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Gisèle esiste davvero? Il tormentone sospeso riapre il caso della musica creata dall’AI

Dimanche Midi Pile di Gisèle viene sospesa dalla radio e resta fuori dalle classifiche per i dubbi sull’uso dell’AI. Fimi introduce nuovi criteri, mentre Spotify prepara l’etichetta “AI Persona” e limita le raccomandazioni automatiche.

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C’è una canzone che gira questa estate. Si intitola Dimanche Midi Pile, porta la firma di Gisèle e ha tutte le caratteristiche del tormentone: ritmo immediato, ritornello facile da ricordare e un’identità capace di suscitare curiosità.

Il problema è che non è stato chiarito se Gisèle sia una cantante reale oppure un personaggio costruito interamente attraverso l’intelligenza artificiale. E neppure quanto lavoro umano ci sia effettivamente dietro la voce, la musica e il testo.

Il dubbio è stato sufficiente per spingere RTL 102.5 a sospendere il brano dalla programmazione. La canzone è stata esclusa anche dalle classifiche ufficiali italiane perché non rispetterebbe i nuovi criteri adottati per le produzioni realizzate con l’AI.

Non si tratta della prova definitiva che Gisèle non esista. È, piuttosto, la conseguenza della mancata verifica dei requisiti di trasparenza richiesti dall’industria musicale.

Le nuove regole per le classifiche

Una registrazione sviluppata con strumenti di intelligenza artificiale potrà entrare nelle classifiche ufficiali soltanto rispettando tre condizioni.

Il servizio utilizzato dovrà essere autorizzato e operare legalmente, anche sotto il profilo dei contenuti impiegati per addestrare il modello. Il brano dovrà essere realizzato in maniera sostanziale da esseri umani. Non dovranno inoltre emergere anomalie o sospetti di manipolazione degli ascolti attraverso bot e sistemi automatici.

L’intelligenza artificiale non viene quindi vietata. Può essere utilizzata nella produzione, nell’arrangiamento, nella pulizia della voce o nella creazione di singoli elementi. Il punto decisivo resta la presenza di un contributo creativo umano riconoscibile e prevalente.

Diverso è il tema del diritto d’autore: la protezione dipende dalla presenza di una creazione umana originale e non deriva automaticamente dall’ingresso di una canzone in classifica.

La decisione di RTL 102.5

«Ci erano venuti dubbi sulla messa in onda. Dopo l’introduzione delle nuove regole abbiamo bloccato il brano», ha spiegato il presidente di RTL 102.5, Lorenzo Suraci.

Il gruppo, che comprende anche Radio Zeta e Radiofreccia, sostiene di non programmare abitualmente prodotti creati interamente da sistemi artificiali.

«Per noi quella non è musica. Musica è arte e cervello», afferma Suraci, secondo il quale i prodotti generati automaticamente tenderebbero ad apparire uniformi e privi di una reale esperienza umana.

È una posizione netta, ma non condivisa da tutto il settore. Perché tra un brano prodotto interamente da una macchina e una canzone nella quale l’AI viene utilizzata come strumento esistono molte possibilità intermedie.

Spotify introduce le “AI Persona”

Anche Spotify ha deciso di intervenire. Dalla metà di settembre saranno contrassegnati con la dicitura “AI Persona” i profili che non rappresentano un artista reale, ma un’identità virtuale generata artificialmente.

Questi profili saranno esclusi, per impostazione predefinita, dalle raccomandazioni editoriali e dagli algoritmi personalizzati. I loro brani resteranno disponibili e potranno essere cercati o ascoltati dagli utenti, soprattutto da chi sceglierà di seguire volontariamente quei progetti.

La misura riguarda però l’identità dell’artista, non qualsiasi canzone nella quale sia stata impiegata l’intelligenza artificiale. Un musicista reale che utilizza l’AI durante la produzione non verrà automaticamente escluso dalle raccomandazioni.

La piattaforma permetterà l’autodichiarazione, ma potrà applicare anche l’etichetta “Probabile AI Persona” dopo una verifica. Gli interessati avranno la possibilità di contestare la classificazione.

