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Cronache

Giustizia ai tempi del Covid, i processi da remoto di Bonafede si infrangono sul muro della privacy

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L’allarme degli avvocati ha almeno provocato una indagine del Garante della privacy. Un’indagine sulla legittimità dei processi celebrati “da remoto” per fronteggiare i rischi del coronavirus. Il Garante Antonello Soro ha chiesto al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede  chiarimenti su come la società Microsoft – dominus delle piattaforme scelte per realizzare le udienze a distanza – possa utilizzare e sfruttare, anche a fini commerciali, i dati di cui potrebbe venire in possesso fornendo quel servizio. Microsoft dovrebbe far sapere quali sono le condizioni di conservazione di  dati giudiziari particolarmente delicati quali, ad esempio, la condizione di un soggetto sottoposto alle indagini o di imputato o magari agli arresti. A tutto questo il Guardasigilli Alfonso Bonafede non aveva pensato. Nè i suoi consiglieri (una pletora di magistrati) l’hanno indotto a pensare. Così, quando il ministro della giustizia ha dato il via libera al “processo telematico” senza chiedere un parere all’ Autorità per la protezione dei dati personali, l’ha fatto certamente in buona fede (nomen men), ma senza capire gli effetti. E così, Bonafede s’è visto non solo mettere alla berlina dagli avvocati (che hanno avanzato spiegazioni intelligenti e giuste che il ministro avrebbe dovuto prevedere), ma ha anche aperto una crepa in quella che dovrebbe essere la “leale cooperazione” istituzionale sottolineata dal presidente Antonello Soro in una lettera spedita al ministero della Giustizia. Una lettera inviata dopo la richiesta d’intervento da parte dell’Unione camere penali. Gli avvocati (ma anche Magistratura democratica, la corrente di sinistra dei giudici) sono contrari alle nuove regole sul processo a distanza, previsto da uno dei decreti legge anti-Covid, di cui si discute ora in Parlamento. Il giudice è da solo in aula con il cancelliere, mentre pm, difensori, parti civili, imputati e testimoni sono collegati da luoghi diversi (i detenuti dal carcere); e c’è l’ipotesi di estendere questa pratica anche alle attività d’indagine. Una rivoluzione silenziosa imposta in nome dell’emergenza coronavirus, che gli avvocati denunciano come una “smaterializzazione del processo dalle evidenti compromissioni dei principi costituzionali”. Ma Bonafede, che ha scalzato l’ex ministro Toninelli quanto a gaffe e corse in avanti senza senso, ora ha il problema delle garanzie per la privacy.
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Cronache

Castellammare, nominata la triade commissariale: Caputo, Moscato e Vallone guideranno il Comune

Dario Caputo, Mara Moscato e Maurizio Vallone compongono la commissione straordinaria chiamata a guidare Castellammare di Stabia dopo lo scioglimento del Consiglio comunale. La gestione durerà almeno 18 mesi, mentre in città si apre il confronto sulla ricostruzione della classe dirigente.

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Dario Caputo, Mara Moscato e Maurizio Vallone guideranno Castellammare di Stabia dopo lo scioglimento del Consiglio comunale disposto per accertati condizionamenti della criminalità organizzata.

Il prefetto di Napoli Michele di Bari, in attesa del completamento dell’iter formale e del decreto del presidente della Repubblica, ha sospeso in via cautelare il sindaco, la Giunta e il Consiglio comunale, affidando la gestione dell’ente alla commissione straordinaria.

Dario Caputo alla guida della commissione

A presiedere la triade sarà Dario Caputo, prefetto in pensione ed ex prefetto di Agrigento, con una lunga esperienza nella gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

Caputo sarà affiancato dal viceprefetto Mara Moscato e da Maurizio Vallone, dirigente generale della Polizia di Stato in pensione ed ex direttore della Direzione investigativa antimafia.

Tre profili di esperienza chiamati a governare Palazzo Farnese per i prossimi 18 mesi, periodo che potrà essere prorogato secondo quanto previsto dalla normativa sugli enti sciolti per infiltrazioni mafiose.

La commissione eserciterà i poteri del sindaco, della Giunta e del Consiglio comunale, occupandosi sia dell’ordinaria amministrazione sia delle decisioni necessarie a ristabilire condizioni di piena legalità e trasparenza.

