Collegati con noi

Politica

Giustizia: Cartabia, recupereremo fiducia cittadini

Pubblicato

del

I “problemi cronici” della giustizia, l’eccessiva durata dei processi e il “fardello dell’ arretrato”, sono stati causa, assieme agli scandali che hanno investito la magistratura, di “una progressiva e dannosa erosione di fiducia da parte di cittadini, operatori economici e osservatori internazionali”. Ma “il miglioramento dei servizi relativi alla giustizia contribuira’ a favorire l’inizio di una nuova stagione”. Nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nei distretti di Corte d’appello, da Reggio Calabria Marta Cartabia lancia un messaggio di speranza. Perche’ non solo stavolta sono state messe in campo “riforme di sistema” per aggredire i mali endemici della giustizia, ma “abbiamo davanti a noi una grande occasione di rinnovamento, favorita proprio dalla crisi aperta dalla pandemia e dagli aiuti europei del Piano di ripresa e resilienza”. Fondi che permetteranno di “assicurare piu’ risorse e piu’ strumenti a tutti gli uffici giudiziari”, che dal 21 febbraio potranno avvalersi anche degli 8.171 giovani giuristi, ossatura portante dell’Ufficio del processo. La ministra torna anche a spingere sulla riforma del Csm: “confido che al piu’ presto possano arrivare alle Camere gli emendamenti”. Una riforma giudicata “urgente” dopo lo “tsunami” che ha investito il Csm, anche dal vicepresidente David Ermini che da Firenze solleva il problema dei tempi troppo lunghi del concorso in magistratura. E’ una giornata di bilanci sull’emergenze della giustizia. “La “lentezza del sistema giudiziario e la presenza di fenomeni corruttivi non possono piu’ essere tollerati” dice da Milano il presidente della Corte d’appello Giuseppe Ondei che giudica il Pnrr “un’occasione storica” e “imperdibile” e richiama l’attenzione sull’ “allarmante” situazione di sovraffollamento delle carceri del distretto(+122%). A Roma il grande problema dell’arretrato finisce per essere una questione nazionale, visto che pesa per il 20% sul dato di tutta Italia: per questo il presidente della Corte d’appello Giuseppe Meliado’, invoca l’aumento dell’organico nella capitale come snodo strategico per la giustizia. Nella Marche e’ record di ricorsi contro i processi lumaca , con un’impennata del 50%. E al danno si somma la beffa visto che i ristori in certi casi hanno favorito “debitori inadempienti o autori di reati che, dalle lungaggini processuali, hanno beneficiato”, segnala il presidente della Corte d’appello di Ancona Luigi Catelli. A Napoli sono oltre 57 mila i processi penali pendenti in appello e la prescrizione ne ha gia’ falcidiato il 32%:”impossibile” in queste condizioni “riuscire a rispettare il termine introdotto dalla legge di riforma del processo penale” avverte il presidente Giuseppe de Carolis di Prossedi. E ancora in tema di riforme, da Palermo l’avvocato generale Annamaria Palma, lancia l’ appello a non abolire l’ergastolo ostativo: e’ un “presidio” nella lotta contro la mafia; se si cancellasse “si vanificherebbero i positivi risultati raggiunti”. Mentre il Pg di Milano Francesca Nanni coglie l’occasione per un duro monito ai pm: non cerchino il consenso “a tutti i costi” e abbandonino pregiudizi politici. Nelle relazioni dei presidenti delle Corti d’appello anche un’analisi sui reati in aumento. Crescono quasi ovunque le violenze contro le donne. A Torino in particolare raddoppiano i maltrattamenti in famiglia e le violenze sessuali, a Bari i femminicidi registrano un balzo del 43%. Preoccupa la criminalita’ minorile: in Toscana e’ allarme baby gang e anche in Abruzzo registra un aumento esponenziale dei reati commessi dai minorenni. E sono sempre di piu’ le vittime degli incidenti sul lavoro .A Firenze in un anno ci sono stati 20 morti , segno per il Pg Marcello Viola che la repressione da sola non basta. (

Advertisement

In Evidenza

Spadafora non le manda a dire: la leadership di Conte? non funziona, colleziona sconfitte serie