Due etichette per distinguere la musica

L’industria discografica ha elaborato due indicazioni destinate alle registrazioni sonore: “Generato dall’AI” e “Assistito dall’AI”.

La prima riguarda i brani nei quali l’intelligenza artificiale ha prodotto tutti o la maggior parte degli elementi creativi, compresa la voce o l’esecuzione strumentale principale.

La seconda si applica alle registrazioni create prevalentemente da persone, nelle quali l’AI è stata utilizzata soltanto per alcuni elementi espressivi.

Il sistema di etichettatura è per ora un programma volontario internazionale sostenuto da produttori, artisti e organizzazioni del settore. Non copre ancora in maniera uniforme i testi, le copertine e i videoclip.

Dal 2 agosto sono diventate applicabili anche le disposizioni sulla trasparenza previste dall’AI Act europeo. La normativa non vieta la musica artificiale, ma introduce obblighi di identificazione e marcatura per determinati contenuti sintetici o manipolati. L’applicazione concreta alle diverse produzioni artistiche dipenderà dalle caratteristiche del contenuto e dal rischio che possa ingannare il pubblico.

Novantamila brani artificiali al giorno

Le dimensioni del fenomeno sono enormi. Su Deezer vengono caricati mediamente circa 90.000 brani interamente generati dall’intelligenza artificiale ogni giorno. Nei momenti di massimo afflusso hanno superato la metà di tutta la nuova musica consegnata alla piattaforma.

Il numero delle tracce non corrisponde però al loro effettivo successo. La musica artificiale rappresenta ancora una quota ridotta degli ascolti complessivi. Una parte rilevante degli streaming risulta inoltre legata a tentativi di frode: brani prodotti in serie e riprodotti automaticamente da reti di bot per ottenere compensi.

La questione riguarda quindi non soltanto la creatività, ma anche la distribuzione dei diritti e delle risorse economiche sottratte agli artisti reali.

Dai Beatles alle cantanti virtuali

L’intelligenza artificiale è già entrata nella discografia in forme molto diverse. Paul McCartney l’ha utilizzata per isolare la voce autentica di John Lennon da una vecchia registrazione e completare Now and Then. In quel caso l’AI non ha inventato la voce del cantante, ma ha permesso di recuperarla separandola dal rumore del nastro.

Iam è stata invece presentata come la prima cantante virtuale italiana, dichiaratamente costruita attraverso un progetto creativo basato sull’AI. Xania Monet, personaggio artificiale dietro il quale lavora l’autrice Telisha “Nikki” Jones, è riuscita a entrare in una classifica radiofonica americana.

Anche Saremo AI ha sperimentato una competizione tra 27 cantanti virtuali, con biografie, testi, immagini e dinamiche sociali generate artificialmente.

Gli artisti umani cercano intanto nuovi strumenti di tutela. Giusy Ferreri ha registrato il proprio timbro vocale come marchio sonoro europeo per contrastarne la clonazione non autorizzata.

Lo strumento e il sostituto

«Se un pezzo mi emoziona e funziona sulla pista, per me è quello che conta», osserva il deejay Benny Benassi. La differenza, aggiunge, è tra utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto alla creatività e affidare a una macchina la produzione completa di un brano, magari imitando la voce o lo stile di altri artisti.

Nel pop, dove una canzone può nascere dal lavoro di numerosi autori e produttori, l’AI potrebbe diventare uno strumento aggiuntivo. Ma la condizione resta la trasparenza.

Vietare ogni utilizzo significherebbe ignorare l’evoluzione della tecnologia. Nasconderlo, però, significherebbe ingannare chi ascolta.

La domanda, allora, non è soltanto se Gisèle esista. È se il pubblico abbia il diritto di sapere chi — o che cosa — sta cantando.

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Esteri

Merz sfida AfD e Trump: «La remigrazione è pulizia etnica»

Dopo la vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt, scontro durissimo tra Friedrich Merz e Alice Weidel. Il cancelliere rinvia anche una telefonata con Trump, che aveva festeggiato il risultato dell’ultradestra.

