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Governo cambia intercettazioni 007, opposizione insorge

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In attesa della riforma delle intercettazioni annunciata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il Governo vuole cambiare le regole per quelle disposte dagli 007: saranno a tempo, per 40 giorni prorogabili di 20 in 20; i dati acquisiti verranno distrutti entro sei mesi ed il procuratore generale della Corte d’Appello di Roma potrà autorizzarne la conservazione per 24 mesi al massimo. Le spese, infine, non saranno più coperte dal ministero della Giustizia ma dallo stesso sistema dell’intelligence, anche per evitare la circolazione di informazioni riservate fuori dal comparto. Le novità sono contenute in un emendamento alla manovra contestato dalle opposizioni. Le intercettazioni vengono così poste “sotto il controllo politico con la scusa del finanziamento Mef! Stato di polizia?”, si allarma il dem Andrea Orlando. Ma da Palazzo Chigi spiegano: si tratta di un intervento per “razionalizzare” la materia e non per espandere l’attività di ascolto dell’intelligence: c’è l’obbligo stringente di spiegarne le motivazioni al procuratore generale, nonchè la distruzione del materiale raccolto con l’attività di ascolto, cosa che prima non era prevista. L’emendamento modifica la legge 155 del 2005 – il pacchetto antiterrorismo – stabilendo che il presidente del Consiglio può delegare i direttori di Aisi ed Aise a richiedere al procuratore generale presso la Corte di appello di Roma l’autorizzazione ad intercettare “comunicazioni o conversazioni, anche per via telematica” e “tra presenti, anche se queste avvengono nei luoghi indicati dall’articolo 614 del codice penale”.

L’articolo è quello della violazione di domicilio. Si parla dunque della possibilità di mettere microspie nelle abitazioni. L’ok avviene per la durata massima di 40 giorni, prorogabili di 20 in 20 e l’autorizzazione a proseguire l’attività “è data con decreto motivato nel quale sono indicate le ragioni che rendono necessaria la proroga dell’intercettazione”. Il verbale sintetico delle intercettazioni svolte è depositato presso il procuratore generale entro 30 giorni dal termine delle operazioni. Il magistrato, “verificata la conformità delle attività compiute all’autorizzazione, dispone l’immediata distruzione dei verbali, dei contenuti intercettati, degli eventuali supporti mobili utilizzati e di ogni eventuale copia, anche informatica, totale o parziale, dei contenuti”. Il procuratore, su richiesta motivata dei direttori dei servizi, può autorizzare il differimento del deposito dei verbali per sei mesi al massimo. A conclusione delle operazioni, dopo la comunicazione del premier al Copasir, il procuratore generale “dispone la distruzione della documentazione anche da egli detenuta”.

L’emendamento specifica poi che gli elementi acquisiti attraverso le attività di ascolto “non possono essere utilizzati nel procedimento penale” e, in ogni caso, “le attività di intercettazione e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime non possono essere menzionate in atti di indagine né costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate”. Le spese per le intercettazioni disposte dai servizi, infine, vengono attribuite alla presidenza del Consiglio. L’innovazione, spiega la relazione illustrativa, è dovuta al fatto che le intercettazioni per fini di intelligence non sono omologabili a quelle giudiziarie, né a quelle preventive svolte dalle forze di polizia in ambito investigativo, “intende garantire che le spese relative alle intercettazioni, attualmente a carico del ministero della Giustizia, siano più correttamente imputate all’apposito programma di spesa” dei servizi. In questo modo, viene sottolineato, si evita “la circolazione al di fuori del Comparto intelligence di documentazione contabile contenente elementi di natura sensibile, come numeri telefonici e autorità giudiziaria autorizzante, che rende riconducibile la relativa attività ai Servizi di informazione, determinando un evidente vulnus alle esigenze di riservatezza”. La norma, prevede la relazione, potrebbe determinare “minori oneri”, in particolare se si attuerà la possibilità di pagare in modo forfettario, con un canone annuale invece che con il pagamento “a consumo” i costi telefonici.

Ma l’iniziativa del Governo non piace all’opposizione. Oltre ad Orlando, contestano anche i Cinquestelle: “è inaccettabile – osservano – che il governo intervenga su un tema di estrema delicatezza con una modifica proposta nottetempo all’interno della legge di Bilancio”. Per Devis Dori (Alleanza Verdi e Sinistra), “è sospetta la fretta con cui il Governo ha inserito in Manovra un emendamento sulle intercettazioni preventive”. Da Palazzo Chigi ribattono che è il passaggio della copertura delle spese per le intercettazioni dal ministero della Giustizia alla presidenza del Consiglio, cui fa capo l’intelligence, a spiegare l’inserimento della misura in manovra. Mentre il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è cauto: “stiamo affrontando la questione. Vogliamo vedere effettivamente se ci sono eventualmente dei risparmi per cui si può considerare la norma ammissibile o è solo una questione ordinamentale”.

