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Cronache

Glauco Marzari compie 105 anni: la lunga vita, la guerra e l’amore raccontati al Corriere della Sera

In un’intervista al Corriere della Sera, Glauco Marzari racconta i suoi 105 anni: dalla guerra al lager, dal lavoro a Sanremo a un amore lungo mezzo secolo.

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La testimonianza arriva da un’intervista concessa al Corriere della Sera, realizzata nel salotto della sua casa di Sanremo, alla presenza della moglie Gelsa, 90 anni, compagna di vita da oltre mezzo secolo.

105 anni e una lucidità sorprendente

Glauco Marzari ha compiuto 105 anni il 18 gennaio. In quell’occasione ha ricevuto la visita del sindaco Alessandro Mager, che gli ha consegnato un libro e una pergamena. L’intervista restituisce il ritratto di un uomo lucidissimo, ironico, ancora curioso del mondo.

Alimentazione, abitudini e longevità

La sua routine è semplice: colazione con caffè e latte, pranzo con pastasciutta, proteine e verdure, cena leggera a base di minestre e formaggio. Frutta e yogurt ogni giorno. Astemio da sempre, ha smesso di fumare solo tre mesi fa dopo una broncopolmonite, commentando con sarcasmo che il fumo, con lui, «non ha funzionato».

Lo sport come disciplina di vita

Marzari ha nuotato quotidianamente per tutta la vita. Socio della Triestina Nuoto, è stato campione provinciale di tuffi dalla piattaforma dei 10 metri. L’ultimo tuffo lo ha fatto a 93 anni.

Infanzia difficile e guerra

Rimasto orfano di madre a cinque anni, è cresciuto con due zie. Nel 1940, mentre studiava Chimica all’Università di Bologna, fu chiamato alle armi. Combatté sul fronte greco-albanese, poi divenne ufficiale del corpo automobilistico. Dopo l’8 settembre 1943, rifiutò di combattere con i partigiani di Tito e si consegnò ai tedeschi, incendiando prima tutti gli automezzi militari sotto il suo comando.

Il lager e l’incontro con Guareschi

Fu internato nel lager di Wietzendorf, in Germania, dove conobbe Giovannino Guareschi, allora non ancora famoso. Racconta una vita durissima, fatta di fame e privazioni, mitigata solo dal lavoro in una fabbrica petrolchimica che gli garantì condizioni leggermente migliori rispetto ad altri prigionieri.

Dal dopoguerra a Sanremo

Dopo la guerra tornò a Trieste, allora Territorio Libero sotto governo militare alleato. Qui apprese il mestiere della torrefazione del caffè, prima di trasferirsi a Sanremo, dove rilevò una torrefazione che riforniva anche il bar dell’Ariston.

L’amore con Gelsa

Nel 1970 incontrò Gelsa in spiaggia. Da allora non si sono più lasciati. Racconta il loro rapporto come un amore profondo e vitale, capace di trasformarsi nel tempo senza spegnersi. «L’attrazione sessuale è un’energia vitale», dice, «quando l’amore è vero non scompare».

Tecnologia, politica e memoria

Tra le innovazioni che più lo hanno colpito cita lo smartphone, utile ma dannoso per la socialità, e il computer, che usa soprattutto la moglie. Politicamente mantiene riserbo: non rivela come votò al referendum del 1946, ma critica il comportamento di Vittorio Emanuele III. Il presidente della Repubblica che ha apprezzato di più è Francesco Cossiga, per il suo linguaggio diretto e non convenzionale.

Massoneria e scelte di vita

Marzari rivela di essere il massone più anziano della Liguria, con una lunga militanza ai vertici dell’ordine. Sulla P2 parla di una «montatura politica». Non ha avuto figli: una scelta maturata dopo la guerra, per vivere una vita libera da responsabilità imposte.

Uno sguardo sulla fine

Alla domanda sulla morte risponde con serenità: «La morte non esiste. La vita è eterna. Da un filo d’erba ne nasce un altro». Una frase che chiude il racconto di un secolo attraversato con disciplina, ironia e una sorprendente fiducia nel futuro.

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Cronache

La Fenice, caso Venezi: si dimette il consigliere Tortato dopo la nomina a direttore musicale

Nuove tensioni al Teatro La Fenice di Venezia dopo la conferma della nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale dal 2026. Si dimette il consigliere d’indirizzo Alessandro Tortato.

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Nuove tensioni istituzionali scuotono la governance del Teatro La Fenice di Venezia. Alessandro Tortato, consigliere d’indirizzo della Fondazione nominato dal Ministero della Cultura nel 2025, ha rassegnato le dimissioni dopo il voto consultivo che ha confermato la nomina di Beatrice Venezi come direttore musicale del teatro a partire da ottobre 2026.

