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Esteri

Gran Bretagna e Ue, il ritorno dell’Europa nel dibattito politico di Londra

A dieci anni dalla Brexit, il Regno Unito riapre il dibattito sull’Europa. Le tensioni con gli Usa accelerano il riavvicinamento a Bruxelles.

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«Europe is back». Così titola in copertina il New Statesman, sintetizzando un clima politico che a Londra si fa sempre più evidente. A dieci anni dal referendum che sancì la Brexit, il 2026 si apre come l’anno in cui il ritorno dell’Europa nel dibattito britannico diventa tema centrale.

Non si tratta di una dinamica improvvisa, ma di un processo avviato da mesi e accelerato dalle ultime tensioni con Washington. Le uscite del presidente Donald Trump hanno incrinato il rapporto transatlantico anche per il Regno Unito, tradizionalmente il più stretto alleato degli Stati Uniti.

Lo strappo con Washington

Il primo ministro Keir Starmer è riuscito, insieme ad altri leader europei, a disinnescare il dossier Groenlandia. Ma a Londra si è presa atto che qualcosa si è rotto. Trump ha definito una “stupidaggine” la restituzione delle isole Chagos a Mauritius e ha sminuito il tributo di sangue britannico in Afghanistan.

Da qui il cambio di tono di Starmer, che ha parlato di dichiarazioni «insultanti e francamente spaventose». È venuta meno, di fatto, la strategia di evitare il confronto diretto con la Casa Bianca, basata sul tentativo di blandire il presidente americano.

La scelta tra America ed Europa

Per mesi Downing Street ha sostenuto di non voler scegliere tra Stati Uniti ed Europa. Ma la realtà geopolitica sta imponendo una direzione. Il vento spinge verso Bruxelles, tanto che alcuni ministri britannici hanno iniziato a rompere il tabù sulla Brexit, evocando un possibile rientro nell’unione doganale.

Ufficialmente la linea resta invariata: no al mercato unico, no all’unione doganale, no alla libertà di circolazione. Tuttavia, lo stesso Starmer parla ormai apertamente di un «sempre più stretto allineamento» con il mercato europeo.

Il dibattito nel Labour e l’opinione pubblica

La discussione attraversa il Partito laburista e si intreccia con la crescente impopolarità del premier. I possibili contendenti alla leadership fanno dell’Europa una bandiera politica, prendendo atto di un dato consolidato: la maggioranza dell’opinione pubblica considera oggi la Brexit una scelta sbagliata, pur senza un consenso netto per un rientro pieno nell’Ue.

A favorire il cambio di passo è anche la necessità di contrastare Nigel Farage, simbolo dell’euroscetticismo britannico. Rinfacciargli una decisione percepita come fallimentare appare una mossa politicamente efficace.

Verso un nuovo assetto con Bruxelles

I laburisti avevano evitato finora di riaprire il dossier Brexit per non perdere l’elettorato popolare euroscettico. Oggi, però, la principale emorragia di consensi è verso sinistra, in direzione Verdi e liberal-democratici. Da qui la scelta di innalzare il vessillo europeo.

Alti diplomatici Ue a Londra riconoscono un «cambio di narrativa» e sottolineano l’importanza di una relazione strategica con il Regno Unito. Si parla di modelli alternativi, come quello svizzero basato su accordi settoriali, pur consapevoli dei rischi.

Una cosa, però, appare chiara: per la Gran Bretagna il 2026 si annuncia come l’anno dell’Europa, con un dibattito destinato a segnare a lungo la politica britannica.

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Ucraina, Zakharova: “Ogni passo verso la soluzione del conflitto è importante”

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova afferma che ogni passo verso la risoluzione del conflitto ucraino è di grande importanza.

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Tutti gli sforzi che possano contribuire alla risoluzione del conflitto in Ucraina sono considerati di grande importanza da Mosca.

A dichiararlo è stata Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, commentando i negoziati trilaterali in corso a Ginevra.

Il riferimento ai colloqui trilaterali

Zakharova, intervenendo alla radio Sputnik, ha affermato che qualsiasi passo capace di guidare il processo verso una soluzione della crisi rappresenta un elemento rilevante.

