Politica
Giorgetti ai lavori del Fmi, vede le agenzie di rating
Gli incontri con i funzionari italiani del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale e quelli con le agenzie di rating. Il ministro dell’economia è sbarcato a Washington per le riunioni del Fmi, durante le quali partecipa al G7 finanziario e vede il segretario al Tesoro americano Scott Bessent. Gli incontri avuti con tre delle agenzie di rating sono stati positivi, hanno riferito alcune fonti del ministero sottolineando che la situazione dell’Italia è giudicata buona e il ministro si è detto soddisfatto di questa prima fase di appuntamenti. Probabilmente il giudizio dell’Italia sarebbe stato più positivo se non ci fosse questo momento di incertezza, hanno aggiunto le stesse fonti.
Giorgetti sarà a Washington fino a venerdì e fra i vari appuntamenti in calendario c’è quello di domani con Bessent. Intervenendo all’Institute of International Finance, il segretario al Tesoro ha citato le raccomandazioni di Mario Draghi “per rimettere l’economia sulla strada giusta” e invitato i paesi europei a “prenderle sul serio”. Bessent ha quindi assicurato il sostegno degli Stati Uniti al Fmi e alla Banca Mondiale e ha chiesto riforme per le due istituzioni di Bretton Woods affinché tornino alle loro missioni originarie, segnalando di fatto la volontà degli States – nella loro condizione di maggiore azionista – di cambiarle. “America First non significa America Alone.
Al contrario, è un invito a una più profonda collaborazione e al rispetto reciproco tra i partner commerciali”, ha spiegato Bessent. “Lungi dal fare un passo indietro, America First cerca di espandere la leadership degli Stati Uniti in istituzioni internazionali come il Fmi e la Banca Mondiale”, ha aggiunto il segretario al Tesoro rimproverando al Fondo un “ampliamento della sua missione”. L’istituto “un tempo era irremovibile nella sua missione di promuovere la cooperazione monetaria globale e la stabilità finanziaria. Ora dedica tempo e risorse sproporzionate al lavoro sui cambiamenti climatici, sul genere e sulle questioni sociali”, ha notato. Simili le critiche alla Banca Mondiale.
“Non dovrebbe più aspettarsi assegni in bianco per un marketing insipido e incentrato su slogan, accompagnato da impegni di riforma poco convinti”, ha aggiunto Bessent precisando che “il Fmi e la Banca Mondiale hanno un ruolo critico nel sistema internazionale. E l’amministrazione Trump vuole lavorare con loro, a patto che rimangano fedeli alla loro missione”, ha spiegato il segretario al Tesoro Scott Bessent. Nello “status quo non sono all’altezza”, ha osservato. La scossa di Besset alle due organizzazioni internazionali è arrivata nel giorno in cui il Fondo ha messo in guardia sul deterioramento dei conti pubblici globali in un contesto di rallentamento dell’economia a causa dei dazi.
Il debito pubblico salirà quest’anno sopra il 95% e, nello scenario peggio, potrebbe schizzare nel 2027 al 117% del Pil, il livello più alto dalla seconda guerra mondiale. Ai paesi europei impegnati ad aumentare le spese per la difesa il Fondo ha detto: servono piani credibili per finanziare gradualmente una maggiore spesa in modo da evitare che emergano delle “vulnerabilità”.
“Per i paesi che si trovano ad affrontare nuove esigenze di spesa, per esempio nell’ambito della difesa, è essenziale dimostrare un forte impegno per la sostenibilità a la prudenza di bilancio, garantendo allo stesso tempo la trasparenza”, ha osservato il Fondo invitando ad accompagnare qualsiasi aumento permanente delle spese fiscali per gli investimenti e la difesa con una maggiore “efficienza della spesa, una migliore pianificazione di bilancio pluriennale e da previsioni macroeconomiche migliorate per garantire valutazioni realistiche del loro impatto sulla crescita economica”.
In Evidenza
Rapporto Ue, allarme sull’indipendenza della Rai e sulla libertà di stampa in Italia
La Commissione europea riconosce alcuni progressi dell’Italia, ma segnala rischi per l’indipendenza e la sostenibilità finanziaria della Rai, l’assenza di riforme sulla diffamazione e sulle fonti giornalistiche e il persistere di aggressioni e intimidazioni contro l’informazione.
Politica
Legge elettorale, Renzi apre a Calenda ma Azione chiude: «Restiamo al centro»
Matteo Renzi invita Carlo Calenda a entrare nella coalizione di centrosinistra, ma il leader di Azione respinge duramente l’offerta. Sullo sfondo, la nuova legge elettorale spinge le forze minori ad aggregarsi per non disperdere i voti.