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Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, già sotto pressione dopo la pesante sconfitta in Sassonia-Anhalt, apre lo scontro con l’AfD e manda un segnale anche a Donald Trump. Il governo tedesco ha infatti rinviato una telefonata con la Casa Bianca prevista per l’11 settembre, dopo che il presidente americano aveva salutato con entusiasmo il successo dell’ultradestra tedesca.

La tensione è esplosa anche nel Bundestag, dove la co-leader dell’AfD Alice Weidel ha attaccato frontalmente il cancelliere: «Il suo tempo è scaduto. Gli elettori hanno chiarito che il governo nero-rosso è finito».

Merz: «AfD forza distruttiva»

Durissima la replica del cancelliere: «Lei è e resta una forza distruttiva». Merz ha accusato l’AfD di disprezzare le istituzioni democratiche e ha definito la politica della “remigrazione” sostenuta dall’ultradestra «nient’altro che pulizia etnica».

Il cancelliere è apparso però sulla difensiva ed è stato criticato da diversi media tedeschi per un intervento giudicato poco convincente. La debacle elettorale ha infatti riaperto il confronto sulla tenuta della coalizione tra conservatori e socialdemocratici.

La telefonata con Trump rinviata

Il portavoce del governo, Stefan Kornelius, ha annunciato il rinvio della telefonata tra Merz e Trump, inizialmente programmata nell’anniversario degli attentati alle Torri Gemelle. Ha precisato che la decisione non è stata determinata da problemi di agenda, senza confermare esplicitamente un collegamento con le dichiarazioni del presidente americano.

Trump aveva commentato su Truth Social il risultato elettorale scrivendo: «Wow, i populisti tedeschi hanno avuto una grande serata». Aveva poi attribuito il successo dell’AfD al malcontento per le politiche migratorie, sostenendo che i tedeschi «ne hanno finalmente abbastanza».

I sospetti sulle pressioni americane

Le parole del presidente americano hanno alimentato in Germania il dibattito sulle interferenze della destra statunitense nella politica europea. Nel passato recente erano intervenuti a sostegno dell’AfD anche Elon Musk e il vicepresidente JD Vance, che aveva incontrato Weidel a Monaco durante la Conferenza sulla sicurezza.

Non ci sono tuttavia elementi pubblici che dimostrino un sostegno diretto dell’amministrazione americana alla campagna elettorale del partito tedesco. Da tempo Berlino denuncia invece tentativi di influenza e destabilizzazione attribuiti alla Russia.

AfD cerca una maggioranza regionale

In Sassonia-Anhalt il vincitore Ulrich Siegmund sta sondando la disponibilità degli altri partiti per formare il primo governo regionale guidato dall’AfD. Finora sono arrivati quattro rifiuti, mentre il Bsw di Sahra Wagenknecht ha manifestato un’apertura al confronto.

Weidel ha intanto accusato il governo di condurre la Germania verso il fallimento, denunciando la deindustrializzazione, la crisi del settore automobilistico e gli effetti della transizione energetica. Rivolgendosi all’Unione europea, ha rivendicato: «Rivogliamo indietro i nostri soldi», richiamando una celebre formula di Margaret Thatcher.

Merz contrario alla messa al bando

Il programma radicale dell’AfD continua ad alimentare il confronto sull’eventuale ricorso agli strumenti costituzionali per mettere al bando le formazioni considerate antidemocratiche.

Merz resta però scettico: il problema, secondo il cancelliere, non si risolve vietando il partito, ma riconquistando politicamente i suoi elettori.

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Napoli, Champions amara al Maradona: Ødegaard firma il tris di sconfitte

Il Napoli perde 1-0 contro l’Arsenal nell’esordio in Champions League. Decide un gran gol di Ødegaard al 75’. Gli azzurri, poco pericolosi, incassano la terza sconfitta consecutiva. Meret lascia il campo per un problema agli adduttori.

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Il Napoli cade al Maradona nell’esordio in Champions League. L’Arsenal vince 1-0 grazie a una prodezza di Martin Ødegaard al 75’ e infligge alla squadra di Massimiliano Allegri la terza sconfitta consecutiva, dopo i due passi falsi in campionato.

