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Grassi, Urraro e Lucidi: sono tre senatori eletti col M5S e ora hanno cambiato idea passando con la Lega

Paolo Chiariello

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Forse bisognerebbe chiedersi (o chiederlo a loro) perchè tre senatori d’un tratto lasciano la maggioranza per correre tra le braccia degli oppositori. Nel Parlamento italiano siamo abituati al salto della quaglia, alla corsa sul carro dei vincitori, non alla danza del cavalluccio marino. Battute a parte è stato un giovedì nero per il M5S. La prima uscita è quella del senatore M5s Ugo Grassi. Chi è? È un giurista irpino. Ha 55 anni. Insegna alla Università Parthenope di Napoli. Salì sul carro lanciassimo del M5S. Si fece candidare al Senato. Fu eletto in Campania. Collegio 3. Se avessero candidato un cavallo, oggi quel cavallo sarebbe senatore.

Ugo Grassi. Senatore e direttore di Dipartimento di Giurisprudenza Università “Parthenope” di Napoli

Dopo il 4 marzo del 2018 (giorno del trionfo elettorale dei Cinquestelle), erano i bei tempi delle cavalcate trionfali di Luigi Di Maio, il professor Ugo Grassi (in)seguiva il capo politico del MoVimento, sembrava quasi uno scolaretto. Oggi il professore Grassi, emerito ed insigne giurista, direttore di Dipartimento di Giurisprudenza alla Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, ha cambiato idea su Di Maio e sul MoVimento ed è passato (lui, irpino e campano) con la Lega. È un diritto costituzionalmente garantito ad ogni parlamentare. Dunque anche a Grassi, che oggi è membro della Commissione Affari Costituzionali al Senato. Urlare al complotto, al mercato delle vacche, alla compravendita di senatori serve nell’agone politico ma non ci fa capire che cosa ha spinto quest’uomo del sud innamorato del M5S, questo professore che pendeva dalle labbra di Di Maio a cambiare casacca e passare con Salvini. Avrebbe voluto essere nella compagine di Governo? Forse pensava che l’Irpinia sarebbe stata meglio rappresentata, con più merito e maggiore competenza, se ci fosse stato lui al Ministero dell’Interno o a quello della Giustizia?

Francesco Urraro. Senatore e avvocato

Francesco Urraro, avvocato,  46 anni, eletto nel collegio 5 di Portici, Napoli, è il secondo senatore campano che ha cambiato casacca. Anche lui eletto con i voti del M5S in Campania ha traslocato in via Bellerio a Milano. Urraro è persona tranquilla, mite, grande lavoratore, eccellente avvocato, uno che si è fatto da solo, con merito, con stile e studiando tanto. Quando è rimasto “folgorato” da Luigi Di Maio era un avvocato in carriera, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola. Anche per lui, senza offesa, vale quel che abbiamo detto per Grassi: se Di Maio avesse scelto un cavallo in quel collegio, oggi avremmo due cavalli senatori. Invece abbiamo due ottimi giuristi che sono stati eletti con i voti del M5s ed hanno scelto di passare con la Lega. Urraro è in Commissione Giustizia, Commissione Antimafia ed è stimato e apprezzato in Senato. Che cosa l’ha indotto a passare armi e bagagli con Salvini? Legittime ambizioni frustrate? Aspirava ad entrare nella compagine di Governo? Non ha gradito vedere qualche “ciuccio” su poltrone ministeriali? Forse non lo sapremo mai.

Stefano Lucidi. Senatore e ingegnere elettronico

Poi c’è il caso di Stefano Lucidi. Ha 50 anni. È un ingegnere elettronico. Eletto in Umbria con percentuali bulgare. Vale per lui lo stesso discorso fatto per Grassi e Urraro. Poteva continuare a fare la sua professione, nessuno se ne sarebbe accorto della perdita del suo apporto di idee al Sentato della Repubblica se Di Maio avesse candidato un cavallo in Umbria. Invece candidò Lucidi e ora se lo ritroverà intruppato nello schieramento della Lega. Lucidi da tempo era in rotta di collisione col Movimento. Non aveva gradito le scelte fatte per le elezioni in Umbria. Anche lui aveva legittime aspirazioni a strapuntini governativi frustrati. Anche lui ha deciso in questo momento di passare con Salvini.  Grassi, Urraro e Lucidi avevano adottato lo slogan scelto per loro dal M5S: partecipa, scegli, cambia. Diciamo – e non è una battuta – che ora sono nella terza fase del loro mandato. Quella del “cambia”.  Quello che possiamo dire noi, alla luce di questi fatti, è che il potere logora. E logora sempre chi ce l’ha. Su Wikipedia i tre senatori sono da ieri già in forza alla Lega. Liquidare questi tre cambi di casacca con accuse di tradimento, o peggio di compravendita, è rabbia, non è una spiegazione politica.

