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Governo rivede piano vaccini. Ira Conte, no ai tagli

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Dopo i ritardi di Pfizer, quelli di AstraZeneca: il governo e’ costretto a rimettere mano al piano vaccini e a rivedere gli obiettivi, con il premier Giuseppe Conte che attacca le case farmaceutiche e definisce “inaccettabili” i tagli annunciati da AstraZeneca. I ritardi “costituiscono gravi violazioni contrattuali che producono danni enormi all’Italia, il nostro piano e’ stato elaborato sulla base di impegni contrattuali liberamente assunti” e per questo, dice, “ricorreremo a tutti gli strumenti e a tutte le iniziative legali per rivendicarne il rispetto”. Gia’ lunedi’ il governo si muovera’ contro Pfizer su tre canali: una diffida per inadempimento e un esposto ai pm per potenziale danno alla salute, entrambi da presentare nel nostro paese, e una richiesta a nome del governo e delle Regioni al foro di Bruxelles per inadempimento. Anche l’Ue vuole vederci chiaro sui ritardi e ha convocato l’azienda inglese lunedi’, indicando due obiettivi: avere un programma chiaro che consenta di pianificare le consegne e accelerare la distribuzione. Ma il governo deve fare i conti anche con altre due problemi sul tavolo: l’allarme che arriva da diversi centri vaccinali regionali, tra cui Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna, sulla mancanza di siringhe di precisione, e la necessita’ di evitare che le varianti del Covid, da quella inglese a quella sudafricana che preoccupa molto di piu’, facciano esplodere i contagi anche in Italia come gia’ avvenuto in diversi paesi europei. Sul primo punto arriva la smentita di Arcuri: “E’ falso”, sono state distribuite meno siringhe “per la banale ragione che Pfizer ci ha inviato un numero inferiore di fiale di vaccino”. Sul rischio varianti, invece, la questione e’ piu’ complessa tanto che l’esecutivo, lo dice il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, sta valutando la possibilita’ di un “innalzamento delle misure”. Il piano vaccini, dunque. Il governo, con il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, ha convocato le regioni assieme a Speranza e Arcuri per aggiornare quello presentato dal ministro della Salute al Parlamento il 2 dicembre. Le prime dosi di Astrazeneca, se il vaccino avra’ il via libera dell’Ema, arriveranno il 15 febbraio, poi ancora il 28 e il 15 marzo. In base al piano inziale, nel primo trimestre del 2021 sarebbero dovute arrivare in Italia 28 milioni e 269mila dosi. Una quantita’ che, ormai e’ evidente a tutti, non sara’ rispettata: entro la fine di marzo le dosi a disposizione saranno meno di 15 milioni, dunque circa la meta’ di quanto previsto. Astrazeneca ha infatti confermato la riduzione a causa di un problema alla produzione, un taglio del 60% che, hanno spiegato sia Conte sia Arcuri, per l’Italia significherebbe passare da 8 milioni a 3,4 milioni di dosi. Alle quali si dovrebbero aggiungere gli 8,7 milioni di Pfizer (se l’azienda americana tornera’ alle forniture iniziali) e il milione e 300mila di Moderna. Una situazione che ha fatto suggerire al governatore del Veneto Zaia, presente all’incontro, che “qualora vi sia un via libera di Ema ai vaccini russo o cinese si possa ricorrere anche a questa soluzione”. Si tratta dunque di rivedere gli obiettivi, come conferma il presidente del Consiglio superiore di Sanita’ Franco Locatelli: “la riduzione della capacita’ produttiva di AstraZeneca richiedera’ la rimodulazione della campagna”. Si dovrebbe riuscire a centrare l’impegno prioritario, vaccinare entro marzo tutti gli operatori sanitari e sociosanitari, ospiti e personale delle Rsa, over 80 e pazienti fragili, oncologici, cardiologici e ematologici. In tutto quasi 7 milioni di italiani. Ma non le altre categorie: i 13 milioni e 400mila italiani tra i 60 e i 79 anni, i 7 milioni e 400mila con almeno una comorbilita’ cronica, oltre al personale dei servizi essenziali: insegnanti e personale scolastico, forze di polizia, personale delle carceri e detenuti. C’e’ poi da tener conto anche di un altro elemento. Quando l’Ema dara’ il via libera al vaccino di AstraZeneca, sottolinea ancora Locatelli, bisognera’ vedere “che tipo di approvazione verra’ data”, se sara’ cioe’ “condizionata a determinati parametri di eta’ piuttosto che di percentuale di copertura vaccinale”. In sostanza, se come sembra il vaccino verra’ consigliato per la popolazione sotto i 55 anni, l’Italia dovra’ individuare nuovi criteri per definire le categorie prioritarie, dando la precedenza ai piu’ giovani.