Pubblicato

del

Giuseppe Conte? “Non metto in discussione la sua leadership (nel Movimento cinque stelle ndr) ma in questo momento non sta funzionando. Il nuovo corso non e’ mai iniziato”. Lo ha detto Vincenzo Spadafora, deputato del Movimento cinque stelle e ex ministro per le Politiche giovanili e lo Sport nel governo Conte II, nel corso della presentazione del suo libro ‘Senza riserve’ a Milano. “La leadership di Conte- ha continuato – ha un grande deficit politico che non puo’ essere colmato dalla popolarita’ e dal consenso”. Secondo l’ex ministro e’ stata “un’illusione” pensare che “il consenso popolare ricevuto durante la pandemia potesse trasformarsi in capacita’ politica di saper gestire un partito, saper gestire gruppi parlamentari, avere un’agenda politica chiara anche per trattare con gli alleati della maggioranza e fare le cose per i cittadini che il Movimento voleva portare avanti. Mi auguro – ha aggiunto- che presto se ne renda conto perche’ nel Movimento ci sono tante persone che hanno esperienza e capacita’ per poterlo aiutare in questa esperienza”. Per Spadafora, “se Conte si fosse circondato di persone con maggiore esperienza non ci troveremmo in questa situazione. Metto in discussione che non abbia capito che bisognava appassionare e unire un Movimento uscito massacrato dall’esperienza di governo. Mi dispiace ma stanno collezionando sconfitte in serie”.

Continua a leggere

In Evidenza

Commissione esteri a Stefania Craxi, l’ira di Conte

Pubblicato

del

 Il M5s “perde” Vito Petrocelli, che abbandona il Movimento, ma perde anche la presidenza della Commissione Esteri che va alla senatrice azzurra, Stefania Craxi. Provocando l’ immediata ira di Giuseppe Conte che grida al complotto, punta l’indice sul centrodestra e Italia Viva e chiama in causa direttamente il premier. “Registriamo che di fatto si e’ formata una nuova maggioranza da FdI a Iv” tuona il leader 5 Stelle che si appella anche a Mario Draghi: “era stato avvertito gia’ ieri. Spetta a lui la responsabilita’ tenere in piedi questa maggioranza”. Il lungo braccio di ferro avviato in Senato con la manovra di isolamento del presidente accusato di filo-putinismo Petrocelli, finisce quindi con una sconfitta per il Movimento di Giuseppe Conte che sperava di rimpiazzarlo con Ettore Licheri, gia’ “bocciato” dal gruppo per la presidenza del gruppo al Senato, e che era stato appositamente trasferito in Commissione per poterne ereditare la presidenza. Cosi’ non e’ stato. Tanto che il “blitz” in Commissione ha provocato non solo la rabbia di Conte e della sua “segreteria”, convocata di urgenza non appena saputo l’esito del voto, ma una salva di malumori dentro il Movimento. Perche’ gia’ ieri sera, in occasione dell’assemblea del gruppo pentastellato, era stato lanciato da diversi di senatori il warning sul possibile flop della candidatura Licheri. Ed era stata lanciata la proposta, respinta dalla capogruppo Mariolina Castellone, di portare come seconda candidatura quella di Simona Nocerino, senatrice gia’ presente in Commissione e non “targata” come “contiana”. La conta in Commissione e’ finita con 12 per la Craxi, 9 per Licheri e un astenuto. E molti occhi, soprattutto quelli del M5s, puntati su Italia Viva. “Bisognava sedersi e trovare un nome condiviso, il M5s non ha voluto farlo” ribatte il presidente di Iv, Ettore Rosato che va all’affondo: “quando si da’ in mano un pallottoliere a Conte, siamo sicuri che il risultato e’ disastroso”. “Io non ho votato, perche’ una maggioranza deve essere unita. E’ un pessimo segno per la maggioranza. E’ mancata una cabina di regia del governo” commenta Pierferdinando Casini mentre Luigi Di Maio lamenta la carenza di “fair play” da parte di alcuni partiti. “E’ accaduta una cosa scontata, che nulla ha a che fare con una nuova maggioranza” replica invece Giorgia Meloni mentre Enrico Letta, che rivendica una “lealta’” che gli e’ riconosciuta anche da Conte, mette in guardia: “Se si accumulano gli incidenti si finisce fuoristrada e poi e’ difficile rimettere la macchina in carreggiata”. Sembra un nuovo messaggio lanciato a l leader 5s che dopo l’offensiva sullo stop alle armi per l’Ucraina si appresta ora a lanciare battaglia in Parlamento sul decreto aiuti che contiene la norma sull’inceneritore di Roma, contro cui ha riunito il “gotha” romano, da Virginia Raggi a Paola Taverna . Sul provvedimento, che dovrebbe arrivare in Aula dopo le amministrative, potrebbe calare la fiducia e il M5s gia’ pensa di non votarla, astenendosi. E c’e’ gia’ chi in Parlamento prefigura una sorta di Papeete di Conte: uscire dalla maggioranza e andare al voto dopo l’estate, non appena i parlamentari avranno maturato il diritto all’indennita’ pensionistica. Qualche parlamentare 5s, come Gianluca Castaldi, inizia gia’ a chiedere a Conte di rifletterci. Sempre che – si ragiona in Transatlantico – il M5s non deflagri prima sotto la spinta di una nuova grana giudiziaria e un cambio in corsa di leadership. “E’ un errore pensare di andare all’opposizione per rifarci una verginita’ e riconquistare il voto” commenta pero’ Vincenzo Spadafora, ex ministro 5s, che frena anche sulla spaccatura del Movimento: “Non credo alla scissione”. Anche se ritiene che la leadership di Conte ora non stia funzionando.

