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Giuristi, scienziati e religiosi al convegno di “In Oltre” denunciano: non basta inserire la parola “ambiente” in Costituzione, occorre una “Rivoluzione gentile” per tutelare la nostra terra

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L’Aula Siani del Tribunale di Torre Annunziata era piena (avvocati e studenti) per il convegno “Ambiente in Costituzione e la Rivoluzione gentile: la custodia del creato”. Il dibattito è stato organizzato dall’associazione forense “In Oltre”, ispirandosi alla recente riforma costituzionale che ha elevato l’ambiente a bene di rango costituzionale. “La modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione è passata sotto traccia – spiega Anna Brancaccio, avvocato e presidente di In Oltre -, per questo abbiamo pensato ad un convegno. Ambiente viene dal latino ambiens e significa “ciò che ci circonda”. Oggi però è l’essere umano ad aver accerchiato l’ambiente, soffocandolo e strangolandolo con un uso improprio delle risorse. Serve una rivoluzione gentile, senza spargimenti di sangue: cambiamo il nostro modo di vivere e riusciremo a cambiare lo stato delle cose”. Nella grande aula del Tribunale che ospita il convegno, in prima fila assieme all’avvocato Anna Brancaccio,  c’è la battagliera prima linea di donne avvocato che animano l’attività dell’associazione “In Oltre”. Sono donne, mamme, giuriste innamorate della loro terra: Elodia Capaldo, Mariella Stanziano, Teresa Onesto e altre ancora. Convegni, dibattiti, giornate di studio e formazione professionale su temi come l’ambiente, la lotta alla mafia e alle povertà organizzate da “In Oltre” sono frutto del lavoro di queste donne avvocato. L’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata non ha mai fatto mancare patrocinio e riconoscimento come attività di formazione professionale.

Il presidente del Tribunale di Torre Annunziata Ernesto Aghina, padrone di casa, avrebbe dovuto portare i saluti dell’istituzione a relatori e partecipanti, ma ha voluto complimentarsi con l’associazione “In Oltre” per la qualità dell’iniziativa e lasciare anche un suo personale contributo in termini giuridici. Aghina si è interrogato, nel suo breve ma interessante intervento, sul mancato inserimento in Costituzione della parola ambiente da parte dei padri costituenti. “Forse le emergenze postbelliche e la necessità di ricostruire il tessuto democratico hanno portato a posticipare il tema  – suggerisce Aghina -; oggi, con qualche ritardo, si pone rimedio a questa mancanza. Alla tutela del paesaggio e del patrimonio artistico si aggiunge ora la tutela ambientale”. 

Non poteva mancare – dato il tema del convegno – l’apporto del professor Antonio Giordano, oncologo e ricercatore di fama internazionale, oggi direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia, una vita spesa a studiare l’impatto devastante dell’inquinamento sul territorio noto come Terra dei Fuochi. “Nonostante il nostro incessante lavoro che ha dimostrato l’impatto di metalli pesanti, amianto e benzopirene sulla salute umana, le istituzioni hanno a lungo ignorato la situazione e poi, quando hanno iniziato ad averne contezza, hanno fatto poco o niente per contenere i danni e monitorare la stato di salute della popolazione”, ha denunciato Giordano. 

Sul tema del risarcimento del danno si è snodato invece l’intervento dell’avvocato civilista Valerio Ricciardi. “Ad oggi possiamo solo provare a ipotizzare gli sviluppi futuri della normativa” ha spiegato il legale. “Probabilmente si dovrà fare una distinzione fra il diritto alla conservazione dell’ambiente, che fa giustamente capo allo Stato, l’unico ad agire in giudizio per il risarcimento del danno, e il diritto a vivere in un ambiente salubre. Quest’ultimo compete a ciascuno di noi ed è dunque pensabile che in futuro possa esserci una apertura della giurisprudenza alle istanze dei privati che chiedono il risarcimento del danno per inquinamento ambientale”. 