I tre ex M5S si ritroveranno assieme nel corpaccione della balena nera leghista che sta “ingoiando” tutti gli scontenti del M5S. Che cosa abbia promesso Salvini (parliamo di politica), come saranno ripagati (Di Maio sostiene che vengano pagati) politicamente lo capiremo presto. Certo ora il Governo ha qualche problemino serio al Senato con tre senatori in meno. Ci sarà bisogno di qualche responsabile per proseguire in questa Legislatura.

Luigi Di Maio. Capo politico del M5S

Per ora sono in tre ma Di Maio sa che la lista potrebbe non fermarsi qui e lancia il suo anatema contro il “mercato delle vacche” avviato da Salvini, al cui confronto, dice, “Silvio Berlusconi pare quasi un pivello”. Nei confronti degli “Scilipoti” della nuova stagione politica c’è indignazione e rabbia: “Gli hanno promesso qualcosa alle elezioni regionali, un seggio alle elezioni nazionali… dicano quanto costa al kg un senatore per la Lega”. Per Di Maio si tratta solo di persone che vanno misurate per il “prezzo che danno alla propria dignità”. Parole pesanti che mostrano plasticamente come nel MoVimento si sia aperta una profonda crepa, piena di veleni. Con tante incognite legate al pressing di ortodossi e malpancisti sul leader, sia per quanto riguarda il sostegno al governo sia per quanto riguarda i rischi concreti di nuovi addii.

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Prescrizione, ancora non c’è intesa in maggioranza

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L’intesa non c’e’, la maggioranza fibrilla. Si cercava “piena condivisione” per portare giovedi’ in Consiglio dei ministri la riforma del processo penale e della prescrizione. E invece arriva una nuova fumata nera. Chiude Italia viva: la soluzione proposta del premier Giuseppe Conte di fermare la prescrizione solo per i condannati “e’ incostituzionale”, dice tranchant Matteo Renzi. E anche se Lucia Annibali, uscendo da Palazzo Chigi dopo un vertice di maggioranza lungo tre ore, apre uno spiraglio, e’ difficile che una soluzione arrivi prima che siano chiuse le urne in Emilia Romagna. Il tempo stringe: martedi’ in Aula alla Camera si vota la proposta di Fi per cancellare la riforma Bonafede sulla prescrizione. Se Iv vota con gli azzurri, attacca Nicola Zingaretti, rischia di “sfasciare la maggioranza”. Ma e’ proprio quello il timore di molti Dem: che se Bonaccini sara’ sconfitto, Iv apra il redde rationem, a partire dalla giustizia. “C’e’ una maggioranza da tutelare”, dichiara Zingaretti dal salotto di Porta a porta e invita percio’ Renzi a non votare con Italia viva per bloccare la prescrizione ma anche Luigi Di Maio a non “farne una bandierina”. Conte sperava di ottenere di piu’: in mattinata da Firenze confidava che si potesse “finalmente” trovare “piena condivisione” sulla bozza di riforma elaborata dal ministro Alfonso Bonafede e inviata ai partiti di maggioranza prima di sedersi al tavolo. Un testo di 35 articoli per una riforma complessiva che mira a dare tempi certi a ogni grado di giudizio con l’obiettivo di chiudere in 3 o massimo 4 anni, abbreviare le indagini preliminari, riformare la composizione e il metodo di elezione del Csm, fermare il ritorno ai ruoli giudicanti per i magistrati che siano passati alla politica. “Continuiamo a lavorare per abbreviare i tempi dei processi”, dicono da Palazzo Chigi al termine del vertice di maggioranza. Ma, al netto dei dubbi su specifici aspetti del testo, e’ la prescrizione il nodo che ancora divide la maggioranza. Renzi anticipa la posizione di Iv in un’intervista radiofonica, a vertice ancora in corso: e’ “incostituzionale” il “lodo Conte” che prevede di fermare la prescrizione per i condannati e sospenderla per gli assolti per due anni in caso di processo di appello. Al tavolo di maggioranza, Maria Elena Boschi e Lucia Annibali (ma anche il senatore di Leu Pietro Grasso) esprimono forti dubbi, ma non chiudono del tutto. Per una mediazione si spendono il premier e il deputato di Leu Federico Conte. Tra le proposte c’e’ quella di far correre la prescrizione, senza alcuna sospensione, per chi sia assolto e bloccarla per i condannati ma solo temporaneamente, a condizione che poi la condanna sia confermata in appello. Sia il ministro Bonafede che i Dem sostengono che sono stati fatti “passi avanti” e che il “lodo Conte” sulla prescrizione non e’ incostituzionale. Ma, a taccuini chiusi, la convinzione diffusa tra gli alleati di governo, e’ che il no dei renziani sia politico: che vogliano rompere e martedi’ votare in Aula con Fi contro il resto della maggioranza. Da Iv negano: nessuna decisione e’ presa, spiega Annibali. Ma non sfuggono ai partecipanti al vertice di Chigi le parole di Renzi, che attacca Di Maio: “Si occupi di Libia, non del populismo da quattro soldi” alimentato da richieste come quella di ritirare la concessione ad Autostrade, che aprirebbe la strada a una “causa miliardaria” con Aspi. I nodi, dalle controverse norme del decreto Milleproroghe fino alle concessioni autostradali, verranno tutti al pettine dopo le regionali in Emilia Romagna e Calabria. Ma gia’ gli ex compagni di partito di Iv e Pd se le danno di santa ragione. I renziani si accordano con Azione di Calenda e +Europa di Bonino per proporre la giornalista Federica Angeli come candidata alle suppletive per la Camera che si terranno il primo marzo nel collegio Roma 1, pur sapendo che Zingaretti ha proposto la candidatura a Gianni Cuperlo. Il segretario Pd ricorda di aver “fatto di tutto” per tirare il Pd “fuori dal coma” in cui era caduto nel 2018, alle elezioni con Renzi segretario.