Gli azzurri disputano una partita soprattutto di contenimento, lasciando il controllo del gioco agli inglesi e tentando di ripartire. Ma le occasioni costruite sono troppo poche e l’Arsenal, dopo avere più volte sfiorato il vantaggio, trova il gol che decide la sfida.

A preoccupare è anche l’infortunio di Alex Meret, costretto a lasciare il posto a Vanja Milinković-Savić durante l’intervallo per un problema agli adduttori.

Meret salva il Napoli

L’Arsenal prende progressivamente il controllo del possesso e costringe il Napoli a raccogliersi nella propria metà campo.

Al 22’ gli ospiti costruiscono la prima grande occasione: Mikel Merino colpisce di testa a pochi passi dalla porta, ma Meret risponde con un intervento decisivo.

Gli azzurri faticano a risalire il campo e non riescono a rifornire con continuità Rasmus Højlund. Sul finire del primo tempo è ancora l’Arsenal a sfiorare il vantaggio. Al 45’ Bukayo Saka si presenta a tu per tu con Meret, ma spreca una clamorosa opportunità.

Meret non rientra dopo l’intervallo

Il portiere del Napoli, già alle prese con problemi muscolari agli adduttori, non torna in campo per la ripresa. Al suo posto entra Milinković-Savić.

Il copione non cambia. L’Arsenal mantiene il possesso e continua a cercare gli spazi, mentre il Napoli resta basso e prova senza successo a ripartire.

Al 51’ Piero Hincapié spreca da posizione favorevole. Al 63’ Declan Rice tenta la conclusione dalla distanza, mandando il pallone sopra la traversa.

Il Napoli prova a uscire dal guscio affidandosi a Højlund, ma non riesce a costruire vere occasioni da gol.

La prodezza di Ødegaard

La resistenza azzurra termina al 75’. Ødegaard scambia con Christos Tzolis al limite dell’area e lascia partire una conclusione mancina precisa. Il pallone colpisce il palo interno e termina in rete, senza lasciare possibilità a Milinković-Savić.

È il gol che spezza l’equilibrio e premia il dominio territoriale della formazione inglese.

Allegri prova a cambiare l’inerzia inserendo David Neres e Lorenzo Lucca al posto di Højlund e Lobotka. Le sostituzioni, però, non producono la reazione sperata.

Havertz segna, ma è fuorigioco

Nel finale l’Arsenal resta pericoloso e sfiora il raddoppio con Madueke e Tzolis. Il Napoli evita il secondo gol, ma non riesce a creare i presupposti per il pareggio.

Al 93’ Kai Havertz manda nuovamente il pallone in rete, ma il gol viene annullato per fuorigioco.

Finisce 1-0 per l’Arsenal. Il Napoli comincia la sua Champions con una sconfitta e allunga a tre la serie di ko consecutivi. Al di là del risultato, preoccupa una squadra apparsa troppo prudente e incapace di rendersi realmente pericolosa davanti al proprio pubblico.

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Esteri

Lo Yemen diventa l’ultima carta dell’Iran: raid sauditi e nuove minacce su Bab el-Mandeb

L’Arabia Saudita risponde agli attacchi degli Houthi con oltre trenta raid nello Yemen. Secondo gli analisti, con Hezbollah indebolito e il corridoio siriano interrotto, il fronte yemenita è ormai la principale leva indiretta dell’Iran contro Riad e Washington. Prime navi deviate da Bab el-Mandeb.

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Con Hezbollah indebolito in Libano e il corridoio siriano delle armi ormai interrotto, lo Yemen diventa il principale fronte dal quale l’Iran può ancora esercitare pressione indiretta su Arabia Saudita e Stati Uniti.

È in questa cornice che gli analisti regionali collocano l’escalation militare nel sud della Penisola arabica e lungo le coste del Mar Rosso, a ridosso dello Stretto di Bab el-Mandeb. Dopo Hormuz, è la seconda strozzatura marittima strategica dell’area e rappresenta un passaggio fondamentale per le rotte commerciali dirette verso il Canale di Suez.