“Nel mio piccolo mi sono battuto per questa riforma sin dal 2019, quando ero presidente del gruppo di lavoro per la riforma dei reati ambientali”, ha invece argomentato il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso. “La grande novità della riforma è che la tutela dell’ambiente smette di essere un surrogato della tutela del paesaggio e della salute: adesso l’ambiente va tutelato di per sé. Credo che l’ambiente si tuteli anzitutto con la prevenzione. Ho sempre sostenuto la necessità di inserire come materia d’insegnamento nelle scuole l’educazione ambientale. Serve poi agire sul piano della repressione. Il paradosso è che due norme del codice penale puniscono disastro e inquinamento ambientale solo se commessi abusivamente. È una contraddizione in termini, serve una riforma seria dei reati ambientali”.

Al convegno – moderato dal giornalista di Avvenire Pino Ciociola – ha partecipati anche il giovane imprenditore Renato Paolucci, che con la sua Novacoltura, piccola ma intraprendente azienda agricola, ha messo a punto un innovativo sistema di coltivazione. È l’acquaponica, un sistema che sfrutta gli scarti dell’allevamento dei pesci per nutrire le piante. “Da anni implementiamo la nostra personale rivoluzione gentile. L’agricoltura tradizionale non è più sostenibile – chiarisce -. La monocoltura porta ad una perdita di biodiversità e ad un uso eccessivo di pesticidi e fertilizzanti. Inoltre lo spreco d’acqua è enorme: il 70% dell’acqua che utilizziamo è destinata all’agricoltura”. Paolucci ha illustrato i vantaggi dell’acquaponica: risparmio di acqua, maggiore efficienza, meno spazio necessario, zero pesticidi e meno fertilizzanti. “L’allevamento dei pesci nelle vasche produce scarti organici, il letame. Questi scarti contengono ammoniaca, che viene poi filtrata dai batteri e trasformata in nitrati, che risultano essere un ottimo fertilizzante per le piante. Le piante assorbono così i nutrienti e l’acqua depurata ritorna pulita ai pesci. Il ciclo si ripete all’infinito”. Ad oggi l’azienda di Paolucci produce menta, insalata e microgreen. 

Ad impreziosire il convegno, la presenza nell’aula del tribunale di due opere molto significative dell’artista Antonio Carotenuto. In “Non sono stato io è stato il cane” viene emulata la caccia alle lucertole di ragazzini annoiati. “Grande testa di Gabbiano” è invece un inno alla vita, al creato e alla libertà. In chiusura, l’intervento del vescovo di Acerra Antonio Di Donna. “Sono ad Acerra da otto anni e mi considero un pastore convertito alla tematica ambientale dalla sofferenza della gente: da ciò nasce l’impegno della Chiesa nella Terra dei Fuochi, non solo da parte della diocesi di Acerra ma di ben nove diocesi comprese nel territorio fra Napoli e Caserta, un cammino comune. Per noi credenti l’ambiente è il creato, un giardino da custodire che il Creatore ha affidato all’uomo. È un impegno duro, con tante difficoltà. Sembra una lotta impari come quella di Davide contro Golia. Per fortuna oggi è cresciuta rispetto al passato la sensibilità per la difesa dell’ambiente. La riforma costituzionale è importante  – conclude il vescovo – ma dobbiamo fare molto di più”.

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Orrore nel Salernitano, Ciro Palmieri non era scomparso: fu ucciso e fatto a pezzi dalla moglie e 2 figli piccoli

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Questa mattina sono stati fermati la moglie e due figli di Ciro Palmieri, scomparso a fine luglio in provincia di Salerno, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e occultamento di cadavere. Si tratta di Monica Milite, moglie di Palmieri, e di due figli della coppia, di cui uno ha 15 anni. Ad eseguire il fermo, gli ufficiali di PG in servizio presso la Stazione CC di Giffoni Valle Piana, unitamente a personale della Compagnia CC di Battipaglia.

