiesta alcuna formalità analoga.
Non sarebbe stata accettata neppure la proposta di lasciare temporaneamente i passaporti come garanzia. La troupe avrebbe quindi dovuto abbandonare il veicolo e le attrezzature, restando a piedi durante la notte e rischiando di non riuscire a realizzare il servizio previsto per il giorno successivo.
Unirai sostiene che i controlli rafforzati starebbero interessando soprattutto i cittadini italiani e rappresenterebbero una minaccia alla libera circolazione in Europa. Questa circostanza, però, necessita di conferme da parte delle autorità spagnole.
Il particolare regime doganale di Ceuta
Ceuta è territorio spagnolo e appartiene all’Unione europea, ma non rientra nel territorio doganale dell’Ue e non applica la disciplina europea ordinaria su Iva e accise.
Per questo motivo l’ingresso di automobili e attrezzature professionali, comprese telecamere e mezzi destinati alle produzioni televisive, può essere sottoposto a specifiche procedure di ammissione temporanea e alla presentazione di documenti doganali.
La circostanza potrebbe spiegare la richiesta di una certificazione, ma resta da chiarire perché la stessa documentazione non sarebbe stata domandata durante la precedente trasferta della troupe e se le modalità del controllo siano state proporzionate.
Gasparri e Filini parlano di censura
Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha espresso solidarietà a Lo Basso, chiedendosi se l’episodio possa rappresentare un tentativo di censura da parte del governo di Pedro Sánchez.
Più netto il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini, che ha accusato il premier spagnolo di bloccare i giornalisti italiani anziché contrastare gli ingressi irregolari a Ceuta. Filini ha inoltre sollecitato una presa di posizione delle opposizioni italiane.
Si tratta, allo stato, di valutazioni politiche. Per stabilire se sia stato un controllo doganale applicato rigidamente, un disguido amministrativo oppure un ostacolo ingiustificato al diritto di cronaca sarà necessaria la versione delle autorità spagnole.
Politica
Attentato a Ranucci, i legali di Cangiano: «Lavitola smentisce le accuse di Report»
Gli avvocati Luigi Petrillo e Sara Petella accusano la puntata “Il cantiere dei misteri” di aver indicato ingiustamente il deputato Girolamo Cangiano come possibile mandante dell’attentato a Ranucci. La denuncia per diffamazione è ancora all’esame della Procura.
Le dichiarazioni rese da Valter Lavitola sul proprio ruolo nell’attentato contro Sigfrido Ranucci smentirebbero le ricostruzioni che avevano coinvolto il deputato casertano di Fratelli d’Italia Girolamo Cangiano. A sostenerlo sono i suoi avvocati, Luigi Petrillo e Sara Petella.
In una nota, i due penalisti tornano sulla puntata di Report del 19 aprile scorso, intitolata Il cantiere dei misteri, definendola «infarcita di gratuite falsità».
La contestazione sulla lettera anonima
Secondo i legali, la trasmissione avrebbe preso spunto da una lettera anonima per presentare Cangiano come possibile mandante dell’attentato dinamitardo compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report.
Gli sviluppi dell’inchiesta, sostengono gli avvocati, avrebbero invece indirizzato le contestazioni verso Valter Lavitola, che durante l’interrogatorio di garanzia ha ammesso, secondo quanto riferito dal suo difensore, di aver commissionato l’azione.
Petrillo e Petella denunciano inoltre che la puntata è ancora disponibile su RaiPlay.
La denuncia per diffamazione
«Attendiamo con fiducia che la Procura di Roma completi in tempi brevi il suo lavoro per dare corso alla denuncia per diffamazione a mezzo stampa che abbiamo da tempo depositato», dichiarano i penalisti.
La diffamazione denunciata dai legali non è stata ancora accertata giudiziariamente. Sarà la Procura a valutare il contenuto della trasmissione, il modo in cui venne presentata la lettera anonima e l’eventuale rilevanza penale delle affermazioni contestate.
Non risulta, allo stato, che Cangiano sia coinvolto nell’inchiesta sull’attentato.
La precisazione sul Riesame
La nota richiama anche decisioni del Tribunale del Riesame. Va precisato che il precedente provvedimento del Riesame aveva confermato le misure cautelari nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali. Per Lavitola, invece, il gip ha disposto la custodia in carcere e successivamente respinto la richiesta di domiciliari; la difesa ha annunciato l’impugnazione.
Politica
La maledizione d’agosto di Salvini: ogni mossa diventa un boomerang
Matteo Salvini affronta la crescita di Vannacci e la fronda lombarda, mentre gli interventi su Ranucci, banche e migranti alimentano tensioni politiche. Anche il video su Riccione e la contestazione all’Agnata diventano nuovi boomerang.
