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Cultura

Folla al vernissage della mostra “Ten Thousand name” di Arash Radpour alla Galleria Dafna, il viaggio nel mito della Grande Madre parte dall’Utero

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Una sorprendente sfida vinta da Anna Fresa e Danilo Ambrosino, energie della Home Gallery Dafna, che li ha visti presentare la mostra  “Ten thousand name” dell’artista Arash Radpour negli stessi orari della partita di calcio disputata a Salisburgo dal Napoli, amata squadra della citta.

Una sfida vinta non solo per le opere dell’artista iraniano in mostra, ma in special modo per il gran lavoro svolto da alcuni anni dalla Galleria, che ci ha abituati a mostre di livello internazionale ed alla calda accoglienza dei padroni di casa.

C’è una grande installazione, composta da oltre un migliaio di frammenti di vetro, di colore rosso tenuti insieme da fili, che rappresenta un Utero in grande scala. Questo è l’inizio del racconto di Arash Radpour che pone la donna al centro dell’universo, nella sua duplice essenza di creatrice e portatrice di vita, condizionata e condizionante l’incedere dei cicli lunari, ponendo l’accento sulla sua inscindibile connessione con le leggi della natura. È la prima volta che l’artista si confronta con la tridimensionalità e quindi con il linguaggio scultoreo.

La narrazione prosegue con una serie di disegni, dove l’artista rende evidente, nella chiara forma bicorne dell’Utero, il suo avvicinarsi al profilo taurino e alla luna, i cui cicli sono legati al divenire e alla crescita,  sottolineando quanto già asserito dal mito antico in cui alla donna era affidato il compito di raffigurare l’umanità intera, un’umanità tutta al femminile dunque e al Toro il divino, in una sorta di fusione tra il naturale ed il sovrannaturale.

Ten Thousand Names, trae origine dal mito antico della Grande Madre, diecimila  nomi rappresentano il tentativo, vano, di quantificare le infinite forme ed attributi della Grande Dea, a partire dalle cosiddette Veneri Paleolitiche fino alle figure mitologiche tra cui Tiamat, Tanit, Astarte, Ishtar, Iside, Afrodite o Cibele, la Grande Dea dell’Asia minore, e poi  Maria generatrice di Dio (Theotókos), ma infinite sono le congiunzioni del ruolo della donna nell’Universo il cui Utero diventa contemporaneamente luogo della nascita della sepoltura e della rinascita.

Vedere tanti visitatori osservare, scrutare, ammirare, contemplare,   e anche fotografarsi vicino a questa grande opera sospesa nella sala monumentale della galleria, la fa vivere, pulsare, vibrare, riportando alla memoria la familiarità di tutti noi con il nostro originario ambiente protettivo.

 

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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“Eau de Ancient Egypt”, ricreato in laboratorio il profumo di Cleopatra: è una essenza di mirra e cardamomo

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Nessuno saprà mai se Cleopatra, ultima sovrana d’Egitto, fosse davvero bellissima come vuole la leggenda, ma oggi possiamo conoscere il suo profumo. Secondo quanto riportato dal sito dello Smithsonian, un team di esperti ha ricreato un’essenza dal fondo di una bottiglietta rinvenuta durante gli scavi. Per anni Robert Littman e Jay Silverstein, entrambi dell’Università delle Hawaii hanno scavato in un sito chiamato Tell-El Timai, l’antica città di Thmuis e terra natia di due dei profumi più conosciuti del mondo antico: Mendesian and Metopion. In pratica “Gli Chanel No.5” dei tempi di Cleopatra, ha commentato Littman in un’intervista ad Atlas Obscura .

Littman e Silverstein sono al lavoro sulla fragranza dal 2012, anno in cui, durante gli scavi, scoprirono quella che hanno ritenuto essere la casa di un mercante di profumi, con annesso il laboratorio contenente anfore e ampolle, alcune delle quali con dei residui di profumo. Sebbene le bottigliette non emanassero odore, gli scienziati sono riusciti a risalire ad alcuni ingredienti dalle analisi chimiche.

Con l’aiuto di due esperti di profumi dell’Antico Egitto, Dora Goldsmith e Sean Coughlin, i due archeologi hanno ricreato l’essenza, alla cui base c’è la mirra, una resina estratta da alberi spinosi tipici del Corno d’Africa e della penisola arabica. Altri ingredienti includono il cardamomo, l’olio d’oliva e la cannella. I profumi antichi tendevano a essere più collosi e appiccicosi sulla pelle, emanavano un odore più intenso e speziato, e addosso duravano di più rispetto a quelli moderni.

