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“Gragnano città della pasta” diventa ufficialmente Consorzio di tutela: uno strumento in più per i pastifici riuniti che ogni giorno realizzano 3mila 500 quintali di prodotto IGP
“Gragnano città della pasta” è ufficialmente Consorzio di Tutela: “Si apre un nuovo capitolo per la pasta di Gragnano, per quanto mi riguarda – dice Maurizio Cortese, direttore del Consorzio- sono molto orgoglioso di aver fatto parte di questo importante momento di crescita per i pastifici del Consorzio che come direttore rappresento”.
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 18 gennaio 2019, il Consorzio che riunisce 14 produttori diventa formalmente un Consorzio di Tutela e ottiene un nuovo strumento per far crescere ancora di più una realtà produttiva unica nel suo genere: in un territorio di meno di 15 kmq vengono realizzati ogni giorno 3 mila 500 quintali di pasta IGP, pari a 3 milioni di piatti, di cui più del 75% destinati all’estero.

“Il riconoscimento della tutela – ha detto ancora il Direttore Cortese- è stato il risultato di un importante lavoro che ha visto protagonisti il Consorzio della Pasta di Gragnano e le istituzioni, soprattutto nella persona del dottor Luigi Polizzi, Responsabile dei prodotti di qualità del nostro ministero di riferimento, il MIPAAF, il Ministero per le politiche agricole, forestali e del turismo”.
Il boom dei prodotti italiani degli ultimi anni ha visto il Consorzio registrare un aumento del 7,2 % nel biennio 2016/2017, con un trend positivo continuato anche nel 2018. Dati che mettono oggi Gragnano all’ 11. posto tra le DOP e le IGP nazionali.
“La pubblicazione in Gazzetta che riconosce ufficialmente il Consorzio darà nuovo impulso alla nostra attività – ha dichiarato Massimo Menna, Presidente del Consorzio – Questo importante risultato è un grande stimolo a lavorare sempre di più per la valorizzazione della Pasta di Gragnano e della Città della Pasta sia in Italia che all’estero”.
Un successo che poggia anche sulla singolare struttura imprenditoriale del luogo: i 300 milioni di fatturato totale dei soci del Consorzio Gragnano Città della Pasta si ripartiscono tra piccole realtà artigianali e grandi aziende ai vertici del mercato di settore. Tutti insieme nel difendere i valori dell’artigianalità e della tradizione, oggi codificati nel severo disciplinare IGP che protegge una produzione legata a questo luogo fin dal XVI secolo. Solo qui l’impasto della semola di grano duro e l’acqua della falda acquifera locale diventano la Pasta di Gragnano IGP. E da qui sono partite tutte le principali innovazioni dell’industria nazionale a cominciare proprio dalle celebri trafile al bronzo.
Il riconoscimento di questi giorni parte da lontano: Nel 2003 la prima unione delle aziende storiche della pasta di Gragnano, le imprese eredi dei primi pastifici di 500 anni fa. Dieci anni dopo arriva il conferimento dell’IGP, l’Indicazione Geografica Protetta. Dopo aver ottenuto il titolo di Consorzio di Promozione nel 2018, i soci avviano l’iter per il passaggio successivo e cioè la denominazione di “Tutela”. Funzione, peraltro, non solo già svolta dai produttori vigilando su tutta la filiera, ma anche riconosciuta dallo stesso Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo. Tanto che nel novembre del 2018 il CSQA Certificazioni ha ottenuto dal MIPAAFT l’autorizzazione a esercitare i controlli di conformità, con un incremento sia delle attività ispettive che di verifica della qualità.
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Chiavi Michelin, Campania protagonista con 28 hotel premiati: tre al vertice
Sono 28 gli hotel campani premiati dalla Guida Michelin 2026. Tre strutture conquistano il massimo riconoscimento e Napoli ottiene la sua prima Chiave.
La Campania si conferma tra le eccellenze dell’ospitalità italiana con 28 alberghi premiati dalle Chiavi Michelin 2026: tre strutture ottengono il massimo riconoscimento, cinque conquistano Due Chiavi e venti entrano nella categoria con Una Chiave.
