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Giovanni Gastel, il fotografo dell’eleganza nel ricordo di Maria Savarese

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Quando un fotografo ci lascia, rimangono indelebili le sue opere impresse sulle lastre, le pellicole, le stampe fotografiche e sui file digitali che, come se sbeffeggiassero la morte, possono riprodursi all’infinito, lasciando per sempre vivo il ricordo dell’autore di quei furti, dell’anima e dei momenti di vita, perpetrati nel corso della sua vita. Giovanni Gastel, il più elegante, nei modi e nella composizione delle sue opere, dei fotografi italiani ci è stato portato via, dopo lunghe giornate di battaglia contro il virus che da oltre un anno ha stravolto le vite di tutti.

Gastel, ovvero stile, eleganza, correttezza, etica, sempre pronto e disponibile nei confronti di tutti coloro che, avvicinandosi alla fotografia o incontrandolo ad una mostra, gli chiedevano consigli o solo una dedica su di un suo libro.

Nell’ottobre 2019 ha portato in città, a Napoli, alla galleria Al Blu di Prussia la sua mostra Selected Works dove rifletteva sul bisogno della bellezza e della quale il nostro giornale si occupò con un articolo, che piacque molto all’artista, di Rita Alessandra Fusco https://www.juorno.it/giovanni-gastel-al-blu-di-prussia-selected-works-per-riflettere-sul-bisogno-della-bellezza/.

La mostra fu curata da Maria Savarese, storica dell’arte, tra le più prestigiose animatrici culturali del panorama nazionale, oggi a lei, che conosceva il maestro, legata da una sincera amicizia, abbiamo chiesto di ricordare Gastel uomo, fotografo e amico.

Come nasce la vostra conoscenza trasformata poi in amicizia, che vi ha portati anche ad incontri estivi nelle isole Eolie? 

Conoscevo lo straordinario lavoro fotografico di Gastel da sempre. Poi, quando nel 2018 ho iniziato a raccontare, insieme a Mario Pellegrino ed alla galleria Al Blu di Prussia, la grande fotografia internazionale fra arte e moda, attraverso una serie di esposizioni, cominciando con la collezione di Carla Sozzani, che fu esposta fra Villa Pignatelli – Casa della Fotografia e la galleria, senza che ci conoscessimo di persona, l’anno successivo telefonai a Giovanni e lo invitai a Napoli per vedere lo spazio ed eventualmente esporre per la prima volta in città. Devo dire che ero molto emozionata, negli istanti precedenti, per certi versi anche intimorita, ma invece lui fu gentilissimo e la settimana successiva era già in galleria.

Trascorremmo una giornata bellissima, e ciò che immediatamente mi colpì fu la sua capacità di mettere a proprio agio le persone con una gentilezza estrema, al punto da sembrare che ci conoscessimo da sempre. Era un giorno di febbraio e da allora abbiamo iniziato a lavorare ed a dialogare, incontrandoci diverse volte, di cui una in giugno nel suo meraviglioso studio di Milano, un’oasi di cultura, lavoro ed eleganza, fino all’inaugurazione della mostra in ottobre che fu un successo indimenticabile. Ma anche dopo…infatti, presentammo un suo libro di poesie, sempre in galleria, con Silvio Perrella e Luigi Trucillo, e quando ci sentivamo al telefono o in mail ci dicevamo sempre “non vedo l’ora di tornare a lavorare con te”. Non dimenticherò mai la sua eleganza ed il suo stile nel lasciarmi libera, senza interferire, nel mio lavoro curatoriale, sin dalla selezione delle fotografie da esporre, appoggiando tutte le mie scelte e valorizzando sia in privato, che pubblicamente il mio lavoro. Giovanni diceva spesso, anche in una recente intervista per Sky Arte, “io voglio che tutti quelli che lavorano con me, truccatori, assistenti, ecc. ecc. vadano a casa felici”: ecco lui mi ha reso felice e di questo lo ringrazierò per sempre.

Si guardava lui e non lo si poteva che associare alle sue fotografie, come le sue fotografie non potevano che essere associate a lui, possedeva il tratto dell’artista che insieme con i suoi molteplici interessi, come la scrittura e la poesia, lo distingueva e lo elevava a esempio da seguire in un campo variegato, ma pur sempre molto “schematico” come la moda. Lei come ci spiega questa magia?

