Cinquant’anni di strada insieme, ma nessuna “coppia di fatto”. Così Michele Mozzati racconta il sodalizio con Gino Vignali in un’intervista al Corriere della Sera. “Oggi festeggiamo una grande amicizia – spiega – ma solo Vittorio Sgarbi pensò che fossimo una coppia”, ricorda sorridendo un episodio alla Milanesiana.
Dalla Milano del ’68 alla satira
Nato nel 1950, Mozzati rievoca gli anni dell’università e delle occupazioni, la Milano del Sessantotto e le prime scelte politiche, dal voto a Democrazia proletaria fino all’ultimo sostegno al Partito democratico e a Elly Schlein. Una formazione culturale che confluirà presto nel cabaret “di sinistra” e in una satira spesso controcorrente.
Gli esordi tra cabaret, radio e tv
Prima dei grandi palcoscenici arrivano i tentativi artigianali: il gruppo dei “Bachi da Sera”, poi la televisione locale con Antenna 3 e una trasmissione definita dallo stesso Mozzati “sgangherata”. La radio diventa un altro laboratorio creativo, mentre nel 1979 nasce Smemoranda, l’agenda che supererà il milione di copie e diventerà un simbolo generazionale.

MICHELE MOZZATI, CLAUDIO BISIO, GINO VIGNALI (Foto Imagoeconomica)
Zelig e i talenti scoperti
La vera “casa” artistica resta Zelig, che compie trent’anni. Mozzati, Vignali e Giancarlo Bozzo hanno selezionato per decenni nuovi comici. Tra tutti, uno resta impresso: Checco Zalone, arrivato in treno dalla Puglia e subito scritturato dopo un numero “fulminante”.
Tra Berlusconi, Drive In e amicizie
Nel racconto trovano spazio anche Drive In, Mediaset e gli anni di lavoro nell’universo di Silvio Berlusconi, con aneddoti ironici condivisi con Claudio Bisio e Vanessa Incontrada.
Jannacci, Gaber e la Milano creativa
Mozzati ricorda poi la vicinanza a Enzo Jannacci, geniale e irregolare, e l’amicizia con Giorgio Gaber, di cui rievoca la nascita di canzoni considerate oggi capolavori del teatro-canzone.
Oggi: libri, orgoglio e Stromboli
Tra i lavori più recenti, il romanzo Acqua fuoco trottola, ambientato a Stromboli. “Vivere sopra un vulcano attivo – spiega – significa adattarsi ai suoi ritmi”. Alla domanda su cosa lo renda più orgoglioso, Mozzati non ha dubbi: l’aver scritto alcuni degli spettacoli più importanti di Paolo Rossi.
Un percorso che attraversa mezzo secolo di cultura italiana, raccontato con leggerezza e memoria, tra satira, amicizia e passione per il mestiere.