Collegati con noi

Ambiente

Geopolitica del nucleare islamico

Angelo Turco

Pubblicato

del

L’altro giorno il direttore di questo giornale ha trovato il modo di scrivere un trattato di filosofia politica resuscitando una delle mitiche “Bustine di Minerva” di Umberto Eco. “Il nostro Paese”, dice Paolo Chiariello, “non era in fila quando c’è stata la distribuzione del buon senso”. Vero. Purtroppo, fuori dalla fila c’erano anche altri.          

Prendiamo gli Emirati Arabi Uniti: sì, quelli di Dubai, che ormai tutti conoscono. Viene annunciato qualche giorno fa che è entrato in funzione il reattore n. 1 della centrale nucleare di Baraka, 300 km a Ovest della capitale, Abu Dhabi,  dopo molti ritardi e rinvii. Sì, avete capito bene: una centrale nucleare per la produzione di energia elettrica (1/4 del fabbisogno nazionale, quando i quattro reattori funzioneranno a regime), in un’area che rigurgita di idrocarburi e nel Paese che è oggi tra i massimi produttori al mondo di petrolio e gas naturale. 

          La latitanza del buon senso partorisce due nuovi frutti avvelenati per quelli che abiteranno dopo di noi questo pianeta. Il primo, riguarda i problemi di sicurezza, presi del tutto sotto gamba in questa faccenda, a parte qualche propagandistico riferimento al fatto che il percorso nucleare emiratino abbia ricevuto una quarantina di ispezioni internazionali di controllo durante i dieci anni della sua costruzione. Di fatto, qualcuno si interroga su quali possono essere le conseguenze a medio termine, diciamo nei prossimi venti anni, della circostanza che questo Paese non ha alcuna competenza tecnologica e manageriale per gestire un impianto del genere. E a quanto sembra non ha molte intenzioni di dotarsene. La centrale è fornita chiavi in mano dalla sudcoreana KEPC, in partenariato con l’ENEC, l’ente pubblico locale, con funzioni amministrative e finanziarie. Dal suo canto, il processo di fornitura del combustibile atomico è affidato a consorzi internazionali, canadesi in specie. La gestione tecnica e la manutenzione degli impianti è appaltata al colosso nucleare francese EDF. Sullo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti, fase delicatissima di tutto il processo, siamo in alto mare: insomma, non si capisce chi e come si occuperà delle scorie, una faccenda che avrà comunque corso per i prossimi mille anni. 

Del resto, fu proprio la Francia a soccombere nella gara per l’affidamento della realizzazione del primo nucleare arabo. All’allora presidente N. Sarkozy organizzarono un apposito viaggio di Stato, trattandosi di un contratto da 20 miliardi di dollari (saliti poi a 25), ma alla fine la spuntarono i coreani. Costi di impianto più bassi, tempi di realizzazione più brevi. E se tutto ciò fosse a scapito della sicurezza? Così insinuò Arewa, uno del membri del consorzio perdente, lasciando intendere che i prezzi più alti e i tempi più lunghi erano il riflesso dei superiori standard di sicurezza del consorzio francese.

Centrale Nucleare. Questo tipo di tecnologia per uso civile può essere un rischio se convertita per altri scopi in una regione già difficile

Ma c’è un secondo frutto, non meno avvelenato del primo, ed è di natura geopolitica. Consideriamo che gli EAU sono un minuscolo Paese: 84.000 Kmq di deserto, con una popolazione di 9,7 milioni di abitanti, per il 90% immigrati, provenienti in massima parte dal subcontinente indiano. Si tratta di uno Stato creato nel 1971 per volontà delle famiglie regnanti, con un nucleo di interessi comuni, ma privo di identità storica. Saldo nelle sue radici beduine che unificano le popolazioni nei modi di vita, ma si portano dietro una carica secolare di conflitti, di sospetti reciproci, di timori nei confronti dei vicini. Il governo è in mano a un pugno di famiglie. L’eredità tribale è alla base dell’organizzazione confederale. Gli emirati sono sette, ma Abu Dhabi è di gran lunga il più importante, con i 4/5 del territorio, 1/3 della popolazione e la parte assolutamente preponderante delle risorse petrolifere. La forma di governo è il frutto di un equilibrio tra l’emiro di Abu Dhabi, appunto, che presiede la Confederazione, e quello di Dubai, che ne è il primo ministro. I vertici sono formalmente nominati da un Consiglio degli emiri, ma di fatto le cariche sono ereditarie. 