La spiego con alcune sue parole: “La parola che ho più in mente è eleganza. Mi piacerebbe credere che fosse un concetto anche morale. Ho cercato la mia estetica dentro questo termine”.  Ecco, in sintesi l’estetica e l’essenza del suo essere e del suo fare arte, l’uno come riflesso dell’altra, un binomio imprescindibile di arte e vita. Gastel ha operato uno sconfinamento artistico ed una sperimentazione tecnica straordinaria, che lo ha portato ad uscire fuori dallo schema esclusivo della fotografia di moda; era un artista con un infinito e fisico bisogno dell’atto creativo, quotidiano, quando non fotografava, scriveva, e così via, l’importante era creare.

Quali erano i progetti che aveva in cantiere e quali sono gli insegnamenti che lascia ai fotografi, a tutti, non solo a quelli vicini al suo mondo professionale.

Giovanni era una vera e propria esplosione creativa e le sue idee in cantiere erano tantissime. L’estate scorsa, quando sono andata a trovarlo a Filicudi, mi parlò con entusiasmo del suo progetto editoriale “FC – Fotografia e (è) cultura che stava portando avanti, una rivista semestrale di nicchia, di approfondimento sui linguaggi fotografici e sulla trasversalità dell’arte; ed anche del libro Dare del tu alla bellezza. Frammenti per un’inquieta conversazione, un dialogo fra lui e il poeta Davide Rondoni.

Mi ha sempre colpito la sua attenzione ed il suo impegno verso i giovani fotografi ai quali, come lui stesso ha ribadito più volte nelle interviste, oltre la tecnica, ha cercato di trasmettere, un senso della vita, un’etica corretta e rigorosa ed una coerenza nel comportamento, precisando che la creatività deve essere sempre generata da ciò che ogni artista è veramente, nel bene e nel male, e non bisogna creare fingendo di essere ciò che non si è.

Le foto della gallery sono di Cinzia Camela

 

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Teatro alla Scala, dopo il concerto Muti manda a quel paese Chailly

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Riccardo contro Riccardo: ci sono state scintille alla Scala fra l’ex direttore musicale del teatro Riccardo Muti, che ieri sera ha concluso al Piermarini la mini tourne’e italiana dei Wiener Philharmoniker, e l’attuale direttore musicale Riccardo Chailly, che il giorno prima ha diretto coro e orchestra del teatro nel concerto di riapertura alla fine di 199 giorni di limitazioni anti Covid. Chailly ha assistito da un palco all’esibizione dell’orchestra austriaca e poi e’ andato a salutare il suo predecessore nel camerino che, estrema ed inusuale cortesia, aveva ceduto a Muti. All’arrivo di Chailly, davanti a diversi testimoni, Muti ha sostenuto di non conoscerlo chiedendogli chi fosse e cosa ci facesse li’.

Qualcuno ha anche pensato che stesse scherzando. E quando Chailly si e’ tolto la mascherina, spiegando che era andato a complimentarsi per il bel concerto, gli ha detto di levarsi di torno, con espressioni colorite e un invito a non rompere. Parole dette a voce ben alta che era impossibile sfuggissero ai presenti.

E che sembrano allontanare l’ipotesi che Mutitorni a dirigere a breve un’opera alla Scala, come vorrebbe il sovrintendente Dominique Meyer. Nessuna risposta da Chailly che si e’ limitato ad andarsene. Ma se lui non ha parlato, la notizia comunque ha iniziato a circolare fra i lavoratori del teatro che ancora ricordano alcune sfuriate e apprezzamenti di Muti rivolti ad altri maestri (come la definizione “il cinese” per Myung-Whun Chung). Evidentemente il maestro napoletano – che ha guidato la Scala dal 1986 fino al burrascoso addio nel 2005 – non deve avere apprezzato le polemiche causate dal calendario che vedeva il suo concerto con l’orchestra austriaca riaprire il teatro al pubblico dopo 200 giorni di restrizioni anti Covid, per altro nel giorno esatto del 75/o anniversario del concerto di Arturo Toscanini, il primo dopo la guerra e la ricostruzione.

Polemiche zittite con la decisione di programmare il giorno precedente un concerto del coro e dell’orchestra della Scala diretto dal padrone di casa, ovvero Chailly, in modo da avere non uno, ma due concerti straordinari. Sul palco, alla fine dell’esibizione dei Wiener e prima del bis, Muti aveva sottolineato al pubblico che la data del suo concerto era solo “una coincidenza”. E ha ricordato agli spettatori di aver eseguito lo stesso programma del concerto di Toscanini nel 1996 per celebrare il cinquantesimo anniversario. E’ stato “non un vanto ma un orgoglio” , ha aggiunto, farlo “in questa che restera’ sempre la casa di Toscanini”. Come a dire che il padrone di casa e’ ancora lui, e non altri. (