Quando Matteo Salvini entra nel mese di agosto, il calendario smette di essere un dettaglio e diventa un avversario politico. Nell’estate del 2019 furono il Papeete, il mojito e la richiesta dei «pieni poteri» a fargli perdere il governo. Sette anni dopo non c’è una crisi balneare da aprire, ma una lunga serie di fronti sui quali il leader della Lega sembra muoversi costantemente fuori tempo.
Il problema non è soltanto quello che dice. È il momento in cui lo dice, il modo in cui lo comunica e soprattutto l’effetto che produce: spesso l’esatto contrario di quello desiderato.
Vannacci e l’assedio dentro la Lega
Salvini deve anzitutto difendersi dal generale Roberto Vannacci, portato a Bruxelles dalla Lega e poi diventato fondatore di Futuro Nazionale. Il nuovo partito è cresciuto fino a sfiorare nei sondaggi lo stesso Carroccio e ha già raccolto parlamentari provenienti dalla maggioranza.
Come se non bastasse, la fronda interna non è più silenziosa. Dalla Lombardia è arrivata la richiesta di una leadership collegiale. Il governatore Attilio Fontana, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e dirigenti delle province storicamente leghiste chiedono una redistribuzione del potere e un ritorno alle battaglie territoriali.
Il generale porta via voti e parlamentari, mentre i vecchi leghisti reclamano il partito. Salvini è stretto tra chi gli contesta di essere troppo moderato e chi non sopporta più la sua trasformazione della Lega in un movimento personale.
Il boomerang su Ranucci
Il caso Sigfrido Ranucci è l’esempio più evidente. La Rai sta valutando la condotta del giornalista attraverso il Comitato etico e potrebbe assumere provvedimenti sulla conduzione di Report.
Poi arriva Salvini e chiede pubblicamente la sospensione: «Gli italiani non paghino lo stipendio a qualcuno coinvolto in una vicenda torbida».
Il risultato è un boomerang perfetto. Qualunque decisione della Rai rischia adesso di essere interpretata come l’esecuzione di un ordine politico impartito da un vicepresidente del Consiglio. Le opposizioni possono così spostare il dibattito dai comportamenti contestati a Ranucci alla libertà dell’informazione.
In altre parole, Salvini rischia di offrire al conduttore proprio l’argomento difensivo più efficace: l’interferenza della politica sul servizio pubblico.
I toni contro Madrid e Berlino
Sulla crisi migratoria di Ceuta, il governo italiano ha scelto di introdurre controlli temporanei per chi arriva dalla Spagna. Madrid ha reagito con misure analoghe e la tensione diplomatica è aumentata.
Salvini ha aggiunto il proprio carico: «Lezioni da Madrid e Berlino noi non ne prendiamo. Prima sistemino i problemi in Spagna e Germania».
Una linea utile a rafforzare l’immagine del difensore dei confini, ma meno adatta a gestire rapporti con due Paesi alleati con i quali l’Italia condivide interessi economici e numerosi dossier europei. La fermezza è una scelta politica; trasformare ogni divergenza in una guerra verbale rischia invece di isolare l’Italia senza risolvere la questione migratoria.
La tassa sulle banche
Salvini propone poi un contributo triennale pari al 5% degli utili delle dieci maggiori banche italiane. Con profitti complessivi ipotizzati in 30 miliardi di euro, l’incasso sarebbe di circa un miliardo e mezzo all’anno.
È una proposta immediatamente popolare, soprattutto in un momento di grandi guadagni per gli istituti di credito. Ma non è ancora una misura concordata nella maggioranza: Forza Italia è contraria, mentre Fratelli d’Italia appare più disponibile al confronto.
Resta inoltre il problema già visto con precedenti tentativi di tassazione: impedire che le banche recuperino il contributo aumentando costi e commissioni a carico dei clienti.
Il meme di Riccione e il concerto per De André
La comunicazione social ha fatto il resto. Un video diffuso dalla Lega mostrava le immagini dei migranti di Ceuta accompagnate dalla scritta: «Riccione 2030, senza Salvini ministro dell’Interno».
Il Comune di Riccione ha annunciato un’azione legale, sostenendo che il filmato danneggi l’immagine turistica della città. La Lega si è difesa spiegando che si trattava soltanto di un meme.
Infine l’Agnata, la tenuta sarda di Fabrizio De André. Salvini si è seduto in prima fila al concerto in memoria del cantautore ed è stato contestato da una spettatrice. Dori Ghezzi ha difeso il diritto al dialogo, mentre Alice De André ha osservato che il nonno gli avrebbe probabilmente chiesto cosa ci facesse lì.
Essere presente non era una colpa. Ma per un politico che ha costruito la propria carriera sull’occupazione simbolica di ogni scena, anche sedersi in prima fila diventa inevitabilmente un messaggio.
Salvini continua ad avere fiuto, energia e una straordinaria capacità di dettare l’agenda. Il problema è che oggi sembra dettarla soprattutto contro se stesso. E agosto, ancora una volta, non gli porta consiglio.