Passando ad una scala internazionale, si deve aggiungere che gli EAU hanno contenziosi frontalieri con l’Arabia Saudita e con l’Oman, oltread essere in rotta diplomatica col confinante Qatar. Quest’ultimo dice, non a caso: è vero che per Baraka si tratta di energia nucleare a scopi civili, ma si sa che si comincia così e si finisce per cadere nella trappola dell’uso militare. 

Di più, lo spazio emiratino è incluso in un’area di tensione millenaria, e addirittura pre-islamica, tra il mondo arabo e quello persiano, oggi rappresentati dall’Arabia Saudita e  dall’Iran. L’intera penisola, dal suo canto, è un mosaico finemente articolato di confessioni e osservanze religiose. L’Arabia Saudita è sede e custode dei luoghi santi, ritenendosi perciò stesso il vero faro della Umma, la comunità dei credenti. L’Iran, a sua volta, è il bastione dello sciismo, il quale è diffuso in tutta la penisola arabica e nell’intero vicino oriente: in Qatar, in Oman, negli stessi EAU rappresentano almeno il 10% dei musulmani. In Arabia Saudita così come in Turchia toccano il 15%, in Kuweit costituiscono 1/4 della popolazione, in Yemen il 40%, in Irak siamo tra 2/3 e ¾, in Libano oltre la metà. Ad una scala ampliata, appare chiaro il confronto politico- diplomatico –ma con focolai apertamente militari- tra, da una parte, l’asse USA-Israele-Arabia e, dall’altra, l’asse Iran-Russia-Cina. Ma non bisogna sottovalutare altre diramazioni, intrecci, tensioni: lo sciismo iraniano arriva sulle sponde del Mediterraneo con gli Hezbollah libanesi; il wahabbismo saudita, dal suo canto, ispira i fondamentalisti pakistani così come il jhadismo siro-irakeno e subsahariano. 

Hiroshima. Quel che resta ancora in piedi dell’orrore nucleare di 75 anni fa

In questa pentola a pressione, ci mettete la centrale nucleare di Baraka, con la prosecuzione del programma nucleare emiratino. Una bella trovata, a quanto sembra. E ciò, a un mese dall’incidente della centrale nucleare iraniana di Natanz. E nel 75° anniversario di Hiroshima. No, non erano in fila, quando fu distribuito il buon senso.    

Angelo Turco, africanista, editorialista di Juorno.it, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM

 

Advertisement

Ambiente

Giordano contribuirà a valorizzare la sanità pubblica ecologica: sul piatto le risorse del Recovery Fund

Avatar

Pubblicato

del

Antonio Giordano, oncologo e ricercatore napoletano di fama mondiale, direttore dello Sbarro Institute, Temple University di Philadelphia e professore di anatomia ed istologia patologica dell’Università di Siena, coordinerà un progetto di valorizzazione della sanità pubblica ecologica, finanziato con un miliardo e mezzo di euro dal Recovery Fund. Giordano ha ricevuto il prestigioso incarico dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, dal Ministro della Salute Roberto Speranza e dal Viceministro Pierpaolo Sileri. Il progetto prevederà l’individuazione e il monitoraggio dei livelli di inquinanti e la rilevazione di specifici biomarcatori, al fine di individuare formule efficaci di prevenzione. Sarà così messo in evidenza lo stretto legame fra salute e ambiente, il modo in cui l’inquinamento ambientale favorisce l’insorgenza di determinate patologie. Il professor Giordano si era a lungo occupato di Terra dei Fuochi. Adesso grazie al Recovery Fund ci saranno  risorse e  mezzi necessari per individuare zone inquinate della Penisola per  bonificarle e attuare un serio programma di prevenzione e di bio-monitoraggio delle popolazioni.