In un lungo messaggio pubblicato sui social, Tortato ha spiegato la propria decisione sostenendo che la vicenda avrebbe assunto un carattere ormai “meramente politico”. Per questo motivo ha ritenuto inutile la presenza di un musicista nel Consiglio d’indirizzo.

Le critiche sulla procedura della nomina

Nel suo intervento, l’ex consigliere ha contestato alcune dichiarazioni del sovrintendente Nicola Colabianchi relative alla procedura di nomina.

Secondo Tortato, non sarebbe corretto affermare che la designazione sia stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo. Lo stesso organismo, ha aggiunto, non avrebbe competenza statutaria sulle nomine artistiche del teatro.

La nomina di Beatrice Venezi, formalizzata dopo mesi di discussioni interne e proteste sindacali, continua dunque a suscitare polemiche all’interno dell’istituzione culturale veneziana.

Le reazioni politiche

La decisione di Tortato ha provocato immediate reazioni politiche.

Esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura hanno sostenuto che le dimissioni rappresenterebbero l’ennesima prova della controversia che ha accompagnato la scelta di Venezi. Secondo gli stessi esponenti, la nomina sarebbe stata effettuata senza tenere conto delle posizioni dei lavoratori e del prestigio internazionale del teatro.

Anche il Partito Democratico di Venezia ha commentato la vicenda affermando che le dimissioni renderebbero evidenti le tensioni interne alla governance della Fondazione.

Le proteste dei lavoratori e dei sindacati

Il caso Venezi aveva già provocato mobilitazioni e prese di posizione da parte dei lavoratori del teatro.

La Slc Cgil Veneto, dopo la ratifica della nomina, aveva criticato il sovrintendente Colabianchi sostenendo che la decisione sarebbe stata imposta dal Ministero della Cultura, in particolare dal sottosegretario Gianmarco Mazzi.

La Cgil di Venezia aveva inoltre denunciato un metodo decisionale ritenuto poco condiviso con le rappresentanze dei lavoratori.

Il confronto interno alla governance del teatro

Nel suo intervento pubblico Tortato ha criticato anche alcune posizioni dei sindacati emerse durante il confronto su questioni di welfare interno alla Fondazione.

L’ex consigliere ha inoltre richiamato alcune dichiarazioni attribuite a Beatrice Venezi, che avrebbe definito la gestione della Fenice come “anarchica”. Secondo Tortato, un’affermazione di questo tipo chiamerebbe in causa l’intera governance del teatro, dal sovrintendente al presidente fino al Consiglio d’indirizzo.

La vicenda evidenzia le tensioni che accompagnano la nomina della futura direttrice musicale del Gran Teatro veneziano, una delle istituzioni liriche più importanti del panorama internazionale.

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Cronache

Femminicidio a Messina: Daniela Zinnanti uccisa con decine di coltellate dall’ex compagno

Femminicidio a Messina: Daniela Zinnanti, 50 anni, uccisa con numerose coltellate dal suo ex compagno Santino Bonfiglio. L’uomo era ai domiciliari per aggressioni e minacce.

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Daniela Zinnanti, 50 anni, è stata trovata morta nella sua abitazione nel quartiere Lombardo di Messina, uccisa con numerose coltellate. Per l’omicidio è stato fermato l’ex compagno, Santino Bonfiglio, 67 anni, che ha confessato il delitto.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo si sarebbe recato a casa della donna per parlare e il confronto sarebbe degenerato in una violenta lite culminata nell’aggressione mortale. Il corpo della vittima è stato trovato la notte successiva al delitto, ma gli inquirenti ritengono che l’omicidio possa essere avvenuto il giorno precedente.

Le precedenti denunce per violenze

L’uomo si trovava agli arresti domiciliari per aggressione, minacce e violenza a seguito di una denuncia presentata dalla stessa Zinnanti.

Circa un mese prima la donna era stata picchiata e ricoverata in ospedale con sette costole fratturate. In precedenza aveva presentato un’altra denuncia per maltrattamenti, successivamente ritirata.

Il giudice per le indagini preliminari aveva disposto l’uso del braccialetto elettronico, ma il dispositivo non era disponibile e la misura cautelare non era stata vincolata alla sua effettiva applicazione.

Il ritrovamento del corpo e l’arma del delitto

A scoprire il cadavere è stata la figlia della vittima, che ha accusato un malore dopo aver visto il corpo della madre. La giovane, incinta al settimo mese, è stata trasportata in ospedale per accertamenti.

Gli agenti della squadra mobile hanno recuperato l’arma del delitto, un coltello trovato vicino a un cassonetto poco distante dall’abitazione della donna.