Le indagini sono partite dalla denuncia di scomparsa di Palmieri presentata dalla moglie lo scorso 30 luglio. La descrizione dell’accaduto da parte della donna aveva, da subito, fatto nascere negli inquirenti il sospetto che la ricostruzione della scomparsa non corrispondesse a quanto realmente avvenuto. Grazie al recupero delle immagini della videosorveglianza interna all’abitazione è stato possibile risalire alla verità: dopo una iniziale lite familiare, Ciro Palmieri è stato aggredito dalla moglie e dai figli con più coltelli. La vittima è stata più volte raggiunta dai fendenti anche quando era già a terra, inerte. Il tutto sotto lo sguardo sbigottito ed attonito di un altro figlio di 11 anni. Le immagini mostrano che la ‘vis omicida’ non è cessata nemmeno dopo la morte dell’uomo: alla vittima, infatti, è stata amputata una gamba. Dopodiché il suo corpo è stato messo in una busta di plastica per essere trasportato e nascosto in un luogo non ancora individuato. Al momento del fermo, gli indagati hanno indicato il luogo dove hanno gettato il cadavere: un dirupo impervio delle vicine montagne di Giffoni Valle Piana. Sono in corso le attività di recupero del corpo con l’aiuto dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Alpino.

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Il cane-pompiere è malato, l’assicurazione non copre le spese: avviata raccolta fondi

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Tyson, il cane pompiere che ha collaborato in tante operazioni di salvamento dei Vigili del Fuoco, è ammalato e il suo conduttore è stato costretto ad anticipare le spese per le cure, quasi 8 mila euro. Ma la polizza assicurativa stipulata dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco pare che non copra tutte le prestazioni sanitarie necessarie per la cura dell’animale. A denunciarlo è stato il Conapo, il sindacato autonomo dei Vigili del Fuoco, che ha spiegato sui propri social che Tyson, labrador di 4 anni, specializzato nel salvamento, che è in forze in Veneto e Trentino, soffre di una grave patologia, a rischio vita. Per cui va operato oppure essere soppresso, ma il suo conduttore ha deciso di fare di tutto per salvarlo ed ha speso già quasi 8 mila euro: di questi soldi forse gli verra rimborsata la metà. Per questo l’appello affinchè lo Stato intervenga per salvarlo. Perchè se fosse confermato che la polizza non copre le spese mediche per il cane, dicono al Conapo, “sarebbe una vergogna di Stato”.

Chi lo conduce ha lanciato intanto una petizione su Gofundme.it per chiedere aiuto nel sostenere le spese per salvare il labrador: “Ciao, sono Tyson e nella vita faccio il pompiere – si legge nella presentazione – Non vado a spegnere incendi ma il mio compito è quello della ricerca di persone disperse, sia in zone boschive che sotto le macerie. Da qualche mese ho un grave problema di salute chiamato chilotorace. Si forma del liquido linfatico intorno alla membrana che avvolge i polmoni rendendomi difficile respirare. Il mio padrone ha già speso migliaia di euro per visite specialistiche e medicinali. A breve farò un’operazione per risolvere il problema, ed è già la seconda in pochi mesi. Purtroppo la nostra amministrazione non copre le spese mediche al 100% e mi servirebbe una zampa per tornare a fare il mio lavoro”. E quella zampa l’hanno offerta in tanti al punto che in poco tempo sono stati raccolti 6 mila euro

 

 

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I controlli seri in mare dei carabinieri di Capri e le uscite all’alba della motovedetta di Ischia

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I carabinieri di Capri e Anacapri hanno controllato 190 persone e oltre 95 veicoli. Trentacinque le imbarcazioni passate al setaccio solo nel weekend di Ferragosto quando le coste erano gremite di turisti. I militari della compagnia di Sorrento, a bordo del battello pneumatico, hanno notificato decine di infrazioni al codice della navigazione, specie nella porzione di mare tra punta campanella e Capri.  Controlli soprattutto lungo i moli del porto dove in pochi giorni sono sbarcati migliaia di vacanzieri. E proprio tra questi che i militari hanno individuato 3 giovani nel cui zaino, oltre al telo mare e alla crema solare c’era anche droga. Sono stati tutti segnalati alla Prefettura.
Ancora droga lungo la spiaggia libera di Marina Grande. Un uomo fumava uno “spinello” noncurante dei bagnanti e dei tanti bambini al mare. Anche per lui una segnalazione al Prefetto. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni, in particolare durante la movida serale. Qualche uscita in mare nel mese di agosto di mattino presto anche per i carabinieri della motovedetta di Ischia. Senza strafare. Ma infliggendo tante multe. Almeno secondo quanto pubblicizzato dai carabinieri stessi.

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