Professore Giordano, una nozione preliminare. Che cosa si intende per “sanità pubblica ecologica”?
La sanità ecologica è una disciplina che ha l’obiettivo di curare, avendo rispetto delle persone e dell’ambiente in cui vivono. La sanità ecologica si occupa della persona nel suo insieme per cui si propone la finalità di creare migliori professionisti della salute ed ecosistemi vivibili.

I soldati pattugliano la zona dove ci sono molte discariche illegali piene di rifiuti tossici. L’area tra Giugliano e Melito, conosciuta come Terra dei Fuochi, si trova al confine tra Caserta e Napoli, nel sud Italia.
The area where there are many illegal dumps filled with toxic refuse. The area between Giugliano and Melito known as Terra dei Fuochi (Land of Fire), is at the border of Caserta and Naples , southern Italy.

A breve sarà presentato il progetto di valorizzazione della sanità pubblica ecologica. In che cosa consiste? Quali fasi sono previste?
Il programma è volto ad identificare aree a rischio, individuare le dosi massime di inquinanti tollerate dall’organismo, individuare bio-marcatori specifici, migliorare il sistema sanitario e attuare tutti i tipi di prevenzione necessari per tutelare la salute. Per fare ciò sarà necessario studiare non solo le persone ma anche l’aria, il suolo, l’acqua, la catena alimentare, e proprio per questo sarà necessaria la collaborazione di più Istituzioni.

Quali sono le patologie maggiormente connesse all’inquinamento ambientale?
Sicuramente le patologie croniche, che non comprendono solo i tumori ma anche i problemi cardiovascolari e le patologie dell’apparato respiratorio. Problematiche che purtroppo non interessano soltanto gli anziani ma anche i giovani e i bambini.

 

Lei come studioso si è occupato a lungo dell’inquinamento ambientale nella Terra dei Fuochi. Quanto le è servito quel bagaglio di esperienze per orientarsi in questo progetto?
Da mio padre ho ereditato la passione per l’oncologia ambientale ed essendo napoletano non potevo non occuparmi della Terra dei Fuochi. Purtroppo però oggi moltissime altre zone italiane possono essere definite “Terra dei Fuochi”. Imparare a gestire un determinato tipo di inquinamento in un’area specifica è fondamentale per estendere ed attuare lo stesso protocollo a tutta la Penisola.

Per troppi anni la politica ha negato o gravemente sottostimato la questione Terra dei Fuochi. Crede che questo progetto possa rappresentare un’inversione di rotta?
Ormai è chiaro a tutti che l’ambiente ha un ruolo nello sviluppo di svariate patologie, per cui nessuno oggi può fingere di non sapere. La speranza è che questo progetto possa determinare un’inversione di rotta.

I soldati pattugliano la zona dove ci sono molte discariche illegali piene di rifiuti tossici. L’area tra Giugliano e Melito, conosciuta come Terra dei Fuochi, si trova al confine tra Caserta e Napoli, nel sud Italia.

Quanto può incidere la tutela dell’ambiente nel prevenire la diffusione di pandemie come quella che stiamo affrontando in questi mesi?
Queste attività di prevenzione acquistano particolare importanza dopo aver vissuto la pandemia Covid-19. Le dinamiche di insorgenza delle malattie infettive che possono sfociare in epidemie/pandemie sono assolutamente influenzate da un alterato equilibrio uomo-ambiente. Gli esiti negativi sulla salute di queste infezioni possono avere cause correlate alla presenza di inquinanti ambientali che ne amplificano gli effetti.

Ritiene che l’Italia saprà sfruttare l’occasione del Recovery Fund per rimettere in sesto il sistema sanitario nazionale?
Deve farlo. Questo è uno degli obiettivi. Come le ho detto il progetto ha la finalità di implementare la salute del paziente da ogni punto di vista.

Secondo lei, su quali aspetti si dovrebbe intervenire in maniera prioritaria?
Non esistono vere fasi prioritarie. Si possono anche studiare varie cose contemporaneamente. Si possono, ad esempio, determinare i livelli tossici di inquinanti mentre si individuano biomarcatori specifici. Tutto con l’obiettivo di bonificare le aree inquinate ed attuare seri programmi di prevenzione.