La nuova legge elettorale riaccende lo scontro tra Matteo Renzi e Carlo Calenda e trasforma il futuro dell’area centrista in un duello personale e politico.
Il leader di Italia Viva apre le porte della sua “tenda riformista” ad Azione e invita tutto il centrosinistra a mettere da parte divisioni e veti. Calenda risponde con un attacco durissimo, accusando l’ex presidente del Consiglio di cercare soltanto un passaggio verso la prossima posizione di potere.
Renzi: «Porte spalancate a Calenda»
Renzi sostiene che il centrosinistra debba presentarsi unito alle prossime elezioni politiche. Il rischio, avverte, sarebbe una nuova vittoria della destra, con Giorgia Meloni proiettata verso il Quirinale e Roberto Vannacci a Palazzo Chigi.
Il senatore invita quindi gli alleati a smettere di polemizzare e a prepararsi ad accogliere anche Calenda. Non rinuncia però alla provocazione, sostenendo che il leader di Azione sarebbe solito cambiare posizione alla vigilia della presentazione delle liste.
L’obiettivo dichiarato è costruire un’area riformista capace di bilanciare le componenti più radicali del centrosinistra e di contribuire alla conquista del premio di maggioranza.
La replica di Calenda: «Cerchi un taxi per la prossima poltrona»
La risposta di Calenda è arrivata con toni molto più duri. Il leader di Azione ha accusato Renzi di voler utilizzare l’alleanza come un «taxi» verso la prossima poltrona e di essere pronto a piegarsi a Giuseppe Conte e ad Alleanza Verdi e Sinistra pur di rientrare nella coalizione.
Calenda ha inoltre evocato i rapporti professionali avuti in passato da Renzi con governi stranieri e lo ha accusato di essere disposto a tradire gli alleati subito dopo il voto.
«Fai la cortesia di tenerci fuori dalle tue convulsioni», è il senso della replica. Azione, ha ribadito, intende restare nella posizione nella quale ritiene di essere stata collocata dagli elettori: il centro.
Richetti: «Non governiamo con chi non sostiene Europa e Ucraina»
Anche Matteo Richetti esclude l’ingresso di Azione nel campo largo alle condizioni prospettate da Renzi.
Il capogruppo del partito afferma di non voler governare con forze che pongono veti, non sostengono con chiarezza l’Europa e l’Ucraina oppure mantengono rapporti politici con Conte o Vannacci.
Azione, sostiene Richetti, preferirebbe restare fuori dalla coalizione piuttosto che partecipare a un’unione giudicata incoerente rispetto alla propria identità liberal-democratica ed europeista.
La norma che penalizza i partiti più piccoli
Dietro lo scontro c’è soprattutto una modifica alla nuova legge elettorale approvata dalla Camera.
La norma stabilisce che, nel calcolo dei voti necessari alla coalizione per ottenere il premio di maggioranza, non vengano conteggiate le liste collegate che restano sotto il 3%. Fa eccezione soltanto la lista che, tra quelle escluse, ottiene il risultato più alto.
Con il sistema attualmente in vigore, invece, i voti delle liste comprese tra l’1 e il 3% contribuiscono al risultato complessivo della coalizione, pur non consentendo alla singola forza politica di eleggere parlamentari.
La modifica è stata presentata come uno strumento contro la frammentazione, ma costringe di fatto i partiti minori ad aggregarsi in contenitori più ampi per evitare che i loro consensi vadano completamente dispersi.
Renzi favorito come federatore dei piccoli
La nuova soglia potrebbe favorire Italia Viva e Casa Riformista, che dispongono di una struttura politica nazionale e potrebbero diventare il punto di raccolta di diverse formazioni minori.
Tra i soggetti chiamati a valutare una lista comune vengono indicati Casa Riformista, +Europa e il progetto civico promosso da Alessandro Onorato. Renzi potrebbe così assumere il ruolo di federatore dell’area moderata del centrosinistra.
L’aggregazione permetterebbe di superare la soglia del 3% e di far concorrere tutti i voti alla conquista del premio. Allo stesso tempo, ridurrebbe il potere contrattuale dei piccoli partiti, che non potrebbero più presentarsi separatamente confidando nella possibilità di contribuire comunque al risultato della coalizione.
Una riforma ancora modificabile al Senato
La legge elettorale approvata in prima lettura prevede un sistema proporzionale con liste bloccate e un premio di maggioranza attribuito alla coalizione che raggiunga almeno il 42% dei voti. Il premio sarebbe di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro i limiti indicati dal testo.
Il provvedimento deve però essere esaminato dal Senato e potrebbe subire nuove modifiche. La stessa maggioranza ha già aperto alla possibilità di correggere alcuni punti dopo la sconfitta subita alla Camera sull’emendamento relativo alle preferenze, bocciato per un solo voto.
Lo scontro tra Renzi e Calenda dimostra comunque che gli effetti politici della riforma sono già iniziati. Prima ancora dell’approvazione definitiva, la nuova legge sta obbligando i partiti minori a scegliere tra aggregazione, isolamento e rischio di irrilevanza.
Politica
Caso Roggero, magistrati contro Crosetto: «La legittima difesa non è vendetta privata»
L’Associazione nazionale magistrati replica alle critiche del ministro Crosetto dopo la condanna definitiva del gioielliere Mario Roggero. Il presidente Giuseppe Tango difende le sentenze e avverte: la legge tutela la legittima difesa, non la vendetta privata.
Si alzano i toni dello scontro istituzionale sulla vicenda di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua attività commerciale, avvenuto il 28 aprile 2021 a Grinzane Cavour, nel Cuneese.
Dopo la richiesta del centrodestra di avviare il procedimento per la grazia e le dure critiche espresse dal ministro della Difesa Guido Crosetto, l’Associazione nazionale magistrati interviene per difendere la correttezza delle decisioni assunte nei tre gradi di giudizio.
L’Anm: «La legge non tollera la vendetta privata»
Il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, distingue il problema della sicurezza dei commercianti dalla valutazione giudiziaria della condotta di Roggero.
«Non si può sottovalutare il tema delle aggressioni e delle violenze ai danni dei commercianti o nelle abitazioni private, ma questo attiene alla prevenzione dei reati e al controllo del territorio», afferma Tango.
La legge, aggiunge, prevede già il «sacrosanto istituto della legittima difesa», ma non può riconoscere un diritto alla vendetta privata. Sostenere il contrario, secondo il presidente dell’Anm, significherebbe mettere in discussione le fondamenta dello Stato di diritto.
Le critiche di Crosetto alla sentenza
Il riferimento è soprattutto alle dichiarazioni di Guido Crosetto, secondo il quale dovrebbe essere percorsa ogni strada possibile per consentire a Roggero di tornare a casa.
Il ministro aveva definito la vicenda «ingiusta, incomprensibile e difficile da accettare», criticando una giurisprudenza che, a suo giudizio, arriverebbe talvolta a interpretare le leggi fino a stravolgerle. Crosetto aveva inoltre richiamato casi nei quali persone condannate per l’uccisione di servitori dello Stato erano tornate in libertà dopo pochi anni.
«I giudici hanno applicato la legge»
Tango replica ricordando che i giudici, in tre diversi gradi di giudizio, sono arrivati a conclusioni convergenti.
«Trovo sorprendenti le dichiarazioni di un ministro che invoca addirittura il potere del giudice di innovare le leggi, compito che spetta unicamente al legislatore», afferma il presidente dell’Anm, contestando anche le accuse di doppiopesismo rivolte alla magistratura.
Sulla stessa linea la direzione nazionale di Unità per la Costituzione, secondo cui le parole di Crosetto sono «inaccettabili». Chi ricopre incarichi di governo, sostiene la corrente della magistratura, dovrebbe evitare dichiarazioni capaci di indebolire la fiducia dei cittadini nella giurisdizione.
La preoccupazione della Corte d’Appello di Torino
La presidente della Corte d’Appello di Torino, Alessandra Bassi, ha espresso «sconcerto ed estrema preoccupazione» per la campagna di attacchi sviluppatasi sui social dopo la decisione della Cassazione.
La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa, rendendo definitiva la pena stabilita in appello per omicidio volontario e tentato omicidio. Le motivazioni della sentenza di Cassazione non sono ancora state depositate.
I penalisti: «La grazia non è un altro grado di giudizio»
Nel dibattito interviene anche il presidente dell’Unione delle Camere penali, Francesco Petrelli, che invita a non confondere il diritto di difendersi con il diritto di vendicarsi.
La domanda di grazia, osserva Petrelli, è pienamente legittima, ma non può diventare «un ulteriore grado di giudizio» né uno strumento attraverso il quale correggere politicamente una sentenza definitiva.
Il presidente dei penalisti riconosce il dramma umano di Roggero, oggi settantaduenne e chiamato ad affrontare una lunga detenzione dopo avere subito una rapina. Ma sottolinea che la decisione della Cassazione potrà essere valutata tecnicamente soltanto dopo il deposito delle motivazioni.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha intanto avviato l’istruttoria necessaria per valutare l’eventuale concessione della grazia, raccogliendo la documentazione giudiziaria e i pareri previsti. La decisione finale spetterà al presidente della Repubblica.


