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Politica

Franchi tiratori a Strasburgo: il voto sull’immunità di Ilaria Salis spacca il Ppe e imbarazza Orban

Il voto sull’immunità di Ilaria Salis si trasforma in un caso politico europeo: il Ppe si divide, emergono franchi tiratori e l’ombra di Orban agita Strasburgo. Anche Forza Italia finisce nel mirino.

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Franchi tiratori, o meglio franc tireurs: termine francese, di origine militare, diventato celebre nella politica italiana per i colpi di mano che hanno affossato candidature eccellenti — da Carlo Sforza a Romano Prodi. Oggi la storia si ripete, ma in versione europea. A Strasburgo, sul voto per l’immunità parlamentare di Ilaria Salis, il bersaglio è stato il Partito Popolare Europeo (Ppe), spaccato da un’inattesa rete di franchi tiratori.


Il voto sull’immunità e l’ombra di Orban

Il contesto non era dei più semplici. La sorte giudiziaria dell’eurodeputata italiana, detenuta per mesi in Ungheria, era indirettamente legata al caso Peter Magyar, capo dell’opposizione ungherese e sfidante annunciato del premier Viktor Orban.
A Bruxelles, molti temevano che una Salis liberata o punita potesse avere riflessi politici sul destino di Orban stesso.

Fra i 188 membri del Ppe si sono così moltiplicate le tensioni: delegazioni come quelle polacca, romena e unghereseavrebbero agito in autonomia, mentre all’interno della delegazione tedesca (31 membri) si sospettano divergenze mai dichiarate apertamente.

Sorprendenti, in questo clima, erano state le parole di Manfred Weber, leader dei Popolari, favorevole alla revoca dell’immunità: una presa di posizione che a molti, in aula, è parsa un azzardo.


Forza Italia nel mirino, Tajani nega i franchi tiratori

Il voto segreto ha lasciato più di un dubbio anche in casa italiana.
Fra gli otto eurodeputati di Forza Italia, qualcuno potrebbe aver votato in modo difforme, alimentando il sospetto di franchi tiratori.
Il vicepremier Antonio Tajani ha però respinto con decisione le accuse lanciate dal leader della Lega Matteo Salvini, rivendicando la tradizionale posizione garantista degli azzurri.

Un tema, quello del garantismo, che presto tornerà d’attualità: la plancia di Strasburgo sarà infatti chiamata a votare sulla revoca dell’immunità per Elisabetta Gualmini e Alessandra Moretti (Pd) e per Salvatore De Meo e Fulvio Martuscello (FI), coinvolti rispettivamente nei filoni Qatargate e Huaweigate.


Strategia politica e numeri sospetti

L’esito del voto – 306 sì, 305 no, 17 astenuti – dimostra quanto fosse sottile il margine.
Curiosamente, il numero totale dei votanti (628) è risultato di oltre 90 inferiore al consueto, per poi risalire subito dopo a 638 e poi a 650 nelle votazioni successive. Segno di assenze strategiche, forse orchestrate per favorire la Salis senza esporsi apertamente.

Il parlamentare ceco Tomáš Zdechovskì (Ppe) ha persino parlato di un “guasto alla pulsantiera” del collega tedesco Markus Ferber, che avrebbe impedito un voto contrario. “Ho chiesto di ripetere la votazione ma la presidente Metsola non ha voluto”, ha protestato.


I Patrioti e la destra europea compatti contro Salis

Diversamente dal Ppe, i gruppi della destra europea si sono mossi in modo compatto.
I Patrioti e l’ultradestra di Esn hanno votato in blocco contro l’eurodeputata italiana.
Anche nel gruppo Ecr, dove siede Fratelli d’Italia, le dichiarazioni dei meloniani sono state nettamente a favore della revoca dell’immunità.

Fonti dei Conservatori precisano che anche la delegazione polacca del Pis ha votato in maniera unitaria, senza alcun franco tiratore.