A livello nazionale sono 224 gli hotel premiati. L’Italia conquista il primato europeo e si colloca al secondo posto mondiale dopo gli Stati Uniti.
Tre Chiavi a Capri e in Costiera Amalfitana
Nella categoria più prestigiosa figurano il JK Place Capri, il San Pietro di Positano e la novità Borgo Santandrea, affacciato sul mare di Conca dei Marini.
La Guida premia in particolare la capacità del Borgo Santandrea di recuperare un albergo degli anni Sessanta trasformandolo in una struttura dalla forte identità mediterranea. L’hotel si sviluppa per quasi cento metri tra terrazze e giardini fino alla spiaggia privata, integrando design italiano, artigianato locale e cucina campana.
Cinque alberghi conquistano Due Chiavi
Le Due Chiavi vanno al Santa Caterina di Amalfi, al Capri Palace Jumeirah, al Bellevue Syrene e alla Minervetta di Sorrento. A questi si aggiunge la nuova entrata Villa Treville di Positano.
I riconoscimenti si concentrano nelle destinazioni a maggiore vocazione turistica: Costiera Amalfitana, penisola sorrentina, Capri e Ischia.
Una Chiave per venti strutture
Tra gli alberghi con Una Chiave figurano Hotel Miramalfi, Capri Tiberio Palace, La Palma, Monastero Santa Rosa, Mezzatorre, Botania Relais, Villa Fiorella, Relais Blu, Le Sirenuse, Casa Angelina, Caruso, Palazzo Avino, Mediterraneo, Palazzo Pascal, Grand Hotel Excelsior Vittoria e Hotel Capo La Gala.
Le nuove entrate sono Caesar Augustus di Anacapri, La Minerva e Punta Tragara a Capri e il Grand Hotel Parker’s, prima struttura di Napoli a ottenere una Chiave Michelin.
Iaccarino: «Confermata l’eccellenza regionale»
«L’importante numero di riconoscimenti assegnati alle strutture del territorio conferma l’eccellenza dell’ospitalità alberghiera nella nostra regione», commenta il presidente di Federalberghi Campania Costanzo Iaccarino.
Per Iaccarino, gli elevati standard raggiunti assicurano la soddisfazione di una clientela internazionale sempre più attenta alla qualità dei servizi e alla competenza del personale.
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Cibo sano e prevenzione, agricoltori e medici insieme al Policlinico Federico II
Al Policlinico Federico II di Napoli nasce il mercato contadino promosso da Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia. Agricoltori e medici insieme per promuovere la cultura del cibo sano, contrastare gli alimenti ultraformulati e valorizzare la Dieta Mediterranea.
La battaglia per la salute comincia molto prima dell’ospedale. Comincia a tavola, nelle scelte quotidiane, nel carrello della spesa, nelle merende dei bambini, nelle abitudini che si formano in famiglia e a scuola. A Napoli, dentro il Policlinico Federico II, questa idea diventa un gesto concreto: portare il mercato contadino nel cuore di una struttura sanitaria, mettendo fianco a fianco medici e agricoltori.
È il senso dell’iniziativa promossa da Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia, con l’apertura del primo mercato contadino all’interno del Policlinico Federico II. Un progetto che unisce prevenzione, educazione alimentare, prodotti del territorio e cultura della Dieta Mediterranea, proprio nella città e nella regione che di quel modello alimentare sono una delle capitali naturali.
La Campania della Dieta Mediterranea
La Campania ha tutte le credenziali per guidare questa sfida. È una delle patrie della Dieta Mediterranea e custodisce alcune eccellenze agroalimentari riconosciute in Italia e nel mondo: dalla mela annurca campana alle albicocche del Vesuvio, dal pomodorino del piennolo all’olio, dalle insalate alla rucola della Piana del Sele Igp, fino alla mozzarella di bufala.
