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Governo, Zingaretti sul suo blog: basta tattiche, ora patto per pil

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“Secondo le previsioni economiche dell’Ue l’Italia rischia di essere ultima tra i Paesi zona euro per crescita. Questa e’ la vera emergenza italiana. Insieme per lo sviluppo e il lavoro dovrebbe essere l’unico assillo e vera priorita’ della maggioranza”. Cosi’ Nicola Zingaretti, sul blog dell’Huffingtonpost.it, chiede “un grande patto per lo sviluppo e il lavoro”. “Dico a tutti basta tatticismi e battaglie di posizionamento politico velleitarie: sosteniamo, insieme, il governo nel difficile compito di ridare una prospettiva di sviluppo e di crescita strutturale al Paese”. “L’Italia – scrive il segretario Pd – e’ in grave difficolta’. Abbiamo sempre piu’ italiani che lasciano il Paese, il record negativo di nascite, il 2019 si e’ chiuso con la contrazione del pil, la flessione, come non accadeva dal 2013, della produzione industriale e la diminuzione degli occupati. Sono dati che non possiamo non vedere, dobbiamo agire subito, non accomodarci su alcuni buoni risultati ottenuti, ma fare sempre di piu’ e meglio da subito. Per questo dico a tutti basta tatticismi e battaglie di posizionamento politico velleitarie: sosteniamo, insieme, il governo nel difficile compito di ridare una prospettiva di sviluppo e di crescita strutturale al Paese”. Per Zingaretti, “bisogna coinvolgere tutte le forze produttive, le eccellenze del sapere e della ricerca, le organizzazioni sindacali, l’associazionismo e le intelligenze di cui e’ ricco e’ il Paese. Non e’ ammissibile alcun ritardo, ce lo ricordano i dati, ma soprattutto ce lo ricordano le persone, che sono stanche e che da noi si aspettano il cambiamento, quello vero. E ogni giorno che passa e’ un giorno perso”. Per questo il leader Pd lancia l’appello: “Facciamo tutti uno scatto in avanti, chiudiamo questa fase di discussione, lanciamo il patto per lo sviluppo e il lavoro e rimettiamoci in sintonia con le vere necessita’ degli italiani. Un’Italia migliore e’ possibile”.

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Opposizione boccia riforma Csm, ‘proposte irricevibili’

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Parte in salita il confronto del ministro della Giustizia con l’opposizione sulla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario, che Bonafede continua ritenere “non rinviabile”, dopo le nuove intercettazioni legate al caso Palamara, che stanno facendo fibrillare ancora la magistratura. A certificare il fallimento del primo faccia e faccia sono i capigruppo in Commissione Giustizia al Senato dei tre partiti del centro-destra, Senato Simone Pillon (Lega), Giacomo Caliendo (FI) e Alberto Balboni (FdI). “Le proposte del ministro Bonafede agli esponenti di centrodestra sono irricevibili, nel merito e nel metodo” affermano in una nota congiunta, diffusa a distanza di ore dal vertice, in cui definiscono la riforma “assolutamente insufficiente e non risolutiva”. Dal ministro “le opposizioni sono state semplicemente informate ma non coinvolte e, fatto ancora piu’ grave, per l’ennesima volta il governo intende usare lo strumento della legge delega e successivo decreto legislativo di competenza del governo”, protestano i rappresentanti del centro-destra. Una presa di posizione che sembra prendere in contropiede il ministro.