Il secondo scioglimento in pochi anni

Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento il 14 luglio, su proposta del ministro dell’Interno, al termine del lavoro della commissione d’accesso che aveva esaminato gli atti e il funzionamento degli uffici comunali.

Per Castellammare si tratta del secondo scioglimento per infiltrazioni camorristiche in pochi anni. Il precedente era stato disposto nel 2022.

Le motivazioni dettagliate saranno conosciute con la pubblicazione della relazione allegata al decreto di scioglimento. Soltanto allora sarà possibile comprendere quali atti, rapporti o condizionamenti abbiano portato il Governo a interrompere anticipatamente l’amministrazione guidata da Luigi Vicinanza.

Longobardi: «Selezionare una nuova classe dirigente»

La nomina della commissione apre anche il confronto politico sul futuro della città.

Nino Longobardi, esponente di Casa Riformista, invita le forze politiche cittadine a utilizzare il periodo del commissariamento per ricostruire una classe dirigente competente e credibile.

«Memori della passata gestione politica successiva allo scioglimento, rivelatasi vacua e inefficace, intendiamo rivolgere un appello alle altre forze politiche, di destra e di sinistra, affinché si apra un serrato confronto sulla selezione della classe dirigente», afferma Longobardi.

L’obiettivo, aggiunge, deve essere quello di individuare «donne e uomini capaci, professionali e competenti» e di elaborare visioni alternative ma concrete per il futuro di Castellammare.

Lo scontro tra il Pd e Vicinanza

Resta aperta la frattura interna al Partito democratico e il confronto con l’ex sindaco Luigi Vicinanza, che dopo lo scioglimento ha accusato il partito di averlo delegittimato e abbandonato.

Nora Di Nocera, vicesegretaria del Pd metropolitano, respinge questa ricostruzione.

«Mi dispiace che in questo momento preferisca guardare al dito e non alla luna quando sostiene di essere stato delegittimato dal Pd», afferma. «In questi due anni una parte del partito gli ha segnalato criticità che non potevano essere taciute. Il problema è chi ha denunciato o chi ha fatto finta di nulla?».

Lo scioglimento ha fatto esplodere una crisi politica maturata nei mesi precedenti e ha accentuato lo scontro tra Vicinanza e una parte del gruppo dirigente democratico.

Sangiuliano: «Il Pd non può prendere le distanze»

Dal centrodestra arriva l’attacco di Gennaro Sangiuliano, capo dell’opposizione in Consiglio regionale.

«Il tentativo con cui il Pd e alcuni suoi esponenti provano a prendere le distanze dallo scioglimento appare goffo e tardivo», sostiene Sangiuliano, indicando nel sistema delle liste civiche una delle principali responsabilità politiche.

Per l’esponente del centrodestra esiste «un tema enorme di qualità della politica e delle amministrazioni», che ricade soprattutto sui cittadini onesti costretti a subire il danno morale, sociale ed economico provocato da un nuovo commissariamento.

Di Nuzzo difende il lavoro dell’amministrazione

L’ex assessora Annalisa Di Nuzzo rivendica invece il lavoro svolto negli ultimi due anni dall’amministrazione sciolta.

«Abbiamo concepito la politica esclusivamente come servizio rivolto alla collettività e alla gestione del bene comune», afferma, esprimendo il rammarico per non aver potuto completare i progetti avviati.

Tra le iniziative delle quali si dice maggiormente orgogliosa indica il recupero e l’organizzazione dell’Archivio storico comunale, trasferito al piano terra della Reggia di Quisisana e, secondo l’ex assessora, ormai pronto per essere aperto al pubblico.

Diciotto mesi decisivi per la città

La commissione dovrà affrontare una fase particolarmente delicata: verificare il funzionamento degli uffici, controllare appalti e affidamenti, garantire la continuità dei servizi pubblici e ricostruire la fiducia tra istituzioni e cittadini.

Il commissariamento non dovrà trasformarsi in un periodo di semplice attesa. La sfida sarà utilizzare i prossimi 18 mesi per risanare l’amministrazione e preparare le condizioni perché Castellammare possa tornare al voto con una classe politica capace di evitare gli errori e le ambiguità del passato.

