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Cronache

Gene Angelina Jolie, l’Inps ne terrà conto in caso di invalidità per mastectomia preventiva

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Il cosiddetto gene Jolie, quello legato alle mutazioni brca1 e brca2 che possono far insorgere il tumore al seno e alle ovaie, entra nelle linee medico-scientifiche di cui terranno conto le commissioni dell’Inps che decidono sull’invalidità anche quando l’intervento chirurgico di mastectomia e’ stato eseguito preventivamente, prima dell’insorgere della malattia. Il 13 febbraio l’Inps ha emanato una comunicazione a tutte le commissioni, firmata dal coordinatore generale medico legale Massimo Piccioni e dal vice coordinatore Onofrio De Lucia.

La circolare e’ il principale risultato di un’azione congiunta che ha messo insieme allo stesso tavolo l’Inps, l’associazione aBRCAdaBRA, nata per rappresentare i bisogni delle persone portatrici della mutazione Brca, e la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo). “Le indicazioni date dall’Inps per una corretta valutazione della disabilita’ anche per le persone sane portatrici di un rischio genetico ma che affrontano interventi terapeutici preventivi di non poco rilievo, costituisce una vera e propria apertura di orizzonti che in futuro riguarderanno anche altri rischi di malattia diagnosticati prima dell’insorgenza”, ha commentato Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo. Le mutazioni Brca1 e Brca2 praticamente sconosciute ai non addetti ai lavori fino al 14 maggio 2013, diventarono oggetto di discussione mediatica quando Angelina Jolie pubblico’ un articolo sul New York Times per raccontare di essersi sottoposta ad una duplice mastectomia per prevenire il rischio di sviluppare un cancro al seno. L’attrice dichiaro’ di avere ereditato la mutazione del gene Brca1 che, secondo i medici, la esponevano all’87% di rischio di sviluppare il cancro, malattia di cui erano morte la madre, la nonna e la zia.

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Domenica 21 luglio il giorno più caldo della storia

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Se domenica al mare o in montagna avete avuto caldo, sappiate che non è stato un caso. Il 21 luglio del 2024 è stato il giorno più caldo mai registrato al mondo, almeno da quando ci sono rilevazioni scientifiche delle temperature, dalla metà dell’Ottocento. La temperatura media sull’intera superficie terrestre è stata di 17,09 gradi Celsius. A rivelarlo sono i dati preliminari del database Era5 di Copernicus, il servizio meteo della Ue. Era5 è un portale internet, aperto a tutti, che registra i dati meteorologici di tutto il mondo dal 1940 ad oggi. Una temperatura media di 17,09°C può sembrare neppure tanto alta. Ma bisogna tenere conto che è appunto una media fra le temperature polari dell’inverno antartico e quelle roventi dell’estate tropicale. E il problema è che tutti quanti questi valori negli ultimi anni si sono alzati. La causa di questo aumento delle temperature non è un mistero.

La scienza lo ha spiegato da tempo, anche se qualcuno si ostina ancora a negarlo. E’ l’effetto serra provocato dalle emissioni umane in atmosfera di anidride carbonica, diossido di azoto e metano, che impediscono al calore del sole di disperdersi nello spazio. Questi gas serra (anche questo non è un mistero) vengono soprattutto dai combustibili fossili bruciati dall’umanità per produzione di energia, industria e trasporti, poi da attività umane come l’allevamento del bestiame. Che il 21 luglio sia stato il giorno più caldo della storia è una pessima notizia, ma non giunge inaspettata. Copernicus pochi giorni fa ha reso noto che il giugno del 2024 è stato il giugno più caldo della storia nel mondo.

E secondo il servizio meteo della Ue, si tratta del 13esimo mese di seguito che segna un record: il luglio del 2023 era stato il luglio più caldo, l’agosto 2023 l’agosto più caldo, e così via. Ma le brutte notizie non finiscono qui. Sempre secondo Copernicus, la temperatura media globale dei 12 mesi dal giugno 2023 al maggio 2024 è stata la più alta mai registrata, 1,63°C sopra la media pre-industriale 1850-1900. In pratica, nell’ultimo anno il riscaldamento globale ha costantemente superato il limite di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi e della Cop26 di Glasgow. I governi del mondo continuano a parlare di taglio delle emissioni, e alle conferenze dell’Onu sul clima, le Cop, prendono solenni impegni di lotta alla crisi climatica. Il problema è che poi sostituire le fonti fossili nell’energia e nei trasporti è estremamente difficile e costoso, e quasi nessuno riesce a farlo in modo efficace. Il giorno più caldo della storia lo dimostra.

