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Covid, Gerry Scotti ricoverato in terapia intensiva? L’ufficio stampa smentisce: sta bene

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La notizia, peraltro smentita dall’ufficio stampa di Gerry Scotti, è che il noto presentatore sarebbe stato ricoverato nei giorni scorsi dopo aver contratto il Coronavirus. Non solo, a leggere alcuni mezzi d’informazione, Scotti sarebbe anche stato anche nella terapia intensiva per difficoltà respiratorie e oggi  sarebbe in condizioni di salute migliori tanto che a ore  dovrebbe essere dimesso e tornare a casa.

Questa notizia, finita in pasto ai media,  è stata però smentita da Massimo Villa, ufficio stampa del presentatore tv. “Gerry sta bene, non è mai stato in terapia intensiva. È ricoverato ma uscirà a breve” ha spiegato Villa. “Ha preso il Covid in maniera abbastanza tosta, ma non è mai stato a rischio. Aveva soprattutto una febbre che non riusciva a debellare. Per questo ha deciso di farsi ricoverare. Pensava di scamparla, poi però ha visto che la febbre – che non era un febbrone – senza Tachipirina tendeva a risalire e si è preoccupato”.  Era stato lo stesso Scotti lo scorso 26 ottobre ad annunciare su Instagram di essere risultato positivo al Covid-19. “Volevo essere io a dirvelo: ho contratto il COVID-19 – aveva scritto -. Sono a casa, sotto controllo medico. Grazie a tutti per l’affetto e l’interessamento”. Il resto della storia ve l’abbiamo  raccontata. Quello che conta è che Scotti ora sta bene, quale che sia stato il decorso della malattia.

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Economia

La ripartenza dopo il Covid, ospite di Juorno Live Interview il presidente di Confesercenti Campania e Molise Vincenzo Schiavo

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Torna l’appuntamento con l’informazione in diretta di Juorno Live Interview: stasera giovedì 17 giugno, a partire dalle 18:30, sarà con noi Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Interregionale Campania e Molise. Durante l’anno terribile della pandemia – che ha paralizzato l’economia delle imprese campane – Schiavo è stato un punto di riferimento per le aziende del territorio e ha saputo interfacciarsi in maniera propositiva con le istituzioni, lavorando nella direzione di un’abolizione graduale delle restrizioni. Con lui faremo il punto sullo stato di salute delle imprese all’indomani della ripartenza: con l’allentamento della morsa del virus e l’avanzamento della campagna vaccinale, riprendono i consumi e si intravedono spiragli di luce dopo oltre un anno di paralisi economica.

Il turismo è stato uno dei comparti che più ha patito le limitazioni Covid, di fatto azzerando per molti mesi la propria attività. Adesso il settore riparte, ma la ferita inferta dal virus è stata profonda: nel 2020 le imprese turistiche della nostra Regione hanno bruciato 800 milioni di fatturato. Lo stesso Schiavo in questi ultimi giorni ha lamentato la mancanza di una promozione strategica per il comparto. Molti Comuni avrebbero infatti aumentato la tassa di soggiorno e quella per la sosta dei bus turistici per il carico e lo scarico dei passeggeri. Una mossa che rischia di scoraggiare il turismo verso la nostra Regione. Molto contestato è stato anche il mantenimento del coprifuoco per i mesi di aprile e maggio, che ha contribuito a ridurre le prenotazioni dall’estero, rallentando l’avvio della stagione turistica e favorendo uno spostamento dei flussi verso i Paesi concorrenti.

C’è poi il settore della ristorazione, anch’esso profondamente martoriato dalle restrizioni Covid e solo in minima parte risarcito dai ristori, spesso legati a criteri di accesso molto stringenti. Con Schiavo proveremo a comprendere come procede la ripartenza, alla vigilia dell’abbandono definitivo del coprifuoco. Analizzeremo i costi della pandemia sociale, provando a stimare il numero di attività che hanno chiuso per sempre i battenti durante l’ultimo anno. Parleremo dei rischi concreti di infiltrazione camorristica nelle imprese campane in difficoltà e affronteremo la questione delle aziende che in questa fase faticano a trovare dipendenti per le proprie attività.

