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Economia

Franco vede la ripresa economica: possibile crescita oltre il 4,5%

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Una crescita che potrebbe superare il 4,5% previsto dal Governo, forte dello stimolo di bilancio e della Bce, dell’accelerazione nelle vaccinazioni, e di indicatori ‘anticipatori’ che segnalano ripresa in atto gia’ nei mesi primaverili. E con il Governo che intende guardare oltre la ripresa post-pandemia, per rilanciare il tasso di sviluppo dell’economia italiana, cronicamente basso da mezzo secolo, con le riforme. E’ cosi’ che il ministro dell’Economia Daniele Franco, tratteggia le prospettive dell’economia italiana, pur fra le “incertezze” – lo sottolinea piu’ volte – di una ripresa globale che resta intrecciata all’uscita graduale dalla pandemia. Il primo trimestre, segnato dalla seconda ondata del Covid-19, ha lasciato il segno in proporzione alle misure di distanziamento sociale: per l’Italia si e’ chiuso con un -0,4%, peggio e’ andata alla Germania che ha chiuso con un pesante -1,8% dopo le misure piu’ drastiche nei mesi invernali. Un ‘derby’ che lascia il tempo che trova, se si considera che nei tre mesi di fine 2020 la Germania aveva fatto +0,5%, l’Italia -1,8%. Piu’ interessante e’ la prospettiva per l’intero anno. L’indice Ifo di fiducia delle imprese tedesche sale a 102,9, sopra le attese. In Italia indicatori simili, come i Pmi, puntano alla ripresa, e cosi’ anche i consumi di elettricita’, gas industriale, i trasporti pesanti, pur con segnali migliori per costruzioni e manifattura rispetto i servizi: nella seconda meta’ dell’anno, poi, e’ attesa un’ulteriore accelerazione. “Se l’uscita dalla pandemia sara’ rapida e le riaperture si consolideranno” – dice il ministro dell’Economia – l’Italia potrebbe correre “anche a tassi di crescita speriamo leggermente superiori” allo stima di +4,5% contenuta nel Def di aprile. Lo slancio delle misure di rilancio senza precedenti contro la pandemia, da ultimo i due decreti sostegni, fa prevedere alla Commissione europea una crescita sopra il 4% nel 2021 e 2022, al di sopra dei livelli della Germania, anche se c’e’ una forte componente di ‘rimbalzo’ da un 2020 molto piu’ pesante per l’Italia (-8,9%, quattro punti peggio della Germania). Aiutano lo stimolo europeo del recovery e lo schiacciamento dei tassi deciso dalla Bce che libera spazio di manovra per spendere: proprio oggi il Governatore della Banca di Francia ha allontanato ogni stretta, definendo “puramente speculativa” ogni ipotesi di riduzione degli acquisti di asset del programma per l’emergenza pandemica (Pepp) nel terzo trimestre. Ma per Franco e’ “cruciale” guardare oltre: “puntare a un tasso di crescita dopo la pandemia, dopo il 2022, sistematicamente piu’ alto di quello avuto nei 25 anni scorsi”, grazie alle riforme per restituire dinamismo a un’economia ingessata previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e a politiche di bilancio orientate alla crescita e consentite dalla Bce. E magari sfruttando la spinta dell’economia green, cui il sistema manifatturiero dovra’ adattarsi in un processo favorito anche dalla finanza sostenibile che l’Italia promuove nel G20. Una sfida ciclopica per alcuni, ma l’unica via per fermare la corsa del debito, e in cui l’esecutivo Draghi mette sul tavolo il suo capitale politico. Un banco di prova importante, che consentirebbe peraltro di recuperare gettito fiscale perduto, sara’ l’accordo sulla tassazione delle multinazionali per il quale l’Italia si spende come presidente del G20. “Che gli Stati Uniti muovano in questa direzione e’ molto importante”, dichiara Franco a proposito della proposta dell’amministrazione Biden per un’aliquota minima al 15%, che approdera’ venerdi’ al G7 e su cui, spiega il ministro, “puntiamo a raggiungere un accordo nella riunione ministeriale di luglio” del G20, a Venezia, con la definizione delle linee guida dei due pilastri, quello dell’aliquota minima e quello della distribuzione dei profitti delle multinazionali, per mettere mano al ‘profit shifting’ verso regimi fiscali favorevoli particolarmente sfruttato dai colossi del web.

