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Musica

Giorgia: «A Sanremo ho pianto trent’anni di vita. Anche se Rettore mi ha ferita, resta una dea»

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«Un anno che ne sembra dieci, insperato e inaspettato». Così Giorgia descrive l’ultimo anno della sua carriera, segnato da una trasformazione profonda. Dopo Sanremo 2024 come co-conduttrice e un ritorno sul palco da artista in gara nel 2025, la cantante romana ha vissuto un’annata intensa, culminata in un sesto posto che per il pubblico era una vittoria. «Sul palco ho versato le lacrime accumulate in 30 anni», ha raccontato. «Quelle parole — hai vinto tu, hai vinto tu — mi hanno restituito tanto. Quel pianto è stato il riassunto di una vita».

Un successo trasversale, come Gianni Morandi

Il brano La cura per me è rimasto per 12 settimane ai vertici delle classifiche italiane con oltre 130 milioni di stream. «Non era una canzone radiofonica, ma ha funzionato come un tormentone», commenta Giorgia con autoironia: «Sono un po’ come Gianni Morandi, ho pure le mani grosse». In autunno tornerà a esibirsi nei palasport italiani con un tour molto atteso.

Il momento più buio e la rinascita

Reduce da un Sanremo 2023 poco riuscito e dai mesi bui della pandemia, Giorgia aveva pensato di smettere. A riaccendere la fiamma è stato un film con Rocco Papaleo: «Mi ha aiutata a ritrovare creatività. Poi è arrivato X Factor, una sfida con me stessa». Esporsi pubblicamente in un contesto nuovo le ha permesso di affrontare le sue rigidità: «Per me sbagliare era come morire. Invece ho capito che ricominciare da zero può essere un atto di consapevolezza».

La pressione e i social: i giovani artisti più esposti

Secondo Giorgia, le nuove generazioni di cantanti sono più fragili perché esposte ai ritmi serrati del mercato e alla pressione costante dei social: «Noi tra un disco e l’altro avevamo tempo per digerire le emozioni. Oggi tra un singolo e l’altro si vive un’altalena continua di giudizi. Io stessa, probabilmente, non avrei retto».

Ansia, insicurezze e il mestiere del cantante

Giorgia non ha mai nascosto la sua ansia: «Credo che i cantanti siano tutti psicopatici, in senso buono: hanno una sensibilità profonda, come se ogni canzone fosse sempre la prima volta». E aggiunge con ironia: «Anche con una carriera importante alle spalle, ci si sente sempre in discussione».

La rappresentanza femminile nella musica italiana

È l’unica donna nella Top 30 degli artisti italiani più ascoltati nel mondo, ma riconosce che la musica ha ancora un problema di rappresentanza femminile: «Ci sono donne formidabili oggi, ma c’è ancora qualcosa di archetipico e inconscio che ci ostacola. Le rughe per le donne sono una colpa, per l’uomo un fascino. Bisogna proporre nuovi modelli, anche alle donne stesse».

La risposta a Donatella Rettore

Donatella Rettore ha detto che Giorgia «è una copia di Whitney Houston». La cantante ha risposto con eleganza: «A essere una copia di Whitney Houston ci metterei la firma! Mi ha ferito, certo, ma capisco che non si può piacere a tutti. Di lei ho un bellissimo ricordo: la incontrai a una cena da bambina, la guardavo come una dea. E per me rimane la dea di quella sera».

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La settimana dei concerti in Italia: da De Gregori a Gil, jazz, indie e grandi ritorni

Agenda dei concerti in Italia: una settimana fitta di live tra rock, cantautorato, jazz e indie, con De Gregori, Ranieri, Gil, Mecna e molti altri.

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Domani sera riflettori accesi su Ex Otago all’Alcazar di Roma. A Milano Sergio Caputo è al Teatro Lirico Giorgio Gaber, mentre Raiz suona al Teatro Orfeo di Taranto.
Mecna è alla Casa della Musica Federico I di Napoli; i Selton all’Alcatraz di Milano. Spazio al rock d’autore con i Dream Syndicate al Locomotiv Club di Bologna.
Jazz di altissimo livello con Billy Cobham al Blue Note di Milano e con Gegè Munari, ultranovantenne leggenda, al Charity Cafè di Roma.

Venerdì: cantautorato e pop

Venerdì Francesco De Gregori canta al Vox Club di Nonantola, mentre Massimo Ranieri è al Teatro Augusteo di Napoli.
I Ministri suonano al The Cage Theatre di Livorno; gli Ex Otago fanno tappa al DSSZ di Baronissi. Mecna è all’Auditorium Gazzoli di Terni.
A Roma tornano i Dream Syndicate al Largo Venue. Franco 126 è al Teatro della Concordia di Venaria, Emma all’Off Topic di Torino, Gigliola Cinquetti al Teatro Remondini di Bassano del Grappa. Replica romana per Gegè Munari e milanese per Billy Cobham.

Sabato: grandi arene ed eventi speciali

Sabato Luca Carboni è alla Unipol Arena di Casalecchio di Reno. De Gregori replica all’Estragon di Bologna e Massimo Ranieri torna al Teatro Augusteo di Napoli.
A Roma Motta è all’Auditorium Parco della Musica; i Ministri al Vidia Rock Club di Cesena; Ex Otago alla Casa delle Arti di Conversano.
Sempre all’Auditorium Parco della Musica, Pivio guida un concerto-evento con numerosi ospiti. Al Largo Venue di Roma Tony Milli in concerto con ospiti.

Domenica e inizio settimana

Domenica Massimo Ranieri resta al Teatro Augusteo di Napoli; Mecna suona al Fabrique di Milano; Sergio Cammariere è a Barletta; Gilberto Gil al Circolo Arci Bellezza di Milano.
Lunedì Mecna al Viper Theatre di Firenze e gli HammerFall all’Alcatraz di Milano.

