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Francesco Cito raccontato da Guido Pappadà alla rassegna “il sabato della fotografia” a Napoli

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Francesco Cito raccontato da Guido Pappadà per  la quarta edizione della rassegna “Il sabato della fotografia”, un ciclo di incontri sul linguaggio fotografico e sulla cultura visiva anche in relazione ad altri linguaggi artistici curata da Pino Miraglia.

Seguitissimi presso la Sala Assoli del Teatro Nuovo a Napoli la proiezione di “In “A wide gaze” e  l’incontro con il regista Guido Pappadà insieme al soggetto del documentario, il fotogiornalista Francesco Cito, uno dei più intensi narratori dei conflitti mediorentali e vincitore di due World Press Photo.  Gli incontri continueranno sabato 9 febbraio con “La foto di Teatro come narrazione oltre lo spettacolo”, incontro con Fabio Donato, Cesare Accetta e Pino Miraglia coordinato e moderato da Giulio Baffi; sabato 16 febbraio con LAB, il Laboratorio irregolare diAntonio Biasiucci; sabato 9 marzo  con Tano D’Amico,  narratore visivo del dissenso sociale degli anni Settanta; sabato 16 marzo con Esodo, incontro sull’immigrazione attraverso le immagini di Massimo CacciapuotiAniello Barone e Giulio Piscitelli .

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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World Press Photo, vince Moore di Getty Images con la foto della bimba honduregna che piange

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“Il mio obiettivo da quando, dieci anni fa, ho iniziato a occuparmi con le mie foto di immigrazione e sicurezza delle frontiere è stato quello di fare luce su una tematica che viene spesso raccontata solo attraverso le statistiche. Sono molto orgoglioso di vedere che questo lavoro sta avendo un impatto su un pubblico globale”. A parlare è il fotoreporter John Moore, vincitore del prestigioso premio della World Press Photo Foundation per la Foto dell’Anno con il suo scatto della bambina honduregna che piange mentre sua madre è detenuta dalla polizia di frontiera degli Stati Uniti. “È un onore incredibile ricevere questo riconoscimento dalla World Press Photo Foundation” ha sottolineato Moore che è special correspondent e senior photographer di Getty Images, si occupa da dieci anni della crisi dell’immigrazione al confine tra Stati Uniti e Messico, e all’inizio di quest’anno ha pubblicato un libro su questo argomento dal titolo “Undocumented: The Immigration and the Militarization of the US-Mexico Border”.  Tra i numerosi premi vinti anche il Pulitzer Prize nel 2005 per Breaking News Photography. Ai World Press Photo Awards 2019, Moore e altri due fotografi dello staff di Getty Images, Brent Stirton e Chris McGrath, hanno anche vinto una serie di altri premi in diverse categorie: McGrath il primo posto per General News, Moore il primo posto per Spot News, Stirton il primo posto per Environment e per Nature Stories. Tra i vincitori del più importante premio di fotogiornalismo, anche due italiani: Marco Gualazzini dell’agenzia Contrasto che ha vinto nella categoria Ambiente, Storie, con un lavoro sulla crisi umanitaria nel Ciad, ed era tra i finalisti per entrambi i premi più importanti. E Lorenzo Tugnoli, sempre di Contrasto, che ha vinto nella categoria General News, Storie, con un lavoro per il Washington Post sulla tragedia umanitaria in Yemen e anche le sue foto erano tra le finaliste per il World Press Photo Story of the Year.

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Cultura

“La Forza del Silenzio” e il libro fotografico di Salvatore Esposito vincitore del POY 2019 sul dramma dell’autismo

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La Forza del Silenzio è un racconto fotografico di una famiglia con due gemelli autistici monozigoti. Il progetto fotografico, sfociato nella pubblicazione di un libro è durato 4 anni, divenendo uno spaccato intimo sull’autismo, un racconto che cerca di far capire che cosa significhi, nelle dinamiche familiari, affrontare questa patologia e cosa voglia dire per una famiglia assistere i propri congiunti.

Questo lavoro di Salvatore Esposito, fotografo documentarista napoletano tra i più attenti e rigorosi, ci accompagna per mano a farci conoscere l’amore incondizionato di Enzo e Antonella, genitori di Gennaro e Maurizio, e ci svela la forza che insieme alle speranze li sprona e li assiste per assicurare ai loro due figli una vita quanto più normale possibile.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), i disturbi dello spettro autistico colpiscono nel mondo un bambino su 160. Secondo l’Istituto Superiore della Sanità in Italia sarebbero coinvolte 500.000 famiglie, ed è un dato allarmante in crescita.

Questa indagine raffinata, discreta e realizzata in punta dei piedi con la sensibilità che ha sempre accompagnato il fotografo, indaga nella quotidianità della vita della famiglia Abate, riportandoci con un racconto, non solo documentaristico, le loro abitudini, le loro gesta, il loro amore.

