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Salute

Giornata del Fiocchetto Lilla, in Italia quasi 3,6 milioni di persone con disturbi alimentari

In Italia quasi 3,6 milioni di persone soffrono di disturbi alimentari. L’età dei primi sintomi si abbassa e crescono i casi tra maschi e bambini.

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Oggi si celebra la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA).

In tutta Italia sono previste iniziative di informazione e numerosi monumenti verranno illuminati di lilla per richiamare l’attenzione su patologie sempre più diffuse.

I numeri dei disturbi alimentari in Italia

I dati indicano una crescita significativa dei casi.

Nel 2025 in Italia circa 3 milioni e 598 mila persone soffrivano di disturbi alimentari, con un aumento del 35% rispetto al periodo pre-Covid.

Un elemento particolarmente preoccupante riguarda l’età dei pazienti: il 30% ha meno di 14 anni.

Sintomi sempre più precoci e aumento dei casi tra i maschi

Tra le principali tendenze emerse negli ultimi anni ci sono:

  • abbassamento dell’età dei primi sintomi, che oggi compaiono spesso tra 11 e 12 anni, ma anche tra 8 e 9 anni;

  • aumento dei casi tra i maschi, passati dal 10% al 20%, soprattutto nella fascia tra 12 e 17 anni;

  • crescita delle diagnosi anche tra gli adulti.

Anoressia non è più la diagnosi più frequente

Un altro cambiamento riguarda la distribuzione delle patologie.

L’anoressia rappresenta oggi circa il 30% dei casi, mentre il restante 70% è composto principalmente da bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating).

Sono in aumento anche altri disturbi specifici, come:

  • il disturbo evitante o restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID), soprattutto nei bambini;

  • la bigoressia, più diffusa tra i maschi.

Il percorso di cura

Quando emergono i primi segnali di un disturbo alimentare, il primo passo è rivolgersi al medico di famiglia o al pediatra, che può richiedere una valutazione neuropsichiatrica.

Successivamente è necessario individuare un centro specializzato.

Per orientarsi tra le strutture disponibili è possibile consultare la piattaforma dell’Istituto Superiore di Sanità, che elenca i servizi presenti sul territorio nazionale.

L’importanza delle équipe multidisciplinari

Secondo gli esperti, i disturbi alimentari richiedono un approccio terapeutico complesso.

Le cure devono essere gestite da una équipe multidisciplinare, composta almeno da psichiatra, psicologo e nutrizionista.

Le associazioni di supporto alle famiglie svolgono inoltre un ruolo importante nel colmare le carenze del sistema di assistenza.

I problemi della rete di cura

In Italia le strutture dedicate ai disturbi alimentari sono 232, di cui 176 centri di cura e 56 associazioni.

La distribuzione geografica resta però disomogenea:

  • 85 centri al Nord

  • 36 al Centro

  • 55 tra Sud e Isole

I livelli di assistenza previsti sono tre: ambulatoriale, semiresidenziale e residenziale. In molte aree del Paese, tuttavia, alcuni di questi servizi non sono disponibili.

Tempi di attesa e viaggi della salute

Le principali criticità riguardano tempi di attesa lunghi, carenza di posti letto e limiti di età nei ricoveri.

In alcune strutture i pazienti vengono presi in carico solo dai 14 anni in su, lasciando scoperta la fascia dei bambini.

Queste difficoltà costringono molte famiglie a spostarsi in altre regioni per ottenere cure adeguate.

L’importanza di intervenire precocemente

La tempestività delle cure è determinante.

Chi accede al trattamento entro il primo anno dall’insorgenza dei sintomi ha una probabilità di guarigione che può arrivare al 90%.

Nel 2025 le vittime legate ai disturbi alimentari sono state 3.563, in gran parte associate a forme gravi di anoressia.

Il nodo delle risorse sanitarie

Dal 2025 le prestazioni per i disturbi alimentari sono state inserite nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza del Servizio sanitario nazionale.

Tuttavia, secondo le associazioni dei pazienti, manca ancora un finanziamento strutturale dedicato.

Le risorse attualmente rientrano nel capitolo generale della salute mentale, con il rischio che si disperdano nella spesa sanitaria ordinaria delle Regioni.