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Maresca: se augurare buona salute a chi sta male è un errore, me ne prendo la responsabilità

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“Mi è stato chiesto di Berlusconi partendo dalle sue condizioni di salute. Mi han chiesto che cosa ne pensassi. Ho augurato buona salute, cosa che non mi rimangerei. Se poi augurare buona salute a qualcuno è un errore, ho commesso un errore. Me ne prendo la responsabilità. Io auguro buona salute a tutti”. Così in una intervista a LaPresse, il candidato sindaco civico di Napoli, Catello Maresca, ha fissato un concetto che qualcuno ha provato a strumentalizzare. Il magistrato che si è candidato a sindaco non fa nomi ma è evidente che si riferisce agli attacchi politici strumentali ricevuti dal Pd napoletano, dal sindaco televisivo Luigi de Magistris e dalla candidata del sindaco in quota demA Alessandra Clemente. “Le loro critiche per ciò che ho detto? Auguro buona salute anche a loro” dice Maresca, che è tornato anche sulla visita di Conte, Di Maio e Fico a Napoli per fare da testimone a Manfredi. “Non c’era bisogno della loro presenza e del loro pranzo per sapere che la pizza è tra le nostre specialità più conosciute al mondo”. “Bisogna capire – incalza Maresca – come valorizzare quella pizza e quei posti che ospitano le nostre eccellenze. Come risolvere i problemi delle persone che quella pizza non se la riescono a mangiare perché non hanno i soldi per farlo. Come risolvere problemi dei camerieri che portano le pizze al tavolo che non si trovano”. A Maresca hanno chiesto ancora una volta della fede juventina di Manfredi, il candidato delle sinistre. E Maresca non ha avuto esitazione a dire che la sfida non è sul tifo ma sui programmi.  “Quella con Manfredi certo non è una sfida tra Napoli-Juve. Vero è, però, che io sono un napoletano verace, orgoglioso del tifo per la mia squadra del cuore. Sono cresciuto con Maradona e non con le magliette di Maradona” ha chiosato Maresca. Che si è detto seccato dell’utilizzo della maglia di Maradona per consentire “al povero Manfredi di farsi fotografare con la maglia del campione argentino”. Una maglia che uno juventino non ama. “Non ci confronteremo su questo – ha aggiunto Maresca -. Abbiamo la nostra identità, la nostra caratterizzazione. I napoletani sceglieranno sui programmi e sulla serierà della squadra, non sulla squadra di calcio ma di governo. Ognuno conserva intimamente le sue convinzioni di tifo, i suoi amori e passioni, come quella che ho per la squadra della mia città” ha concluso il pm.

Il tema della candidatura del pm Catello Maresca a Napoli non e’ stato approfondito durante il vertice del centrodestra. Ma il nodo resta che il magistrato gradito a Matteo Salvini, che gia’ ha avviato la sua campagna, chiede che non vi siano liste con simboli di partiti a sostegno della sua candidatura. E questo non piace ai partiti di centrodestra, in particolare a Fratelli d’Italia, non disponibile a rinunciare al simbolo. Come Milano e Bologna ogni decisione su Napoli e’ stata rinviata dai leader del centrodestra alla prossima settimana.

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Spazzata via anche al Svizzera, l’Italia di Mancini è già agli ottavi

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Tenera e’ la notte romana per la nazionale di Roberto Mancini, che a suon di 3-0 batte avversari e record in serie mettendo nello stesso tempo in cassaforte la qualificazione agli ottavi di finale dell’Europeo. Con i tre gol inflitti stasera alla Svizzera grazie a una doppietta dello strepitoso Locatelli e a una rete di Immobile in chiusura, un risultato che per occasioni e gioco prodotto poteva persino essere molto piu’ ampio, gli azzurri infatti superano di slancio il girone eliminatorio rendendo la sfida di domenica con il Galles solo uno spareggio per il primo posto nel gruppo: una posizione chissa’ quanto vantaggiosa (il gioco degli accoppiamenti in questa fase e’ sempre difficile da interpretare), e comunque non necessaria per andare avanti. Bastano all’uopo i 6 punti attuali in classifica della squadra di Mancini, che allunga la striscia positiva a 29 risultati utili e dieci successi consecutivi (senza subire gol) ed e’ la prima qualificata alla seconda fase.