Una vittoria che pesa a Bruxelles e a Roma

Con questo voto, che ha spaccato il Ppe e imbarazzato i Popolari europei, Ilaria Salis conserva l’immunità parlamentare e non potrà essere perseguita per i fatti contestati in Ungheria.
Una decisione che, pur accolta con sollievo dai sostenitori italiani della deputata di Avs, rischia di riaccendere le tensioni politiche tra Roma, Bruxelles e Budapest, già ai minimi termini.

E con buona pace di Orban — e dei franchi tiratori — la partita, almeno in Aula, è chiusa.

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Politica

Salvini prepara la resa dei conti a Pontida: «Si chiariranno tante situazioni». E avverte Romeo

Matteo Salvini prepara Pontida promettendo «messaggi importanti» e chiarimenti sugli equilibri della Lega. Parole enigmatiche sul futuro di Massimiliano Romeo, incontro in arrivo con Luca Zaia e cena con Jordan Bardella. Per Milano il leader leghista apre alla candidatura di Silvia Sardone.

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Pontida come possibile spartiacque per la Lega. Matteo Salvini prepara il tradizionale raduno sul pratone e, dalla festa del partito a Brugherio, manda messaggi piuttosto chiari all’interno del Carroccio: «Sto preparando una bella Pontida, con messaggi importanti e con le settimane a seguire che chiariranno tante situazioni».

Il segretario punta a ricompattare il partito dopo mesi di tensioni, rivendicando però una regola: «Il dibattito, se c’è, ed è giusto e doveroso che ci sia, deve essere interno e non pubblico. Questo è l’abc della politica».

Salvini, Zaia e il futuro di Romeo

Tra i dossier aperti c’è il rapporto con Luca Zaia. Salvini ricorda di aver proposto all’ex presidente del Veneto la vicepresidenza della Lega: «Lui lo sa».

I due dovrebbero incontrarsi la prossima settimana. «Io chiedo di condividere oneri e onori, soprattutto perché fare il capo di un partito che ha cinque ministri e mille tra sindaci e vicesindaci non è semplice», sottolinea il vicepremier.

Più enigmatiche le parole sul futuro del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo: «Stasera è capogruppo al Senato, Molinari lo è alla Camera, io sono segretario della Lega. Domani è un altro giorno…».

Una frase destinata inevitabilmente ad alimentare il dibattito sugli equilibri interni in vista di Pontida.

La cena con Bardella e l’asse europeo

Salvini guarda contemporaneamente alle alleanze internazionali. In programma una cena con Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National francese.

«Siamo amici da tanti anni con Jordan e con Marine Le Pen e il voto in Francia l’anno prossimo può cambiare la storia d’Europa, ne sono convinto», afferma il leader leghista.

Salvini guarda anche alle prossime consultazioni europee e parla di un possibile «asse del buonsenso» capace di unire forze politiche di Italia, Francia, Spagna e Polonia: «Sono molto contento che la Lega sia parte di questa squadra».

Milano, Salvini apre a Silvia Sardone

Sul fronte italiano resta da sciogliere anche il nodo della candidatura del centrodestra a Milano. Una decisione potrebbe arrivare già nella prossima settimana.

Tra i nomi in campo c’è quello della numero due della Lega Silvia Sardone, sulla quale Salvini non nasconde il proprio apprezzamento: «Mi sembra un’ottima idea. Io la vedrei benissimo come sindaca, conosce perfettamente la città, casa per casa, negozio per negozio e quartiere per quartiere».

Prima, però, c’è Pontida. E dalle parole del segretario appare evidente che il tradizionale appuntamento leghista potrebbe servire non soltanto a rilanciare la linea politica del partito, ma anche a ridefinirne gli equilibri interni.

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Ottant’anni dal patto De Gasperi-Gruber, Mattarella: «Non si è stranieri a casa propria»

Sergio Mattarella e Alexander Van der Bellen celebrano a Merano e Trento gli 80 anni dell’accordo De Gasperi-Gruber, firmato a Parigi il 5 settembre 1946. Il presidente della Repubblica richiama il valore dell’autonomia e della tutela delle minoranze e lancia un monito sulla crescente astensione dal voto.