“Rimango stupito nell’apprendere che secondo gli esponenti delle opposizioni avrei fatto proposte irricevibili: oggi e’ stata una giornata di ascolto e di confronto che, almeno finche’ erano dentro al Ministero, e’ stato costruttivo” replica il Guardasigilli, che assicura di essere assolutamente aperto al dialogo. “Questa legge non parte da pregiudizi ideologici, tutti possono contribuire per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti: porre al centro il merito, mettere fine alle degenerazioni del correntismo e separare nettamente politica e magistratura”, garantisce annunciando che venerdi’ incontrera’ i rappresentanti di avvocati e magistrati e che dopo un nuovo vertice di maggioranza, tornera’ a incontrare le opposizioni. Tre le richieste che il centro-destra ha messo sul tavolo: membri togati del Csm eletti per sorteggio; proporzioni invertite tra i componenti rappresentativi dei magistrati e i laici, che non sarebbero piu’ indicati dal Parlamento, ma dagli avvocati e dai professori universitari in materie giuridiche; separazione delle carriere. “Le risposte che ci verranno date saranno la cartina di tornasole della reale volonta’ della maggioranza di fare riforme condivise”, avverte il responsabile Giustizia del Pd Enrico Costa. Quello che e’ chiaro, dal nuovo giro di confronti annunciato dal ministro, e’ che la riforma non andra’ al Consiglio dei ministri in questa settimana.Anche perche’ se nella maggioranza c’e’ un sostanziale accordo sul testo, resta qualche questione aperta: come la ineleggibilita’ al Csm dei parlamentari, ipotesi che vede contrari Pd, Leu e Italia Viva, che vorrebbero escludere dai membri laici del Csm solo chi proviene dal governo. E in campo entrano anche nuovi possibili dettagli sul sistema elettorale del Csm, che sara’ un doppio turno maggioritario. Come quella su cui spinge il ministro di prevedere che il ballottaggio, tra i candidati che non hanno raggiunto la maggioranza prescritta, avvenga a strettissimo giro, in modo da evitare gli accordi sotto banco delle correnti. Correnti che ormai agiscono come “sistema di potere”, come ha riconosciuto lo stesso Palamara che in un’intervista a Porta a porta ha ammesso che “si va al Csm e all’Anm se si e’ indicati dalle correnti”,ha chiesto scusa ai magistrati estranei a queste logiche, ma ha escluso di aver fatto “favori”. Domani intanto proprio il Csm dovra’ decidere se dare il suo via libera al nuovo capo di gabinetto di Bonafede Raffaele Piccirillo, destinato a succedere a Fulvio Baldi, che si e’ dimesso per le sue chat con Palamara. Il voto ,previsto per oggi, e’ slittato. E l’esito non e’ affatto scontato.

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Patto sociale diventa snodo per governo legislatura

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Un patto di legislatura nel nome della rinascita post-Covid e di un programma di riforme di lungo periodo. Nella conferenza stampa che inaugura la “fase 3” il Giuseppe Conte mette in campo il suo “scudo” contro un possibile ribaltone in autunno. E “l’ex avvocato del popolo” lo fa a modo suo: chiamando tutti gli attori del sistema Italia e non solo la mera politica ad una rinnovata condivisione perche’ e’ nel malcontento sociale che Conte intravede la trappola piu’ pericolosa per il suo governo. Una trappola che il presidente del Consiglio puo’ evitare solo con un forte patto con sindacati e imprese. “E’ un progetto di visione”, spiegano a Palazzo Chigi dopo la conferenza stampa, confermando che, nella strategia del premier, si e’ passati dalla fase dell’emergenza a quella della ricostruzione, in linea con un’esigenza piu’ volte fatta filtrare dal Colle, quella di un’Italia che non puo’ piu’ vivacchiare. Ed e’ una fase in cui Conte non puo’ navigare da solo. La lettera di Silvio Berlusconi non e’ passata inosservata dalle parti del governo, consapevole che, almeno in una parte di FI, una sponda per la realizzazione del programma di riforme e’ possibile. Tocchera’ al premier giocare sul tavolo del dialogo con l’opposizione (che al momento non vede in alcun modo la disponibilita’ di Fdi e Lega) evitando che si sfoci in un rimpasto di governo. I motivi sono diversi e vanno dal rischio caos legato alla sola possibilita’ di toccare una casella del governo fino all’idiosincrasia del M5S per una FI in maggioranza.