La ricostruzione dell’indagato

Secondo quanto riferito dal legale dell’indagato, l’avvocato Oleg Traclo, Bonfiglio avrebbe incontrato l’ex compagna per chiarire la seconda denuncia presentata nei suoi confronti per lesioni personali e maltrattamenti.

L’uomo, secondo la versione riportata dal difensore, avrebbe sostenuto che le fratture alle costole della donna non sarebbero state provocate da un’aggressione ma da una caduta avvenuta mentre la vittima era ubriaca. Le circostanze sono oggetto di accertamento da parte degli investigatori.

Il dolore della famiglia

Daniela Zinnanti lascia due figli avuti da una precedente relazione.

Il fratello della vittima ha raccontato che la famiglia aveva più volte invitato la donna a interrompere definitivamente il rapporto con l’uomo, definito violento. Secondo quanto riferito dai familiari, la relazione era segnata da frequenti litigi e da ripetute separazioni e riconciliazioni.

La donna non lavorava e si occupava dell’assistenza alla madre anziana.

Il ricordo istituzionale alla Camera

In memoria della vittima, l’Aula della Camera dei deputati ha osservato un minuto di silenzio su richiesta della deputata del Movimento 5 Stelle Gilda Sportiello, iniziativa alla quale si è associata anche la deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi.

Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema della violenza domestica e delle misure di protezione per le vittime di maltrattamenti, mentre le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti dell’omicidio.

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Cronache

Licenziata mentre era incinta: il Tribunale annulla il provvedimento e condanna l’azienda per discriminazione

Il Tribunale del lavoro di Treviso annulla il licenziamento di una manager incinta e condanna l’azienda a risarcirla con 50mila euro per discriminazione e condotte vessatorie.

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Il Tribunale del lavoro di Treviso ha annullato il licenziamento di una manager della società Keyline di Conegliano, avvenuto nel luglio del 2024 mentre la lavoratrice era incinta, riconoscendo nei confronti dell’azienda un danno da discriminazione.

La giudice Maddalena Saturni ha stabilito che la dirigente ha subito condotte discriminatorie e vessatorie legate al suo sesso, condannando l’azienda a un risarcimento di 50mila euro.

Episodi di discriminazione durante il lavoro

Nella sentenza vengono descritti diversi episodi che, secondo il Tribunale, configurano comportamenti discriminatori.

Tra questi anche il fatto che durante le riunioni aziendali alla manager sarebbe stato chiesto di preparare il caffè per tutti i presenti, con la motivazione che si trattasse di un compito spettante a lei “in quanto donna”.

Secondo quanto ricostruito nel provvedimento giudiziario, il suo superiore avrebbe inoltre affermato che la posizione dirigenziale ricoperta non era adeguata per lei e che l’azienda avrebbe preferito un uomo con maggiore esperienza per il ruolo di Group Sales Manager.

Esclusione dalle attività e pressioni fuori orario

La decisione del Tribunale evidenzia anche altri comportamenti ritenuti vessatori.

La manager sarebbe stata progressivamente esclusa da progetti e iniziative nell’ambito commerciale e non sarebbe stata informata di riunioni organizzate con i suoi stessi collaboratori.

Secondo la ricostruzione della giudice, inoltre, le veniva richiesta disponibilità anche al di fuori dell’orario lavorativo, con telefonate ricevute in orari notturni.

Il licenziamento come atto finale della discriminazione

Il Tribunale ha ritenuto che il licenziamento rappresenti l’atto conclusivo di una condotta discriminatoria.

La sentenza sottolinea che il provvedimento è nullo in quanto adottato in violazione delle norme che tutelano la maternità e, nel contesto dei fatti accertati, costituisce l’ultimo episodio di discriminazione legata al sesso della lavoratrice.

Secondo la giudice, gli episodi ricostruiti configurano comportamenti “molesti” perché indesiderati e collegati al genere della persona, oltre a risultare dequalificanti e ripetuti nel tempo.

Le contestazioni disciplinari ritenute infondate

Il licenziamento era stato motivato anche con presunte irregolarità nell’utilizzo delle carte di credito aziendali per spese personali.

Il Tribunale ha tuttavia ritenuto che tali comportamenti non avessero rilevanza disciplinare, rilevando come questa modalità fosse una prassi conosciuta e consentita tra i componenti delle famiglie che gestivano l’azienda e, secondo quanto emerso, anche approvata dagli amministratori.

In assenza di una colpa grave e considerando lo stato di gravidanza della lavoratrice, il giudice ha quindi disposto l’annullamento del licenziamento e il riconoscimento del risarcimento per discriminazione.

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