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Ottant’anni dopo, Italia e Austria tornano a celebrare insieme l’accordo che pose le fondamenta della convivenza tra le comunità linguistiche del Trentino-Alto Adige/Südtirol. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente austriaco Alexander Van der Bellen si sono ritrovati prima a Merano e poi a Trento per ricordare l’accordo De Gasperi-Gruber, firmato a Parigi il 5 settembre 1946.

Un’intesa nata in un’Europa devastata dalla Seconda guerra mondiale e destinata a diventare uno dei pilastri dell’autonomia speciale e della tutela delle minoranze linguistiche.

Mattarella: «Una soluzione innovativa e coraggiosa»

«L’intesa di Parigi fu il risultato di una lungimirante volontà di due statisti», ha ricordato Mattarella, sottolineando come Alcide De Gasperi e Karl Gruber seppero trovare «una soluzione innovativa e coraggiosa alla questione dell’Alto Adige/Südtirol».

Italia e Austria stavano allora ricostruendo le proprie istituzioni democratiche. L’Austria aveva riconquistato l’indipendenza, mentre l’Italia era diventata Repubblica con il referendum del 2 giugno.

Il principio affermato dall’accordo, ha sottolineato Mattarella, sarebbe poi entrato nella Costituzione italiana: «Non si è “allogeni”, stranieri, a casa propria».

Van der Bellen: «Ciò che unisce sopra ciò che divide»

Il presidente austriaco ha ricordato il lungo percorso compiuto dalle due comunità e dai due Paesi.

«La collaborazione tra Vienna e Roma è amichevole e produttiva come mai», ha affermato Van der Bellen.

Un risultato che, secondo il presidente austriaco, deve molto agli stessi altoatesini, capaci di costruire nel corso dei decenni una convivenza pacifica «scegliendo la via del buonsenso, ponendo quello che unisce sopra quello che divide».

Autonomia come risposta al fascismo

Nel successivo intervento a Trento, Mattarella ha inserito il tema dell’autonomia nel cuore stesso della costruzione democratica italiana.

«Repubblica e autonomie, e tra esse quelle speciali, sono legate strettamente fra loro», ha spiegato il Capo dello Stato, ricordando che hanno accompagnato lo sviluppo della democrazia italiana «in contrapposizione rispetto al fascismo e in discontinuità rispetto alle caratteristiche dell’Italia prefascista».

Mattarella ha quindi ricordato il ruolo storico del Trentino, terra che ha dato alla Repubblica «uno statista come De Gasperi, che ha aperto la strada verso orizzonti nuovi».

L’allarme sull’astensionismo

Dal ricordo storico il presidente della Repubblica è passato alle difficoltà delle democrazie contemporanee.

Mattarella ha richiamato la «sfiducia» verso la partecipazione democratica, testimoniata dalla crescente astensione elettorale. Una tendenza che, secondo il Capo dello Stato, può essere contrastata attraverso esempi di «autentica abnegazione» e con un maggiore rispetto delle esigenze e delle attese dei cittadini.

Richiamando anche le parole di papa Leone, Mattarella ha ribadito un principio: le persone vengono prima dei confini, delle definizioni e delle istituzioni.

«Una piccola Europa in Europa»

Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, ha invitato il territorio a continuare «a essere aperto e gettare ponti», diventando sempre più «una piccola Europa in Europa».

Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha invece sottolineato come l’autonomia non possa essere considerata soltanto un insieme di competenze e risorse, ma debba significare soprattutto «responsabilità verso i cittadini e verso le generazioni che verranno».

Ottant’anni dopo Parigi, il patto De Gasperi-Gruber resta così non soltanto una pagina della storia diplomatica europea, ma un modello costruito sulla tutela delle minoranze, sull’autonomia e sulla ricerca di una convivenza capace di mettere ciò che unisce davanti a ciò che divide.

