Cronache
Grazia a Nicole Minetti, la Procura generale conferma il parere positivo: “Notizie non vere”
La Procura generale di Milano ha trasmesso al Ministero della Giustizia la relazione sugli accertamenti supplementari relativi alla grazia concessa a Nicole Minetti. Secondo la Pg Francesca Nanni, le notizie di stampa da cui erano nate le nuove verifiche non corrispondono al vero e non sono emersi elementi contrari al quadro già acquisito.
Il caso della grazia a Nicole Minetti torna sul tavolo del Ministero della Giustizia, ma con una conclusione netta da parte della Procura generale di Milano: gli accertamenti supplementari non hanno confermato le notizie di stampa che avevano riaperto il dossier. Secondo la procuratrice generale Francesca Nanni, i fatti riportati negli articoli da cui era nato il nuovo approfondimento “non corrispondono al vero” e non sono emersi elementi capaci di modificare il quadro probatorio già acquisito.
La relazione è stata trasmessa al Ministero della Giustizia insieme ai nuovi documenti raccolti. Sarà ora il Ministero a valutare gli atti e a trasmettere la propria relazione alla Presidenza della Repubblica, dopo il decreto di grazia firmato il 18 febbraio.
La Pg: nessun elemento contrario al quadro già acquisito
Nella nota, la Procura generale spiega che gli accertamenti svolti non hanno fatto emergere fatti contrastanti con il materiale già valutato nel procedimento di concessione della grazia. In sostanza, l’Ufficio diretto da Francesca Nanni conferma il parere positivo già espresso nel percorso amministrativo e istituzionale che aveva portato alla decisione del Capo dello Stato.
Il nuovo supplemento di attività era stato avviato dopo la pubblicazione di notizie di stampa, in particolare da parte del Fatto Quotidiano, che avevano sollevato dubbi sui presupposti della domanda di grazia. Dopo quelle notizie, il Presidente della Repubblica aveva invitato il ministro della Giustizia ad acquisire con urgenza informazioni idonee a verificarne la fondatezza.
Verifiche affidate a Carabinieri e Interpol
La Procura generale ha quindi delegato nuovi accertamenti ai Carabinieri e all’Interpol, con l’obiettivo di verificare il contenuto delle notizie pubblicate e di controllare ulteriori elementi successivamente emersi.
La Pg precisa che non si è proceduto con rogatoria internazionale, perché il trattato di cooperazione giudiziaria tra Italia e Uruguay riguarda l’acquisizione di prove nell’ambito di procedimenti penali. In questo caso, invece, si trattava di accertamenti relativi a un procedimento di grazia.
Nessuna pendenza in Uruguay e Spagna
Tra i punti chiariti dalla Procura generale c’è l’assenza di segnalazioni di reato, pendenze giudiziarie o coinvolgimenti in indagini in Uruguay e in Spagna a carico di Nicole Minetti e di Giuseppe Cipriani.
La Pg riferisce inoltre che non sono emerse irregolarità nel procedimento di adozione del minore, riconosciuto in Italia dal Tribunale per i Minorenni di Venezia. Viene anche chiarito che il decesso citato nelle ricostruzioni giornalistiche non riguarderebbe il legale dei genitori naturali del figlio adottivo, ma il legale del minore, favorevole all’adozione. Secondo quanto riferito dal procuratore della Repubblica in Uruguay, non vi sarebbero ipotesi di reato legate a quel decesso.
Smentite le accuse sui presunti festini
La Procura generale riferisce anche che risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive e da persone informate sui fatti sentite dai Carabinieri le affermazioni relative a presunte feste con droga e sesso a cui Nicole Minetti avrebbe preso parte negli ultimi anni.
Quelle affermazioni erano state attribuite, nelle notizie di stampa, a una massaggiatrice, inizialmente in forma anonima e poi con indicazione del proprio nominativo. Secondo la Pg, gli accertamenti svolti non hanno trovato riscontri tali da incidere sul quadro già valutato.
Confermato il quadro sanitario del minore
Un altro passaggio rilevante riguarda il figlio adottivo di Minetti. La Procura generale afferma che è stato confermato il grave quadro sanitario del minore, in cura al Boston Children’s Hospital, e la necessità della presenza della madre in occasione di controlli e terapie.
Risultano confermati anche i precedenti consulti presso strutture ospedaliere di Cleveland, New York e in Italia. Questo profilo era uno degli elementi valutati nel procedimento di grazia.
Volontariato e presenza in Italia
La Pg indica inoltre come confermati il volontariato svolto in Italia e la presenza pressoché stabile di Nicole Minetti nel Paese a partire dal gennaio 2024 e per tutto il 2025, salvo brevi rientri in Uruguay.
Anche questi elementi fanno parte del quadro complessivo rimesso ora al Ministero della Giustizia, chiamato a valutare gli atti e a riferire alla Presidenza della Repubblica.
Udienza il 12 giugno al Tribunale di Sorveglianza
Intanto, per il 12 giugno è fissata al Tribunale di Sorveglianza di Milano un’udienza riguardante Minetti, assistita dagli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra. L’udienza dovrebbe certificare la cancellazione della pena ancora da eseguire in affidamento, dopo la grazia concessa quasi quattro mesi fa.
Il procedimento, dunque, resta formalmente nella fase delle valutazioni istituzionali successive agli accertamenti supplementari. Ma la posizione della Procura generale di Milano appare ora chiara: non sono emersi elementi nuovi tali da smentire i presupposti già valutati per la concessione della grazia.