Martedì e mercoledì: il finale

Martedì De Gregori è al Mamamia di Senigallia, Ranieri ancora a Napoli, Mecna all’Atlantico Live di Roma; gli Elephant Brain alla Santeria Toscana 31 di Milano.
Mercoledì De Gregori fa tappa al The Cage Theatre di Livorno, Ranieri chiude la serie napoletana, Fantastic Negrito è a Trento, Tommy Emmanuel a Firenze, Charlotte Wessels all’Alcatraz e Johnnie Guilbert al Legend Club di Milano.

Una settimana densissima, che attraversa generi e generazioni, dai teatri ai club, confermando la vitalità della musica dal vivo in Italia.

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Musica

Mika torna con Hyperlove: «Vivo per capitoli, l’eccellenza è la mia libertà»

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Mika torna con Hyperlove, nuovo album in inglese, e sceglie di raccontarsi in un dialogo ampio e personale. A intervistarlo sulla copertina di 7 – Corriere della Sera, in edicola e in edizione digitale, è lo scrittore premio Strega Paolo Giordano, con cui il cantante riflette sul tempo, sull’arte e sulle fasi della vita.

«Vivo in capitoli: dieci anni, poi dieci, poi dieci», racconta Mika. «Pensavo fosse una condizione negativa. Da una parte lo è. Ma dall’altra è come spostare sempre l’atelier: sono io la mia casa madre». Un modo di stare nel mondo che implica anche il bisogno di prendere distanza: «A volte mi stanco della gente. Ma stancarsi serve, altrimenti resti in superficie e non ti fai le domande giuste, né su di te né su ciò che ti circonda».

Al centro del suo percorso artistico resta un principio non negoziabile: l’eccellenza. «È la chiave della libertà: non avere nessuno che ti dica cosa non puoi fare, cosa è fuori budget. Se vendi centomila o diecimila biglietti ma mantieni l’eccellenza, allora funziona. È l’unico filo che tiene insieme i progetti». Un approccio istintivo, poco incline ai condizionamenti esterni, compresi quelli familiari.

Nel dialogo con Giordano, Mika allarga lo sguardo sulla contemporaneità: «Stiamo vivendo un momento lunaparkesque. Umanamente, artisticamente e moralmente. Oggi è difficile capire chi è il clown e chi è il genio». Un’immagine che torna anche nella visione dello spettacolo dal vivo. Per lo Spinning Out Tour, il cantante si ispirerà ai balletti russi e promette «uno show che ti fa ballare e ti intrattiene, ma che ha anche un lato industriale, dark. Un luna park al tuo servizio».

Il numero di 7 amplia il racconto con altri sguardi sull’attualità e sulla cultura. Prosegue la serie dedicata a Milano, interrogata sul suo ruolo di città delle opportunità: questa settimana la firma è quella della scrittrice Camilla Baresani, bresciana di origine e milanese d’adozione, che rivendica il potenziale di attrazione della città. «In 45 anni non sono mai stata disturbata, molestata o derubata. Sono stata fortunata, 45 anni di fortuna».

Spazio anche alla politica internazionale, con Giuseppe Sarcina che traccia il profilo di Pete Hegseth, Marco Rubio e Stephen Miller, figure chiave dell’orbita di Donald Trump. Nelle pagine di lifestyle, infine, una guida alle tendenze della moda maschile emerse da Pitti Uomo.

Tra musica, identità e spettacolo, Mika torna a rivendicare una coerenza rara: cambiare pelle, senza mai perdere il centro.

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Police, contenzioso sulle royalties: Sting versa quasi 700mila euro agli ex compagni

Sting ha versato quasi 700mila euro ad Andy Summers e Stewart Copeland dopo aver riconosciuto un pagamento insufficiente delle royalties. Il contenzioso è pendente a Londra.

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Sting ha versato agli ex compagni dei The Police quasi 700mila euro, riconoscendo un pagamento insufficiente delle royalties. La circostanza emerge da documenti depositati presso l’Alta Corte di Londra.

In un atto presentato dai legali del musicista, si legge che Andy Summers e Stewart Copeland hanno ricevuto oltre 800mila dollari complessivi, a seguito dell’azione giudiziaria avviata lo scorso anno.

Le richieste e i brani coinvolti

Il chitarrista e il batterista avevano citato in giudizio Sting e la sua società editoriale nel settembre 2025, sostenendo di vantare crediti tra 1,8 e 9,4 milioni di euro per royalties legate a successi come Roxanne ed Every Breath You Take.

Sting contesta che Summers e Copeland abbiano diritto a una quota dei proventi da streaming e download, sostenendo che non figurino come autori della maggior parte dei brani.

L’accordo verbale e la percentuale sugli arrangiamenti

Secondo la tesi dei due musicisti, nel 1977 la band avrebbe stretto un accordo verbale per la condivisione dei ricavi, poi formalizzato in contratti scritti. L’intesa riconosceva che, pur essendo Sting il principale compositore, gli altri membri fornivano contributi decisivi agli arrangiamenti — come la celebre linea di chitarra di Summers in Every Breath You Take.

In base a quell’intesa, chiunque incassasse proventi editoriali da un brano avrebbe versato agli altri due una percentuale (di norma il 15%) come compenso per gli arrangiamenti. Secondo l’azione legale, tali versamenti non sarebbero avvenuti.

Procedimento in corso

Il pagamento riconosciuto non chiude il contenzioso, che resta sub iudice. Come previsto, vale il principio della presunzione di innocenza e sarà il tribunale a stabilire se e in quale misura sussista un diritto ulteriore alle royalties rivendicate.

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