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Golden Globe, premiata Laura Pausini con “Io sì”

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Antonello Venditti torna nei palasport: il 19 maggio 2027 concerto a Napoli

Antonello Venditti annuncia il ritorno nei palasport italiani nel 2027. Il nuovo tour partirà l’8 marzo da Roma, nel giorno del suo compleanno, e farà tappa a Napoli il 19 maggio. Il cantautore è intanto al lavoro su nuova musica.

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Antonello Venditti (foto Imagoeconomica) tornerà nei palasport italiani nel 2027 con il nuovo tour “In questo mondo gli esseri più umani sono gli animali”. Undici appuntamenti che attraverseranno l’Italia e faranno tappa anche a Napoli il 19 maggio.

La tournée arriverà dopo le celebrazioni per i quarant’anni di “Notte prima degli esami” e dell’album “Cuore”, che hanno richiamato oltre 300 mila spettatori in più di sessanta concerti nell’arco di due anni, e dopo il tour estivo “Daje! Live Summer 2026”.

Il debutto nel giorno del compleanno

Il nuovo viaggio dal vivo sarà anticipato da una data speciale: l’8 marzo 2027, giorno del compleanno di Venditti, il cantautore salirà sul palco del Palazzo dello Sport di Roma, nella sua città.

Nei concerti Venditti ripercorrerà passato e presente del proprio repertorio, guardando anche al futuro. L’artista è infatti tornato in studio per lavorare a nuova musica.

Tutte le date del tour

Dopo l’anteprima romana, il tour proseguirà il 3 aprile a Mantova, il 9 aprile a Torino, il 14 aprile a Bergamo, il 17 aprile a Milano, il 21 aprile a Padova e il 28 aprile ad Ancona.

A maggio sono previsti gli appuntamenti dell’8 a Firenze, del 15 a Bari, del 19 a Napoli e del 22 a Messina, data conclusiva del calendario annunciato.

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È morta Dolly Parton, la regina del country che unì l’America

Dolly Parton è morta a Nashville all’età di 80 anni. Cantante, autrice, attrice, imprenditrice e filantropa, ha attraversato oltre sessant’anni di cultura americana diventando la regina indiscussa del country.

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Dolly Parton è morta a Nashville all’età di 80 anni. La notizia è stata annunciata dal nipote Bryan Seaver, che per oltre vent’anni era stato anche il responsabile della sua sicurezza, attraverso un video pubblicato sui profili social ufficiali della cantante. La causa del decesso non è stata resa nota.

La regina del country aveva attraversato un anno difficile, segnato da problemi di salute mai chiariti completamente. Aveva rinviato la sua residenza al Caesars Palace di Las Vegas e cancellato alcune apparizioni pubbliche, rassicurando però i fan con l’ironia che l’aveva accompagnata per tutta la vita.

Dalla povertà al successo mondiale

Nata il 19 gennaio 1946 in una famiglia poverissima del Tennessee, quarta di dodici figli, Dolly Rebecca Parton trasformò le proprie radici negli Appalachi in una delle più straordinarie storie di riscatto della cultura americana.

Canzoni come Coat of Many Colors e My Tennessee Mountain Home raccontavano senza retorica la povertà, la famiglia e il desiderio di trovare una strada diversa. Con Jolene, 9 to 5 e I Will Always Love You superò i confini della musica country, diventando un’artista universale.

Scrisse circa tremila canzoni, interpretate anche da Tina Turner, Merle Haggard, Norah Jones e White Stripes. La versione di I Will Always Love You cantata da Whitney Houston nel film The Bodyguard divenne uno dei singoli di maggior successo della storia.

Attrice, imprenditrice e filantropa

Parton fu anche attrice, produttrice, scrittrice e imprenditrice. Nel 2022 pubblicò con James Patterson il romanzo Run, Rose, Run. Al cinema recitò in film come Dalle 9 alle 5… orario continuato e Fiori d’acciaio.

Costruì intorno alla propria immagine un impero economico, del quale Dollywood, il parco tematico realizzato ai piedi delle Great Smoky Mountains, è il simbolo più conosciuto.

La sua attività filantropica ebbe al centro soprattutto l’istruzione. Attraverso la Imagination Library fece distribuire gratuitamente centinaia di milioni di libri ai bambini. Durante la pandemia donò un milione di dollari alla Vanderbilt University per sostenere una ricerca che contribuì allo sviluppo del vaccino Moderna.

L’amore con Carl Dean

Per quasi sessant’anni condivise la vita con Carl Dean, imprenditore riservatissimo incontrato quando lei aveva 18 anni. I due si sposarono nel 1966 e rimasero insieme fino alla morte di lui, avvenuta nel marzo 2025.