Non si tratta soltanto di prodotti identitari. Sono alimenti che raccontano un modello di vita fondato su stagionalità, qualità, equilibrio e legame con il territorio. È proprio questo modello che medici e agricoltori vogliono rimettere al centro, soprattutto davanti alla crescita del consumo di prodotti industriali e alimenti ultraformulati.
L’appello della Federico II
Dalla Federico II arriva un invito a promuovere cambiamenti concreti negli stili di vita. Il rettore Matteo Lorito ha parlato del Policlinico come di un luogo in cui diventare “coltivatori diretti della salute”, ringraziando Coldiretti per aver portato all’interno della struttura i colori del mercato di Campagna Amica e il messaggio della sana alimentazione.
Il senso dell’iniziativa è proprio questo: trasformare l’ospedale anche in uno spazio di educazione alla prevenzione. Curare le malattie resta essenziale, ma prevenire attraverso una corretta alimentazione diventa sempre più decisivo.
Il ruolo dei medici
Il professor Gianni Sarnelli, ordinario di Gastroenterologia, ha richiamato l’importanza di rispettare stagionalità e diversità degli alimenti. La Scuola di Medicina e Chirurgia della Federico II ha scelto di sostenere l’iniziativa proprio perché il rapporto tra alimentazione e salute è ormai centrale nella prevenzione.
Il consumo abituale di alimenti ultraformulati, ricchi di additivi, conservanti e sostanze pensate per esaltare sapore e durata, è considerato un fattore da ridurre. La linea proposta non è quella dell’allarme generico, ma dell’educazione alimentare: scegliere meglio, conoscere ciò che si mangia, recuperare il valore dei prodotti freschi e locali.
Giovani, snack e bevande energetiche
La vera battaglia riguarda soprattutto i giovani. Bevande energetiche, snack, merendine e cibi pronti sono spesso parte delle abitudini quotidiane fin dall’infanzia. Il rischio è che il passaggio verso alimenti sempre più lavorati diventi naturale, quasi automatico, con effetti negativi sulla qualità complessiva della dieta.
Per questo scuola e famiglia hanno un ruolo fondamentale. Le abitudini alimentari si costruiscono presto e possono essere corrette solo con una educazione costante, non con campagne occasionali. Nel Mezzogiorno, dove il legame con la tavola, la stagionalità e il cibo di casa è ancora forte, esistono le condizioni culturali per rilanciare una nuova consapevolezza alimentare.
La scuola come luogo decisivo
Il direttore di Fondazione Aletheia, Riccardo Fargione, ha indicato nella scuola un luogo fondamentale per diffondere comportamenti alimentari corretti, ridurre le diseguaglianze e arginare abitudini sbagliate. È un passaggio centrale: la sana alimentazione non può essere soltanto una scelta individuale, perché dipende anche da informazione, disponibilità economica, mensa scolastica, educazione e accesso ai prodotti di qualità.
Investire sulla scuola significa parlare ai bambini, ma anche alle famiglie. Significa spiegare perché un frutto di stagione, un piatto semplice, un prodotto locale possono essere più importanti di una merendina confezionata o di una bevanda energetica.
Il mercato contadino dentro l’ospedale
Portare i prodotti a chilometro zero dentro il Policlinico Federico II ha un forte valore simbolico. Il direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda, ha sottolineato che l’iniziativa serve a spiegare ai cittadini il lavoro degli agricoltori per tutelare la salute di tutti.
Il mercato diventa così un luogo di incontro tra chi produce cibo e chi si occupa della salute. Non è soltanto vendita diretta, ma informazione, educazione e valorizzazione del territorio. Una scelta che può avvicinare cittadini, studenti, operatori sanitari e pazienti a un rapporto più consapevole con l’alimentazione.
Il costo della cattiva alimentazione
Secondo lo studio richiamato da Fondazione Aletheia, la cattiva alimentazione genera in Italia un costo sanitario stimato in circa 12 miliardi di euro all’anno, legato alla cura di patologie croniche associate a stili alimentari non corretti.
