Economia
Germania in recessione per il secondo anno consecutivo
Il secondo anno di recessione, con una crescita sottozero che si ferma a -0,2% del pil: la Germania, una volta considerayta ‘locomotiva d’Europa’, non andava così male da almeno vent’anni. Ed è l’immagine di un Paese preoccupato quella che arriva dai dati snocciolati dall’istituto federale di statistica. Da un lato le imprese in difficoltà: colpiti soprattutto il settore automobilistico, penalizzato dalla concorrenza cinese e da scelte altalenanti della politica che ha ritirato gli incentivi per le auto elettriche, e quello delle costruzioni, dove interessi elevati e alti costi di materie prime hanno paralizzato il settore (meno 3,8 per cento nel 2024). Per le imprese il timore è reale: una fuga dall’industria della Germania.
Dall’altro lato ci sono le famiglie, che restano in atteggiamento guardingo. Nonostante i buoni numeri dell’occupazione (oltre 46 milioni gli occupati) e i salari in aumento, i tedeschi sono attenti a spendere, preoccupati per il posto di lavoro e preferiscono risparmiare. Poco importa che le stime non fossero ottimiste: mentre la Germania fa i conti con il secondo anno di recessione – secondo alcuni si tratta della peggiore stagnazione dal dopoguerra – nel resto della zona euro la media si attesta su una crescita dell’uno per cento. E, dunque, la crisi ha per buona parte ragioni domestiche.
Come venir fuori da questa situazione è il vero interrogativo che a questo punto diventa politico ed enfatizza ulteriormente le prossime elezioni del 23 febbraio. Leggendo bene i numeri, gli esperti invitano a tener presente alcuni problemi strutturali del Paese: la perdita di competitività delle imprese, una burocrazia divenuta un costo insostenibile, prezzi dell’energia ancora troppo cari. Certo, ci sono anche fattori esogeni: l’incertezza della presidenza Trump e dei suoi minacciati dazi.
Un altro studio riporta che i posti di lavoro in Germania a rischio per le sanzioni americane sarebbero trecentomila. È probabile che i dati di oggi diano altro materiale per discutere: alla voce disavanzo il bilancio tedesco fa registrare un piccolo aumento del debito ma comunque ben sotto la soglia europea del 3%. Si discuterà su quali investimenti introdurre, su dove trovare le risorse e a cosa rinunciare. Nelle ultime settimane è stata anche ventilata l’ipotesi di non pagare il primo giorno di malattia ai lavoratori per dare ossigeno alle imprese. Ma i tempi della politica sono lenti: si vota a febbraio, poi dovranno iniziare le non facili trattative per formare un governo. La ripresa potrebbe arrivare solo nel 2026.
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