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M5S, Di Maio medita il passo indietro: si studia “reggenza”

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È una voce. La voce. di un possibile passo indietro, a breve, di Luigi Di Maio dalla guida del Movimento 5 Stelle. Rumors ricorrenti, non confermati dal suo staff di comunicazione, prevedono addirittura un possibile annuncio del capo politico prima della chiusura della campagna elettorale per le regionali di domenica. E mentre oggi danno il loro addio al Movimento due nuovi deputati, domani il leader M5s presentera’ a Roma la nuova squadra di facilitatori regionali scelti dalla Rete per fare da raccordo tra il territorio e la direzione nazionale del Movimento: potrebbe quella essere l’occasione in cui il ministro degli esteri e leader del Movimento fornira’ un chiarimento sulle sue intenzioni.  Che appaiono legate strettamente alla stessa esistenza di questi nuovi organismi: la durata in carica dei facilitatori nazionali e regionali e’ infatti connessa alla permanenza di Di Maio al vertice. Il loro mandato, per regolamento, coincide con quello del capo politico.

Questa circostanza spinge ad allontanare l’ipotesi che Di Maio getti la spugna proprio nel giorno della proclamazione dei nuovi “facilitatori”, il team creato per rendere “collegiale” la direzione del Movimento, come chiesto da molti parlamentari. Di contro la permanenza di questi nuovi organismi sarebbe comunque assicurata nel momento in cui il leader pentastellato dovesse decidere di annunciare lo status di leader dimissionario in vista degli Stati generali del movimento convocati per meta’ marzo.