Un lavoro fotografico lungo 4 anni che ha significato per il fotografo una totale immersione nella vita familiare degli Abate, facendocene conoscere tutti gli aspetti, dal grande amore, alle piccole e significative complicità, ma anche rivelandoci le difficoltà che da affrontare giorno dopo giorno, specialmente quelle legate alla burocrazia e ai rapporti con le istituzioni.

Proprio da queste assenze istituzionali nasce l’esigenza di darsi una risposta da soli e fare qualcosa per i loro figli, Enzo ed Antonella hanno cosi fondato a Casal di Principe, l’Associazione La Forza del Silenzio Onlus in una villa confiscata alla Camorra, precisamente alla famiglia Schiavone, la più potente della Camorra casertana e ad oggi l’Associazione si prende cura di circa 80 ragazzi autistici.

Salvatore Esposito, insieme alla famiglia Abate a Luigi Carbone (Giornalista RAI), moderatore dell’incontro, a Giovanni Allucci, Amministratore delegato di Agrorinasce s.c.r.l. – Agenzia per l’innovazione, lo sviluppo e la sicurezza del territorio e con il deputato Paolo Siani, presenteranno il libro La Forza del Silenzio, insieme ad un cortometraggio di 12 minuti distribuito in allegato al volume presso la Libreria UBIK in via Benedetto Croce 28 a Napoli alle ore 18,00.

Salvatore Esposito con questo libro e con il cortometraggio che l’accompagna ha vinto numerosi premi internazionali, tra i quali citiamo il Sony Award in Inghilterra ed il POY negli USA che si vanno ad aggiungere al già, nutrito palmares del fotografo napoletano, l’NPPA Award, il Prix du Documentaire, il Terry O’ Neill Award ed il Getty Images Grant sono alcuni tra i piu’ prestigiosi conseguiti dall’autore che dal 2008 è parte dei fotografi dello Staff di Contrasto, dal 2014 al 2016 è stato Ambassador di Manfrotto ed ancora oggi insegna presso la Manfrotto School of Excellence per il Progetto “Picutre of Life” dove insegna la fotografia a minori a rischio in cerca di riscatto.

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Ambiente

Casa Hirta o Caserta Vecchia, un antico borgo rimasto uguale a se stesso

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Ad accoglierci dopo la ripida salita che ci porta sulla collina che la ospita è una colorata bancarella di palloncini che staziona all’inizio dell’ultima rampa prima della Torre e del Castello di Caserta Vecchia, borgo medievale di origini ancora incerte. Il nome originario della citta’ era “Casa Hirta” trasformato poi in Caserta e le fu attribuito dai Longobardi che così vollero sottolinearne la posizione geografica impervia, difficilmente raggiungibile, ma allo stesso tempo, proprio per queste caratteristiche, sicura e ben difendibile, arroccata sulle pendici del monte Virgo dai suoi bastioni, oggi stupendi belvedere dai quali si gode una vista che spazia fino al mare e nelle giornate terse non è difficile scorgere le isole pontine. Questo villaggio medievale ha visto il passaggio dalla dominazione longobarda a quella normanna – epoca in cui venne eretta la Cattedrale – e poi sveva. Con gli Angioini, in un breve lasso di tempo, il possesso della città e dell’area, divenuta contea passò per il dominio di diverse famiglie nobili tra cui: i Pignatelli, i Belmonte, i Braherio ed i Gaetani, poi Roberto d’Angiò concesse il feudo alla famiglia Della Ratta che lo detenne per circa due secoli, di origine etrusca, molto presenti nella nostra regione, esistente già nel IX secolo a.C. era chiamata “Galatia”. Conquistata dai Sanniti verso il 423 a.C., Galatia parteggiò per Annibale contro i Romani per cui, nel 211 a.C., fu punita con l’esproprio e la centuriazione di tutto il suo territorio. Oggi nell’area è meta meno visitata della meravigliosa Reggia di Caserta, ma con giornate dal sole limpido vale veramente la passeggiata o il tour in bicicletta che attraversa il piccolo borgo palcoscenico nella stagione estiva di numerosi spettacoli teatrali e culturali.

Non ci si perde per i vicoli del borgo, tutti riportano alla Torre del Castello che non dista molto dal centro che con il suo Duomo/Cattedrale accoglie anche riti religiosi che richiamano i fedeli da varie zone della provincia. E’ un borgo antico visitato da diverse tipologie di visitatori, avevamo già accennato ai ciclo turisti, ma non mancano gli studenti e le scolaresche e anche gli studiosi dell’architettura e dei vari stili artistici/architettonici che si sovrappongono hanno come meta preferita la Casa Hirta e i suoi vicoli assolati. Tutti pero’ accomunati dalla enorme offerta gastronomica che si nota all’entrata del centro e ancora prima con verande addobbate per i genuini pranzi proposti dai vari menu esposti all’esterno delle corti e delle cantine che ancora conservano lo spirito medievale dei sapori forti, delle braci di carne, dei funghi, dei carciofi e dei vini robusti.

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