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Cronache

Lauree false a Napoli, sequestrata l’università fantasma: 37 indagati e 459 titoli nel mirino

La Guardia di Finanza ha sequestrato il sito, i profili social e i certificati di un sedicente ateneo napoletano non riconosciuto dal Ministero. Sono 37 gli indagati. Documentato il rilascio di 459 titoli tra il 2004 e il 2024, comprese 49 lauree honoris causa.

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Bastava pagare una quota annuale di 1.500 euro per frequentare corsi presentati come lauree triennali o magistrali. Il titolo ottenuto, però, non aveva alcun valore legale perché l’ente che lo rilasciava non era accreditato dal Ministero dell’Università e della Ricerca né riconosciuto dal sistema universitario italiano.

È il meccanismo ricostruito dalla Procura di Napoli e dalla Guardia di Finanza nell’indagine sulla cosiddetta università fantasma che avrebbe operato per anni attraverso uffici, sito internet e profili social, conferendo centinaia di titoli accademici apparentemente ufficiali.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo del sito, delle pagine Facebook e Instagram e dei certificati di laurea contestati. Le persone indagate sono 37, a vario titolo, per associazione per delinquere, falsità materiale commessa dal privato e contraffazione di pubblici sigilli.

L’indagine partita dalla segnalazione del Ministero

L’inchiesta è stata avviata dopo una segnalazione del Ministero dell’Università e della Ricerca ed è stata condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, sotto il coordinamento della sezione Pubblica amministrazione della Procura partenopea.

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’Università popolare degli studi sociali e del turismo, indicata con la sigla Uni.pos.s.t., pubblicizzava sul web corsi in Sociologia e Scienze turistiche, accompagnandoli con riferimenti a presunti riconoscimenti e iscrizioni in registri pubblici.

Per rendere più credibili i documenti sarebbe stato utilizzato anche il sigillo contraffatto della Regione Campania.

Nessuna reale struttura universitaria

Nel corso delle perquisizioni, effettuate anche in uffici del Centro Direzionale di Napoli, gli investigatori avrebbero accertato l’assenza di una reale struttura accademica.

Nelle abitazioni dei principali indagati è stata sequestrata una grande quantità di documentazione relativa al rilascio, tra il 2004 e il 2024, di certificati di laurea destinati a 459 persone. Di questi, 49 risultano lauree honoris causa.

Tutti i titoli esaminati dagli investigatori recherebbero il falso sigillo della Regione Campania.

Le cerimonie e la promozione sui social

La presunta università utilizzava fotografie, filmati e articoli dedicati alle sedute di laurea e alle cerimonie di consegna delle pergamene per offrire all’esterno un’immagine di ufficialità.

Le firme, le fotografie di rito, le proclamazioni e la presenza di personaggi conosciuti avrebbero contribuito ad accrescere l’affidabilità dell’ente agli occhi degli iscritti.

Sul sito si sosteneva che l’istituzione operasse da oltre cinquant’anni e che avesse rilasciato titoli a migliaia di studenti. Proprio l’analisi dei contenuti pubblicati online ha aiutato gli investigatori a individuare numerosi destinatari dei certificati.

Pippo Franco tra i destinatari, ma non è indagato

Tra le lauree honoris causa compare anche quella in Scienze della comunicazione consegnata nel 2016 al comico Pippo Franco.

L’artista non figura tra gli indagati ed è indicato dagli investigatori come inconsapevole della mancanza di valore legale del riconoscimento ricevuto.

Trentaquattro destinatari dei titoli sotto inchiesta

Secondo la ricostruzione riportata da RaiNews e Ansa, 34 dei 37 indagati sarebbero destinatari dei titoli rilasciati, mentre gli altri tre avrebbero ricoperto le principali cariche all’interno del sedicente ateneo.

Per i primi viene ipotizzato il concorso nei reati di falso. Gli accertamenti dovranno stabilire caso per caso se fossero consapevoli dell’assenza di riconoscimento dell’ente e se abbiano successivamente utilizzato i certificati in concorsi, graduatorie o rapporti di lavoro.

Il rischio dell’utilizzo nei concorsi e nel lavoro

Il sequestro è stato disposto anche per impedire che i titoli continuassero a essere utilizzati nel settore pubblico o privato.