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Economia

Produzione industriale, segnali di ripresa a marzo: l’auto traina ma il trimestre resta in rosso

La produzione industriale italiana cresce a marzo 2026 grazie soprattutto al settore auto, ma il primo trimestre resta negativo. Secondo i dati Istat, aumentano i mezzi di trasporto mentre calano ancora i beni di consumo durevoli. Sullo sfondo pesano guerra, rincari energetici e debolezza dell’economia europea.

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Segnali positivi arrivano dall’industria italiana nel mese di marzo. Secondo i dati diffusi da Istat, la produzione industriale cresce dello 0,7% rispetto a febbraio e dell’1,5% su base annua. Si tratta del secondo aumento consecutivo dopo il recupero registrato già a febbraio.

La spinta principale arriva dal comparto automotive, che torna a trainare l’industria nazionale.

Il settore auto guida la ripresa

Tra i comparti più dinamici emerge la fabbricazione dei mezzi di trasporto, cresciuta dell’11,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare sono gli autoveicoli a sostenere il recupero produttivo.

Un dato che offre un po’ di ossigeno a un settore che negli ultimi anni ha attraversato profonde difficoltà tra transizione energetica, crisi dei costi e rallentamento europeo.

Il trimestre resta negativo

Nonostante il miglioramento degli ultimi due mesi, il bilancio del primo trimestre 2026 resta però in territorio negativo. Nella media dei primi tre mesi dell’anno, infatti, la produzione industriale registra un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

Il recupero di marzo non basta quindi ancora a invertire completamente il trend di debolezza.

Crollano i beni durevoli

A preoccupare resta soprattutto l’andamento dei beni di consumo. Il comparto registra infatti il quarto calo congiunturale consecutivo, con particolare sofferenza per i beni durevoli. Secondo Unione Nazionale Consumatori, il dato riflette le difficoltà economiche delle famiglie italiane.

Anche Codacons avverte che il quadro potrebbe peggiorare nei prossimi mesi.

Il peso della guerra e dell’energia

Nella propria nota economica, l’Istat sottolinea come lo scenario internazionale continui a essere segnato dall’incertezza. Il conflitto in Medio Oriente sta infatti producendo effetti importanti sui mercati energetici e sulle materie prime.

L’aumento dei prezzi dell’energia rischia di frenare ulteriormente consumi e produzione industriale europea.

Europa debole, Asia e Usa più forti

L’analisi dell’Istat evidenzia anche forti differenze nella crescita mondiale. L’Asia continua a mostrare dinamismo economico, mentre gli Stati Uniti mantengono una crescita solida. Più debole invece il quadro europeo.

Nel primo trimestre il Pil italiano cresce dello 0,2%, meglio della Francia ma meno rispetto a Spagna e Germania.

Il nodo del drenaggio fiscale

L’Istat affronta anche il tema del drenaggio fiscale, cioè l’effetto dell’aumento nominale dei redditi sugli scaglioni Irpef. Secondo le stime dell’istituto, le riforme fiscali introdotte tra il 2021 e il 2026 avrebbero compensato gli effetti del drenaggio, garantendo un beneficio medio di circa 40 euro per contribuente.

Un ruolo importante sarebbe stato svolto dall’Assegno unico familiare.

Il governo rivendica i risultati

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo commenta positivamente i dati.

“La rotta tracciata dalla delega fiscale è quella giusta”, afferma, sostenendo che i numeri confermano l’efficacia delle misure adottate dal governo.

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Cultura

Chailly saluta la Scala con “Nabucco”: “Verdi va diretto con uno sguardo contemporaneo”

Riccardo Chailly dirige il suo ultimo Nabucco come direttore musicale della Scala di Milano. La nuova produzione con Anna Netrebko, Luca Salsi e Francesco Meli propone una lettura contemporanea dell’opera di Verdi, con l’inserimento di un divertissement del 1848 mai eseguito in scena. Chailly: “Verdi va interpretato con uno sguardo moderno”.

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Riccardo Chailly non vuole parlare di nostalgia. Eppure il Nabucco che debutterà il 16 maggio al Teatro alla Scala segna un momento simbolico: sarà infatti la sua ultima opera come direttore musicale del teatro milanese.

Un addio importante che Chailly affronta guardando avanti, non indietro.

“Io guardo al primo Verdi come alla musica del Novecento”, ha spiegato il maestro durante la conferenza stampa di presentazione.

