Politica
Fioramonti, il ministro censore che distribuisce lezioni di morale dal pulpito sbagliato
Lorenzo Fioramonti, ministro della Istruzione, voleva 3 miliardi non trattabili per la scuola. Ne ha ricevuti due e allora se n’è andato. Sembra una scelta politica coerente, soprattutto a sentire i proclami del buon Fioramonti che assicura che il suo impegno “per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà – ancora più forte – come parlamentare”. Beh, c’è davvero bisogno di un nuovo partitino? Si sentiva la mancanza di un nuovo gruppetto parlamentare? E poi organizzato a chi? Dal deputato Fioramonti assenteista da record mondiale (assente o in missione nel 98,63 delle votazioni). E che dire della comica presunta costituzione di un gruppo parlamentare di “contiani” all’insaputa di Conte, dopo aver mollato il governo Conte e con il parere contrario di Conte? C’è poi per Fioramonti un piccolo appuntino circa il capitolo etica e coerenza in politica, lui che dallo scranno del M5S le ha sempre invocate per gli altri. Fioramonti attacca la Casaleggio Associati e la piattaforma Rousseau, a lui non piacciono più. E ne ha buon diritto. Non piace a molti. Solo che lui non spiega perché si scopre così critico solo in questo momento. Non li aveva conosciuti quelli della Casaleggio Associati quando fu candidato nel 2018 col seggio assicurato?
Forse Fioramonti non lo sapeva, ma la Casaleggio e Rousseau già c’erano prima che lui fosse “nominato” in un collegio blindato. Anche lui, due anni fa, firmò l’impegno a devolvere parte dello stipendio a Rousseau e, in caso di uscita dal M5S, a dimettersi da parlamentare e a pagare una multa di 100 mila euro. E invece, in piena coerenza, deve ancora 70 mila euro di versamenti arretrati e non sembra affatto intenzionato a lasciare il seggio e a pagare la multa ora che sostiene di voler lasciare il M5S per formare un gruppo “contiano” all’insaputa di Conte.
Insomma la coerenza di Fioramonti meglio lasciarla da parte nel racconto di questa ennesima storia di trasformismo. Persino le sue legittime critiche alla linea politica di Di Maio e all’alleanza con Salvini che avrebbe “snaturato” il M5S diventano una barzelletta già che Fioramonti nel governo M5S-Lega era viceministro dell’Istruzione e oggi si dimette da ministro del governo giallorosa.
L’ unica cosa decente fatta da Fioramonti in questi 4 mesi di Governo è stato chiedere le tasse di scopo: Sugar Tax e Plastic Tax. Purtroppo non c’erano i voti per approvarle tutte e subito, anche per via delle proteste dei produttori emiliano-romagnoli, che non si è voluto regalare a Salvini alla vigilia delle Regionali. Ultima cosa, non di poco conto. Quanti sono i “Fioramontiani” pronti a costituire un gruppo “contiano”? Non è dato sapere. Forse 10, forse 15, certo non 20, numero minimo per costituire un gruppo alla Camera. Ma l’altra cosa kafkiana che emerge dal caso Fioramonti è che lui vorrebbe fare un gruppo Fioramonti, Conte gli fa sapere che è contrario e che il ministro sarà prestissimo sostituito. Insomma, l’unica cosa certa è che Fioramonti ha lasciato, si è dimesso sarà sostituito. Forse è l’unica cosa davvero giusta fatta in quattro mesi. A Fioramonti consigliamo “signor Censore”, una bellissima canzonetta morale di un grande cantautore, Edoardo Bennato. Da sola, questa canzone, vale più di un master universitario in etica e politica.
https://www.juorno.it/dimissioni-di-fioramonti-carelli-operazione-politica-incomprensibile/
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