Aderire a una dieta equilibrata, ispirata ai principi della Dieta Mediterranea, può contribuire alla prevenzione di malattie cardiovascolari, metaboliche e di altre patologie legate anche agli stili di vita. Il punto non è trasformare il cibo in medicina, ma riconoscere che il modo in cui si mangia incide profondamente sulla salute pubblica.
Il Sud può guidare la sfida
Il Mezzogiorno ha un ruolo strategico. Qui si producono molti degli alimenti simbolo del migliore made in Italy e qui sopravvive una memoria alimentare legata alla semplicità, alla stagionalità e alla cucina di casa. Napoli e la Campania, con la forza culturale della Dieta Mediterranea, possono diventare un laboratorio nazionale di prevenzione alimentare.
La sfida è riportare i giovani sulla strada di un cibo più sano senza moralismi e senza nostalgie. Serve un’alleanza concreta tra agricoltori, medici, scuola, famiglie e istituzioni. Il mercato contadino al Policlinico Federico II va in questa direzione: mettere insieme salute e territorio, prevenzione e qualità, cura e cultura del cibo.
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Negli Usa trionfa ancora la pizza napoletana: New York batte California nella classifica 50 Top Pizza 2026
Una Pizza Napoletana di Anthony Mangieri a New York conquista per il quarto anno consecutivo il primo posto nella classifica 50 Top Pizza Usa 2026. La pizza napoletana domina ancora il mercato americano con New York protagonista assoluta davanti a California e Florida.
La sfida eterna tra East Coast e West Coast per il dominio della pizza americana si chiude ancora una volta a favore di New York.
Per il quarto anno consecutivo Una Pizza Napoletana conquista il primo posto nella classifica 50 Top Pizza Usa 2026, confermandosi la miglior pizzeria degli Stati Uniti.
A guidarla è Anthony Mangieri, figura ormai simbolo della pizza napoletana oltreoceano.
California sul podio con Los Angeles e San Francisco
Alle spalle del locale newyorkese si piazzano ex aequo due insegne della California: Pizzeria Sei e Tony’s Pizza Napoletana.
Quest’ultima guadagna una posizione rispetto allo scorso anno.
Sul terzo gradino del podio si colloca invece Razza.
La premiazione a New York
I vincitori della sesta edizione sono stati annunciati nel corso della cerimonia organizzata al Morris W. and Fannie B. Haft Theater di New York.
L’evento è stato aperto dal saluto del Console Generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli.
Le migliori pizzerie americane secondo 50 Top Pizza
Tra le prime dieci posizioni della classifica compaiono anche:
- Truly Pizza
- Francesco Martucci
- Don Antonio
- Jay’s
- Ribalta
- Robert’s
- Leña
- Ken’s Artisan Pizza
Dominio newyorkese anche per la pizza al taglio
New York domina anche la categoria dedicata alla pizza slice.
Nella classifica 50 Top Pizza Slice Usa 2026 il primo posto va a L’industrie Pizzeria.
Seconda posizione per Slice & Pie, mentre il terzo posto è occupato da Miami Slice.
“La qualità continua a crescere”
Secondo i curatori della guida — Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere — il settore pizza negli Stati Uniti continua a evolversi rapidamente.
«La qualità generale continua a crescere senza sosta», spiegano gli organizzatori, sottolineando la varietà delle proposte presenti oggi sul mercato americano.
Napoli ospiterà la finale mondiale
Le prime quindici pizzerie della classifica americana accederanno direttamente alla graduatoria delle cento migliori pizzerie del mondo.
La premiazione mondiale di 50 Top Pizza World 2026 si terrà a Napoli il prossimo 15 settembre.
L’evento sarà preceduto dalla cerimonia europea di Madrid prevista per il 29 giugno.
New York domina la guida Usa
La guida 50 Top Pizza Usa 2026 comprende complessivamente 116 indirizzi distribuiti in 29 Stati americani.
New York resta lo Stato più rappresentato con 27 locali presenti nella selezione, seguita dalla California con 13 e dalla Florida con 10.
Tra le città domina ancora New York con 24 locali recensiti, davanti a Chicago e Portland.





