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Governo in affanno al Senato, e il M5S sarà costretto a digerire il Mes

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E’ la tenuta del Movimento 5 stelle, il fattore che piu’ impensierisce Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti nella prospettiva della “fase di rilancio” dell’azione del governo. E’ questo il vero ostacolo, secondo piu’ di un dirigente Dem al rimpasto che tra le fila Pd in tanti continuano ad auspicare. E resta il fattore pentastellato la ragione per cui il premier continua a prendere tempo sul Mes. Ora – e’ l’impressione che riporta chi ha avuto modo di parlare con Palazzo Chigi- i numeri non ci sono: spingere sul fondo Salva stati rischierebbe di far cadere la maggioranza. A tranquillizzare il capo del governo per ora c’e’ la strategia del segretario del Pd. Zingaretti, dopo una riunione con alcuni big Dem tra cui Dario Franceschini, torna a smentire di voler chiedere un posto nel governo e al premier concede sul fondo Salva Stati il tempo di aprire un dibattito “nel merito”, sulla sanita’. Ma passare dai rinvii al fare e’ la condizione su cui il leader Dem non intende transigere, dopo aver “rafforzato” il governo con le regionali. Aiuterebbe il suo ingresso nel governo da vicepremier, sono convinti in molti nel Pd: potrebbe riparlarsene – sostiene chi suggerisce questo schema – dopo gli stati generali M5s, per trovare un equilibrio con la nuova leadership pentastellata. Il giorno dopo il voto l’uno-due del segretario del Pd e del premier va in scena sul tema dei decreti sicurezza: e’ il primo risultato che i Dem incassano. Piu’ problematica – e preoccupante per i governisti M5s – e’ la voce “Mes”. Perche’ i conti sono stati fatti e rifatti: i pentastellati al Senato (ma anche alla Camera), non reggerebbero quel voto. Ed e’ difficile che per spostare l’orientamento delle ‘truppe’ parlamentari si espongano ministri e dirigenti M5s, nel momento in cui si apre – senza esclusione di colpi – la partita del congresso. Di qui la richiesta di altro tempo agli alleati. E la scelta di Conte di continuare a battere, come vero banco di prova del governo, sul Recovery fund: saper ben progettare e poi spendere i 209 miliardi di fondi europei e’ tutt’altro che scontato, e’ la preoccupazione comune a piu’ d’uno in Consiglio dei ministri. E che sia il momento della serieta’, e’ il messaggio che il presidente del Consiglio intende dare al Paese. Dopo il voto per le regionali e il rilancio di Zingaretti e di Di Maio, in asse con Conte, sulla prospettiva di legislatura del governo giallo-rosso, l’auspicio che trapela dal Colle e’ che ora i partiti di maggioranza e di opposizione si concentrino e si confrontino sui problemi del Paese. Sui progetti per il Recovery fund il confronto ci sara’, assicura il premier, con il governo e con l’opposizione, Salvini incluso. Ma anche dentro la maggioranza – nel confronto con le Camere – un metodo di lavoro va ancora in concreto perfezionato. Le prossime settimane si annunciano non semplici. A mettere il carico, c’e’ la necessita’ – di cui sono convinti Dem e renziani – di chiedere i 37 miliardi del Mes per dare sostegno alla sanita’ e fiato alla legge di bilancio. Che se ne possa parlare prima degli stati generali, pero’, anche i piu’ dialoganti tra i Cinque stelle lo escludono. Se anche il premier scegliesse di accettare i voti in Parlamento di Fi per far passare la linea del Mes, infatti, probabilmente non basterebbero: e’ troppo ampia in questa fase la faglia nel Movimento. In nome della tenuta della maggioranza viene per il momento rinviato – ma non del tutto archiviato – anche il tema rimpasto. Il Pd non intende, dopo aver incassato la vittoria, porre una questione di posti: dovrebbe essere il premier, dice un dirigente di maggioranza, a farsi carico dei nuovi equilibri. Ma se a spingere in questa direzione sono le aspirazioni di diversi esponenti della maggioranza Pd, sarebbe difficile governare i malumori pentastellati. Certo, osserva piu’ di un big Dem, non si puo’ ignorare anche un dato politico: lo schema che vedrebbe Zingaretti nel governo da vicepremier (magari insieme a Di Maio, di nuovo nella leadership M5s), consentirebbe non solo di dare una spinta al governo ma anche all’alleanza strutturale. Percio’ il discorso e’ accantonato, assicura piu’ d’uno, non archiviato. In questa chiave al presidente del Lazio fa sponda la volonta’ di Di Maio di un tavolo per le alleanze alle comunali 2021, con un rebus all’orizzonte: la candidatura di Virginia Raggi, gia’ ampiamente bocciata dal Pd.