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Morto l’ex sindaco di Milano e ministro Carlo Tognoli

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L’ex sindaco di Milano e due volte ministro Carlo Tognoli è morto questa mattina. Carlo Tognoli è stato un pezzo importante della storia milanese, della storia del Partito Socialista e anche della politica del Paese degli anni ’80 e ’90. Tognoli aveva 82 anni e a novembre era stato colpito dal covid mentre si trovava ricoverato all’ospedale Gaetano Pini per la frattura del femore. Da sempre iscritto al Psi, Tognoli è stato sindaco di Milano per 10 anni, dal 1976 al 1986. Erano gli anni della Milano cosmopolita, della Milano da bere, città che accoglieva tutti e dava a tutti una occasione. Poi diventò prima europarlamentare e quindi deputato. È stato poi ministro per i Problemi delle Aree Urbane del Turismo e dello Spettacolo fino al 1992, per poi lasciare ogni carica politica. Il cordoglio di Milano per la morte di Tognoli è stato espresso da altri due sindaci della città. Prima quello in carica, Beppe Sala. “Milano piange la scomparsa di Carlo Tognoli, un grande sindaco della nostra città, un uomo politico concreto e aperto alle riforme” ha scritto Sala, che ha ricordato la figura di  Tognoli. Per Sala, il sindaco Tognoli era “un milanese vero. Per me un maestro e un amico sincero. Mi unisco al dolore della famiglia”.

“Carlo Tognoli è stato un sindaco amatissimo che ha affrontato gli anni difficili dell’uscita dal terrorismo dando una impronta alla citta’ che ha segnato un lungo periodo. E’ sempre stato orgoglioso di essere un socialista riformista e anche da ministro si e’ impegnato per Milano”: cosi’ l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha ricordato Carlo Tognoli, scomparso oggi all’eta’ di 82 anni. “Con la sua scomparsa Milano perde una figura di riferimento, un protagonista del dibattito pubblico ascoltato e rispettato. Nei miei anni da sindaco ho dialogato spesso con Tognoli e la sua scomparsa mi addolora profondamente. Rivolgo una grande abbraccio alla sua famiglia e ai tanti suoi amici”, conclude Pisapia.

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Casaleggio: Rousseau, la nostra piattaforma è tra le migliori e più sicure al mondo