Dean preferì sempre restare lontano dalla notorietà della moglie. Una cassiera dai capelli rossi che aveva mostrato interesse per lui contribuì però a ispirare la gelosia raccontata in Jolene; il nome della protagonista proveniva invece da una giovane fan incontrata dalla cantante.

L’omaggio di Trump

Dolly Parton riuscì a essere amata da un’America profondamente divisa, senza trasformarsi in una bandiera politica. Aveva rifiutato in due occasioni la Medaglia presidenziale della Libertà offertale durante il primo mandato di Donald Trump, spiegando che le circostanze personali le avevano impedito di accettarla.

Dopo la sua morte Trump ha annunciato che le bandiere statunitensi saranno abbassate a mezz’asta per una settimana: «Non c’è mai stata, né mai ci sarà, un’altra come lei».

Dietro i capelli cotonati, gli abiti scintillanti e l’autoironia c’era un’artista consapevole di avere trasformato gli stereotipi in una forma di potere. «Sotto i capelli c’è un cervello, sotto il seno c’è un cuore e sotto tutto il resto c’è il talento», disse una volta. È probabilmente il ritratto più autentico che Dolly Parton abbia lasciato di se stessa.

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Gisèle esiste davvero? Il tormentone sospeso riapre il caso della musica creata dall’AI

Dimanche Midi Pile di Gisèle viene sospesa dalla radio e resta fuori dalle classifiche per i dubbi sull’uso dell’AI. Fimi introduce nuovi criteri, mentre Spotify prepara l’etichetta “AI Persona” e limita le raccomandazioni automatiche.

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C’è una canzone che gira questa estate. Si intitola Dimanche Midi Pile, porta la firma di Gisèle e ha tutte le caratteristiche del tormentone: ritmo immediato, ritornello facile da ricordare e un’identità capace di suscitare curiosità.

Il problema è che non è stato chiarito se Gisèle sia una cantante reale oppure un personaggio costruito interamente attraverso l’intelligenza artificiale. E neppure quanto lavoro umano ci sia effettivamente dietro la voce, la musica e il testo.

Il dubbio è stato sufficiente per spingere RTL 102.5 a sospendere il brano dalla programmazione. La canzone è stata esclusa anche dalle classifiche ufficiali italiane perché non rispetterebbe i nuovi criteri adottati per le produzioni realizzate con l’AI.

Non si tratta della prova definitiva che Gisèle non esista. È, piuttosto, la conseguenza della mancata verifica dei requisiti di trasparenza richiesti dall’industria musicale.

Le nuove regole per le classifiche

Una registrazione sviluppata con strumenti di intelligenza artificiale potrà entrare nelle classifiche ufficiali soltanto rispettando tre condizioni.

Il servizio utilizzato dovrà essere autorizzato e operare legalmente, anche sotto il profilo dei contenuti impiegati per addestrare il modello. Il brano dovrà essere realizzato in maniera sostanziale da esseri umani. Non dovranno inoltre emergere anomalie o sospetti di manipolazione degli ascolti attraverso bot e sistemi automatici.

L’intelligenza artificiale non viene quindi vietata. Può essere utilizzata nella produzione, nell’arrangiamento, nella pulizia della voce o nella creazione di singoli elementi. Il punto decisivo resta la presenza di un contributo creativo umano riconoscibile e prevalente.

Diverso è il tema del diritto d’autore: la protezione dipende dalla presenza di una creazione umana originale e non deriva automaticamente dall’ingresso di una canzone in classifica.

La decisione di RTL 102.5

«Ci erano venuti dubbi sulla messa in onda. Dopo l’introduzione delle nuove regole abbiamo bloccato il brano», ha spiegato il presidente di RTL 102.5, Lorenzo Suraci.

Il gruppo, che comprende anche Radio Zeta e Radiofreccia, sostiene di non programmare abitualmente prodotti creati interamente da sistemi artificiali.

«Per noi quella non è musica. Musica è arte e cervello», afferma Suraci, secondo il quale i prodotti generati automaticamente tenderebbero ad apparire uniformi e privi di una reale esperienza umana.

È una posizione netta, ma non condivisa da tutto il settore. Perché tra un brano prodotto interamente da una macchina e una canzone nella quale l’AI viene utilizzata come strumento esistono molte possibilità intermedie.

Spotify introduce le “AI Persona”

Anche Spotify ha deciso di intervenire. Dalla metà di settembre saranno contrassegnati con la dicitura “AI Persona” i profili che non rappresentano un artista reale, ma un’identità virtuale generata artificialmente.