La tregua yemenita appare ormai compromessa. Dopo gli attacchi degli Houthi contro installazioni petrolifere saudite, Riad ha risposto con oltre trenta raid in una sola notte.

La rappresaglia saudita su quattro province

I bombardamenti hanno interessato obiettivi nelle province di Taiz, Hodeida, al-Jawf e Marib, dove gli Houthi controllano importanti porzioni di territorio e mantengono strutture militari.

Per la prima volta dopo anni, l’Arabia Saudita ha colpito contemporaneamente i diversi fronti dai quali i ribelli stanno avanzando verso Bab el-Mandeb.

L’offensiva rappresenta una risposta agli attacchi contro le infrastrutture petrolifere saudite, ma si inserisce anche nel più ampio confronto tra Washington e Teheran.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Hans Grundberg, ha avvertito che il nuovo ciclo di azioni e rappresaglie rischia di allargare ulteriormente il conflitto.

Trump: «Ogni attacco Houthi sarà considerato iraniano»

Da settimane il presidente americano Donald Trump alterna pressione economica e minacce militari nei confronti dell’Iran.

Pur sostenendo di voler mantenere un «basso profilo» nei negoziati con Teheran, Trump ha avvertito che ogni attacco compiuto dagli Houthi sarà considerato come se fosse stato «sparato dall’Iran».

La dichiarazione riduce lo spazio di separazione tra le azioni autonome rivendicate dal gruppo yemenita e la responsabilità attribuita dagli Stati Uniti alla Repubblica islamica.

Gli Emirati Arabi Uniti, alleati regionali di Washington e legati a Israele dagli Accordi di Abramo, hanno intanto sospeso gli scambi commerciali con Teheran. Le Guardie rivoluzionarie iraniane minacciano invece l’impiego di armi «ancora più distruttive» in caso di una nuova offensiva americano-israeliana.

Hezbollah indebolito, chiuso il corridoio siriano

Gli altri alleati regionali dell’Iran attraversano una fase di difficoltà. In Libano, Hezbollah non dispone più della capacità di deterrenza esercitata per decenni.

Le operazioni israeliane attorno alle alture di Ali Taher, nel distretto di Nabatiye, e il rinvio dei colloqui attesi a Roma confermano che il movimento sciita rimane sulla difensiva e sottoposto a una crescente pressione per il disarmo.

Ancora più rilevante è la perdita della rotta siriana. Dopo la caduta di Bashar al-Assad, il nuovo potere di Damasco si è avvicinato agli Stati Uniti e ostacola il trasferimento via terra di armi e risorse dall’Iran verso il Libano.

Teheran non può quindi utilizzare con la stessa efficacia la rete che per anni ha collegato Iran, Siria e Hezbollah.

Gli Houthi come leva indiretta di Teheran

In questo scenario, secondo la lettura prevalente tra gli analisti regionali, gli Houthi rappresentano la leva più efficace ancora a disposizione dell’Iran senza un suo coinvolgimento militare diretto e dichiarato.

Il gruppo è in grado di colpire petroliere e impianti sauditi, minacciare il traffico commerciale nel Mar Rosso e rivendicare autonomamente le operazioni. Questa autonomia formale consente a Teheran di mantenere un margine di ambiguità sulla propria responsabilità.

Il legame politico e militare tra l’Iran e gli Houthi è consolidato, ma il grado di controllo esercitato da Teheran sulle singole operazioni rimane oggetto di valutazioni differenti.

Le navi cominciano a evitare lo Stretto

La minaccia alla navigazione produce già i primi effetti. Secondo l’Institute for the Study of War, almeno sette navi avrebbero modificato la propria rotta per evitare Bab el-Mandeb.

Un’interruzione più ampia del traffico costringerebbe le compagnie a circumnavigare l’Africa passando per il Capo di Buona Speranza, con tempi di percorrenza, costi assicurativi e prezzi di trasporto molto più elevati.

La battaglia per lo Yemen assume così una dimensione che supera i confini del Paese. In gioco non ci sono soltanto gli equilibri tra Iran e Arabia Saudita, ma la sicurezza di una delle rotte commerciali più importanti del mondo.

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