Il pericolo indicato dagli inquirenti è che diplomi privi di valore legale possano essere presentati per ottenere assunzioni, avanzamenti professionali o punteggi aggiuntivi nelle procedure selettive, danneggiando chi ha conseguito regolarmente un titolo universitario.

Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nel corso del procedimento. Per tutte le persone coinvolte vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.

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Ischia, tentano di truffare un’anziana: denunciati due ragazzi di 15 e 16 anni

Due minorenni di 15 e 16 anni sono stati denunciati dai carabinieri a Ischia per tentata truffa. Secondo gli investigatori erano stati inviati sull’isola per ritirare 6mila euro e preziosi preparati da un’anziana, ingannata da falsi appartenenti alle forze dell’ordine.

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Avevano appena 15 e 16 anni e, secondo la ricostruzione dei carabinieri, erano arrivati a Ischia con il compito di ritirare denaro e oggetti preziosi dalle abitazioni di persone anziane ingannate telefonicamente.

I due minorenni, residenti rispettivamente a Torre Annunziata e Napoli, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria competente per tentata truffa e successivamente riaffidati ai genitori. Negli zaini avevano una placca e un tesserino falsi della Polizia di Stato, mentre sui telefoni cellulari erano stati salvati indirizzi e punti di interesse su Google Maps, ritenuti collegati ai luoghi in cui avrebbero dovuto ritirare il denaro.

La telefonata del falso ispettore

Il tentativo di raggiro ai danni dell’ischitana Angela Di Meglio, 85 anni, era cominciato con una telefonata ricevuta nella tarda mattinata.

Dall’altra parte della linea un uomo si era presentato come un ispettore di polizia, sostenendo che la targa dell’automobile intestata alla donna fosse stata clonata e utilizzata per commettere una rapina a Napoli.

Una storia costruita per spaventare e confondere la vittima. Durante la conversazione, i falsi appartenenti alle forze dell’ordine avevano chiesto informazioni sui familiari, sull’eventuale presenza di armi nell’abitazione e sul denaro custodito in casa.

Alla donna era stato fatto credere che contanti e preziosi dovessero essere controllati e confrontati con quelli provenienti dalla presunta rapina.

Seimila euro già preparati

Sottoposta a una forte pressione psicologica, l’anziana aveva già raccolto circa seimila euro in contanti, conservati per pagare alcuni lavori di pittura nell’abitazione, ed era pronta a consegnarli all’incaricato che si sarebbe presentato alla porta.

Il piano è però saltato grazie all’arrivo della figlia, che ha intuito immediatamente il raggiro, ha interrotto la conversazione e ha avvisato le forze dell’ordine.

Secondo la ricostruzione diffusa dagli investigatori, la vittima era stata convinta a preparare denaro e oggetti d’oro per un inesistente controllo legato alla presunta clonazione della targa.

Le ricerche dei carabinieri

Le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Ischia hanno consentito di individuare poco dopo i due ragazzi, che sarebbero stati incaricati di completare materialmente la truffa.

Durante il controllo, i militari hanno trovato nelle loro disponibilità 180 euro, ritenuti il rimborso delle spese sostenute per raggiungere l’isola. Nei cellulari erano inoltre presenti diversi luoghi “pinnati” su Google Maps, corrispondenti, secondo gli investigatori, agli indirizzi delle potenziali vittime o ai punti scelti per il ritiro del denaro.

Il sistema dei telefonisti e degli incaricati

L’episodio conferma l’impiego di una struttura organizzata con ruoli distinti. I telefonisti contattano gli anziani, si fingono poliziotti, carabinieri o familiari in difficoltà e li inducono a raccogliere contanti e gioielli. Altri soggetti vengono poi inviati sul posto per ritirare il bottino.

Secondo i carabinieri, i due minorenni costituivano proprio il segmento operativo di una rete più ampia: non avrebbero ideato la telefonata, ma sarebbero stati reclutati per presentarsi a casa delle vittime e portare via denaro e preziosi.

L’indagine prosegue per identificare i complici adulti, ricostruire i contatti telefonici e accertare se i due ragazzi fossero stati inviati sull’isola anche per altri raggiri.

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