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Rousseau ottiene il punteggio massimo in sicurezza sia per la crittografia che per la gestione dei dati degli iscritti. Lo scrive sul blog delle Stelle l’associazione Rousseau che riporta i dati di Digital Democracy Report 2021 in cui, si sostiene, la piattaforma risulta “tra le migliori al mondo”. “Lo studio del report Digital Democracy 2021 evidenzia come Rousseau rappresenti una delle poche soluzioni sul mercato in grado di fornire un percorso costruttivo per la governance digitale di massa e dia significativamente potere alle persone attraverso le tradizionali strutture democratiche rappresentative e di come abbia dimostrato una comprovata capacita’ di gestire decine o addirittura centinaia di migliaia di partecipanti contemporaneamente. Alla luce di quest’analisi approfondita il report suggerisce quindi l’adozione di Rousseauanche ad altri movimenti e grandi organizzazioni che vogliano promuovere la partecipazione in comunita’ di migliaia e migliaia di persone” riporta Rousseau. Sono 22 – si riferisce nel blog – le piattaforme internazionali di democrazia digitale operanti in 25 Paesi, sia nel settore pubblico che in quello privato, oggetto di studio del Digital Democracy Report 2021 realizzato dal Solonian Democracy Institute, centro internazionale di ricerca con sede a Dublino che studia le tecnologie emergenti e le organizzazioni che favoriscono lo sviluppo della cultura democratica nel mondo. Tra queste piattaforme, “Rousseau ha ottenuto un punteggio pari al 77% che certifica a livello internazionale la qualita’ e il valore del modello rappresentato dall’ecosistema Rousseau, pioniere della democrazia partecipata digitale in Italia”. In particolare la piattaforma ha ricevuto il massimo del punteggio, 3 stelle su 3, in capacita’ di esecuzione; il punteggio massimo in sicurezza. Inoltre, Solonian afferma che “Rousseau rappresenta un caso di studio internazionale e stabilisce un record mondiale per la partecipazione a una consultazione online in un solo giorno”. Insomma, racconta il report, “grazie alle idee avanguardistiche di Gianroberto Casaleggio che rappresentano tuttora il cuore del progetto Rousseau, la piattaforma sarebbe riuscita nel corso degli anni a coniugare l’attivismo civico in rete con l’impegno politico nel mondo fisico, mobilitando i propri iscritti verso un modo nuovo e innovativo di fare politica nel quale e’ l’individuo a essere al centro del processo decisionale”.

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Casaleggio sfida Grillo e prepara la scissione nel M5S

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Beppe Grillo ha difficoltà a giustificare il sì a Draghi. Usa il Mite, ministero della Transizione ecologica, ma le argomentazioni sono debolucce. Davide Casaleggio e l’Associazione Rousseau annunciano per il 10 marzo un manifesto, “perché è arrivato il momento di riattivare i motori e cominciare la nostra corsa controvento”. Molti espulsi di fresco, nomi come Barbara Lezzi, Nicola Morra e Elio Lannutti, gli battono le mani. E pare l’embrione di una sorta di scissione, di un nuovo movimento per recuperare i valori originari del M5S . IlGarante ha provato ad evitare lo scontro finale tra il Movimento e Casaleggio ma lo strappo c’è. Tanti grillini corrono a chiedere di potersi cancellare da Rousseau, mentre il ministro Stefano Patuanelli è feroce: “Auguri a Rousseau, il M5S non va di bolina ma con il vento in poppa e con Conte”. Tutto questo, nel giorno in cui Nicola Zingaretti si dimette da segretario dem, mettendo a serissimo rischio l’alleanza giallorosa. E nello stesso giovedì in cui Grillo diffonde un torrenziale post in cui spiega l’entrata nel governo: “Il M5S ha deciso di non sottrarsi alle sue responsabilità, per contribuire a fare un uso più lungimirante possibile dei 209 miliardi” del Recovery Plan. Quindi sì a Draghi, “a cui abbiamo posto due condizioni tassative, l’istituzione di un super ministero della Transizione ecologica e soprattutto del Comitato interministeriale per la Transizione, sotto la responsabilità diretta del premier”. Grillo blinda, ancora, Virginia Raggi. E la cosa, a dire il vero, non  è che faccia davvero piacere. Significa che ce n’è bisogno?  “Il Comune di Roma è in buona posizione per dare nuovo slancio ecologico alla città”. Ma Casaleggio che fa? Che cosa dice?. “Non è più tempo di accontentarsi – scrive l’Associazione Rousseau – Per tornare a volare alto dobbiamo anteporre le idee alle persone e le riforme alle poltrone”. È l’anatema, e la scissione, anche se un big sussurra: “Vuole solo alzare la posta”. Anche perché Casaleggio chiede ancora al M5S restituzioni per quasi 450 mila euro. Ma ormai le strade si divideranno. Con Alessandro Di Battista che si tiene a debita distanza dalle due parti. E Conte? “Lavora al progetto” ripetono. Cioè al nuovo Statuto dove sono previsti segretari regionali e una tesoreria centrale, per il M5S del 2050. Quello dove Casaleggio non ci sarà.

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