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Politica

Di Battista operato a Cuba, rinviato il rientro in Italia: resta ricoverato all’Avana

Rinviato il trasferimento in Italia di Alessandro Di Battista, ricoverato da circa una settimana a Cuba. L’ex parlamentare è stato sottoposto a un intervento chirurgico all’Avana dopo che le sue condizioni avrebbero sconsigliato il viaggio in aeroambulanza verso Roma. Schierarsi invita alla massima prudenza sulle informazioni relative al suo stato di salute.

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È stato rinviato il rientro in Italia di Alessandro Di Battista, ricoverato da circa una settimana a Cuba. L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle è stato sottoposto a un intervento chirurgico all’Avana dopo che le sue condizioni avrebbero sconsigliato il previsto trasferimento in aeroambulanza verso Roma.

Secondo le ricostruzioni disponibili, Di Battista avrebbe dovuto lasciare Cuba per raggiungere l’Italia e successivamente essere ricoverato al Policlinico Gemelli. Poco prima della partenza, però, le sue condizioni sarebbero peggiorate e i medici avrebbero deciso di procedere con l’operazione direttamente all’Avana.

Schierarsi: «Massima discrezione e prudenza»

A comunicare il rinvio del volo è stata Schierarsi, l’associazione legata all’ex deputato.

«Chiediamo a tutti di mantenere la massima discrezione e prudenza nella diffusione di informazioni, in attesa di ulteriori aggiornamenti», si legge nel messaggio rilanciato anche dall’account dello stesso Di Battista.

Sui social sono arrivati migliaia di messaggi di vicinanza da parte di sostenitori e follower. Al momento, tuttavia, non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulla natura dell’intervento né un quadro clinico aggiornato.

Il ricovero dopo forti dolori alla testa

Di Battista si trovava a Cuba per realizzare un reportage per il Fatto Quotidiano quando ha accusato forti dolori alla testa.

Dopo un primo ricovero a Santa Clara, in condizioni definite gravi, è stato trasferito all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, dove si trova da circa una settimana.

Da allora sono circolate numerose indiscrezioni sulle sue condizioni di salute, ma le informazioni ufficialmente disponibili restano limitate. La famiglia e le persone a lui più vicine hanno ripetutamente chiesto riservatezza.

Due medici del Gemelli all’Avana

Nei giorni scorsi hanno raggiunto Cuba anche due specialisti del Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore, per collaborare con l’équipe cubana che segue Di Battista.

All’Avana è arrivata anche Sahra Lahouasnia, madre dei suoi due figli.

Il presidente di Schierarsi, Luca Di Giuseppe, dopo essere volato nella capitale cubana, è successivamente rientrato in Italia ringraziando i medici locali e l’ambasciatrice italiana Simona Di Martino per l’assistenza prestata.

Le polemiche sull’aeroambulanza

Intorno al previsto trasferimento in Italia si era sviluppata anche una polemica sull’eventuale utilizzo di risorse pubbliche.

Di Battista aveva però chiarito che il costo dell’aeroambulanza sarebbe stato sostenuto dalla compagnia assicurativacon la quale aveva stipulato una polizza prima della partenza.

In caso di insufficienza della copertura, esponenti e sostenitori del Movimento 5 Stelle e il Fatto Quotidiano avevano manifestato la disponibilità a contribuire alle spese.

L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte si era inoltre attivato per favorire l’invio all’Avana dei due specialisti del Gemelli.

Il giornalista Andrea Scanzi ha criticato duramente le polemiche nate in Italia sul possibile volo di Stato, sottolineando che questa ipotesi non sarebbe mai stata richiesta dall’ex parlamentare.

Per il momento la priorità resta però una sola: le condizioni di Di Battista. Dopo l’intervento effettuato a Cuba, si attendono comunicazioni ufficiali sull’evoluzione del quadro clinico e sulla possibilità di organizzare, quando i medici lo riterranno sicuro, il trasferimento in Italia.

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