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Golpe fallito in Venezuela, ma il cosiddetto Gruppo Lima intima a Maduro di lasciare il potere

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Il Gruppo di Lima, riunitosi ieri per via telematica, ha ingiunto al presidente Nicolas Maduro di mettere fine alla sua “usurpazione” del potere in Venezuela, “affinche’ possa cominciare la transizione democratica”, e nel contempo ha negato che il processo messo in atto dal leader dell’opposizione quale “presidente incaricato” sia “qualificato come colpo di Stato”. In un testo diramato dal ministero degli Esteri del Peru’ hanno ricordato la priorita’ di “una normalizzazione costituzionale e della ricostruzione economica e sociale del Venezuela”. Undici dei Paesi membri (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panama, Paraguay, Peru), piu’ il delegato venezuelano che rappresenta Guaidò, hanno espresso il loro “pieno appoggio al processo costituzionale e popolare intrapreso dal popolo venezuelano” sotto la leadership di Guaido per “recuperare la democrazia in Venezuela”.

Dopo aver negato che il processo guidato da Guaido possa essere qualificato come “colpo di Stato”, il Gruppo esige il pieno rispetto della “vita, integrita’ e liberta’ di tutti i venezuelani, di tutti i membri della Assemblea nazionale” e “la liberazione di tutti i detenuti politici”. I Paesi firmatari rinnovano poi l’appello alla Forza armata nazionale del Venezuela a manifestare lealta’ al presidente incaricato Juan Guaidò e “cessino di servire come strumento del regime illegittimo per l’oppressione del popolo venezuelano”. Infine, chiedono alla comunita’ internazionale “di seguire con attenzione l’evoluzione degli avvenimenti” e di “offrire il suo appoggio politico e diplomatico alle legittime aspirazioni del popolo venezuelano di tornare a vivere in democrazia e liberta’”. La prossima riunione del Gruppo, di cui fa parte anche il Messico che pero’ non firma i documenti sul Venezuela, si svolgera’ il 3 maggio prossimo a Lima.

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Esteri

Germania sotto shock per l’omicidio del politico Walter Luebcke, l’assassino è un neonazista

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Era la conferma che in tanti si aspettavano in Germania ma che nessuno avrebbe voluto. Il fatto che il presunto assassino di Walter Luebcke sia un estremista di destra legato ai neonazisti dell’Npd sta scuotendo l’opinione pubblica del Paese: costretta ad accettare che quello del presidente della provincia di Kassel, esponente della Cdu di Angela Merkel che si impegno’ a difesa dei migranti, e’ stato un omicidio politico. E’ per questo che, dopo l’avocazione delle indagini da parte della procura generale per la particolare rilevanza del delitto, Verdi, Fdp e Linke hanno chiesto una seduta speciale della Commissione Interni del Bundestag, mentre il ministro della Giustizia Barley si e’ detta “inorridita” dal reato, cosi’ come dalla propaganda scatenata sui social dopo l’assassinio: “Gli insulti, le minacce e infine, dopo la sua morte, la presa in giro di Luebcke mi fanno inorridire: questo odio si rivolge al cuore della nostra societa’”. Dopo l’arresto intanto gli inquirenti stanno passando al setaccio la vita di Stephan E., il 45enne di Kassel. In passato ebbe chiari collegamenti con ambienti dell’estrema destra in Assia, e’ stato un militante molto attivo dell’Npd e, agli inizi del 2000, ha fatto parte di ‘Combat 18′, uno dei gruppi di ultradestra piu’ diffusi e pericolosi in Germania.

Walter Luebcke

Walter Luebcke

Gli aderenti dell’associazione apertamente neonazista (i numeri 1 e 8 sono la prima e l’ottava lettera dell’alfabeto, A e H, le iniziali del Fuhrer) si scambiavano armi, diffondevano violente incitazioni di estrema destra e scrivevano sui social istruzioni per fabbricare bombe. Il gruppo era anche associato a ‘Blood & Honor’, la rete che sosteneva anche il ‘National Socialist Underground’. Ultimamente se n’era sentito parlare poco, ma l’omicidio di Luebcke potrebbe rappresentare un pericoloso salto di qualita’. Del resto, il pedigree di Stephan E. parla da solo: nel 1993, a 20 anni, attacco’ la casa di un richiedente asilo in Assia colpendola con un ordigno rudimentale, episodio per il quale fini’ in carcere. L’uomo fu poi di nuovo arrestato dieci anni fa dalla polizia a Dortmund insieme a circa 400 nazionalisti che avevano attaccato una manifestazione dei sindacati per il primo maggio, beccandosi sette mesi di prigione per violazione della quiete pubblica. E ora la polizia criminale dell’Assia sta setacciando computer, smartphone e documenti sequestrati in casa sua. Resta il dolore per Luebcke, ucciso lo scorso 2 giugno con un colpo di pistola alla testa, che da amministratore impegnato sul territorio aveva gestito la dislocazione dei migranti nei centri di accoglienza durante il picco dell’autunno del 2015, quando in Germania in pochi mesi arrivarono oltre 750.000 migranti, soprattutto siriani, afghani e iracheni, manifestando loro sostegno e solidarieta’.

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Bimba “ruba” una bambola, la polizia insegue e punta la pistola contro i genitori

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Una coppia dell’Arizona fa causa alla città di Phoenix e al suo dipartimento di polizia dopo che un video mostra gli agenti puntare pistole contro di loro e i loro due figli minacciando di sparare. La coppia chiede 10 milioni di dollari. Il caso risale al 29 maggio quando Dravon Ames e la sua fidanzata Ieasha Harper sono andati in un centro commerciale con i loro due figli, London di un anno e Island di quattro anni. A loro insaputa Island ha preso una bambola da un negozio. La famiglia, una volta in auto, è stata seguita da una volante. Gli agenti hanno poi fermato l’auto in modo  violento, minacciando di sparare davanti ai due bambini. Le telecamere di alcuni passanti hanno registrato la scena.

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Emergenza a New York, 3 suicidi fra agenti di polizia in 10 giorni

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Tre suicidi in meno di dieci giorni fra gli agenti di New York. E il capo della polizia James O’Neill parla di emergenza, di crisi da affrontare subito. “Dobbiamo agire e farlo subito, non possiamo permettere che questo continui. Gli agenti trascorrono la maggior parte del loro tempo ad assistere gli altri. Ma prima di poter aiutare gli altri e’ imperativo che aiutiamo prima noi stessi” mette in evidenza.

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