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Esteri

Medio Oriente, allarme Oms: attacchi agli ospedali e crisi sanitaria per milioni di persone

L’Oms lancia l’allarme sulla crisi sanitaria in Medio Oriente: attacchi agli ospedali, milioni di sfollati e sistemi sanitari sotto pressione.

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Medio Oriente, allarme Oms: attacchi agli ospedali e crisi sanitaria per milioni di persone

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Suggerimento per immagine: Ospedale danneggiato in area di conflitto o operatori sanitari in emergenza

Oms: sanità sotto attacco nel conflitto

L’Organizzazione mondiale della sanità lancia un nuovo allarme sulle conseguenze sanitarie della crisi in Medio Oriente, mentre i negoziati tra Stati Uniti e Iran restano in stallo e la riapertura dello Stretto di Hormuz si allontana.

Nel suo ultimo rapporto, aggiornato al 15 aprile, l’Oms segnala attacchi ripetuti a strutture sanitarie e gravi difficoltà operative nei sistemi di assistenza.

Attacchi a ospedali e personale sanitario

Dall’inizio dell’escalation, in Libano si registrano 133 attacchi contro strutture sanitarie, con 88 operatori uccisi e 206 feriti.

In Iran si contano 24 attacchi e 9 decessi, mentre in Israele sei strutture sono state colpite senza vittime.

Un quadro che evidenzia la crescente esposizione di ospedali e personale medico, nonostante le tutele previste dal diritto internazionale.

Milioni di sfollati e sistema sanitario sotto pressione

Il conflitto ha prodotto un impatto massiccio sulla popolazione. In Iran si contano circa 3,2 milioni di sfollati, oltre 32 mila feriti e più di 2.300 morti.

In Libano gli sfollati superano il milione, mentre in Israele si registrano centinaia di feriti e decine di vittime.

Questi numeri si traducono in un sovraccarico dei sistemi sanitari, già fragili e ora messi a dura prova dalla carenza di risorse.

Carburante e servizi essenziali in crisi

L’aumento dei prezzi dei carburanti ha generato effetti a catena anche sul funzionamento delle strutture sanitarie.

L’Oms segnala difficoltà nel trasporto dei pazienti, problemi nella conservazione dei farmaci e interruzioni nei servizi essenziali. In contesti come Gaza e Cuba, la carenza di carburante compromette direttamente l’operatività degli ospedali.

Rischi sanitari e ambientali

Oltre ai traumi diretti, emergono rischi più ampi: interruzione delle cure per malati cronici, aumento dei disturbi mentali, difficoltà nell’assistenza al parto e accesso limitato ai servizi igienico-sanitari.

L’Oms segnala anche possibili rischi radiologici, chimici e ambientali, con conseguenze potenzialmente durature.

Appello alla comunità internazionale

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha richiamato i leader mondiali al rispetto del diritto internazionale, sottolineando che la protezione delle strutture sanitarie rappresenta un obbligo universale.

L’agenzia invita a mantenere alta la prontezza operativa, avvertendo che un ulteriore deterioramento della situazione potrebbe aggravare una crisi sanitaria già di proporzioni globali.

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Salute

Celiachia in aumento in Italia: quasi 280mila diagnosi, ma altri 300mila casi non scoperti

Crescono i casi di celiachia in Italia: quasi 280mila diagnosi nel 2024. Ma si stima che altri 300mila pazienti non sappiano di esserlo.

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Aumentano i casi di celiachia in Italia. Nel 2024 i pazienti diagnosticati hanno raggiunto quota 280mila, con oltre 14mila nuove diagnosi in un anno.

I dati emergono dalla Relazione annuale al Parlamento pubblicata dal Ministero della Salute, che segnala anche il ritorno dei cittadini ai controlli dopo il rallentamento dovuto alla pandemia.

Una malattia ancora sottodiagnosticata

Nonostante la crescita delle diagnosi, il fenomeno resta ampiamente sottostimato.

Secondo l’Associazione Italiana Celiachia, in Italia ci sarebbero circa 600mila persone affette, ma solo la metà è consapevole della propria condizione. Questo significa che circa 300mila individui convivono con la malattia senza saperlo.

Prevalenza e differenze territoriali

La prevalenza nazionale si attesta allo 0,47% della popolazione, con una maggiore incidenza tra le donne, che rappresentano quasi il 60% dei casi.