Ma Conte punta al suo piano di rinascita forte di un altro dato: senza i fondi europei questo piano non e’ neanche concepibile ma senza un progetto che vada a toccare le profonde criticita’ del Paese i fondi Ue non arriveranno nelle modalita’ e nella quantita’ auspicata da Roma. Del resto, a tarda sera, nel governo la mettono cosi’: la partita politica dei prossimi mesi si giochera’ sulla capacita’ di spendere i fondi del Recovery Fund. E da Bruxelles, al premier, lo hanno fatto capire in maniera netta. Un esempio? “Non e’ che con i fondi Ue possiamo fare la flat tax…”, spiega una fonte di maggioranza. Del resto la trattativa con l’Europa occupera’ il governo almeno fino a luglio e molto, nel peso economico della manovra d’autunno, dipendera’ da quanto l’Italia riuscira’ ad ottenere in termini di fondi Sure e di anticipo del Recovery Fund. E il Mes? Sul dossier, ancora una volta, Conte rimanda alle Camere e ai regolamenti, non disdegnando di ricordare ad alcuni suoi alleati che si tratta, pur sempre, di un prestito. Ma sul fondo salva-Stati il “muro” del M5S e’ invalicabile. E anche su altri temi chiave, come il Ponte sullo Stretto, Conte dovra’ ben guardarsi da accelerazioni che possano irritare l’ala dura del Movimento. “E’ un’opera di cui si parla da tempo, mica la faremo…”, scherza un parlamentare pentastellato. Con la conferenza della fase 3 comincia la navigazione in “mare aperto” del premier. Che, non a caso, manda segnali a tutti, toccando temi cari al Pd o a Leu(sburocratizzazione e fiscalita’ progressiva), al M5S (come il dossier ambientale o il riferimento alla dottrina Olivetti, tanto cara alla vecchia guardia) e anche Iv (le infrastrutture, in primis). Ma il rischio corto circuito e’ dietro l’angolo. E forse non e’ una coincidenza che, proprio oggi, Matteo Renzi riporti a galla l’esigenza di una riforma elettorale riproponendo quell’elezione diretta del premier che piace tanto ad una parte del centrodestra. Il clima politico, insomma, e’ tutt’altro che tiepido e le Regionali di settembre contribuiranno a surriscaldarlo. Senza un patto sociale che porti a piu’ miti interventi Confindustria e “congeli” la rabbia dei nuovi disoccupati il rischio, per Conte, sarebbe quello di essere travolto.

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Conte parla di New deal dopo la crisi: Conte: serve un nuovo inizio, unità per ridisegnare l’Italia

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Un “nuovo inizio”. Giuseppe Conte prova a ripartire da qui. Messa “alle spalle” la fase piu’ acuta della crisi sanitaria, pur “non” essendo il virus “ancora scomparso”, gia’ morde la crisi economica e si affacciano le tensioni sociali. “Dobbiamo fare presto”, premette il premier consapevole delle urgenze. Percio’ offre alle opposizioni e a tutte le parti sociali un tavolo di confronto, gia’ la prossima settimana, per elaborare un “piano di Rinascita”. E’ la base di lavoro da presentare all’Europa per spendere, facendo “sistema”, il “tesoretto” che arrivera’ dal Recovery Fund, nella speranza di ottenere risorse non esigue gia’ quest’anno. “Superare i problemi strutturali e ridisegnare il Paese”, e’ il ‘titolo’ impegnativo: dall’alta velocita’ (senza “pregiudizi” verso un’opera come il Ponte sullo Stretto) a tasse piu’ basse e progressive (“pagheranno tutti ma pagheranno tutti meno”, assicura), da burocrazia piu’ snella e riforma dell’abuso di ufficio alla fiscalita’ di vantaggio per il Sud.