Le dichiarazioni arrivano nel contesto degli sforzi diplomatici internazionali volti a favorire un’intesa tra le parti coinvolte nel conflitto.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle posizioni negoziali o su eventuali sviluppi concreti dei colloqui.

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Perù, destituito il presidente ad interim José Jerí: nuova crisi politica a pochi mesi dal voto

Il Parlamento del Perù destituisce il presidente ad interim José Jerí per presunto traffico di influenze. Nuova fase di instabilità politica a Lima.

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Il Parlamento del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí al termine di un procedimento di impeachment per presunto traffico di influenze e presunte assunzioni irregolari.

La mozione di censura, presentata dall’opposizione, è stata approvata con 75 voti favorevoli, 24 contrari e tre astensioni. L’assemblea ha quindi dichiarato vacante l’incarico di Capo dello Stato in attesa dell’elezione di un nuovo presidente del Parlamento che assuma anche la guida della Repubblica.

Il meccanismo istituzionale e il ruolo del Parlamento

Jerí esercitava la presidenza ad interim in quanto presidente del Congresso, subentrato dopo la destituzione di Dina Boluarte nell’ottobre 2025.

Con l’approvazione della mozione, Jerí è stato rimosso dalla carica parlamentare, perdendo automaticamente la facoltà di esercitare la funzione presidenziale.

Poco prima del voto aveva respinto ogni accusa, minimizzando il cosiddetto “chifagate”, lo scandalo legato a presunti incontri riservati con imprenditori cinesi, definendolo un errore formale.

Verso un nuovo presidente ad interim

La votazione per eleggere il nuovo presidente del Parlamento è stata convocata per domani. L’attuale vicepresidente del Congresso, Fernando Rospigliosi, aveva già annunciato che non avrebbe assunto la presidenza in caso di approvazione della mozione.

Il Paese si trova così a vivere l’ennesima transizione politica, con otto presidenti succedutisi negli ultimi dieci anni.

Elezioni imminenti e clima di instabilità

La nuova guida ad interim sarà chiamata a traghettare il Perù fino a luglio 2026, quando entrerà in carica il presidente che verrà eletto nelle consultazioni generali previste ad aprile.

Nonostante la crisi istituzionale, diversi analisti locali ritengono improbabile una stagione di proteste violente come quella seguita alla destituzione di Pedro Castillo nel dicembre 2022, quando le manifestazioni furono represse con un bilancio di oltre 70 vittime.

La situazione resta tuttavia delicata, in un contesto segnato da instabilità politica ricorrente e forte polarizzazione interna.

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Uomo armato vicino al Campidoglio, arrestato 18enne con fucile carico

Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato vicino al Campidoglio degli Stati Uniti. Crescono le minacce contro i membri del Congresso.

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Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato a un isolato dal Campidoglio degli Stati Uniti dopo essere sceso dalla propria auto e aver iniziato a correre verso l’edificio.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il giovane è stato immediatamente affrontato dagli agenti della United States Capitol Police, che gli hanno intimato di gettare l’arma. Il sospettato avrebbe obbedito, si sarebbe sdraiato a terra ed è stato preso in custodia senza che venissero esplosi colpi.

Fucile carico e equipaggiamento tattico

Il capo della polizia del Capitol, Michael Sullivan, ha spiegato in conferenza stampa che il fucile era carico e che il giovane indossava un giubbotto tattico e guanti tattici. Aveva inoltre con sé ulteriori munizioni.

All’interno dell’auto sarebbero stati trovati un casco in kevlar e una maschera antigas. Le autorità non hanno reso nota l’identità del sospettato.

Minacce in aumento contro il Congresso

L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme per la sicurezza dei membri del Congresso. Secondo i dati forniti dalla polizia del Capitol, lo scorso anno sono stati aperti quasi 15.000 casi di valutazione delle minacce, con un incremento di circa il 60% rispetto ai 9.474 casi registrati nel 2024.

Le indagini sono in corso per chiarire le intenzioni del giovane e verificare eventuali collegamenti o motivazioni.

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