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“Non ci ferma nessuno” fa tappa a Napoli, l’ospite di Luca Abete è Maria Falcone

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È giunto ormai alla sua settima edizione “Non ci ferma nessuno”, la campagna sociale e motivazionale ideata dall’inviato di Striscia la Notizia Luca Abete. Un tour fra le aule universitarie italiane per infondere fiducia e coraggio alle future generazioni. Un laboratorio creativo che dal 2014 ad oggi ha coinvolto oltre 60mila ragazzi.“Tutti parlano del successo da raggiungere ad ogni costo, ma nessuno spiega come gestire le sconfitte. Il mio è un manuale per superare gli incidenti di percorso”, chiarisce il giornalista. La pandemia non ferma l’entusiasmo di Abete, che trasforma il tour in una serie di digital talk in diretta streaming. Il prossimo venti maggio la tappa di Napoli, ospitata dall’università Parthenope. Ospite Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone, che lancerà un messaggio di legalità e coraggio a pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci. 

Abete, come nasce il progetto “Non ci ferma nessuno”?

La campagna sociale “Non ci ferma nessuno” nasce con l’obiettivo di fornire ai ragazzi un approccio diverso alle difficoltà della vita. Si parla sempre del successo, da raggiungere ad ogni costo, ma quasi mai delle sconfitte, che fanno parte della vita e, se gestite a dovere, possono avere un grande valore. Il nostro è un manuale su come affrontare gli incidenti di percorso. È nato così questo format che in questi anni è stato realizzato soprattutto come tour universitario. È diventato un’occasione di ascolto delle necessità dei ragazzi e al tempo stesso un laboratorio di linguaggi della comunicazione, che mi ha consentito di diventare professore ad honorem all’Università di Parma. Quest’anno abbiamo avuto anche il patrocinio morale della Conferenza dei Rettori delle Università italiane.  

In che modo la pandemia l’ha costretta a modificare il format?

La pandemia non ci ha fermato. Sulla scorta della filosofia di questa campagna sociale, ci siamo impegnati per trasformare l’impedimento in un’occasione di sviluppo. Non potendo andare fisicamente nelle università, abbiamo fatto ricorso al digitale. Se prima ci incontravamo con duecento o trecento studenti alla volta, in una tappa di questa edizione siamo riusciti ad aggregare quasi undicimila ragazzi. Abbiamo potenziato la nostra cassa di risonanza. E abbiamo previsto la presenza di un ospite importante per ciascuna tappa.

“Contagiamoci di coraggio”: ha scelto un claim significativo per questa settima edizione…

Sì, vuole essere un messaggio positivo nonostante il dramma della pandemia. Durante il tour ho invitato varie figure che potessero coniugare il coraggio nelle forme più variegate. Siamo partiti con Michelle Hunziker che ci ha parlato del coraggio delle donne di denunciare i maltrattamenti subiti, siamo passati da Ciro Ferrara che ci ha trasmesso i valori dello sport, abbiamo incontrato Pif e Alessandro Cecchi Paone. Nella tappa di Napoli avremo come ospite Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone, per parlare di legalità e dell’importanza del coraggio nel combattere le organizzazioni criminali.

Ci parli della tappa di Napoli. 

Si terrà il prossimo venti maggio alle ore 10:30, ospitata dall’università Parthenope. Oltre al talk, ci sarà una novità, il premio “Non ci ferma nessuno”. Ho pensato di crearlo per dare visibilità alle storie di resilienza che nascono all’università. Dare un premio a storie particolarmente interessanti è anche un modo per contagiare di coraggio i ragazzi. E poi ci sarà spazio per l’ospite, Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone. Una scelta dettata dalla volontà di lanciare un forte segnale di legalità a pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci del 23 maggio 1992. Parlare ai ragazzi di Falcone e Borsellino è importantissimo perché loro non hanno vissuto quel periodo storico. 

Che cosa è emerso dal confronto con i ragazzi delle università?

Molti ragazzi sono particolarmente afflitti a causa della situazione contingente. Il virus li ha privati non solo della fiducia nel futuro, che vedono sempre più cupo, ma anche di tanti momenti di socialità. Siamo di fronte a ragazzi che hanno bisogno di essere ascoltati e supportati. Io ho detto loro che hanno tutti gli strumenti per valorizzare sé stessi, e non è detto che quello che sembra cupo oggi lo sarà per sempre. 

Ha un messaggio per tutti quei ragazzi che vedono al momento davanti a sé un futuro privo di certezze?

Io sono convinto che ognuno ha dentro di sé quelle risorse necessarie per la propria crescita, per lo sviluppo della propria personalità. Il problema è che troppo spesso rinunciamo a cercare il nostro talento, distratti da tanti altri fattori. Il mio messaggio è quindi di non smettere di cercare, perché ogni ragazzo ha dentro di sé le energie necessarie per ottenere quello che merita. Il claim di quest’anno è alla base del metodo che abbiamo messo in campo: tante storie e tante realtà diverse per far comprendere che c’è un’Italia che cammina e può farlo grazie al contributo di tutti, basta mettersi in moto e non farsi scoraggiare.   

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Riapre il Museo Diocesano di Ischia: esposti anche i preziosi Sarcofagi di Bethesda

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I Sarcofagi di Bethesda e l’avvento del Salvatore nel Mediterraneo antico: con la mostra Tempo Divino riapre al pubblico il MUDIS, il Museo Diocesano di Ischia. È stato allestito un moderno percorso, interamente privo di barriere architettoniche.
Nel suo nuovo allestimento, diviso tra primo e quarto piano all’interno del palazzo del Seminario, a Ischia Ponte, i visitatori potranno ammirare un campionario prezioso e importante del patrimonio artistico, religioso e storico della Diocesi.
L’arco temporale delle opere esposte spazierà dal periodo paleocristiano fino ai piccoli reliquiari del XIX e XX secolo per la devozione personale e domestica, passando attraverso i resti dei monumenti che ornavano l’antica Cattedrale del Castello.

Quello che sarà esposto darà un’idea del ricco patrimonio storico, religioso e artistico presente sull’isola d’Ischia, nonostante le gravi dispersioni e distruzioni subite nel corso dei secoli ad opera degli uomini e degli eventi naturali.
Al piano terra del Museo è da subito possibile ammirare la sezione che raccoglie i marmi, mentre al quarto piano saranno esposti dipinti, sculture, argenti e manufatti vari.
Gli oggetti presentati al pubblico provengono, nella maggior parte dei casi, da varie chiese della Diocesi, in modo particolare dall’attuale Cattedrale dove erano stati raccolti marmi e suppellettili provenienti dall’antica Cattedrale e dalle altre chiese che si trovavano sul Castello.

Il Castello Aragonese

La mostra “TEMPO DIVINO. I Sarcofagi di Bethesda e l’avvento del Salvatore nel Mediterraneo antico”, realizzata in collaborazione con i Musei Vaticani e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), presentata nel 2019 presso il Museo Pio Cristiano dei Musei Vaticani, offre oggi a noi l’occasione per ammirare, l’uno a fianco dell’altro, due rari esemplari di sarcofagi del IV sec., cosiddetti di Bethesda: l’uno appartenente alla Diocesi di Ischia, sostanzialmente integro, troverà poi la sua definitiva collocazione in una sala del museo al primo piano, l’altro, rinvenuto in Vaticano nei lavori per la costruzione della cinquecentesca Basilica di San Pietro, anch’esso intriso di storia e di percorsi antiquari, nonché oggetto di settecenteschi restauri e oggi vanto della raccolta di sarcofagi paleocristiani dei Musei Vaticani, tornerà a Roma a fine ottobre a chiusura della mostra.


Lunedì 17 maggio alle ore 16 avrà luogo la presentazione, su invito a motivo delle misure anti-contagio, a cui parteciperanno S.E. Monsignor Pietro Lagnese, Amministratore Apostolico di Ischia, Barbara Jatta, Direttrice dei Musei Vaticani, Teresa Elena Cinquantaquattro, Soprintendente all’Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, e Paolo Giulierini, direttore del MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
La conferenza sarà trasmessa in diretta sulle pagine Facebook della Diocesi di Ischia e del settimanale diocesano Kaire.
A partire da venerdì 21 maggio, Il MUDIS sarà aperto nei seguenti orari:
Martedì h.10-12 e 17-19
Venerdì h. 17-19
Sabato h.10-12 e 17-19
Domenica h.10-12
L’ingresso è su prenotazione (causa Covid),
– all’indirizzo mail mudis@chiesaischia.it
– sulla pagina Facebook MUDISCHIA,
– chiamando il numero 333 1745489 (anche via WathsApp)
Il Vescovo Pietro invita gli ischitani a visitare la nuova area museale del MUDIS e la Mostra Tempo Divino come suoi ospiti fino al 1° giugno, data in cui si aprirà a tutti.
La mostra Tempo Divino, che segue gli stessi orari del museo, proseguirà fino a fine ottobre.
Per informazioni 333 1745489

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