Questa ipotesi consentirebbe alla dirigenza di traghettare il Movimento agli Stati generali con un leader dimissionario, coadiuvato nel suo lavoro anche dal Comitato dei garanti costituito dal viceministro Giancarlo Cancelleri, dal sottosegretario Vito Crimi e dalla consigliera regionale Roberta Lombardi. Di certo la questione sara’ affrontata in occasione di un vertice con i ministri pentastellati convocati a palazzo Chigi. Intanto a sottolineare il clima di nervosismo che attraversa il Movimento in queste settimane, sono state formalizzate proprio due nuove uscite di parlamentari. Se ne vanno Michele Nitti e Nadia Aprile. Raggiungono i colleghi ex M5s al gruppo Misto dove ad inizio anno ha traslocato anche l’ex ministro Lorenzo Fioramonti che ha in programma la costituzione di un nuovo gruppo che si chiamerà Eco. Con i due nuovi passaggi salgono a 14 i deputati ex M5s che siedono al Misto: per formare un nuovo gruppo ne servono 20. In totale in questa legislatura sono 31 i parlamentari eletti con il M5s e passati ad altri gruppi, per scelta personale o perche’ espulsi. Molti di loro sono stati obbligati a traslocare (altri lo hanno fatto indipendentemente) per questioni legate alle cosiddette restituzioni di parte del loro stipendio da parlamentare. “Basta andare sul sito tirendiconto.it per vedere che la deputata Nadia Aprile ha effettuato la sua ultima restituzione a dicembre 2018, mentre per Michele Nitti le restituzioni sono ferme ad Aprile 2019.

Per tale motivo i due, che oggi hanno annunciato di lasciare il gruppo M5S alla Camera, andavano incontro ad un provvedimento disciplinare” sottolineano fonti del M5S convinti che proprio la “stretta” dei probiviri sui termini per le cosiddette rendicontazioni abbia prodotto questi movimenti in uscita. “La maggioranza e’ solida sia alla Camera che al Senato, non vedo preoccupazioni” assicura il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Inca’.

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Salvini cavalca vicenda Gregoretti, duello con Conte

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Matteo Salvini continua a cavalcare la vicenda Gregoretti. All’indomani del voto in Giunta per le immunita’, il leader leghista, ancora in Emilia per gli ultimi giorni di campagna elettorale, duella con il premier Giuseppe Conte sul presunto coinvolgimento del governo nella decisione del mancato sbarco dei migranti. Uno scontro che ha portato Salvini ad annunciare addirittura una sorta di sciopero della fame, un digiuno di protesta. Il Presidente del Consiglio, da Firenze, ribadisce infatti che a suo avviso ormai e’ tutto “chiarito”. “La Presidenza del Consiglio – osserva Conte – e’ stata senz’altro coinvolta come sempre nella redistribuzione dei migranti. Poi la decisione specifica, se sbarcare, in quale momento, in quale ora, era competenza del ministro Salvini che l’ha rivendicata pubblicamente”. Immediata la replica dell’ex titolare dell’Interno, al termine di uno dei tanti comizi anche oggi lungo l’Appennino bolognese. “Ne parleremo in Tribunale”, commenta da Porretta Terme. Gregoretti a parte, anche oggi il segretario federale s’e’ detto convinto non di vincere ma di “stravincere”, in Emilia in un voto che a suo giudizio avra’ un valore storico, “come una seconda liberazione”. Lo ribadisce proprio nelle terre che fecero da scenario ai tragici eccidi ad opera dei nazisti, durante la loro drammatica occupazione. A Porretta Terme, a due passi da Marzabotto, luogo della piu’ grave strage di civili italiana durante la seconda guerra mondiale, sfida apertamente una decina di contestatori che cantano Bella Ciao: “Se ci fosse qui chi ha combattuto per liberare l’Italia davvero ad ascoltare questi che cantano Bella Ciao, cambierebbero marciapiede, perche’ una cosa e’ agire, un’altra e’ parlare…”. Qualche piccola contestazione anche a Vergato, il centro dell’Appennino scelto da Salvini come sede di un comizio anche perche’ luogo dove risiedono piu’ migranti della zona: “Alle montagne che si spopolano, la sinistra risponde mandando qui gli emigranti: ma non e’ l’idea che abbiamo per l’Emilia-Romagna”, attacca. Quindi, ironizza sulla mobilitazione delle sardine: “Domenica votano uomini e donne, non scoiattolini e pesciolini. E poi preferisco le trote, i pesci di acqua dolce, che sono piu’ intelligenti di quelli di acqua salata”. In serata, passeggiata al Pilastro, un quartiere della periferia bolognese, dove e’ arrivato a citofonare, sotto i riflettori delle tv e circondato da decine di agenti, a un presunto spacciatore. Domani Salvini volera’ in Calabria, quindi tutto pronto a Ravenna per il gran finale: alla manifestazione di chiusura il ‘Capitano’, insieme alla candidata Lucia Borgonzoni, sara’ sullo stesso palco con il Presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e il Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

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