Continua a leggere

Politica

La trattativa sui balneari, ultima mediazione Palazzo Chigi

Pubblicato

del

Da una parte le valutazioni tecniche, dall’altro i delicati equilibri della maggioranza. E’ stretta la strada che sta percorrendo il governo nel tentativo di mediazione sulle concessioni balneari, forse l’ultimo, per sbloccare lo stallo del ddl concorrenza. E’ l’unico tassello che manca prima di avviare l’esame in commissione Industria al Senato su una riforma cruciale in chiave Pnrr. E’ difficile che alla fine il governo accetti di prorogare le gare oltre fine 2023, ma si sta ragionando sulla soluzione che prevede singole deroghe tecniche fino al 2024, fissando anche indennizzi per gli investimenti alle imprese che dopo anni di attivita’ non ottengono il rinnovo. L’esecutivo, secondo la linea tenuta sin dall’inizio, ha come bussola la direttiva Bolkestein e la sentenza del Consiglio di Stato, secondo cui le concessioni in essere sono efficaci fino alla fine dell’anno prossimo e non fino al 2033. Una decisione che sette mesi fa ha mandato in subbuglio il settore di lidi e ristoranti sulle spiagge, e oggi e’ stata impugnata da sette parlamentari di FdI, capeggiati da Riccardo Zucconi, davanti alla Consulta che mercoledi’ prossimo si esprimera’ sull’ammissibilita’. Un tentativo che per ora non e’ letto come un’insidia da chi conduce la delicata trattativa. Piu’ spinosi sembrano i riflessi dell’intervento con cui il senatore di FI Massimo Mallegni, in mattinata si e’ scagliato contro l’ipotesi di accordo, considerato sempre piu’ vicino dopo l’incontro a Palazzo Chigi fra il premier Mario Draghi e il leader leghista Matteo Salvini. “L’operato del governo sul tema delle concessioni non convince, resteremo, quindi, convintamente sulle nostre posizioni chiare e indelebili”, ha dichiarato Mallegni. Altri in FI hanno posizioni piu’ soft, e su questa sponda contano a Palazzo Chigi, dove si riduce la pazienza davanti al tira e molla dei partiti (su questa e altre riforme chiave per il Pnrr, come quella del fisco, nonche’ sul quella del Csm). L’attacco di Mallegni e’ arrivato quasi in contemporanea a un incontro informale fra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, il viceministro allo Sviluppo economico Gilberto Pichetto (FI), e i relatori in commissione Industria al Senato, Stefano Collina (Pd) e Paolo Ripamonti (Lega). La maggioranza ora attende dal governo una proposta di mediazione sulla riformulazione dell’emendamento. Il tempo stringe, anche se la commissione conta di chiudere la settimana prossima l’esame. “Non ci sarebbe questo stallo, se nel 2018 fosse stata approvata la nostra proposta di legge per applicare la direttiva Bolkestein alle nuove concessioni, con la proroga di 35 anni per quelle in essere prima della sua entrata in vigore”, sottolinea Zucconi, che ha sollevato la questione alla Consulta per conflitto di attribuzione, “perche’ il Consiglio di Stato ha bypassato il Parlamento”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto