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Economia

Giappone: successo per Moda Italia e Shoes from Italy

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Si è svolta con successo al centro di Tokyo, nel tradizionale scenario della Belle Salle Shibuya Garden, la manifestazione ‘Moda Italia’ e ‘Shoes from Italy’, giunte rispettivamente alla loro 54ma e 64ma edizione. Ben 139 le aziende partecipanti, con le esposizioni delle collezioni per la stagione Autunno/Inverno 2019-20, e la presentazione dei nuovi modelli di abbigliamento per donna, uomo e bambino, capi in pelle e pellicceria, calzature, e pelletteria, tutti ingredienti fondamentali di un total look italiano, ricetta di successo e di eleganza in Giappone. “Tutti ci dicono la stessa cosa in anticipazione dell’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio tra Europa e Giappone (Epa)”, dice l’ambasciatore italiano a Tokyo, Giorgio Starace, in visita agli espositori italiani. “C’e’ una grande aspettativa della crescita degli ordinativi in base alle riduzioni tariffarie, c’e’ un clima veramente diverso quest’anno”.

La mostra Moda Italia vede la partecipazione di 71 aziende nella sezione dedicata all’abbigliamento e 46 in quella della pelletteria. A Shoes from Italy, invece, partecipano 22 aziende con l’esposizione delle pre-collezioni delle calzature in anteprima rispetto al theMICAM, in programma a Milano dal 10 al 13 febbraio. A conferma dell’importanza commerciale delle mostre per tutta l’area asiatica, sono stati invitati operatori da Taiwan, Corea del Sud e Australia accompagnati dai Trade Analyst dei rispettivi Uffici di ICE-Agenzia. Particolare attenzione e’ stata inoltre prestata nella selezione di nuovi operatori giapponesi provenienti da altre aree del Paese. “Questa e’ l’unica piazza che apre ad una diminuzione radicale delle tariffe e dei contingenti per il 97% tra l’Europa e il Giappone a partire dal primo febbraio, con un programma di staging”, prosegue l’ambasciatore. “Abbiamo chiuso l’anno con piu’ di 10 miliardi totale di fatturato verso il Giappone, raggiungendo per la prima volta il secondo posto alle spalle della Germania, dopo aver superato la Francia. E se le nostre aziende hanno fantasia e aggressivita’ continueranno a crescere e fare un sacco di soldi su questo mercato”.

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Ambiente

Bagnoli, dall’abbandono al polo turistico: ecco i dettagli del Piano

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Dalle ciminiere dell’Italsider di Bagnoli il fumo ha cessato di uscire il 20 ottobre 1990 e oggi dopo oltre 30 anni di intese, accordi di programma, risorse stanziate e fallimenti di società di scopo si intravede la luce in fondo al tunnel. Una luce che restituirà al quartiere, nato sotto la spinta dell’industria siderurgica, un nuovo volto che guarda alla tutela dell’ambiente, alla sostenibilità, all’innovazione e allo sviluppo con l’insediamento di imprese green e della blu economy, di centri di ricerca e di alta formazione, e alla restituzione del mare che bagna quel pezzo di Napoli.

Arriva così la firma del protocollo tra il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il sindaco di Napoli e commissario straordinario per Bagnoli, Gaetano Manfredi, che ha come finalità di assicurare “la celere realizzazione” degli interventi inseriti nel programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana del comprensorio. “Stiamo lavorando per ricostruire la speranza – ha affermato Manfredi -, questo quartiere non sopporterebbe una nuova delusione: questa comunità troppe volte ha visto istituzioni proclamare la svolta e vive il tormento e il logorio di una rinascita promessa ma mai concessa”. Al centro della vasta area che si estende per circa 250 ettari, sorgerà il Parco urbano pensato per diventare il cuore verde della città. Qui si integreranno le diverse funzioni del quartiere: residenze, servizi, strutture ricettive.

La struttura commissariale dispone di tutti i progetti sia per le bonifiche a terra che per quelle a mare, per il waterfront, per il Parco urbano e per le infrastrutture (trasporti, sistema idrico ed elettrico). Le bonifiche a terra sono in parte completate e in parte in corso o in fase di attivazione (la scadenza prevista è il 2024); inoltre si stanno realizzando la rete e le cabine elettriche. I fondi impegnati dal governo Meloni, con il protocollo di oggi – oltre un miliardo e 200 milioni – saranno utilizzati per realizzare le infrastrutture viarie ed idrauliche (entro il 2030); per il Parco urbano (entro il 2029); per il water front (entro il 2031) e per la bonifica a mare e la realizzazione della spiaggia (entro il 2031).

Bonifica a mare per cui è necessario decidere il futuro della colmata: si tratta di una vasta superficie di 195mila metri quadrati riempita di cemento e scarti dell’altoforno, realizzata alla metà degli anni Sessanta riempiendo il tratto di mare tra i due pontili a servizio dello stabilimento e su cui è in corso un approfondimento per valutare la possibilità di una rimozione parziale. “Mai come oggi nessuna incertezza – ha chiosato Manfredi – oggi definiamo una road map robusta, affidabile e precisa che potrà portarci al definitivo rilancio di quest’area”.

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Cronache

Webuild, l’addio a Simonpietro Salini

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“Simonpietro Salini, imprenditore che ha guidato dagli anni Sessanta l’azienda di costruzioni fondata dal padre Pietro nel 1936, è deceduto oggi a Roma all’età di 92 anni. Tutti gli uomini e le donne del gruppo Webuild gli rivolgono un unanime e sentito ringraziamento, ricordandone la lungimiranza imprenditoriale e il profondo senso di responsabilità sociale sempre dimostrato nei confronti di dipendenti e comunità”. Si legge in una nota di Webuild. “Architetto e costruttore di grande umanità e visione strategica, è stato uno degli interpreti della rinascita italiana che ha segnato il boom economico degli anni Sessanta del Paese, contribuendo alla realizzazione di grandi infrastrutture ed edifici. Nel 1956 è entrato nell’azienda di famiglia assumendone la direzione.

Nel 1962 ha avviato l’espansione delle attività all’estero, e due anni dopo, alla morte del padre, ha preso in mano le redini dell’impresa e le ha impresso una nuova direzione: il mondo, cominciando dall’Africa, il continente che in quell’epoca offriva le maggiori chance per imprese specializzate in grandi lavori infrastrutturali. Ha contribuito a realizzare grandi opere infrastrutturali che nel corso degli anni hanno contribuito a cambiare il volto di alcuni Paesi africani, dall’Etiopia alla Sierra Leone, dal Ghana alla Nigeria, dall’Algeria alla Libia. Il suo impegno e la sua dedizione all’azienda, uniti alla lungimiranza dell’imprenditore, hanno avviato la trasformazione di un’azienda di famiglia in un grande gruppo industriale. Negli ultimi anni ha ridotto l’attività operativa, restando presidente onorario della Salini Costruttori e di altre società del gruppo, e trasferendosi nella campagna di Siena dove ha raccolto con passione opere d’arte medioevali senesi”.

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Economia

Ai comuni solo 15,3 milioni dal 5 per mille

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I comuni non sono al primo posto nel cuore degli italiani quando c’è da decidere a chi destinare il 5 per mille. Ma incassano comunque un piccolo tesoretto: 15,3 milioni Sono 534.760 i contribuenti italiani che hanno deciso, nel 2023, di destinare il 5 per mille al proprio comune di residenza. Stando a quanto emerge da una elaborazione di Centro Studi Enti Locali basata su dati dell’Agenzia delle Entrate, queste scelte hanno generato un tesoretto da quasi 15,3 milioni di euro che gli enti beneficiari dovranno destinare al finanziamento delle attività sociali.

Una cifra che si confronta con gli oltre 16 milioni dell’anno precedente (-5%) e che è inferiore, ad esempio, a quanto destinato dagli italiani alle associazioni sportive dilettantistiche che hanno, complessivamente, ottenuto quasi 18 milioni di euro. Le donazioni che sono effettivamente “andate a segno” e che si sono tradotte in veri e propri trasferimenti dallo Stato ai Comuni sono 531.164, per un totale di 15.285.345 euro. A beneficiarne sono stati 6.586 enti, contro i 6.669 dell’anno precedente. Negli altri 3.596 casi i contribuenti avevano scelto come beneficiario uno dei 1.124 enti che non ha raggiunto la soglia di sbarramento dei 100 euro, che costituisce l’importo minimo erogabile.

In conformità con le norme vigenti, i 52.595 euro destinati a questi comuni dai propri cittadini sono stati, quindi, dirottati verso gli altri beneficiari della stessa categoria, in misura proporzionale rispetto alle altre scelte espresse dai contribuenti. Ma quali sono i comuni cui sono state devolute più risorse? Sebbene resti regina delle preferenze (9.049), Roma è stata scavalcata quest’anno da Milano che, grazie alle scelte di 7.362 cittadini, si è vista assegnare 421.220 euro contro i 396.550 euro atterrati nella Capitale. Seguono Torino (158.753 euro), Bologna (107.400 euro), Verona (86.442 euro), Napoli (85.678 euro) e Firenze, con 75.387 euro. A sorpresa, nella top ten dei comuni “maggiori azionisti” del 5 per mille, spunta Valdagno: un piccolo comune del vicentino che è stato scelto da ben 2.896 contribuenti, il doppio di Bari e quasi il triplo rispetto a Treviso. A fronte dei suoi circa 25mila abitanti, Valdagno si è così assicurato un bottino da 75.387 euro, superando città come Genova, Venezia, Padova, Palermo, Bolzano, Parma, Trento e Bergamo e superando l’importo devoluto a tutti i comuni della Basilicata (o del Molise), messi insieme.

Guardando ai dati aggregati, gli enti locali del nord Italia – complice il fatto che i loro abitanti hanno redditi mediamente più alti rispetto a quelli del resto della Penisola – si confermano i beneficiari del grosso delle risorse del 5 per mille. A loro è andato il 73% delle risorse (11.152.413 euro) contro il 14% delle regioni del sud e il 13% di quelle del centro. Nessuna sorpresa sul fronte regioni. In linea con gli anni passati, la Lombardia continua a fare la parte del leone: con i suoi quasi 4 milioni di euro ha intercettato oltre un quarto degli incassi da 5 per mille destinati ai comuni su tutto il territorio nazionale. Seguono il Veneto (2.793.548), il Piemonte (1.476.784), l’Emilia-Romagna (1.444.037) e il Lazio (868.787). E ancora: Friuli-Venezia Giulia (680.700), Toscana (651.980), Campania (514.005), Sicilia (460.987), Trentino-Alto Adige (429.203), Puglia (378.274), Sardegna (361.174), Marche (350.563), Liguria (280.106), Abruzzo (186.883), Umbria (137.120) e Calabria (135.232). Fanalini di coda, anche per ovvie ragioni demografiche, la Valle d’Aosta (56.639), la Basilicata (50.274) e il Molise con 37.652 euro.

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