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Nicola Di Bari in rianimazione dopo operazione al cuore

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Nicola Di Bari e’ ricoverato in rianimazione all’Ospedale San Raffaele di Milano. A darne notizia e’ il suo manager, Franco Mariello. Le condizioni del cantautore pugliese si sono aggravate nelle ultime ore a seguito di un’operazione alle coronarie, a cui era stato sottoposto tre giorni fa. Di Bari, vincitore per due volte del Festival di Sanremo e autore di brani entrati nella storia della musica leggera italiana come Chitarra suona piu’ piano o La prima cosa bella, ha compiuto 80 anni il 29 settembre scorso.

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Barcellona, si dimette il presidente Bartomeu con tutta la giunta direttiva del club

Marina Delfi

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Il presidente del Barcellona, Josep Maria Bartomeu, e tutta la giunta direttiva del club si sono dimessi: lo hanno annunciato   i media spagnoli. Bartomeu e i vertici blaugrana hanno fatto un passo indietro dopo il ribaltone di ieri a poche ore dalla sfida a Torino contro la Juventus.

Le dimissioni sarebbero state dettate dall’impossibilità di spostare il referendum sul voto di censura nei confronti Bartomeu, presentato dalla Generalitat catalana che non ha rilevato alcun impedimento allo svolgimento del referendum dell’1 e 2 novembre di sfiducia alla dirigenza nonostante le misure prese per contenere i contagi da Covid nel Paese. Bartomeu -da tempo in disaccordo con Messi- era in carica dal 2015

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Saccheggi e paura, questore “pagina nera per Torino”

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La serata di guerriglia urbana scatenata dalle frange violente della protesta contro il Dpcm ha lasciato i segni nelle vie dello shopping elegante di Torino e ha alimentato nuove inquietudini e paure. Chiunque poteva rendersene conto oggi, camminando sotto i portici di via Roma: non solo vandalismi, ma anche saccheggi che nel capoluogo piemontese non si vedevano da tempo. Presi di mira i marchi del lusso: vetrine infrante, scaffali depredati, bottiglie rotte e cestini dell’immondizia ribaltati. Una devastazione che ha finito per mettere in secondo piano il raduno pacifico delle categorie piu’ colpite dalla nuova stretta anti-Covid. “Una pagina nera nella storia di Torino – commenta il questore Giuseppe De Matteis – che non e’ ascrivibile a malumore sociale o a un malcontento particolare, ma addebitabile unicamente alla regia di soggetti dediti alla delinquenza”. Professionisti della violenza che “hanno cercato in tutti i modi di allontanarci dalla piazza. – e’ la ricostruzione del questore – Per due ore i nostri reparti sono stati fatti bersaglio di tutto, anche pietre e cubetti di porfido. Solo verso la fine, quando hanno capito che non avremmo lasciato piazza Castello, sono state effettuate manovre diversive”. Ci sono stati i primi 5 arresti, denunce, la polizia scientifica ha raccolto elementi utili a rintracciare gli assalitori. Tra le forze dell’ordine si contano una decina di feriti. La sindaca Chiara Appendino ha toccato con mano, girando tra i negozi con le vetrine devastate e razziate. “E’ evidente – il suo amaro commento – che ci sono state infiltrazioni. Qualcuno non e’ venuto in piazza per protestare ma per distruggere”. Un raid che ha scosso i torinesi e la prima cittadina. “Le categorie che si erano date appuntamento nell’altra piazza per manifestare il dissenso in modo pacifico sono state danneggiate tre volte – dice la sindaca – prima di tutto perche’ la violenza ha inquinato la loro civile protesta, poi per i danni economici e infine per la paura che ha convinto altri che avrebbero voluto a non aderire alla protesta pacifica”. Un’azione cosi’ violenta ha sorpreso: “Prefettura e Questura avevano coordinato tutti gli interventi – sottolinea Chiara Appendino – in campo c’erano tantissime forze dell’ordine, ma sono entrati in azione gruppi organizzati. Che si sono macchiati di sciacallaggio sulle spalle di lavoratori, commercianti e imprenditori”. Domani i commercianti torinesi si ritroveranno in piazza, alle 11.30, per la manifestazione nazionale indetta, in tutte le citta’ italiane, da Fipe-Confcommercio: “Cio’ che e’ accaduto ieri – spiega Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino – non deve oscurare le rivendicazioni di imprese ingiustamente sacrificate dalle ultime misure anti Covid e di imprenditori in ginocchio”. Per le violenze di lunedi’ sera, il governatore del Piemonte Alberto Cirio invoca “rigore assoluto, punizioni esemplari”. E fa notare “che sono una minoranza che non c’entra niente con l’altra piazza che io porto con me, come Regione, in tutti i tavoli di trattativa con il Governo perche’ ci siano risposte concrete, chiare e immediate nei confronti di queste attivita’”.

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