Continua a leggere

Ambiente

Su Venere una possibile spia della vita

Avatar

Pubblicato

del

Individuata nelle nubi di Venere una possibile spia della presenza di vita: e’ la fosfina, o fosfuro di idrogeno, un gas che sulla Terra e’ prodotto solo industrialmente o da microrganismi in ambienti privi di ossigeno. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Astronomy, e’ del gruppo di astronomi dell’Universita’ britannica di Cardiff, coordinato da Jane Greaves. L’impronta della fosfina e’ stata catturata dal James Clerk Maxwell Telescope (JCMT), alle Hawaii, e dalle antenne Alma dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso).

Secondo gli autori dello studio, la fosfina, molecola composta da un atomo di fosforo e tre di idrogeno, si trova nelle nubi di Venere a bassa concentrazione: solo una ventina di molecole per ogni miliardo. Dopo le osservazioni, gli astronomi hanno verificato se queste quantita’ potessero derivare da processi naturali non biologici su Venere, come luce solare, minerali spinti verso l’alto dalla superficie, vulcani o fulmini. Nessuno di questi fenomeni, pero’, sottolineano gli esperti, e’ al momento in grado di produrre abbastanza fosfina. Gli autori hanno, infatti, calcolato che queste sorgenti non biologiche producono al massimo un decimillesimo della quantita’ di fosfina vista dai telescopi. Per John Robert Brucato, esobiologo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), “la fosfina ha una sua valenza nella ricerca della vita nello spazio: potrebbe, infatti, essere l’impronta digitale della presenza di qualche microrganismo che in atmosfera venusiana produce la fosfina come scarto. Nell’atmosfera terrestre – aggiunge lo studioso dell’Inaf – la fosfina e’ tutta prodotta da microrganismi che utilizzano i minerali fosfati, attraverso processi di ossidoriduzione.

Questa molecola su Venere dovrebbe degradarsi e sparire velocemente a causa delle condizioni estreme presenti sul pianeta, come una pressione atmosferica molto alta e temperature di oltre 450 gradi in prossimita’ del suolo. Il fatto di averla trovata suggerisce, quindi, che ci possa essere una produzione continua di fosfina”. Quello che si chiedono adesso gli scienziati e’ quale sia l’origine di questa molecola. “Potrebbe venire da microrganismi o da processi abiotici, cioe’ di tipo geologico o geofisico”, spiega Brucato. “Ma a oggi non si conoscono processi abiotici da cui potrebbe originarsi la fosfina, per questo la scoperta e’ interessante. E’ un po’ un campanello d’allarme – conclude – che puo’ suggerire la presenza di qualche forma di vita nell’atmosfera venusiana, dove la temperatura e’ sensibilmente minore rispetto al suolo”.

Continua a leggere

Ambiente

Restiamo al SUD. “L’Italia è un sentiero”

Giovanni Mastroianni

Pubblicato

del

La rubrica “RestiAMO al SUD” che ho avuto l’onore di curare in questi primi mesi, nata anche per incoraggiare tanti conterranei a restare nelle proprie meravigliose regioni di appartenenza e così scongiurare la diffusione del “Covid19”, abbandona da oggi la sua veste estiva e cambia dunque passo con l’avvicinarsi dei mesi più freddi. Continueremo ovviamente a parlare del nostro meraviglioso Sud e nel farlo oggi vi lasciamo non con la descrizione di una località o di un territorio, ma con quella di un libro bellissimo, che narra in modo preciso ed intenso i sentieri più emozionanti che attraversano tutto il nostro Belpaese, come dalle Alpi al Massiccio del Matese, fino all’Aspromonte che non ti aspetti, ed ovviamente tanti altri. Il titolo che è già tutto un programma non poteva essere diverso: “ L’ITALIA E’ UN SENTIERO – Storie di cammini e camminatori” (GLF Editori Laterza). 

Un’opera snella e coinvolgente, dedicata non solo agli escursionisti più abili e soprattutto più in forma, ma che si rivolge davvero a tutti. Un vero e proprio stimolo letterario capace di trasmettere o far riemergere l’amore per viaggiare “passo dopo passo”, attraverso i luoghi più belli della nostra Penisola, narrata in modo unico da Natalino Russo, scrittore, speleologo, esploratore e fotografo, inviato fin nei posti più remoti ed impervi del mondo, quindi bellissimi, per testate internazionali come National Geographic, Le Scienze, Geo, Meridiani ecc.

