Economia
Governo, allarme recessione: Giorgetti spinge per sospendere il Patto di Stabilità
Il ministro Giorgetti lancia l’allarme recessione legata alla crisi energetica e chiede a Bruxelles la sospensione del Patto di Stabilità.
Il rischio recessione entra apertamente nel dibattito politico ed economico italiano. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha evocato uno scenario critico, legato agli effetti della crisi energetica connessa alla guerra in Iran, sottolineando come una mancata de-escalation potrebbe avere conseguenze pesanti sull’economia.
Un timore condiviso anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che insieme al titolare del Mef ha già avviato interlocuzioni con Bruxelles.
La richiesta a Bruxelles sul Patto di Stabilità
Il governo italiano ha chiesto una sospensione del Patto di Stabilità, misura che consentirebbe di ampliare i margini di spesa pubblica. L’obiettivo è quello di sostenere famiglie e imprese in una fase segnata da rincari e crescita debole.
La richiesta si inserisce in un contesto complesso, caratterizzato da spazi fiscali limitati e dalla necessità di conciliare interventi economici con gli impegni europei.
Nodo spesa militare e impegni Nato
Tra i dossier più delicati c’è quello dell’aumento delle spese per la difesa, in linea con gli impegni Nato. Una questione politicamente sensibile, che incontra resistenze anche all’interno della maggioranza.
Da Fratelli d’Italia arriva una posizione chiara: secondo Francesco Filini, senza una sospensione del Patto di Stabilità risulterebbe difficile sostenere un incremento della spesa militare.
I nodi economici: Pil, Pnrr e deficit
Il quadro economico resta incerto: crescita in rallentamento, fase finale del Pnrr e tensioni sui prezzi rappresentano elementi di criticità. A questi si aggiunge l’incognita sull’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Una risposta è attesa il 22 aprile da Eurostat, passaggio chiave prima della definizione del nuovo Documento di finanza pubblica.
Riassetto politico e tensioni nella maggioranza
Parallelamente ai dossier economici, la premier lavora al riassetto della squadra di governo, con nuove nomine tra sottosegretari e deleghe da ridefinire.
All’interno della maggioranza si registrano movimenti, in particolare in Forza Italia, dove il confronto tra Antonio Tajanie la famiglia Berlusconi potrebbe portare a un rinvio del congresso e a una riorganizzazione interna.
Tra i nomi in circolazione per incarichi parlamentari emerge quello di Enrico Costa, mentre restano aperti diversi nodi su deleghe e ministeri.
Una fase delicata per il governo
Tra pressioni economiche, equilibri europei e dinamiche interne alla maggioranza, l’esecutivo si trova di fronte a una fase complessa.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’Italia riuscirà a ottenere margini di manovra in Europa e a contenere gli effetti di una possibile crisi economica legata allo scenario internazionale.
Economia
Electrolux shock in Italia: “Ottimizzazione” da 1.700 posti, sindacati in rivolta contro gli esuberi
Electrolux annuncia un piano di revisione organizzativa in Italia con circa 1.700 posti di lavoro a rischio e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Sindacati sul piede di guerra con scioperi e richiesta di tavolo al Mimit. Forte preoccupazione per il futuro del settore italiano degli elettrodomestici.
Una “ottimizzazione” da circa 1.700 posizioni lavorative che per i sindacati significa una sola cosa: esuberi.
Electrolux ha annunciato un vasto piano di revisione organizzativa che coinvolgerà tutte le sedi italiane del gruppo, provocando una durissima reazione delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni locali.
Il progetto prevede un ridimensionamento di circa un terzo della forza lavoro italiana della multinazionale.
La comunicazione è arrivata durante un incontro nella sede di Confindustria.
Chiude lo stabilimento di Cerreto d’Esi
Il dato più pesante del piano riguarda la chiusura completa dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, dove lavorano circa 170 addetti impegnati soprattutto nella produzione di cappe aspiranti.
Ma il piano coinvolgerà anche gli altri siti italiani del gruppo: Porcia, Susegana, Forlì e Solaro.
Secondo l’azienda, la revisione servirà a concentrare le risorse sulle produzioni “a maggior valore aggiunto”, razionalizzando attività e volumi produttivi.
Sindacati: “Piano inaccettabile”
La risposta dei sindacati è stata immediata.