Non sempre partire forte vale automaticamente un torneo di primissimo piano (nel 2016 gli azzurri di Conte cominciarono con due vittorie anche piu’ significative, ma si fermarono ai quarti di finale; il Portogallo poi campione prese l’abbrivio con tre pareggi). Ma la squadra di Mancini, fatta la tara degli avversari non di altissimo livello affrontati finora, con il suo gioco sempre votato all’attacco e alimentato da un eccellente possesso palla, manda un messaggio forte all’Europa del calcio, nella quale altre big mettono in mostra talenti straordinari ma nessuna la capacita’ azzurra di costruire con semplicita’ la vittoria.

Rientrato ampiamente l’allarme Berardi, in avvio Mancini aveva proposto in pratica la stessa squadra della sfida con la Turchia. Unica eccezione, il convalescente Florenzi sostituito da Di Lorenzo che gia’ nel secondo tempo della gara di apertura lo aveva rimpiazzato molto degnamente.

Neanche in panchina, invece, Verratti, tenuto prudenzialmente lontano dalla tentazione di affrettare il rientro. E scontato il modulo, l’abituale 4-3-3 alla ricerca di gioco e gol con il tridente offensivo Insigne-Berardi-Immobile. Anche Petkovic, per il quale l’Olimpico e’ stato campo di casa per un anno e mezzo ai tempi in cui allenava la Lazio, non rinunciava a un modulo apparentemente diretto alla costruzione del gioco come il suo 3-4-1-2. A dispetto di tutta una filmografia, che parte dall’immenso Manfredi emigrante in Pane e cioccolata, gli svizzeri si erano comunque presentati con una nazionale fortemente multietnica e votata all’integrazione, con terminale offensivo il dirompente Embolo, nato in Camerun a fare coppia in avanti con Seferovic (di origine bosniaca). A metterli in movimento, Shaqiri (nato in Kosovo), un pochino appesantito nella muscolatura ma sempre temibile per gli estri.

Fatto sta che nonostante la buona volonta’ di Petkovic, era la propulsione italiana a porre il piano inclinato della gara nella meta’ campo avversaria: nella prima mezz’ora si giocava praticamente sempre li’, e ne emergevano perlomeno un paio di grandi occasioni: la prima al 10′ scaturiva dalla solita fuga sulla sinistra di Spinazzola, bravo a mandare al centro una palla che chiedeva solo di essere messa in rete: ma Immobile non era altrettanto bravo e metteva alto con un colpo di testa goffo.

E la seconda arrivava al 19′, quando su angolo di Insigne Chiellini travolgeva in mischia Xhaka e Akani prima di realizzare da due passi. Karasev concedeva il gol, ma l’intervento dell’uomo alla Var lo spingeva a ripensarci. Il gol azzurro era comunque maturo, e nonostante un risentimento alla coscia sinistra avesse costretto al 23′ Mancini a sostituire il capitano Chiellini con Acerbi, arrivava al 25′ quando Locatelli giganteggiava a centrocampo in fase di interdizione lanciando sulla destra Berardi: l’ esterno s’involava sulla corsia di destra e rimetteva la palla al centro, dove trovava, guarda un po’, proprio Locatelli che dopo avere sprintato 50 metri realizzava da due passi. La Svizzera provava a dare profondita’ alle sue manovre, ma senza costrutto: era semmai ancora l’Italia a farsi pericolosa con un paio di contropiede di Insigne e Spinazzola.

Nella ripresa la Svizzera si ripresentava con Gavranovic al posto di Seferovic e provava a incidere di piu’ in avanti, ma prendeva subito il colpo del ko definitivo: a sferrarlo al 7′ era ancora Locatelli, con un sinistro secco da fuori area dopo azione Berardi-Barella. A riaprire la partita ci provava Zuber al 19′, ma sul suo tiro ravvicinato metteva una pezza Donnarumma, guadagnandosi un bel voto in pagella. Entravano Chiesa e Toloi al posto di Insigne e Berardi, Pessina e Cristante per Locatelli (scattava la standing ovation) e Barella, segnava il terzo gol con un tiro da lontano Immobile con la collaborazione di Sommer: ma il senso della serata non cambiava, e la festa nell’estate romana ricominciava.

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