“Incamminandosi” tra le pagine di questo prezioso scritto, al di là dei puntuali ed utilissimi consigli tecnici e dettagliate indicazioni dei percorsi che si descrivono, si riesce dunque a godere di suggestioni che ci invitano a compiere quella elementare azione motoria che in effetti ha cambiato la storia dell’umanità: camminare. Perché solo attraversando a piedi un determinato luogo lo si può davvero conoscere e vivere fino in fondo, calandosi in una dimensione dove tutto è finalmente percepibile. 

Soprattutto per noi che abbiamo la fortuna di abitare l’Italia, possiamo intraprendere percorsi straordinari praticamente da dietro casa nostra, perché nel nostro Paese la bellezza della natura e quella storico artistica, così come per le eccellenze enogastronomiche, è anch’essa a chilometro zero. Ovunque ti incammini finisci per immergerti in panorami meravigliosi, spesso arricchiti da testimonianze archeologiche dove giunge ancora l’eco di storie millenarie.

Ed in questi giorni tormentati, con lo spettro della pandemia che riprende ad aleggiare tra di noi, leggere questo testo significa già iniziare a rimettersi in viaggio, con Natalino Russo che ci condurrà ad esempio tra le valli e le vette delle Alpi, di una bellezza struggente e dove il sangue dei caduti nelle due devastanti Guerre Mondiali sembra ancora perdersi tra i colori del tramonto. Potremo quindi discendere lo stivale fino al Matese, dove duemila anni fa si sono incrociati i destini dei Sanniti con quelli dei Romani, che ci hanno lasciato in eredità una straordinaria viabilità, prevalentemente rupestre, che ha rappresentato una vera e propria opera di infrastruttura primaria per decine di secoli, capace di mettere in contatto realtà economiche e commerciali distanti centinaia di chilometri tra di loro, e così connettere le realtà italiche più remote, dai due Mari fino a quelle dei monti dell’Appennino.

Anche qui sarà possibile imbattersi in siti archeologici che hanno resistito alla furia del tempo e dell’uomo e che d’improvviso irromperanno, con tutto il loro fascino, sul percorso dei fortunati ed appassionati camminatori. La narrazione dei Briganti matesini, che da inizio ‘800 diedero filo da torcere al potere centrale, colpevolmente distante e disattento alle esigenze della sua gente, lascia poi comprendere come nella nostra Nazione non ci sia luogo che non sia stato attraversato da forti passioni e volontà di riscatto sociale, tema oggi di rinnovata attualità e che l’autore dipinge con discrezione sullo sfondo dell’attraversamento dell’Aspromonte, bellissimo ed incontaminato, che dopo decenni di abbandono a sé stesso finalmente tenta un doveroso ed irrinunciabile rilancio, anche grazie al mondo dell’escursionismo, da sempre attento e rispettoso dell’ambiente e delle tradizioni locali.

Tante storie, tanti luoghi incantati in cui ci si può imbattere sfogliando pagina dopo pagina, costantemente rapiti da descrizioni mai enfatizzate che colpiscono dritte al cuore.

Ecco che così faremo finalmente risvegliare quel “Lazzaro” che è sempre in agguato dentro di noi e tenta in modo subdolo di inchiodarci in una opaca vita sedentaria. Come dice l’autore allora, alziamoci e camminiamo, perché “L’Italia è un sentiero” ed è meraviglioso. 

Oltre al vasto repertorio fotografico di Natalino Russo, disponibile per tutti gli appassionati estimatori, si segnalano altri libri dell’autore come: “111 luoghi di Napoli che devi proprio scoprire” (Emons Edizioni), “Il respiro delle Grotte”,  “Nel mezzo del Cammino di Santiago” (entrambi editi da Emiciclo) ed il volume fotografico “Una grotta fra terra e mare” (curato per Skira). Per qualsiasi info: www.natalinorusso.it

 

 

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto