Musica
Geolier lancia “Autorità (Cani Randagi)” e conquista gli stadi: Napoli pronta a tre sold out al Maradona
A pochi giorni dall’inizio del tour negli stadi, Geolier annuncia il nuovo singolo “Autorità (Cani Randagi)”. Il rapper napoletano si prepara a un’estate da protagonista con San Siro, Olimpico e tre concerti già sold out allo Stadio Diego Armando Maradona.
Musica
Cremonini conquista il Circo Massimo con Jovanotti, Elisa e Luca Carboni
Cesare Cremonini apre il Live26 davanti a oltre 70mila spettatori al Circo Massimo. Sul palco Jovanotti, Elisa, Luca Carboni e Valentino Rossi. Il cantautore annuncia un nuovo album e anticipa l’addio, almeno temporaneo, agli stadi.
Roma incorona Cesare Cremonini e lui ricambia dedicandole “Roma Capoccia”, cantata «con l’accento bolognese ma con il cuore di Roma». Davanti a oltre 70mila spettatori, nella prima delle due date al Circo Massimo, il cantautore ha inaugurato il Cremonini Live26 con due ore e mezza di musica, grandi ospiti e l’annuncio di un nuovo album in uscita entro l’anno.
Una serata costruita come il racconto di oltre venticinque anni di carriera, dalle origini con i Lùnapop ai successi da solista, accompagnata da Elisa, Luca Carboni, Jovanotti e da un’incursione sul palco di Valentino Rossi.
Jovanotti incorona «Cesare imperatore di Roma»
Il momento più trascinante arriva con Jovanotti. I due cantano insieme “Mondo” e “L’ombelico del mondo”, correndo e ballando lungo la passerella di oltre cento metri che attraversa il pubblico.
«Cesare imperatore de Roma, de ’sta Roma bella», grida Lorenzo Cherubini, ricordando di essere stato tra i primi a suggerire all’amico di affrontare la dimensione degli stadi.
A raggiungerli sul palco è anche Valentino Rossi, accolto da Cremonini come «un altro imperatore». Una riunione di amici prima ancora che di celebrità, capace di trasformare il concerto in una grande festa collettiva.
Elisa illumina “Aurore boreali”
Elisa porta sul palco una versione intensa ed eterea di “Aurore boreali”.
Le due voci si incontrano in uno dei momenti più emozionanti della serata, accompagnate dalle immagini di montagne, neve, ghiaccio e aurore proiettate sui maxi schermi.
La scenografia alterna le riprese dal vivo a sequenze di videoarte, costruendo un viaggio visivo che segue i diversi capitoli del repertorio di Cremonini.
Luca Carboni canta “San Luca”
Luca Carboni interpreta insieme a Cremonini “San Luca”, la canzone che il cantautore gli ha dedicato.
Cremonini rivendica con umiltà il tentativo di proseguire la tradizione della grande scuola bolognese, ricordando l’influenza decisiva di Lucio Dalla e dello stesso Carboni.
«Ho una fortuna immensa e un grande onore: poter tentare di portare avanti una tradizione iniziata da giganti», dice dal palco.
Da “50 Special” a “Un giorno migliore”
La scaletta attraversa tutta la carriera del cantautore. Da “Cercando Camilla” a “Dicono di me”, da “PadreMadre” a “Il comico”, passando per “La ragazza del futuro”, “Latin Lover”, “Figlio di un re”, “Logico” e “Vorrei”.
Quest’ultima, scritta da Cremonini quando aveva quindici anni, viene dedicata alla madre, inquadrata tra il pubblico e accolta da una lunga ovazione.
Non mancano “50 Special” e il finale con “Un giorno migliore”, che riportano il concerto alle origini dei Lùnapop e a quel 1999 dal quale tutto era cominciato.
«Questa passerella racconta la strada percorsa»
Cremonini utilizza spesso la lunga passerella per avvicinarsi agli spettatori.
«Mi permette di guardarvi negli occhi uno per uno», racconta. Quel percorso fisico gli ricorda la strada attraversata dalla fine degli anni Novanta fino al Circo Massimo.
«Eravamo bambini e abbiamo fatto tanta strada, passo dopo passo, canzone dopo canzone, per arrivare fino a questo grande palco».
Il concerto diventa così una lunga autobiografia musicale, capace di riunire almeno due generazioni: quella cresciuta con i Lùnapop e quella che ha scoperto Cremonini negli anni della maturità artistica.
L’omaggio ai Queen e il sax
Sul palco il cantautore alterna piano, chitarra e sax, strumento diventato una delle sue passioni più recenti.
Tra i momenti rock della serata c’è anche l’omaggio ai Queen con “Tie Your Mother Down” e un’improvvisazione su “Another One Bites the Dust”.
I cambi d’abito accompagnano le diverse anime dello spettacolo: dal bianco e nero iniziale agli outfit completamente neri, fino all’oro e al rosso acceso.
Un nuovo album entro la fine dell’anno
Dal palco arriva anche l’annuncio più atteso.
«Ho un nuovo album per voi. Uscirà entro l’anno, lo abbiamo fatto in questi mesi», rivela Cremonini.
Il disco dovrebbe segnare un nuovo passaggio nella sua carriera, dopo una lunga stagione dominata dai grandi eventi e dalla corsa ai numeri.
Il cantautore vuole tornare a mettere al centro l’evoluzione artistica e personale, sottraendosi alla pressione di dover continuamente aumentare capienze, biglietti venduti e dimensioni degli spettacoli.
Il possibile addio agli stadi
Cremonini anticipa che il Live26 potrebbe chiudere il ciclo dei concerti negli stadi.
«Sono partito dai club e sono arrivato al Circo Massimo. Ora il nuovo album interrompe questo percorso e l’ossessione per i numeri che funesta il mercato di oggi», spiega.
Non si tratta di un ritiro dai concerti, ma della volontà di lasciare che siano le nuove canzoni a determinare luoghi e dimensioni del prossimo tour.
«Il disco mi porterà a suonare dove mi porterà. E non sarà negli stadi».
Lo speciale su Rai 1
Le telecamere hanno ripreso le date romane per realizzare uno speciale televisivo destinato alla prima serata di Rai 1 nel mese di settembre.
Il concerto del Circo Massimo diventerà così anche un evento televisivo, capace di raggiungere il pubblico che non ha potuto partecipare alle due serate romane.
Prima, però, resta l’immagine del cantautore solo davanti a una distesa di decine di migliaia di persone. Un bolognese che canta “Roma Capoccia” e viene incoronato imperatore della Capitale.
In Evidenza
Sanremo 2027, comincia l’era De Martino: date ufficiali e suggestione Vasco Rossi
Stefano De Martino annuncia le date di Sanremo 2027, in programma dal 16 al 20 febbraio. “Vita spericolata” accompagna il video e alimenta l’ipotesi Vasco Rossi, mentre Fiorello rilancia una possibile reunion dei Måneskin.
Una mano gira lentamente i fogli di un calendario, mentre in sottofondo risuonano le note di “Vita spericolata”. Con un video essenziale, Stefano De Martino ha dato ufficialmente inizio alla propria avventura alla guida del Festival di Sanremo.
La 77ª edizione della manifestazione si svolgerà dal 16 al 20 febbraio 2027. Per il conduttore napoletano sarà il debutto assoluto non soltanto sul palco dell’Ariston, ma anche nel ruolo di direttore artistico.
Il Festival torna alla tradizionale collocazione
Dopo l’edizione 2026, spostata dal 24 al 28 febbraio per evitare la sovrapposizione con le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, il Festival torna nella tradizionale parte centrale del mese.
L’annuncio delle date rappresenta il primo atto pubblico della nuova gestione. De Martino, insieme alla direzione Intrattenimento Prime Time della Rai, è già al lavoro sulla struttura delle cinque serate, sul regolamento, sulla selezione delle canzoni e sulla composizione del cast.
Il passaggio da Carlo Conti a Stefano De Martino apre una fase nuova per il Festival, affidato a uno dei volti sui quali la Rai ha investito maggiormente negli ultimi anni.
“Vita spericolata” accende il sogno Vasco Rossi
La scelta musicale utilizzata nel video non è passata inosservata. De Martino ha accompagnato l’annuncio con “Vita spericolata”, una delle canzoni più celebri di Vasco Rossi.
Potrebbe essere soltanto un omaggio, ma il riferimento ha immediatamente alimentato l’ipotesi di un ritorno del rocker all’Ariston.
Vasco aveva presentato proprio a Sanremo nel 1983 “Vita spericolata”, classificandosi nelle ultime posizioni ma consegnando alla musica italiana uno dei suoi brani più conosciuti.
Vasco apre a un possibile ritorno
Pochi giorni prima dell’annuncio, durante l’incontro con la stampa alla vigilia del concerto di Rimini, Vasco Rossi aveva lasciato aperta la possibilità di tornare al Festival.
Il rocker aveva ricordato la partecipazione del 1982 con “Vado al massimo” e il ritorno da ospite nel 2005, quando riportò simbolicamente sul palco il microfono portato via durante la sua prima esperienza sanremese.
«Non ho niente contro Sanremo, anzi. Per me è sempre stata una manifestazione importante per l’Italia e importantissima per me», aveva spiegato.
Non esiste ancora un invito ufficialmente confermato, ma l’apertura di Vasco e la scelta musicale di De Martino rendono la suggestione più concreta.
Il grande ospite per il debutto di De Martino
La presenza di Vasco Rossi rappresenterebbe un colpo di enorme rilevanza per il primo Festival diretto da Stefano De Martino.
Il cantante di Zocca continua a riempire gli stadi e mantiene un rapporto fortissimo con il pubblico italiano. Un suo ritorno all’Ariston avrebbe un valore musicale, televisivo e simbolico.
Molto dipenderà dalla formula proposta. Vasco difficilmente accetterebbe una partecipazione tradizionale, mentre potrebbe essere interessato a un momento costruito intorno alla propria storia e alle canzoni che hanno attraversato più generazioni.
Fiorello rilancia la reunion dei Måneskin
Un’altra indiscrezione riguarda i Måneskin.
Durante “La Pennicanza” su Rai Radio2, Fiorello ha raccontato di avere incontrato agli Internazionali d’Italia il batterista Ethan Torchio e di avere ricevuto una conferma sulla futura reunion del gruppo.
Secondo lo showman, i Måneskin potrebbero tornare insieme proprio sul palco di Sanremo 2027.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali da parte della band, della Rai o dello stesso De Martino. La notizia conserva quindi la natura di indiscrezione, seppure proveniente da una figura molto vicina agli ambienti del Festival.
La band che conquistò Sanremo e il mondo
I Måneskin vinsero il Festival nel 2021 con “Zitti e buoni” e, pochi mesi dopo, conquistarono anche l’Eurovision Song Contest.
Da quel momento la band romana ha raggiunto una dimensione internazionale, esibendosi nei principali festival e ottenendo riconoscimenti negli Stati Uniti e in Europa.
Negli ultimi anni i quattro componenti hanno intrapreso percorsi differenti. Damiano David ha avviato una carriera solista, mentre Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio hanno sviluppato progetti autonomi.
Un ritorno insieme a Sanremo avrebbe quindi il sapore di un evento mondiale, ma resta ancora tutto da confermare.
De Martino davanti alla sfida più importante
La conduzione del Festival rappresenta il passaggio più importante nella carriera televisiva di Stefano De Martino.
Dopo il successo di “Affari Tuoi”, il conduttore ha conquistato una posizione centrale nel palinsesto di Rai 1. Ora dovrà dimostrare di saper gestire la complessa macchina sanremese, tenendo insieme musica, spettacolo, ascolti e inevitabili polemiche.
La scelta del cast sarà il vero banco di prova. De Martino dovrà trovare un equilibrio tra grandi nomi, nuove generazioni, repertorio popolare e linguaggi contemporanei.
Cinque serate per costruire il nuovo Festival
Dal 16 al 20 febbraio 2027 l’Ariston ospiterà cinque serate destinate a segnare il debutto di una nuova direzione artistica.
Per ora esistono soltanto le date e alcune suggestioni. Vasco Rossi potrebbe tornare, i Måneskin potrebbero riunirsi, ma nessuna delle due ipotesi è stata ufficializzata.
La certezza è Stefano De Martino. Il suo Festival è appena cominciato, ancora prima che venga annunciata una sola canzone.
E la prima colonna sonora scelta per presentarsi è già una dichiarazione d’intenti: una vita spericolata sul palco più osservato della televisione italiana.
In Evidenza
Max Pezzali, il successo non cancella le insicurezze: «Mi sento ancora un ragazzo inadeguato»
Max Pezzali si racconta in un’intervista al Corriere della Sera: l’adolescenza da ragazzo insicuro, il successo con gli 883, il rapporto con la politica, l’amicizia con Jovanotti e il significato dell’amore nella vita adulta.
Può vendere centinaia di migliaia di biglietti, riempire gli stadi e attraversare oltre trent’anni di musica italiana senza perdere il pubblico. Ma dentro Max Pezzali continua a vivere quel ragazzo miope, timido e impacciato che alle feste restava in disparte e non riusciva a stabilire un contatto con gli altri.
È lo stesso cantante a raccontarlo in una lunga intervista al Corriere della Sera, nella quale ripercorre la propria adolescenza, la nascita degli 883, il successo improvviso, la paura del fallimento e il rapporto con la politica, la famiglia, l’amore e la morte.
«Da ragazzo ero il classico nerd»
Pezzali si definisce un «ragazzo inadeguato» perché il successo non è mai riuscito a cancellare completamente quella sensazione di essere fuori posto.
Da adolescente portava occhiali con lenti molto spesse, era appassionato di modellismo militare e trascorreva molto tempo studiando dettagli lontani dagli interessi dei suoi coetanei. Alle feste rimaneva spesso in disparte, incapace di sentirsi parte del gruppo.
«Ero il classico nerd», racconta. Una condizione che gli avrebbe però permesso di comprendere gli altri esclusi, gli adolescenti insicuri e tutti quelli che non si riconoscevano nei modelli dominanti.
Proprio quella normalità imperfetta sarebbe diventata la materia prima delle canzoni degli 883.
La sindrome dell’impostore prima di salire sul palco
Neppure il successo ha eliminato le paure. Pezzali racconta che nei dieci minuti precedenti l’ingresso sul palco viene attraversato da dubbi, ripensamenti e dalla sensazione di non meritare quanto ha ottenuto.
È la cosiddetta sindrome dell’impostore, accompagnata dal timore che il successo possa improvvisamente finire e che l’universo ristabilisca un equilibrio sottraendogli tutto.
A rafforzare questa inquietudine c’è anche una frase pronunciata spesso dalla madre: «Adesso che va bene, può solo andare peggio».
Eppure il pubblico continua a riconoscersi nelle sue canzoni. Il tour dell’artista è arrivato a vendere circa 650mila biglietti, confermando Pezzali come uno dei protagonisti più popolari della musica italiana.
Gli amori impossibili diventati canzoni
Molti brani sono nati da esperienze personali. Pezzali racconta la sua prima volta, vissuta a 17 anni, e ricorda di averla trasformata nella canzone “Lo strano percorso”.
Anche “Sei un mito” nasce da una storia vera. Era l’estate del 1992, l’anno del successo di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”. Pezzali e Mauro Repetto viaggiavano continuamente tra Riccione e Pavia.
Una sera, nella città vuota, una ragazza che normalmente non lo avrebbe considerato accettò di uscire con lui. L’incontro andò bene, ma dal giorno successivo lei non si fece più sentire.
Da quell’esperienza nacque il racconto di un amore apparentemente impossibile, diventato uno dei brani più conosciuti degli 883.
Il motorino, il cellulare e gli adolescenti di oggi
Pezzali confronta la propria generazione con quella del figlio Hilo.
Per i ragazzi degli anni Ottanta e Novanta il motorino era lo strumento attraverso il quale conquistare libertà, raggiungere gli amici e improvvisare la giornata. Oggi lo smartphone permette ai genitori di conoscere continuamente la posizione dei figli.
Una sicurezza che, secondo il cantante, rischia però di limitare le possibilità di sperimentare, sbagliare e affrontare i pericoli.
Pezzali considera gli adolescenti di oggi «piccoli eroi» per aver attraversato gli anni della pandemia e del distanziamento, ma invita gli adulti a non confondere la protezione con l’eliminazione di ogni rischio.
L’eroina e gli amici che non ce l’hanno fatta
Il ricordo della giovinezza comprende anche il dramma della droga.
Pezzali racconta che nella sua generazione l’eroina era presente in molte compagnie e che numerosi ragazzi morirono. Chi riuscì a evitarla, osserva, non fu necessariamente più intelligente o prudente: spesso si trattò semplicemente di una casualità.
Il cantante ricorda anche le proprie esperienze negative con le droghe leggere. Le poche volte in cui provò a fumare cannabis ebbe reazioni di paura e angoscia, isolandosi mentre gli altri ridevano.
Dalla cassetta a Jovanotti alla nascita degli 883
Un ruolo decisivo nella sua carriera è stato svolto da Jovanotti.
Nel 1989 Pezzali e Mauro Repetto si chiamavano ancora “I Pop” e inviarono una cassetta con la loro musica a Lorenzo Cherubini. Nonostante la registrazione fosse rudimentale, Jovanotti decise di trasmetterla in radio.
Due anni dopo arrivò la seconda cassetta decisiva, consegnata alla portineria di Radio Deejay e ascoltata da Claudio Cecchetto.
La telefonata del produttore Pierpaolo Peroni cambiò tutto: «È una bomba». Da quel momento iniziò la storia degli 883.
Il nome preso da una Harley Davidson
Il nome del gruppo nacque quasi per caso.
Pezzali era appassionato di motociclette Harley Davidson e rimase affascinato dalla Sportster 883, chiamata così per la cilindrata del motore.
Sulla cassetta destinata a Cecchetto era rimasto pochissimo spazio per scrivere il nome del gruppo. “Max e Mauro” era troppo lungo, mentre “M&M” non convinceva.
Quei tre numeri occupavano poco spazio e suonavano bene. Nacquero così gli 883, un marchio destinato a entrare nella storia della musica pop italiana.
«Sembravamo due scappati di casa»
Mauro Repetto era considerato il più bello dei due, ma Pezzali divenne il frontman perché era quello che cantava.
Repetto scelse invece il ruolo del ballerino, una figura originale e apparentemente surreale che divenne una parte essenziale del successo del gruppo.
«Sembravamo due scappati di casa», ricorda Pezzali. Due ragazzi normali e lontani dall’immagine tradizionale delle rockstar, capaci proprio per questo di trasmettere al pubblico un messaggio semplice: se ce l’avevano fatta loro, potevano farcela anche gli altri.
L’Uomo Ragno come metafora dei sogni rubati
“Hanno ucciso l’Uomo Ragno” nacque dalla passione di Pezzali per i fumetti Marvel.
All’epoca la casa editrice non era ancora il colosso cinematografico di oggi. I suoi supereroi parlavano soprattutto ai ragazzi considerati nerd o fuori moda.
Pezzali ebbe la sensazione che la Marvel stesse progressivamente rovinando quel patrimonio, riducendo la qualità delle storie e persino della carta.
L’Uomo Ragno ucciso diventò così la metafora dell’adolescenza che finisce e del mondo degli adulti che porta via i sogni dei ragazzi.
Gli anni Novanta e l’ultima cultura condivisa
Secondo Pezzali, gli anni Novanta continuano ad affascinare perché furono l’ultimo decennio caratterizzato da una cultura pop realmente condivisa.
La televisione, la radio, la musica e il cinema costruivano un immaginario comune. Oggi, invece, i consumi culturali sono frammentati e ciascuno vive all’interno della propria nicchia.
Gli anni Novanta rappresentarono inoltre un passaggio irripetibile tra il mondo analogico, ancora dominante, e quello digitale che cominciava ad affacciarsi.
Furono anche gli anni delle speranze successive a Tangentopoli, della lotta alla mafia, di Bill Clinton e della “Cool Britannia” di Tony Blair, prima che l’11 settembre aprisse una lunga stagione segnata dalla paura.
Meloni, Schlein e l’intelligenza artificiale
Nell’intervista al Corriere della Sera, Pezzali parla anche di politica.
