Le fonderie italiane lanciano un nuovo allarme sugli effetti della crisi internazionale in Medio Oriente e sulla conseguente crescita dei prezzi di gas e petrolio.
Secondo il presidente di Assofond, Fabio Zanardi, gli aumenti registrati negli ultimi giorni si stanno riversando su un comparto industriale altamente energivoro che negli ultimi anni ha già dovuto affrontare costi energetici stabilmente più elevati rispetto al passato.
Il settore, spiega l’associazione che rappresenta le fonderie italiane all’interno di Confindustria, si trova ancora una volta a subire gli effetti di tensioni geopolitiche senza disporre di strumenti adeguati per attenuarne le conseguenze.
Costi dell’energia ancora lontani dai livelli pre-crisi
Gli operatori del comparto sottolineano come negli ultimi quattro anni le imprese abbiano dovuto confrontarsi con un livello dei prezzi dell’energia molto superiore rispetto a quello precedente alla crisi energetica europea.
Al momento non si registrano ancora impennate paragonabili a quelle del 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina provocò un forte shock sui mercati energetici. Tuttavia, secondo il presidente di Assofond, gli aumenti degli ultimi giorni risultano particolarmente pesanti per un settore che arriva da una fase produttiva già difficile.
Un 2025 tra segnali di ripresa e difficoltà
Le fonderie italiane hanno chiuso il 2025 con risultati contrastanti.
Nonostante un leggero rimbalzo dei volumi produttivi registrato nell’ultimo trimestre dell’anno, la produzione complessiva difficilmente riuscirà a eguagliare quella del 2024, già inferiore rispetto ai livelli degli anni precedenti.
In questo contesto, l’ulteriore aumento dei costi energetici rischia di incidere sulla competitività delle imprese e sui margini di un comparto strategico per molte filiere industriali.
Le richieste dell’industria sul mercato dell’energia
Secondo Assofond, il recente decreto sulle bollette rappresenta un passo nella direzione giusta, ma sarebbe necessario introdurre strumenti strutturali per ridurre l’esposizione delle imprese alla volatilità dei prezzi energetici.
Tra le proposte avanzate dal settore vi è il disaccoppiamento definitivo del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas.
L’attuale sistema del prezzo marginale, infatti, fa sì che tutta l’energia immessa sul mercato, comprese le fonti rinnovabili, venga pagata al prezzo dell’offerta più costosa, che spesso è proprio quella prodotta con il gas.
Secondo i rappresentanti delle fonderie questo meccanismo penalizza sia le imprese sia i consumatori e favorisce principalmente i produttori di energia, rendendo più difficile per l’industria affrontare fasi di instabilità internazionale come quella attuale.