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Roberto e Margherita, le vite travolte alla Vela

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I loro volti sorridenti fanno da tristissimo contrasto alla tragedia di Scampia. Roberto Abbruzzo, 29 anni e Margherita Della Ragione, di 35 anni, sono le vittime del crollo del ballatoio. Sui social amici e parenti fanno a gara a far rimbalzare le immagini che li ritraggono in momenti di spensieratezza. Roberto faceva il macellaio. Era molto conosciuto nel quartiere. Sposato, aveva una figlia piccola. “Era un bravissimo ragazzo, un grande lavoratore, si sacrificava per portare avanti la famiglia”, racconta commosso un giovane che lo conosceva mentre davanti alla Vela Celeste c’è un andirivieni di parenti della vittima rimasti senza parole. Sgomento anche per Margherita, che era la zia di Roberto e che ieri sera era andata a trovare il giovane insieme con i propri figli. Abbruzzo è morto sul colpo, schiacciato dal crollo.

Per Margherita è scattata invece una disperata corsa in ospedale ma le ferite che aveva riportato le hanno provocato un arresto cardiocircolatorio. Davanti all’ospedale pediatrico Santobono si prega e si spera. Vi sono ricoverate sette bambine, tutte travolte dal crollo. Due di loro in particolare sono in condizioni gravissime. I medici stanno facendo di tutto per salvarle, e per dichiararle fuori pericolo dicono di aspettare 72 ore. Nelle camere di degenza accanto a ogni bimba ricoverata è consentito l’accesso a un solo familiare, accesso che è evidentemente precluso invece laddove i piccoli si trovano in terapia intensiva. In ospedale si è recato il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che si è intrattenuto con i medici che hanno in cura i piccoli pazienti.

“Le nostre strutture sanitarie, sin dal momento del crollo sono impegnate a fare il massimo possibile per i feriti, per i bambini arrivati al Santobono, per gli sfollati. Continuiamo da stanotte ad essere costantemente informati e a mettere in campo tutto quanto è necessario. Con dolore, angoscia e speranza in questi momenti siamo vicini alla famiglie coinvolte, e in particolare ai sette bambini rimasti feriti, alcuni gravemente”, ha spiegato De Luca. In apprensione anche i parenti degli adulti, ricoverati tra il Cardarelli e l’Ospedale del Mare. Attendono dai medici notizie positive sull’evoluzione delle condizioni.

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Quattro gli aggressori del giornalista della Stampa Andrea Joly, individuato il branco

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Il cerchio si è chiuso intorno ai militanti di CasaPound accusati di avere fatto parte del gruppo che sabato scorso ha aggredito a Torino il giornalista della Stampa Andrea Joly, colpevole, ai loro occhi, di fotografare e filmare la festa per i sedici anni del circolo Asso di Bastoni. Subito dopo l’aggressione erano stati identificati due torinesi di 53 e 45 anni. Altri due sono stati individuati dalla polizia, in queste ore. Si tratta di un uomo di 46 anni di Ivrea (Torino) e di uno di 35 anni di Cuneo. Tutti volti noti nel panorama dell’estrema destra piemontese. Alcuni di loro hanno infatti alle spalle precedenti legati proprio alla militanza politica, mentre il 46enne di Ivrea si era presentato nelle liste della Lega nelle amministrative del 2023. Questa mattina gli uomini della Digos, guidata dal dirigente Carlo Ambra, hanno perquisito le abitazioni dei quattro e il circolo Asso di Bastoni, in via Cellini, nel quartiere San Salvario.

Alla fine dell’attività sono stati sequestrati gli indumenti che avevano indosso i presunti aggressori quando Joly è stato malmenato. In particolare la polizia ha portato via delle magliette. Gli abiti avrebbero permesso agli investigatori, coordinati dal pm Paolo Scafi, di indentificare i componenti del gruppo, ripresi dai video dello stesso giornalista, dei residenti e dalle telecamere della zona. I quattro sono ora accusati di lesioni personali aggravate dai futili motivi, dal numero di persone e dall’avere agito per commettere il reato di violenza privata. Gli accertamenti non hanno riguardato altre circostanze e dentro il pub non è stato trovato nulla di utile alle indagini.

“Le perquisizioni nei confronti di nostri militanti e della sede torinese dell’Asso di Bastoni, con esito negativo, sono semplicemente uno spreco di soldi pubblici – hanno commentato da CasaPound Italia -. Siamo al fianco degli indagati e siamo pronti a difenderci in tutte le sedi dove dimostreremo la nostra versione dei fatti. Non sappiamo nemmeno se esista un referto e di quanti giorni di prognosi stiamo parlando, ma considerato che già il giorno dopo la vicenda il giornalista ha ripreso a lavorare e a rilasciare interviste in ogni dove – dicono ancora da Cpi -. Da parte nostra c’è tutta la volontà e la maturità di gettare acqua sul fuoco e di evitare un clima di tensione e odio. Non ci faremo intimidire da azioni repressive”. In risposta all’accaduto Ordine dei giornalisti e sindacato del Piemonte, Cgil, Anpi e altre associazioni locali hanno organizzato nel tardo pomeriggio un presidio sotto la prefettura a Torino.

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