Si definisce vicino a una visione liberale e libertaria, favorevole alla libertà economica e ai diritti individuali. In passato si era avvicinato alle battaglie dei Radicali, anche attraverso l’influenza culturale di Vasco Rossi.
Di Giorgia Meloni riconosce le capacità politiche e la tenuta dell’immagine internazionale in una fase difficile. Ma ritiene che il dibattito politico italiano stia sottovalutando la rivoluzione provocata dall’intelligenza artificiale, destinata a essere ancora più profonda di quella industriale.
L’Europa, secondo Pezzali, dovrebbe costruire un proprio progetto sull’AI per evitare di diventare marginale e dipendente dalle grandi potenze tecnologiche.
«Schlein conosce il tempo in cui viviamo»
Pezzali racconta di avere conosciuto Elly Schlein durante un concerto e di averla trovata simpatica e contemporanea.
La segretaria del Pd gli sembra una politica capace di comprendere il tempo presente. Ma davanti alle guerre e ai cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale, il cantante immagina che potrebbe essere necessario persino un governo di unità nazionale.
Su Roberto Vannacci esprime invece un giudizio negativo: lo considera concentrato su questioni obsolete e troppo legato alle contrapposizioni nate nel passato.
La paura della maledizione di Sanremo
Il rapporto di Pezzali con il Festival di Sanremo è stato a lungo difficile.
Nel 1995 partecipò con gli 883 con “Senza averti qui” e come autore di “Finalmente tu”, interpretata da Fiorello. Le pressioni furono tali da provocargli febbre alta, herpes e sfoghi cutanei.
Nel 2011 tornò con “Il mio secondo tempo”, ma venne eliminato. Quella esperienza lo spinse persino a pensare di lasciare la musica.
La partecipazione come ospite all’edizione 2026 gli avrebbe finalmente permesso di fare pace con il Festival.
Vasco, Ligabue e l’imbarazzo davanti ai miti
Nonostante la lunga carriera, Pezzali confessa di non riuscire a comportarsi normalmente davanti ai propri idoli.
Vasco Rossi resta una figura quasi impossibile da umanizzare. Incontrandolo, Pezzali si è sentito intimidito e incapace di trovare le parole giuste.
Lo stesso è accaduto davanti a Giovanni Lindo Ferretti. Con Ligabue, invece, il rapporto è diventato più naturale dopo essersi ritrovati vicini durante il concerto della reunion degli Oasis.
Il rapporto con Claudio Cecchetto
La collaborazione con Claudio Cecchetto si è conclusa dopo circa trent’anni.
Pezzali ne parla senza rancore, paragonando la separazione a una relazione sentimentale che, dopo molto tempo, perde il proprio senso e finisce per trasformarsi in sopportazione reciproca.
Riconosce però a Cecchetto il merito fondamentale di avere creduto negli 883 e di aver dato inizio alla loro carriera.
Non esistono divorzi completamente consensuali, osserva il cantante, perché qualche scoria rimane sempre. Ma questo non cancella la gratitudine.
L’Inter come educazione alla sofferenza
Pezzali racconta anche la propria passione per l’Inter, trasmessa dal padre e soprattutto da uno zio che frequentava lo stadio.
La squadra nerazzurra gli avrebbe insegnato un modo di affrontare la vita: grande entusiasmo all’inizio della stagione, delusione nei momenti difficili e improvvise gioie capaci di compensare le sofferenze.
L’Inter, dice con ironia, aiuta a costruire una solida educazione morale.
L’amore come condivisione della fatica
Nel 2019 Pezzali ha sposato Debora Pelamatti. Con il tempo ha compreso che l’amore non è soltanto passione, viaggi o momenti romantici.
La vita adulta è fatta di genitori che invecchiano, figli adolescenti, problemi di salute, impegni e difficoltà quotidiane.
Amare significa avere accanto una persona con la quale condividere le piccole e grandi battaglie di ogni giorno.
È forse questo il punto di arrivo del ragazzo inadeguato: non la cancellazione delle insicurezze, ma la capacità di trasformarle in canzoni, relazioni e storie nelle quali milioni di persone continuano a riconoscersi.