 

La prossima settimana, forse da lunedi’, a Villa Pamphili Conte convochera’ gli stati generali. Ma a breve dovra’ decidere su Autostrade, verso cui usa parole assai dure. Il governo “a breve” potrebbe anche dover adottare nuove misure una tantum a sostegno di comparti, dal turismo all’artigianato, vicini al collasso. Con la consapevolezza che il suo operato sara’ giudicato anche su come manterra’ l’impegno del premier a riaprire la scuola a settembre in “aule rinnovate”. Il presidente del Consiglio coglie il messaggio inviato il 2 giugno a tutte le forze politiche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E spiega di voler cogliere “l’occasione storica” del Recovery Fund chiamando a raccolta tutti i “principali attori del sistema Italia” e “singole menti brillanti”. Anche chi, come Carlo Bonomi, ha usato verso il governo e la politica paragonata al Covid “espressioni assolutamente infelici”: “Sono sicuro che Confindustria presentera’ progetti lungimiranti non solo di riduzione delle tasse”, lo sfida. Precisando agli industriali che in Italia non ci sara’ nessuna “sovietizzazione” delle imprese. La base di lavoro, spiega, e’ il rapporto della task force di Vittorio Colao che sara’ consegnato “a giorni”.

Il governo, senza passare da rimpasti o allargamenti, offre all’opposizione di scrivere insieme “il progetto di Rinascita” e promette – assicura Conte – di non ‘usare’ i 172 miliardi che potrebbero arrivare dal Recovery Fund come un “tesoretto” per lucrare consenso. Il dialogo si e’ gia’ intensificato tra la maggioranza, sia Pd che Iv, e Forza Italia, dopo la lettera di apertura al dialogo di Silvio Berlusconi. Mentre Matteo Salvini non sembra fidarsi troppo e “sfida” Conte a non escludere l’opposizione “come fatto finora” e prendere in considerazione le proposte leghiste su “burocrazia zero e flat tax”. Caustica Giorgia Meloni: dietro la conferenza stampa convocata da Conte nel cortile di Palazzo Chigi nel giorno della riapertura totale alla circolazione tra le regioni, ci sono solo nuove “promesse”, con un atteggiamento “surreale” di chi continua ad “annunciare bellissime cose” senza realizzarle. Non e’ un buon viatico. Anche se Conte sceglie di tenere toni bassi nel commentare la manifestazione del centrodestra del 2 giugno, senza mascherine e distanziamenti: “Giusto manifestare, ma serve prudenza”.

La maggioranza plaude, da Vito Crimi ad Andrea Orlando che pero’ chiede “strategia” e visione, a un Matteo Renzi che vuol passare “dalle parole ai fatti” sul piano shock. Il leader di Iv rilancia la proposta di elezione diretta del premier ma e’ al tavolo delle riforme economiche che Conte immagina il patto per la ripartenza del Paese. Osserva il ritrovato “entusiasmo” per il ritorno alla socialita’ ma invita i cittadini a essere prudenti nel mantenere distanze e mascherine. Poi annuncia un “percorso di rilancio” con “nuove misure nel breve periodo”, l’impegno a velocizzare i pagamenti e l’utilizzo dei 20 miliardi del programma europeo Sure, per il sostegno al lavoro, e dei finanziamenti Bei. Prudenza sul Mes che divide la maggioranza: “Quando avremo tutti i regolamenti li portero’ in Parlamento e li’ decideremo”.

Nelle prossime settimane dovrebbe intanto essere varato il decreto semplificazioni: “Riformeremo il reato sull’abuso di ufficio e circoscriveremo la responsabilita’ erariale ma rafforzeremo i controlli antimafia”. Una prova a breve per la maggioranza sara’ anche la decisione su Autostrade: finora, spiega Conte, non sono arrivate proposte adeguate da parte di Atlantia e se non ci saranno arrivera’ la “caducazione”, ossia la revoca della concessione. Proprio sui trasporti il premier assume un impegno corposo: “C’e’ tanto da fare, la Roma-Pescara, l’alta velocita’ nel Sud Italia e in Sicilia. Non opere immaginifiche ma mi siedero’ a un tavolo e senza pregiudizi valutero’ anche il Ponte sullo Stretto”. Plaudono i renziani, sono molto piu’ dubbiosi i Cinque stelle. M

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