A livello regionale, i valori più elevati si registrano in Valle d’Aosta, Toscana e Umbria, mentre il fenomeno è comunque diffuso su tutto il territorio nazionale.

Il costo per il Servizio sanitario

La gestione della celiachia ha un impatto economico significativo. Nel 2024 il Servizio sanitario nazionale ha speso circa 273 milioni di euro per garantire alimenti senza glutine ai pazienti, con una media di quasi 976 euro pro capite.

In Italia, infatti, la terapia per i celiaci non è farmacologica ma alimentare: il rispetto rigoroso della dieta senza glutine è essenziale per evitare complicazioni.

Screening e prevenzione nei bambini

Un passo avanti importante riguarda lo screening pediatrico.

Un progetto pilota coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità ha coinvolto oltre 5.500 bambini in quattro regioni, evidenziando un 3,9% di casi potenzialmente positivi e una predisposizione genetica nel 44% dei soggetti analizzati, con picchi più alti in Sardegna.

Accesso ai servizi e formazione

La normativa prevede sostegni per garantire pasti senza glutine nelle mense scolastiche e lavorative, oltre alla formazione degli operatori del settore alimentare.

Nel 2024 sono stati organizzati circa 700 corsi, con oltre 17mila partecipanti, a conferma dell’importanza della sicurezza alimentare per chi convive con la malattia.

Le criticità: costi e diagnosi mancanti

Tra le principali richieste dei pazienti c’è la riduzione dei costi degli alimenti senza glutine.

Secondo l’Aic, il contributo medio mensile di circa 100 euro rischia di non essere più sufficiente a causa dei rincari. Parallelamente resta aperto il problema della diagnosi tardiva o mancata, che rappresenta una delle principali sfide per il sistema sanitario.

Una sfida sanitaria e sociale

L’aumento dei casi diagnosticati è un segnale positivo sul piano della prevenzione, ma evidenzia al tempo stesso la necessità di rafforzare screening, informazione e accesso alle cure.

La celiachia si conferma così non solo una questione clinica, ma anche un tema sociale ed economico, che richiede interventi strutturali per garantire qualità della vita ai pazienti.

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Salute

Melanoma con metastasi cerebrali, immunoterapia cambia la prognosi: 32% vivi a 10 anni

Studio Nibit-M2: con immunoterapia il 32% dei pazienti con melanoma e metastasi cerebrali è vivo a 10 anni. Possibile prevedere risposta con biopsia liquida.

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A dieci anni dalla diagnosi di melanoma con metastasi cerebrali asintomatiche, il 32% dei pazienti trattati con immunoterapia combinata è ancora in vita. Un dato che segna un cambiamento significativo rispetto al passato, quando questa condizione era associata a una sopravvivenza di pochi mesi.

Il risultato emerge dall’analisi finale dello studio di fase III Nibit-M2, promosso dalla Fondazione Nibit nell’ambito del programma di ricerca sostenuto da Fondazione Airc.

La combinazione di farmaci e il controllo della malattia

La terapia si basa sull’utilizzo combinato di due farmaci immunoterapici, ipilimumab e nivolumab, già impiegati nel trattamento di diversi tumori. Secondo i dati presentati, questa strategia consente un controllo prolungato della malattia anche a livello cerebrale.

Gli specialisti sottolineano come questi risultati aprano scenari che fino a pochi anni fa erano considerati difficilmente raggiungibili, con la prospettiva, in alcuni casi, di una possibile guarigione.

Biopsia liquida: previsione precoce della risposta

Tra gli elementi più rilevanti dello studio c’è l’introduzione della biopsia liquida, una semplice analisi del sangue che permette di valutare precocemente la risposta del paziente alla terapia.

Questa metodologia consente di individuare biomarcatori utili a prevedere l’efficacia del trattamento già nelle prime settimane, rendendo possibile un approccio terapeutico più mirato e personalizzato.

Verso una medicina più precisa

I ricercatori evidenziano come l’utilizzo di biomarcatori e strumenti non invasivi rappresenti un passo avanti verso una medicina di precisione. La possibilità di monitorare la malattia nel tempo e adattare le cure in base alla risposta individuale del paziente apre nuove prospettive nella gestione oncologica.

I risultati dello studio sono stati presentati al congresso dell’American Association for Cancer Research, uno dei principali appuntamenti internazionali nel campo della ricerca sul cancro.

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