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Economia

Rischio nuovi aumenti elettricità e gas, servono altre risorse

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Nuovi rincari in vista per luce e gas. Il rischio di nuovi aumenti delle bollette sembra concretizzarsi a guardare l’andamento del prezzo dell’elettricita’ in Borsa. Non si dovra’ aspettare molto per saperlo, visto che tra domani e giovedi’ l’Arera rendera’ note ufficialmente le nuove tariffe riservate al mercato tutelato. E non si arresta la corsa del costo dei carburanti, con benzina e gasolio sempre piu’ cari, a pesare sulle vacanze estive. Cosi’ il governo valuta nuovi aiuti per famiglie e imprese per mitigare un salasso che non sembra potra’ terminare a breve, anche a causa del contesto geopolitico ed economico delineato dalla guerra in Ucraina. Sara’ quindi molto probabile un nuovo intervento del governo in soccorso di famiglie e imprese. Entro il 30 giugno dovrebbe arrivare in Parlamento il disegno di legge di assestamento di bilancio, con l’aggiornamento delle previsioni di finanza pubblica e sara’ valutata la fattibilita’ finanziaria di ulteriori misure per calmierare il costo dell’energia sino a fine anno, fa sapere il ministero dell’Economia nell’aggiornamento del quadro economico e di finanza pubblica contenuto nel Programma trimestrale di emissione. Nell’ultima settimana, dal 20 al 26 giugno, il prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica nella Borsa del Gestore dei mercati energetici (Gme) e’ stato pari a 327,54 euro/MWh, in netto rialzo rispetto a 262 euro della settimana precedente; la vendita ha oscillato tra 313,56 euro/MWh di Sud, Calabria e Sicilia e 333,90 euro/MWh di Nord e Centro Nord. I volumi di energia elettrica scambiati direttamente nella Borsa sono stati intorno a 4,6 milioni di MWh, con la liquidita’ al 74,2%. I prezzi all’ingrosso sono una delle componenti che influiscono sulle bollette di famiglie e aziende e dunque gli aumenti comunicati dal Gme fanno presagire ulteriori rincari in bolletta, come peraltro gia’ indicano le previsioni degli esperti. Gli ultimi calcoli di Nomisma energia indicano aumenti a due cifre con una stima per il terzo trimestre di rialzi del gas del 27% e della luce del 17%. La verifica arrivera’ dall’Autorita’ di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che rendera’ note entro giovedi’ le variazioni ufficiali delle tariffe per i prossimi tre mesi e ha comunque strumenti per bilanciare i prezzi. Inarrestabile anche il rialzo della benzina. La settimana scorsa la verde e’ arrivata a 2,073 euro al litro (in rialzo di 1,05 centesimi, pari a +0,51% rispetto alla settimana prima) secondo le rilevazioni del Mite mentre il gasolio si e’ attestato a 2,033 euro al litro (+2,7 centesimi pari ad un rialzo dell’1,39%). “Sulle vacanze estive degli italiani sta per abbattersi una maxi-stangata legata agli spostamenti per raggiungere le localita’ di villeggiatura” avverte il Codacons che calcola in un anno la maggiore spesa di +540 euro a famiglia in caso di auto a benzina, e 658 euro in caso di auto diesel “senza contare gli effetti indiretti sui prezzi al dettaglio. E’ evidente che il taglio delle accise prorogato al 2 agosto non e’ una misura sufficiente” attacca il presidente Carlo Rienzi secondo cui “cio’ che realmente serve e’ bloccare i prezzi di benzina e gasolio alla pompa a tornare a listini amministrati dallo Stato”. Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona denuncia che “le speculazioni proseguono indisturbate senza che nessuno intervenga” insomma “un disastro”. Anche per l’Unc la proroga del Governo fino al 2 agosto del taglio delle accise e’ insufficiente “se non si ferma prima questa pericolosa escalation dei prezzi, ormai fuori controllo. Bisogna tornare ai prezzi amministrati o ridurre l’Iva dal 22 al 10 per cento, alzando anche il taglio delle accise di altri 10 cent, altrimenti non se ne esce” conclude Dona.

