Dopo un fine settimana di forte tensione e rischio di collasso dell’accordo, la tregua tra Israele e Hamas resta formalmente in vigore. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, dopo aver inizialmente disposto la chiusura dei confini, ha riaperto i valichi di Kerem Shalom e Kissufim, consentendo l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza.
L’Idf, l’esercito israeliano, ha annunciato di essere tornato ad applicare il cessate il fuoco, ma la situazione rimane precaria: nelle ultime ore, nuovi scontri sono esplosi nella Striscia, con l’uccisione di almeno quattro miliziani di Hamas.
La pressione americana per salvare la tregua
Gli Stati Uniti restano in prima linea per evitare il crollo dell’accordo. Il presidente Donald Trump ha ribadito che “la tregua è ancora in vigore”, avvertendo tuttavia che se Hamas dovesse romperla “sarà annientato”.
Per consolidare l’intesa, la Casa Bianca ha inviato in Israele l’imprenditore Steve Witkoff e il genero dell’ex presidente, Jared Kushner (foto Imagoecomica), che hanno incontrato Netanyahu. Martedì è atteso anche il vicepresidente J.D. Vance, per discutere di sicurezza e diplomazia.
“Con Vance parleremo delle sfide alla sicurezza e delle opportunità diplomatiche che si presentano – ha spiegato Netanyahu –. Supereremo le prime e coglieremo le seconde.”
Ostaggi e accuse reciproche
Israele accusa Hamas di violazione dell’accordo per il ritardo nella restituzione dei corpi degli ostaggi uccisi. Domenica sera il gruppo palestinese ha consegnato il tredicesimo cadavere dei rapiti del 7 ottobre, ma altri quindici restano dispersi, alimentando la rabbia israeliana.
Secondo indiscrezioni, Witkoff e Kushner avrebbero chiesto a Netanyahu di rispettare la tregua, fatta eccezione per azioni di autodifesa dell’Idf.
Nel frattempo, Hamas accusa Israele di aver infranto il cessate il fuoco con nuovi raid sul sud della Striscia, che avrebbero causato 45 morti in 24 ore, tra cui civili e un giornalista. Netanyahu ha replicato rivendicando l’operazione, dichiarando in Knesset che “153 tonnellate di bombe sono cadute sulle basi dei terroristi”.
Il piano americano per la fase due
Trump punta a far partire la seconda fase del piano per Gaza, che prevede il disarmo di Hamas e la creazione di un’amministrazione civile di transizione. Ma l’idea trova la resistenza dei miliziani palestinesi.
Una delegazione di Hamas si trova al Cairo per nuovi colloqui con mediatori qatarioti ed egiziani. Secondo una fonte diplomatica, le discussioni riguarderanno anche la formazione di un comitato di esperti indipendenti per la gestione postbellica di Gaza e il tentativo di unificare le fazioni palestinesi.
La tregua, fragile e minacciata da continue violazioni, resta dunque sospesa su un equilibrio precario, mentre gli Stati Uniti e Israele cercano di evitare che l’accordo di pace più delicato degli ultimi anni si trasformi nell’ennesima miccia di guerra in Medio Oriente.