Un allestimento monumentale

La produzione si presenta come uno dei grandi eventi lirici della stagione.

Sul palco saliranno interpreti di primo piano come Anna Netrebko, Luca Salsi, Michele Pertusi e Francesco Meli.

La regia è firmata da Alessandro Talevi, mentre scenografie e costumi portano la firma di Gary McCann.

Il divertissement ritrovato

Elemento assolutamente inedito di questo allestimento sarà l’inserimento del divertissement composto da Giuseppe Verdiper una ripresa dell’opera a Bruxelles nel 1848.

La pagina musicale, riscoperta nel 2021, non era mai stata eseguita in forma scenica.

Il frammento sarà collocato dopo il primo coro del terzo atto e proporrà una rilettura del mito di Semiramide.

Anna Netrebko tornerà anche a mostrare le sue qualità di ballerina in una sequenza pensata come “spettacolo nello spettacolo”.

Un’opera che parla al presente

Secondo Chailly e il cast, Nabucco conserva una forza drammatica profondamente attuale.

Le guerre, il potere, l’ambizione politica e la distruzione attraversano infatti l’opera con impressionante modernità.

Veronica Simeoni, interprete di Fenena, ha sottolineato come l’opera rifletta “odio, guerre e presunzioni”.

Per il sovrintendente Fortunato Ortombina, “l’opera di Verdi ogni volta è un inno alla pace”.

L’ombra del potere contemporaneo

Nel racconto scenico di Talevi emergono chiaramente i temi dell’ambizione e della gestione del potere.

Il regista ha ammesso che alcuni aspetti del personaggio di Nabucco gli abbiano fatto pensare a Donald Trump, pur senza inserire riferimenti espliciti nell’allestimento.

“La genialità di quest’opera è che è universale”, ha spiegato Talevi, evitando attualizzazioni troppo dirette.

Il bilancio di dodici anni alla Scala

Pur evitando toni malinconici, Chailly ha riconosciuto il valore del percorso compiuto alla Scala. Il maestro ha parlato di un lavoro durato dodici anni con coro e orchestra per costruire un nuovo approccio ai lavori giovanili di Verdi. Un percorso che considera uno dei risultati artistici più importanti della sua esperienza milanese.

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In Evidenza

Sinner domina il derby con Pellegrino e vola ai quarti di finale di Roma

Jannik Sinner batte Andrea Pellegrino 6-2, 6-3 nel derby azzurro degli Internazionali d’Italia e vola ai quarti di finale del torneo di Roma. Il numero uno del mondo affronterà il vincente tra Rublev e Basilashvili. Applausi anche per il gesto finale di Sinner che sulla telecamera ha scritto: “Grande Andrea”.

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Jannik Sinner continua la sua corsa agli Internazionali d’Italia e conquista i quarti di finale superando nel derby italiano Andrea Pellegrino.

Sul Centrale del Foro Italico il numero uno del mondo si impone con autorità in due set, 6-2, 6-3, confermando uno stato di forma impressionante.

Pellegrino lotta ma Sinner controlla il match

Il tennista di Bisceglie prova a restare aggrappato alla partita soprattutto nel secondo set, sostenuto anche dall’entusiasmo del pubblico romano.

Ma Sinner gestisce il ritmo con lucidità e qualità superiori, senza mai dare realmente la sensazione di poter perdere il controllo del match.

La differenza si vede soprattutto negli scambi da fondo campo e nella continuità mentale del numero uno al mondo.

Ora i quarti contro Rublev o Basilashvili

Con questa vittoria Sinner accede ai quarti di finale dove affronterà il vincente della sfida tra Andrey Rublev e Nikoloz Basilashvili.

L’obiettivo resta quello di riportare il titolo maschile degli Internazionali d’Italia nelle mani di un italiano cinquant’anni dopo Adriano Panatta.

Il gesto di Sinner conquista il pubblico

A colpire il pubblico, oltre alla vittoria, è stato soprattutto il gesto finale di Sinner.

Al termine della partita il campione altoatesino ha scritto sulla telecamera con il pennarello:

“Grande Andrea”

Un omaggio elegante e sportivo rivolto al connazionale Pellegrino, protagonista di un torneo straordinario partito dalle qualificazioni.

Roma sogna con il suo numero uno

Il Foro Italico continua a vivere giornate da record di pubblico e entusiasmo. Con Sinner ancora in corsa, cresce la speranza di vedere finalmente un italiano trionfare a Roma dopo mezzo secolo. E il numero uno del mondo continua a dare l’impressione di poter davvero scrivere un’altra pagina storica del tennis italiano.

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