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Cronache

Furto in casa di Zielinski, portata via anche l’auto poi ritrovata

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Furto in casa Zielinski: i carabinieri sono intervenuti a Varcaturo, Giugliano in Campania, per un furto consumato nell’abitazione attualmente in uso al giocatore del Napoli, Piotr Zielinski. È ancora da accertare che cosa è stato portato via e di che valore anche perchè il calciatore non era in casa al momento del furto.
I ladri hanno anche portato via l’auto che il centrocampista polacco aveva parcheggiato proprio davanti casa ma poco distante i carabinieri hanno ritrovato l’autovettura.

 

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Cronache

Morte del paziente dopo l’intervento al cuore, Coscioni e la sua équipe a processo

Il primario Enrico Coscioni e tre medici del Ruggi d’Aragona di Salerno rinviati a giudizio per falso e omicidio colposo nella morte di un paziente.

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La richiesta della Procura di Salerno è stata accolta: Enrico Coscioni, primario di Cardiochirurgia dell’San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, andrà a processo. Le accuse contestate sono falso e omicidio colposo in relazione alla morte del paziente Umberto Maddolo, 62 anni, sottoposto a un intervento di sostituzione valvolare aortica con bioprotesi e rivascolarizzazione coronarica.

A giudizio anche altri tre medici dell’équipe: i cardiochirurghi Gerardo Del Negro e Francesco Pirozzi, oltre all’anestesista Pietro Toigo, tutti chiamati a rispondere dell’ipotesi di omicidio colposo.

Le misure cautelari e il percorso

Prima del rinvio a giudizio, Coscioni era stato sospeso dall’esercizio della professione per un anno e aveva perso anche l’incarico di presidente dell’Agenas. Nel corso della sospensione, secondo gli atti, vi sarebbe stato un aggravamento delle misure cautelari con divieto di dimora a Salerno, dopo che gli accertamenti investigativi avrebbero rilevato presenze in ospedale nonostante lo stop.

L’accusa della Procura

Secondo l’impostazione accusatoria, nel corso dell’intervento Coscioni avrebbe agito con “colpa cosciente”, violando le regole dell’arte medica e falsificando la documentazione clinica in relazione al mancato ritrovamento di una garza di circa otto centimetri, poi risultata presente nel corpo del paziente.

Gli inquirenti individuano quattro profili di responsabilità:

  1. la preparazione dell’intervento;

  2. le scelte esecutive durante l’operazione;

  3. l’aver lasciato un lembo di garza nel ventricolo sinistro;

  4. la gestione dell’evento critico che avrebbe portato al decesso, avvenuto il 20 dicembre 2021.

Sempre secondo l’accusa, l’“heart team” non sarebbe stato convocato nonostante le linee guida lo prevedessero; in sala operatoria, rilevata un’estesa calcificazione dell’aorta che avrebbe suggerito la sospensione, l’intervento sarebbe invece proseguito. Il lembo di garza, col tempo, avrebbe causato un’ostruzione vascolare, migrando fino all’aorta addominale.

Presunzione di innocenza

Le contestazioni non costituiscono sentenze di condanna. La posizione degli imputati sarà valutata nel contraddittorio processuale, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza, fino a eventuale decisione definitiva dell’autorità giudiziaria.

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Tar Lazio annulla la sospensione dal servizio del colonnello Cagnazzo, le motivazioni

Tar Lazio annulla la sospensione dal servizio del colonnello Cagnazzo, le motivazioni

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Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal Fabio Cagnazzo, annullando il decreto con cui, nell’ottobre 2025, il ministero della Difesa aveva disposto la sospensione precauzionale facoltativa dal servizio nell’Arma dei carabinieri. Il provvedimento era stato adottato a seguito del coinvolgimento dell’ufficiale nell’inchiesta della Procura di Salerno sul presunto depistaggio delle indagini relative all’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo.

Secondo i giudici amministrativi, i pronunciamenti della Corte di Cassazione che hanno annullato la misura cautelare e rinviato gli atti al Riesame avrebbero evidenziato «la fragilità del quadro indiziario», imponendo all’amministrazione di «rifare le valutazioni».

Le motivazioni dei giudici

La Sezione prima bis del Tar ha sottolineato come la sospensione precauzionale rappresenti una misura volta a tutelare il buon andamento e il prestigio dell’amministrazione. Tuttavia, nel caso specifico, l’amministrazione avrebbe dovuto tener conto delle decisioni della Cassazione, già antecedenti al decreto di sospensione e culminate, nell’aprile 2025, con la scarcerazione dell’ufficiale. Un quadro ulteriormente rafforzato dal secondo intervento della Suprema Corte, che ha rimarcato l’indebolimento dell’impianto accusatorio.

Secondo il Tar, la carenza del quadro indiziario incide direttamente anche sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza posti a fondamento del provvedimento amministrativo.

L’iter giudiziario

Nel maggio 2025, a otto mesi dall’arresto, Cagnazzo era tornato in libertà su decisione del Tribunale del Riesame, che aveva annullato le misure cautelari disposte dal gip di Salerno anche nei confronti di altri indagati. A dicembre 2025, un nuovo pronunciamento della Cassazione aveva ribadito la debolezza del quadro accusatorio, rinviando nuovamente gli atti al Riesame.

Il 23 gennaio scorso, alla luce di queste decisioni, il colonnello ha impugnato il decreto di sospensione. L’accoglimento del ricorso dovrà ora essere confermato in sede di merito nell’udienza fissata per il 28 ottobre. Entro febbraio, inoltre, il gup di Salerno dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura.

Le reazioni

Sulla decisione del Tar è intervenuta anche Uniarma, l’associazione sindacale dei carabinieri, che ha espresso soddisfazione per il provvedimento, richiamando il principio della presunzione di innocenza e il peso umano e professionale sostenuto dall’ufficiale nel corso della vicenda.

Resta fermo che le accuse contestate sono oggetto di valutazione giudiziaria e non costituiscono sentenze di condanna, in attesa degli sviluppi processuali e delle decisioni definitive dell’autorità giudiziaria competente.

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L’ultimo saluto a Valentino: Roma rende omaggio al maestro della bellezza

A Roma i funerali di Valentino Garavani: una cerimonia solenne e commossa tra musica, silenzio e l’omaggio del mondo della moda internazionale.

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Fuori, in piazza, centinaia di persone dietro le transenne, raccolte intorno alla fontana delle Naiadi. Dentro, nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, un silenzio profondo, interrotto solo da ricordi sussurrati: abiti, sensazioni, dettagli dell’ultima sfilata. Così si sono aperti a Roma i funerali di Valentino Garavani, accompagnati dall’ingresso del feretro sulle note della Lacrimosa dell’ultimo Requiem di Mozart.

Un tributo alla bellezza

«Un tributo alla bellezza come filosofia, che genera sogni che cambiano il mondo», ha detto don Pietro Guerini nell’omelia, immaginando Valentino «davanti al Signore mentre raccoglie i frutti della bellezza che ha seminato». Rose bianche e gigli, come nei giorni della camera ardente, hanno incorniciato il feretro, mentre gli archi dell’Accademia di Santa Cecilia e le voci del Teatro dell’Opera di Roma hanno accompagnato la cerimonia.

OSCAR GARAVANI, NIPOTE DI VALENTINO, VERNON BRUCE HOEKSEMA IMPRENDITORE EX MODELLO E ATTUALE COMPAGNA DI VALENTINO (Tutte le foto sono di Imagoeconomica)

La moda internazionale in prima fila

Nella navata ha prevalso il nero, spezzato da dettagli rossi, cifra iconica dello stilista. Moltissimi i volti noti, arrivati anche dall’estero: Anne Hathaway, Anna Wintour, Elizabeth Hurley, Suzy Menkes. Presenti anche Maria Grazia Chiuri, Pierpaolo Piccioli, Donatella Versace, Tom Ford, Alessandro Michele, François-Henri Pinault. Brunello Cucinelli lo ha ricordato come «un genio, un padre della moda italiana».

FUNERALI DI VALENTINO CARTELLO TUTTO IL MONDO PIANGE

I collaboratori e gli affetti

Accanto alle celebrità, le sarte, i tagliatori, i collaboratori di una vita. Parole semplici e intense dal maggiordomo Michael: «Tutto intorno a lui era all’insegna della bellezza». Omaggi floreali sono arrivati da Sophia Loren, dalla famiglia Armani, da Lavinia Biagiotti e dai principi ereditari di Norvegia.

FUNERALI DI VALENTINO USCITA DELLA BARA PORTATA DA SEAN SOUZA, FIGLIO DI CARLOS SOUZA

Le parole di Giammetti e l’eredità

Commovente l’intervento di Giancarlo Giammetti, compagno e socio storico: «Voglio ringraziare Valentino per avermi insegnato la bellezza. Il nostro cammino continuerà per sempre». Poi l’addio, in inglese, di Vernon Bruce Hoeksema: «Oggi non ti dico addio, ma grazie».

FUNERALI DI VALENTINO

L’applauso finale

All’uscita del feretro, lunghi applausi dentro la basilica e in piazza. Roma ha salutato l’ultimo imperatore della moda con rispetto, silenzio e gratitudine, riconoscendo a Valentino un’eredità che va oltre gli abiti: una visione della bellezza come forma di vita.

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