L’integrazione tra Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca arriva all’esame dei rispettivi consigli di amministrazione. I cda delle due banche sono riuniti a Siena e a Milano con all’ordine del giorno l’approvazione del progetto di fusione che prevede l’assorbimento della banca d’affari fondata da Enrico Cuccia nel gruppo Mps.
L’operazione segnerebbe la fine di oltre settant’anni di presenza autonoma di Mediobanca a Piazza Affari.
Il concambio atteso e il lavoro degli advisor
Le riunioni dei consigli sono state precedute da quelle dei comitati per le parti correlate, chiamati a esprimersi su un’operazione che coinvolge controllante e controllata.
Gli advisor incaricati stanno definendo il rapporto di concambio. Per Monte dei Paschi lavorano Jp Morgan, Ubs e Jefferies, mentre Mediobanca è assistita da Rothschild e Morgan Stanley.
Secondo le indicazioni del mercato, il concambio potrebbe attestarsi intorno a 2,2 azioni Mps per ogni azione Mediobanca.
Il rimbalzo dei titoli in Borsa
A Piazza Affari i titoli delle due banche hanno registrato un recupero, dopo le pressioni delle sedute precedenti legate alla presentazione del piano industriale e all’esclusione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio dalla lista del nuovo cda.
Mediobanca ha chiuso in rialzo del 5,04% a 16,16 euro, mentre Monte dei Paschi ha guadagnato il 4,95% a 7,39 euro, sostenuta anche dal clima positivo dei mercati legato alle prospettive di un conflitto di breve durata in Medio Oriente.
La road map dell’integrazione
Oltre al concambio, dai consigli di amministrazione sono attese indicazioni sulla tabella di marcia dell’operazione.
Secondo quanto indicato agli investitori dall’amministratore delegato Lovaglio, il completamento dell’integrazione è previsto entro la fine dell’anno.
La fusione dovrà essere approvata dalle assemblee straordinarie di entrambe le banche, con una maggioranza qualificata dei due terzi del capitale votante.
Il nuovo assetto del gruppo bancario
Nel progetto illustrato al mercato, Mediobanca verrebbe ricostituita all’interno del gruppo Mps come società controllata al cento per cento.
Al suo interno confluiranno le attività di corporate e investment banking, il private banking di fascia alta e la partecipazione del 13,2% in Generali, considerata strategica per gli equilibri societari del gruppo assicurativo triestino.
Monte dei Paschi assorbirebbe invece il credito al consumo di Compass e le reti di promotori finanziari di Mediobanca Premier.
Le sinergie attese
L’operazione è coerente con il progetto industriale legato all’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Mps e sostenuta da Lovaglio.
Secondo il piano presentato agli investitori, l’integrazione dovrebbe generare circa 700 milioni di euro di sinergie e contribuire al raggiungimento degli obiettivi finanziari del gruppo, che prevedono la distribuzione complessiva di 16 miliardi di euro ai soci nell’arco di cinque anni.
Il nodo della governance
Le modalità concrete dell’integrazione saranno definite dal nuovo amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Melzi d’Eril, insieme al futuro vertice del Monte dei Paschi.
Il cda di Siena ha indicato una terna di possibili amministratori delegati composta da Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi. L’assemblea dei soci si esprimerà il prossimo 15 aprile.
Non è ancora chiaro se Luigi Lovaglio deciderà di presentare una propria lista alternativa.
Il ruolo della Bce
Eventuali modifiche al piano dovranno comunque tenere conto delle indicazioni della Banca centrale europea, che ha chiesto che eventuali cambi al vertice non compromettano il progetto di integrazione.
La vigilanza ha inoltre richiesto che i futuri consiglieri garantiscano autonomia di giudizio e che il futuro amministratore delegato possieda una significativa esperienza bancaria.
Il cda di Monte dei Paschi sta preparando una risposta formale alla Bce per chiarire che le scelte effettuate nella composizione della lista dei candidati rispettano i requisiti richiesti dall’autorità di vigilanza.