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Economia

Ambulanti: scade concessione suolo, proposta Mise

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Il sentiero stretto: da una parte la regolamentazione della Bolkestein per favorire la concorrenza, dall’altra l’esigenza di tutelare un settore che vede tantissimi esercenti in Italia. Scade domani per gli ambulanti del commercio il meccanismo di sospensione delle procedure per le concessioni del suolo. Ma il ministero delle Sviluppo ha “provveduto a trasmettere alla Presidenza del Consiglio – e’ scritto in una nota – una proposta normativa da discutere al prossimo Cdm ai fini della piena tutela degli interessi del settore”. A seguire il dossier e’ stato il vice ministro allo Sviluppo Gilberto Pichetto. “Con il CurItalia, uno dei primi decreti della pandemia, si era sospesa ogni procedura per il rilascio delle concessioni del suolo pubblico degli ambulanti, con una scadenza fissata a 90 giorni dalla fine dello Stato di Emergenza”. Il termine ora scade domani. Ma il confronto e’ gia’ in atto da tempo. “Abbiamo incontrato in questi mesi – dice Pichetto – sia i rappresentanti della regioni e dei Comuni, sia delle organizzazioni che rappresentanto la categoria, Confcommercio, Confesercenti e le altre sigle. Il confronto ha avuto come tema sia la questione dell’infrazione che l’Ue ha contestato della Bolkestein sia la tutela di migliaia di ambulanti che si trovino sul suolo pubblico in modo abusivo. Stiamo stendendo un provvedimento che permetta di regolamentare la questione”. Il provvedimento ora in fase di definizione prevede il riconoscimento dei passaggi gia’ fatti, con l’individuazione di procedure e dei tempi necessari per attivarli, con la durata di concessioni decennali. I contenuti ci sono ma devono essere articolati in modo normativo. Il testo sara’ poi la base per stendere le linee guida per le nuove procedure per l’assegnazione dei posti nei mercati. Nel confronto, con l’obiettivo di tutelare anche un settore dopo le difficolta’ della pandemia, sono state esaminate anche due sentenze, una del tar della Lombardia l’altro del tar della Liguria, che hanno contestato il mancato rispetto della concorrenza per la procedure di assegnazione previste attualmente per i parcheggi dei mercati. “Il nostro obiettivo – dice Pichetto – e’ quello di dare garanzie e sicurezza”.

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Cronache

È morto Leonardo Del Vecchio, dall’orfanotrofio di Milano a capo di Luxottica

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È morto Leonardo Del Vecchio, dall’orfanotrofio di Milano a capo di Luxottica

Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e attuale presidente di EssilorLuxottica, e’ morto stamattina al San Raffaele dove era ricoverato. L’imprenditore aveva 87 anni.

Leonardo Del Vecchio aveva da poco compiuto 87 anni ed e’ stato uno dei maggiori imprenditori italiani, fondatore e presidente di Luxottica che poi ha condotto alla fusione con la francese Essilor per creare EssiloLuxottica, un gruppo che oggi conta oltre 180mila dipendenti. Azionista tra l’altro di Mediobanca, Generali e Covivio, la sua ricchezza attraverso l’holding di famiglia Delfin quest’anno e’ stata valutata dalla rivista Forbes in circa 25 miliardi di euro. Nato a Milano, era l’ultimo di quattro fratelli. Il padre Leonardo, di origini pugliesi, muore poco prima della sua nascita, e la madre sceglie di dargli lo stesso nome. Poi viene affidato al collegio dei ‘Martinitt’, dove resta fino alla fine della scuola media, per poi andare a lavorare come garzone in una fabbrica produttrice di medaglie e coppe. Dopo corsi serali all’Accademia di Brera, a 22 anni si trasferisce in un paese del Trentino dove lavora come operaio. Nel 1958 si trasferisce quindi ad Agordo, in provincia di Belluno, per aprire una bottega di montature per occhiali: dopo tre anni, nel 1961, la trasforma in Luxottica, con quattordici dipendenti. Da li’ la crescita fino a diventare uno dei maggiori imprenditori del Paese ed europei.

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