Questi profili saranno esclusi, per impostazione predefinita, dalle raccomandazioni editoriali e dagli algoritmi personalizzati. I loro brani resteranno disponibili e potranno essere cercati o ascoltati dagli utenti, soprattutto da chi sceglierà di seguire volontariamente quei progetti.

La misura riguarda però l’identità dell’artista, non qualsiasi canzone nella quale sia stata impiegata l’intelligenza artificiale. Un musicista reale che utilizza l’AI durante la produzione non verrà automaticamente escluso dalle raccomandazioni.

La piattaforma permetterà l’autodichiarazione, ma potrà applicare anche l’etichetta “Probabile AI Persona” dopo una verifica. Gli interessati avranno la possibilità di contestare la classificazione.

Due etichette per distinguere la musica

L’industria discografica ha elaborato due indicazioni destinate alle registrazioni sonore: “Generato dall’AI” e “Assistito dall’AI”.

La prima riguarda i brani nei quali l’intelligenza artificiale ha prodotto tutti o la maggior parte degli elementi creativi, compresa la voce o l’esecuzione strumentale principale.

La seconda si applica alle registrazioni create prevalentemente da persone, nelle quali l’AI è stata utilizzata soltanto per alcuni elementi espressivi.

Il sistema di etichettatura è per ora un programma volontario internazionale sostenuto da produttori, artisti e organizzazioni del settore. Non copre ancora in maniera uniforme i testi, le copertine e i videoclip.

Dal 2 agosto sono diventate applicabili anche le disposizioni sulla trasparenza previste dall’AI Act europeo. La normativa non vieta la musica artificiale, ma introduce obblighi di identificazione e marcatura per determinati contenuti sintetici o manipolati. L’applicazione concreta alle diverse produzioni artistiche dipenderà dalle caratteristiche del contenuto e dal rischio che possa ingannare il pubblico.

Novantamila brani artificiali al giorno

Le dimensioni del fenomeno sono enormi. Su Deezer vengono caricati mediamente circa 90.000 brani interamente generati dall’intelligenza artificiale ogni giorno. Nei momenti di massimo afflusso hanno superato la metà di tutta la nuova musica consegnata alla piattaforma.

Il numero delle tracce non corrisponde però al loro effettivo successo. La musica artificiale rappresenta ancora una quota ridotta degli ascolti complessivi. Una parte rilevante degli streaming risulta inoltre legata a tentativi di frode: brani prodotti in serie e riprodotti automaticamente da reti di bot per ottenere compensi.

La questione riguarda quindi non soltanto la creatività, ma anche la distribuzione dei diritti e delle risorse economiche sottratte agli artisti reali.

Dai Beatles alle cantanti virtuali

L’intelligenza artificiale è già entrata nella discografia in forme molto diverse. Paul McCartney l’ha utilizzata per isolare la voce autentica di John Lennon da una vecchia registrazione e completare Now and Then. In quel caso l’AI non ha inventato la voce del cantante, ma ha permesso di recuperarla separandola dal rumore del nastro.

Iam è stata invece presentata come la prima cantante virtuale italiana, dichiaratamente costruita attraverso un progetto creativo basato sull’AI. Xania Monet, personaggio artificiale dietro il quale lavora l’autrice Telisha “Nikki” Jones, è riuscita a entrare in una classifica radiofonica americana.

Anche Saremo AI ha sperimentato una competizione tra 27 cantanti virtuali, con biografie, testi, immagini e dinamiche sociali generate artificialmente.

Gli artisti umani cercano intanto nuovi strumenti di tutela. Giusy Ferreri ha registrato il proprio timbro vocale come marchio sonoro europeo per contrastarne la clonazione non autorizzata.

Lo strumento e il sostituto

«Se un pezzo mi emoziona e funziona sulla pista, per me è quello che conta», osserva il deejay Benny Benassi. La differenza, aggiunge, è tra utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto alla creatività e affidare a una macchina la produzione completa di un brano, magari imitando la voce o lo stile di altri artisti.

Nel pop, dove una canzone può nascere dal lavoro di numerosi autori e produttori, l’AI potrebbe diventare uno strumento aggiuntivo. Ma la condizione resta la trasparenza.

Vietare ogni utilizzo significherebbe ignorare l’evoluzione della tecnologia. Nasconderlo, però, significherebbe ingannare chi ascolta.

La domanda, allora, non è soltanto se Gisèle esista. È se il pubblico abbia il diritto di sapere chi — o che cosa — sta cantando.

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