Fim, Fiom e Uilm hanno respinto il progetto, proclamando già da domani otto ore di sciopero e chiedendo l’apertura urgente di un tavolo ministeriale.
Per i rappresentanti dei lavoratori si tratta dell’ennesimo colpo all’industria italiana degli elettrodomestici.
Daniela Fumarola parla di “strategie ciniche e antisociali sulla pelle dei lavoratori”, ricordando che chi investe in Italia “ha anche una responsabilità sociale verso il lavoro e il tessuto produttivo nazionale”.
“Rischia di sparire un intero settore”
Durissime anche le reazioni territoriali.
Secondo Pierpaolo Pullini, il piano rappresenta “l’ennesimo duro colpo al distretto degli elettrodomestici del fabrianese”.
Per Alessio Lovisotto nessuno si aspettava “un piano di queste dimensioni”.
I sindacati temono che la crisi possa travolgere progressivamente l’intero comparto italiano degli elettrodomestici.
Gianluca Ficco avverte infatti che senza interventi di sistema “rischia di scomparire in pochi anni un intero settore industriale”.
Il governo segue il dossier
Anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è intervenuto sulla vicenda, facendo sapere di seguire “con la massima attenzione” gli sviluppi del piano Electrolux.
Il Mimit ha annunciato monitoraggi costanti e un confronto strutturato con azienda e sindacati per cercare soluzioni che tutelino occupazione e continuità produttiva.
Electrolux: “L’Italia resta strategica”
Nonostante il piano di ridimensionamento, Electrolux sostiene che l’Italia continuerà a rappresentare un Paese strategico per il gruppo grazie alla presenza industriale e al contributo nello sviluppo di prodotto.
Ma sul territorio prevalgono forte preoccupazione e rabbia.
La prospettiva di 1.700 posti di lavoro a rischio riaccende il dibattito sul futuro dell’industria manifatturiera italiana e sulla tenuta dei grandi poli produttivi storici del Paese.
Economia
Giovanni Ferrero: “L’intelligenza artificiale non sostituirà l’uomo”. Il patron Ferrero si racconta al Corriere della Sera
In una lunga intervista al Corriere della Sera, Giovanni Ferrero parla del suo nuovo romanzo “Il Discepolo”, della figura di Caravaggio, del futuro dell’Italia e dei rischi legati all’intelligenza artificiale. Il patron Ferrero assicura: “Nella nostra azienda nessuno perderà il lavoro per colpa dell’AI”.
Economia
Leonardo, Roberto Cingolani lascia: accordo consensuale e indennità da oltre 4,4 milioni
Nel comunicato finale, Leonardo ringrazia Roberto Cingolani “per il prezioso contributo fornito alla crescita del Gruppo” e gli rivolge “i migliori auguri” per il futuro professionale.
Leonardo ha comunicato ufficialmente la cessazione dell’incarico del professor Roberto Cingolani come amministratore delegato e direttore generale del gruppo.
Il mandato si è concluso dopo tre anni, dal 9 maggio 2023 al 7 maggio 2026.
La società ha spiegato che il Consiglio di amministrazione, nelle riunioni del 5 e 7 maggio, ha dato attuazione alle procedure previste dalla politica sulle remunerazioni approvata dall’assemblea degli azionisti.
Accordo consensuale e indennità milionaria
Leonardo ha precisato di avere perfezionato con Cingolani un accordo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dirigenziale.
L’intesa prevede il riconoscimento di una indennità complessiva lorda pari a 4 milioni 483 mila 250 euro, equivalente a 24 mensilità di retribuzione fissa e variabile di breve termine.
L’importo sarà erogato entro luglio 2026.
Incentivi mantenuti pro quota
Nel comunicato si specifica inoltre che l’ex amministratore delegato manterrà i diritti collegati ai sistemi di incentivazione già assegnati, calcolati pro-rata temporis fino alla data di cessazione del rapporto.
L’effettiva erogazione resterà comunque subordinata alla verifica del raggiungimento degli obiettivi di performance previsti.
Nessun patto di non concorrenza
Leonardo evidenzia anche che non è previsto alcun vincolo di non concorrenza successivo alla cessazione dell’incarico.
Di conseguenza, non sarà corrisposto alcun compenso aggiuntivo a tale titolo.