Il dossier torna al Ministero
La relazione della Procura generale è ora nelle mani del Ministero della Giustizia. Spetterà al ministro trasmettere la propria valutazione alla Presidenza della Repubblica, che aveva chiesto di verificare con urgenza le notizie emerse sulla stampa.
Il caso Minetti resta politicamente e mediaticamente sensibile. Ma il punto giuridico, per ora, è quello indicato dalla Pg di Milano: le notizie che avevano dato origine ai nuovi accertamenti non hanno trovato conferma e il parere positivo alla grazia resta confermato.
Cronache
Bologna, morto durante un intervento della polizia: la vittima è Abderrahim Fakir
Identificato l’uomo morto durante un intervento della polizia in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna. Abderrahim Fakir aveva 43 anni, era sposato e titolare di un’impresa di facchinaggio e logistica.
Si chiamava Abderrahim Fakir, aveva 43 anni ed era titolare di un’impresa di facchinaggio impegnata nel settore della logistica l’uomo morto nella tarda mattinata durante un intervento della polizia in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna.
Fakir era sposato e viveva a Borgonuovo, frazione di Sasso Marconi, nel Bolognese. Di origini marocchine, risiedeva in Italia da diversi anni.
La visita ai parenti
Secondo le prime informazioni, il quarantatreenne si trovava in via Svevo per fare visita ad alcuni parenti.
Le circostanze che hanno portato all’intervento degli agenti e alla successiva morte dell’uomo sono ancora al centro degli accertamenti. L’autorità giudiziaria dovrebbe disporre l’autopsia per chiarire con precisione le cause del decesso.
Indagini sulla dinamica
Gli investigatori dovranno ricostruire tutte le fasi dell’intervento, anche attraverso le testimonianze delle persone presenti e le eventuali immagini registrate nella zona.
In attesa degli esami medico-legali e degli accertamenti della magistratura, non è possibile stabilire un collegamento certo tra le modalità dell’intervento e la morte di Fakir.
Cronache
Omicidio Luigi Esposito, Arpac smentisce: «Nessun rapporto di lavoro con il giornalista»
L’Arpac Campania precisa che Luigi Esposito, il giornalista trovato morto in circostanze ancora da chiarire, non ha mai avuto alcun rapporto di lavoro con l’Agenzia. La nota interviene dopo le notizie circolate nelle prime ore successive al ritrovamento del corpo.
Nell’inchiesta sull’omicidio del giornalista Luigi Esposito emerge un nuovo elemento destinato a fare chiarezza su alcune informazioni diffuse nelle ore successive al ritrovamento del corpo.
L’Arpac Campania ha diffuso una nota ufficiale nella quale smentisce che la vittima abbia mai lavorato per l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.
«Mai dipendente né dirigente»
Secondo quanto precisato dall’ente, «la persona indicata come oggetto del terribile ritrovamento non risulta titolare di un rapporto di lavoro con Arpac, né come dipendente né come dirigente».
L’Agenzia aggiunge che «non risulta alcuna relazione di natura professionale tra l’ente ed Esposito, che appare del tutto estraneo all’attività dell’Agenzia».
La precisazione arriva dopo che, nelle prime ricostruzioni giornalistiche, era stato riferito che Esposito, oltre all’attività nel giornalismo sportivo, avrebbe collaborato anche con l’Arpac, inizialmente nella sede di Caserta e successivamente in quella di Avellino.
Il cordoglio dell’Agenzia
Nel comunicato, l’Arpac esprime il proprio dolore per la tragedia, pur prendendo le distanze dalle informazioni che la chiamavano in causa.
«Nell’esprimere sgomento per quanto emerge dalle cronache, l’ente partecipa al cordoglio della famiglia della vittima e del mondo dell’informazione per la drammatica scomparsa».
Le indagini proseguono
L’omicidio di Luigi Esposito resta una vicenda ancora tutta da chiarire. Gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi spostamenti del giornalista, verificando ogni elemento utile a individuare il movente e gli autori del delitto.
La smentita dell’Arpac rappresenta un importante chiarimento su uno degli aspetti emersi nelle prime ore dell’inchiesta e contribuisce a delimitare il quadro dei fatti accertati, evitando che informazioni prive di riscontro possano influenzare la ricostruzione della vicenda.
Cronache
Gallipoli, 17enne aggredito fuori dalla discoteca: è grave
Un ragazzo di 17 anni, in vacanza in Salento, è stato aggredito all’esterno di una discoteca di Gallipoli. Colpito alla testa e all’addome, è ricoverato in gravi condizioni a Lecce.
Un ragazzo di 17 anni, originario della provincia di Potenza e in vacanza nel Salento, è stato aggredito violentemente nella notte all’esterno di una nota discoteca di Gallipoli. Il giovane è ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce.
Il diverbio iniziato nel locale
Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, l’aggressione sarebbe stata preceduta da un diverbio cominciato all’interno del locale tra il minorenne e un gruppo di giovani avventori.
La lite sarebbe poi proseguita all’esterno della discoteca, dove il 17enne sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa e all’addome. Non si esclude che durante l’aggressione sia stato utilizzato un tirapugni.
Trasportato in codice rosso a Lecce
Il ragazzo è stato soccorso dal personale sanitario del 118, intervenuto insieme ai carabinieri che si trovavano in servizio di pattugliamento nella zona.
Considerata la gravità delle ferite, il giovane è stato trasportato in codice rosso al Trauma Center dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove è attualmente ricoverato.
Le indagini della polizia
Sull’accaduto indaga la polizia, che sta cercando di ricostruire tutte le fasi della lite e di identificare i responsabili dell’aggressione. Al vaglio potrebbero esserci anche le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti all’interno e all’esterno del locale.


