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Giù le mani dal bambino che piange al San Paolo

Paolo Chiariello

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Quel bambino che piange al San Paolo per la sconfitta del Napoli meriterebbe rispetto. La sua famiglia, i suoi genitori, tutti quanti noi meritiamo rispetto. Come meriterebbe rispetto la Carta di Treviso. E come meriterebbero rispetto una serie di norme in difesa dei minori che vengono elencate e sono dunque vigenti e possono essere lette perchè reperibili anche sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Vi risparmio la legge sulla privacy che è anch’essa una legge dello Stato. Questo è quanto scrivo a #DAZN (per la partita di ieri) e a tutti quei media e giornalisti che usano (e useranno) questo bambino napoletano tifoso del Napoli  per fini che non ha nulla di commendevole, nulla di giornalistico.

ùIn quel pianto del bambino non vi è la benché minima rilevanza pubblica. É diventata una giungla oramai questa socializzazione di questioni private. Nel caso del bambino, poi, siamo davanti ad una azione che andrebbe protetta, già che siamo in presenza di un minore da rispettare.

L’Ordine dei Giornalisti faccia una bella iniziativa. L’Ordine dei giornalisti spieghi quali sono i doveri (oltre al rispetto delle leggi) deontologici cui sono tenuti i suoi iscritti e spieghi anche alla FIGC e alle Leghe (non solo la Lega di serie A) che i registi e i cameramen non possono, non debbono indugiare con le telecamere sui volti dei bambini. Non si può riprendere, fotografare, mettere in onda o pubblicare foto e immagini di bimbi che piangono o ridono o tifano sugli spalti. E l’Agcom intervenga a difesa dei bambini. E Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza faccia il suo dovere. La società sportiva Calcio Napoli, intendo dire la società che è proprietaria delle immagini messe in onda da #Dazn o da #Sky o da chiunque sia il vettore, faccia presente che esistono leggi, norme, codici deontologici da rispettare quanto alle immagini di minori. Scrivo questo per ricordarlo a tutti, compreso me stesso. “Giù le mani dai bambini” non è il titolo di un giornale. È un dovere cui siamo tutti tenuti.

Giornalista. Ho lavorato in Rai (Rai 1 e Rai 2) a "Cronache in Diretta", “Frontiere", "Uno Mattina" e "Più o Meno". Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e tra i fondatori assieme al direttore Emilio Carelli e altri di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Champions, Milan beffato: l’Atletico passa su rigore al 97′

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L’impresa del Milan dura fino al 97′, l’Atletico Madrid strappa la vittoria grazie al penalty di Suarez che realizza il 2-1 su rigore nel recupero. Il Milan non riesce a cancellare lo zero dalla classifica del gruppo B di Champions, come chiesto da Pioli alla vigilia. Ci va vicino giocando una partita di grande sacrificio e abnegazione, affrontando in inferiorita’ numerica per un’ora di gara campioni come Suarez, Griezmann, Joao Felix. A condannare il Milan e’ sostanzialmente Kessie’, espulso al 29′ per doppia ammonizione. Fino a quel momento, infatti, il Milan aveva disputato una grande gara, giocando con aggressivita’, ritmo, velocita’, caricati dal ritorno in Champions a San Siro dopo sette anni.

Il gol al 20′ di Leao regala il meritato vantaggio ai rossoneri: azione insistita, poi l’attaccante raccoglie palla dal limite e trova l’angolino basso alla destra di Oblak. Tifosi in visibilio, una festa che dura’ pero’ meno di dieci minuti. A cambiare il volto di una partita fino a quel momento perfetta del Milan, e’ una clamorosa ingenuita’ di Kessie’. L’ivoriano gia’ ammonito per un’inutile trattenuta tattica su Llorente a meta’ campo dopo un quarto d’ora di gioco, entra in ritardo sempre su Llorente. L’arbitro, fiscale e forse un po’ troppo severo, non ha dubbi ed estrae il secondo giallo. Il Milan protesta, Rebic viene ammonito, e dopo appena mezz’ora cambiano gli equilibri per un Milan costretto ad una partita di solo sacrificio contro i campioni di Liga. Pioli ridisegna la squadra, richiama Rebic e inserisce Tonali per dare sostanza al centrocampo. Il Milan affronta a testa alta l’inferiorita’ numerica, da’ anima e corpo su ogni pallone, si compatta ordinato e non rinuncia anche a far male.