“Che emozione annusare l’odore di un profumo che nessuno ha più sentito per 2000 anni e che Cleopatra avrebbe potuto indossare”, ha commentato Littman. L’esperta di profumi Mandy Aftel, che nel 2005 ha contribuito a riprodurre un’essenza usata sulla mummia di un bambino, ritiene che la regina avesse la sua fabbrica di profumi per distinguersi dalle altre donne. E che quello che Littman e Silverstein hanno chiamato “Eau de Ancient Egypt” potrebbe essere davvero uno dei profumi della sovrana. La sua passione per le essenze era tale che, secondo una leggenda, Cleopatra cosparse le vele della nave reale con così tanto profumo che appena attraccò a Tarso Marco Antonio ‘fiutò’ il suo arrivo rimanendone stregato.

Di certo c’è solo che “Eau de Ancient Egypt” era un profumo speciale, indossato se non proprio da Cleopatra almeno dalle élite del mondo antico.

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Cultura

I tesori di Pompei, dalla magnifica Regio V spunta la maschera che decorava una grondaia

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Altri tesori emergono dalle viscere della terra di Pompei. Dalla Regio V, una delle più feconde di scoperte, dove è in corso da mesi una importante campagna di scavo è emersa una “gronda a forma di maschera dal compluvio di una casa della Regio V”, ha spiegato il professore Massimo Osanna, direttore generale degli Scavi. Osanna ha postato una foto sul suo profilo personale Instagram di questo oggetto bellissimo.

Altri tesori e segreti nascosti sotto la cenere della Regio V presto saranno svelati al mondo. Sono oggetti di grande valore artistico e scientifico  sotto il profilo storico che arrivano da dimore di pregio con preziose decorazioni sono emerse ridefinendo lo spazio urbano nella Regio V, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo finaziati dal “Grande Progetto Pompei”. Sono ritornate alla luce, integre dai lapilli e con diverse suppellettili, la casa con «Giardino», con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la domus di «Giove», con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime hanno aggiunto inoltre dettagli alla storia dell’ eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’ eruzione risalga all’ ottobre del 79 dopo Cristo e non al 24 agosto, come finora ritenuto.

Gli ultimi oggetti di valore scientifico sono quelli emersi dal tesoro della “fattucchiera” che preparava elisir d’amore per innamorati non corrisposti. Morbide ambre, lucidi cristalli, ametiste. Ma anche bottoni in osso, delicate fayence, scarabei dell’oriente, pettine in osso e tante altre cose. Amuleti, bamboline,  campanelle, una spiga di grano, un piccolo teschio, falli, pugni chiusi.

Decine di portafortuna accanto ad altri oggetti ai quali si attribuiva il potere di scacciare la malasorte. Le collane contenute nel piccolo forziere, certo bellissime ma non di grandissimo valore economico, sembrano quindi raccontare un’ altra storia, ancora più intrigante: Si potrebbe trattare, spiega Osanna, “di monili da indossare per occasioni rituali, più che per mostrarsi eleganti”.

 

 

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Adelante Gianni Mattera, l’esaltazione della libertà in una mostra al carcere borbonico del Castello Aragonese di Ischia

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Gli occhi di un uomo possono svolgere due funzioni: la prima è vedere l’energia così come fluisce nell’universo e la seconda è guardare le cose di questo mondo. L’una non è migliore dell’altra, ma addestrare i propri occhi solamente a guardare è una rinuncia inutile e disonorevole.

Questa sera, alle 21, nello spazio espositivo del carcere borbonico del Castello Aragonese di Ischia è di scena un artista, un pittore, che forse non è celebrato quanto merita su un’isola d’artisti e geniacci ma è molto amato e apprezzato in Italia e alcune capitali europee dove ha già esposto le sue opere: Adelante Gianni Mattera.

Ischia Ponte. La meraviglia del Castello Aragonese che domina sulla baia di Cartaromana

 

Uno che non ama celebrare pensieri ma vedere. Uno che non teme nulla ma ricorda sempre a se stesso qual è la ricchezza più grande ch’ognuno di noi possiede e dissipa: la libertà. Essere libero di essere se stesso, questo è Adelante Gianni Mattera, intérprete fresco dell’espressionismo astratto, pittore e cultore che trae ispirazione dalla filosofia di Carlos Castaneda, lo sciamano del terzo Millennio, l’uomo della dissolvenza delle illusioni. Se siete a Ischia stasera o se ci andate nei prossimi giorni, fino a 14 settembre,  Adelante Gianni Mattera espone nel carcere borbonico di Ischia del Castello Aragonese. L’artista é passato dalla  pittura a olio agli smalti su tela, con colorazioni specifiche che si fa preparare per esaltare la sua personalità artistica. Ora Adelante sta sperimentando una nuova tecnica: lo squeege. E vederlo all’opera mentre crea é esso stesso un momento emozionante. Perché come spiegavamo con gli occhi puoi vedere ma ci sei puoi sentire quell’energia che fluisce dall’artista.

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