E’ clamorosa la traversa di Leao su lancio lungo precisissimo di Maignan che manda in porta il compagno di squadra. Leao viene segnalato in fuorigioco, dubbio. Il brivido piu’ grande arriva allo scadere con il tentativo di Suarez che si spegne di poco a lato. Il secondo tempo e’ una strenua difesa del gol di Leao. Quarantacinque minuti d’assedio dell’Atletico che cala il carico e inserisce Joao Felix e Griezmann. Pioli richiama Diaz – acciaccato – e Leao per Giroud. Il francese avrebbe dovuto aiutare la squadra in una prova complicatissima ma gioca senza l’abnegazione dei compagni, in ritardo su tutti i contrasti non da’ il contributo che ci si aspettava. Anzi, il Milan sembra giocare in nove. Non si risparmiano invece Tonali, Calabria, Saelemaekers, Theo Hernandez. Imperioso Bennacer. La difesa interviene con i tempi giusti, neutralizzando l’attacco stellare dell’Atletico. E dove non arrivano Tomori e Romagnoli, ci mette il guantone Maignan. Ma in un tempo intero giocato stringendo i denti, ogni sbavatura si paga e a cinque minuti dalla fine, il gol che gela il pubblico: Griezmann tira al volo e trova la prima rete dal ritorno all’Atletico. Poi la beffa piu’ amara, al sesto minuto di recupero l’arbitro concede il rigore per un fallo di mano di Kalulu, il Var controlla e convalida, Suarez segna. E’ un ritorno amaro per il risultato, ma non per la prestazione. Perche’ il Milan ha giocato ad armi pari, fino a quando in campo ci sono stati 22 giocatori.

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Napoli – Spartak Mosca: il ritorno di Mertens, gli amici ritrovati

Valeria Grasso

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Dries Mertens è carico e vuole fare bene. E’ imminente il suo rientro in campo. Già in panchina con il Cagliari, ha avuto una fase di riscaldamento tra il primo e il secondo tempo, acclamato dai tifosi, ma si vede che non era giunto ancora il suo momento. Reduce – dopo Euro 2020 – da un intervento in Belgio di stabilizzazione alla spalla sinistra avvenuto lo scorso 5 luglio, e dopo un periodo di intensa riabilitazione, pare proprio che l’attaccante azzurro abbia ritrovato adesso la verve e la forma giusta.

E’ probabile che per Napoli-Spartak Mosca di Europa League – in programma giovedì 30 settembre alle ore 18:00 – Luciano Spalletti – per far rifiatare la furia nigeriana Victor Osimhen – scelga proprio lui alla guida dell’attacco azzurro, o magari potrebbe quanto meno entrare a partita in corso. Per avere un prosieguo in discesa in questa competizione occorre ambire al primo posto del girone e in vista dell’annunciato turnover da parte del tecnico toscano è prevedibile che possa essere importante affidarsi all’estro del numero 14 partenopeo, che ormai pronto (con l’ok dello staff medico), scalpita per giocare e riabbracciare i tifosi allo stadio Maradona.

“Ciro”, come è stato da anni ribattezzato dal popolo partenopeo, napoletano d’adozione, innamorato di Napoli e delle sue incantevoli bellezze, (oltre che della moglie Kat), leader per carattere e per esperienza, ha tanta voglia di dare il suo contributo ai compagni come tante volte ha dimostrato e come testimoniano anche gli incitamenti e le foto sul suo profilo instagram. Si fa volere bene da tutti, Dries. Significativo l’ultimo scatto pubblicato con il suo caro amico pilastro della difesa, Kalidou Koulibaly, accompagnato dalla frase “Amore senza fine”.

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Fabio Cannavaro: sono stato benissimo in Cina, lascio Ghuangzou per tornare a Napoli

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“Dopo una trattativa amichevole, il Guangzhou Football Club ha deciso di rescindere il contratto con il tecnico Fabio Cannavaro. Da novembre 2017 e’ stato il capo allenatore della squadra di Guangzhou, guidando la squadra a vincere la Supercoppa cinese, il campionato e ad ottenere diversi altri titoli. Vogliamo ringraziare sinceramente Fabio Cannavaro per i grandi sforzi e contributi al nostro team”. Con queste parole, pubblicate sul social Weibo, il Ghuangzou Evergrande ha ufficializzato l’addio a Fabio Cannavaro. Una scelta che “non e’ figlia della crisi finanzaria dell’Evergrande”, ha spiegato l’ex difensore. “Ho deciso qualche mese fa e l’avevo gia’ comunicato al club – ha raccontato Cannavaro a Sky – Il campionato cinese e’ diviso in blocchi e ogni volta si va in quarantena per 20-30 giorni, poi a dicembre saremmo stati in una nuova bolla per 40 giorni. Sono stato bene in Cina, ma ora volevo tornare vicino alla mia famiglia. E’ stata un’esperienza formativa”. Cannavaro ha poi parlato anche del Napoli di Spalletti che tanto bene ha cominciato il campionato. “Rispetto a qualche anno fa i giocatori e l’allenatore hanno una esperienza diversa. Quando poi a gennaio scattera’ la Coppa d’Africa e ci saranno altri impegni internazionali bisognera’ capire come riusciranno a gestire il momento – ha sottolineato l’ex difensore – La stagione e’ lunga e puo’ succedere di tutto. Spalletti e’ una garanzia, conosce bene il nostro calcio, sa quello che bisogna fare per vincere e lo ha fatto anche fuori dall’Italia. Mi piace molto e ha le idee chiare. E’ un allenatore al quale io le chiavi gliele darei tranquillamente”.

“Ho avuto dei contatti, però vedremo, nel frattempo mi godo il sole e il mare di Napoli. Anche subentrare in una squadra può essere importante, non escludo nulla”, così Fabio Cannavaro a Napoli, a chi gli chiede se ci sono squadre che non allenerebbe risponde: “Dipende da cosa chiedono, se hanno budget limitati e chiedono di vincere la Champions bisogna valutare”.

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