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Fine vita approda in Aula, centrodestra pronto a dar battaglia

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 Riprende domani alla Camera il disegno di legge sul fine vita e si riaccende lo scontro. Compatto e contrario il centrodestra, pronto a dare battaglia e rafforzato dallo stop della Corte costituzionale che ieri ha bocciato il referendum sull’eutanasia attiva e visto ora come il presagio di un altro flop. Domani pomeriggio in aula comincia il voto degli emendamenti: circa 200, gran parte del centrodestra, che fu durissimo nel primo step parlamentare davanti alle commissioni Giustizia e Affari sociali di Montecitorio. Quindi la legge va avanti, anche dietro il ‘pressing’ del presidente della Camera, Roberto Fico, da sempre ‘sponsor’ del provvedimento (nato da piu’ proposte di legge unificate di Pd e M5s). “Bisogna andare fino in fondo, perche’ il Parlamento ha il dovere morale e politico di approvare una legge che il Paese attende”, ammonisce. Sull’iter pero’ pesa il ‘niet’ del Vaticano che ribalta l’argomentazione che il suicidio medicalmente assistito e l’eutanasia siano “forme di solidarieta’ sociale o di carita’ cristiana”. Per il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita “altre sono le strade della medicina degli inguaribili e del farsi prossimo ai sofferenti e ai morenti”. E sentenzia: “La vita e’ un diritto, non la morte”. Di sicuro la strada del disegno di legge appare in salita. Si teme soprattutto di vedere, alla Camera, l’epilogo del ddl Zan che fu affossato al Senato tra gli applausi di gran parte del centrodestra. Vista la delicatezza della questione, non si esclude pero’ il ricorso alla liberta’ di coscienza. Potrebbe farla valere Forza Italia, che piu’ volte ha lasciato voto libero ai suoi parlamentari su temi etici. Tuttavia l’occasione dello scontro c’e’ e la tentazione di approfittarne e’ alta. Un rischio da scongiurare, secondo Giuseppe Conte che quindi fa un appello: “Evitiamo colorazioni politiche, se questo puo’ rendere piu’ difficoltoso il dialogo con le altre forze politiche. Apriamoci a un confronto”, dice il presidente del M5s. Ricorda che il Movimento e’ in prima linea sul tema ed elenca i ‘pregi’ del testo: “e’ molto equilibrato, abbraccia anche il rafforzamento delle cure palliative e introduce percorsi di verifica con interventi di comitati etici”. In realta’ a 24 ore dalla dichiarazione di inammissibilita’ della Consulta sul referendum sull’eutanasia – promosso a giugno dai Radicali insieme all’associazione Luca Coscioni – lo stop potrebbe diventare un’arma a doppio taglio per favorevoli e contrari. Per i primi potrebbe essere uno stimolo al Parlamento a legiferare, sulla scia del tweet di Enrico Letta: “La bocciatura da parte della Corte Costituzionale deve ora spingere il Parlamento ad approvare la legge sul suicidio assistito secondo le indicazioni della Corte stessa”. Il testo in effetti recepisce le indicazioni della Consulta espresse nella sentenza del 2019 sul caso di dj Fabo e di Marco Cappato che l’aveva aiutato a morire e che prevede la non punibilita’ del suicidio assistito, se ci sono alcuni requisiti. Il relatore Alfredo Bazoli del Pd assicura che il testo e’ migliorabile senza stravolgerlo: “Intendiamo mantenere in vita l’impianto figlio della mediazione raggiunta in commissione, che non significa escludere emendamenti suscettibili di valutazione e approvazione. Ma non quelli riguardanti le condizioni di accesso al suicidio assistito”. Avanti per la sua strada la Lega, forte dei suoi 43 emendamenti presentati e soprattutto dei 5 referendum sulla giustizia, su 6, ammessi al voto. “Il referendum bocciato sulla eutanasia rafforza la nostra posizione e useremo questa argomentazione”, non nasconde il deputato Roberto Turri. Resta l’amarezza dell’Associazione Coscioni, che denuncia il testo all’esame della Camera come “peggiorativo rispetto ai diritti a oggi conquistati nei tribunali e in generale rispetto all’attuale assetto costituzionale”. Piu’ duro Marco Cappato, tesoriere dell’associazione che attacca apertamente il presidente della Consulta, Giuliano Amato: “E’ una personalita’ molto politica, e questa e’ una decisione politica”.

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I tre blocchi elettorali, programmi a confronto: ecco tutte le ‘incongruenze’ più evidenti

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Il filo atlantismo è un imperativo categorico del programma del centrodestra, un progetto che si interseca con le posizioni del Pd e dei sostenitori della cosiddetta “Agenda Draghi” . Al netto del Ponte sullo Stretto, che non trova molti proseliti al di la’ di Fi-Lega e Fdi, piu’ complessa e’ la partita sul fronte delle riforme, con il presidenzialismo e le autonomie, su cui puntano Giorgia Meloni, (per il primo), e Matteo Salvini (per le seconde), che diventa un vero proprio spartiacque rispetto al centrosinistra e ai propositi dei moderati di centro. E alla richiesta di meno tasse, con una flat tax al 15% anche per i lavoratori dipendenti rilanciata da Matteo Salvini (per Berlusconi potrebbe bastare al 23), il Pd risponde con la rimodulazione dell’Irpef , la parita’ salariale, e la dote di 10 mila euro per i diciottenni da ricavare da una sorta di patrimoniale. Ma i dem e la sinistra rilanciano anche sui diritti civili, lo ius scholae e la tutela dell’ambiente. E, andando contro uno dei cardini dei 5 stelle, Enrico Letta vorrebbe la modifica del reddito di cittadinanza e del superbonus 110. Elemento divisivo tra centrodestra, Pd e sinistra e’ sicuramente la modalita’ con cui si declinano i canoni su sicurezza e migranti (piu’ orientati verso l’accoglienza nel Pd e nella sinistra e piu’ sul concetto del respingimento da parte di Fratelli d’Italia e Lega) con una ulteriore differenziazione tra Giorgia Meloni , Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per quanto riguarda l’ipotesi di “blocco navale” per evitare gli arrivi dalla Libia. I 5 stelle puntano sugli aiuti alle imprese e alle famiglie, un tema su cui convergono sostanzialmente tutte le forze politiche, sia pure con diverse declinazioni sull’argomento. E tengono il punto su salario minimo e il no alle trivelle (idea che li accomuna alla sinistra ecologista). Il rilancio contro la precarieta’ del lavoro sembra essere un denominatore comune. Su salute e nuove fonti energetiche si concentra uno dei 15 punti del centrodestra che pero’ non direbbe no al nucleare pulito dell’ultima generazione: un passo decisamente forte per la sinistra ecologista, i 5 stelle (contrari anche ai termovalorizzatori), e il Pd. L’inclusione sociale e’ un altro cavallo di battaglia del centrodestra, mentre il cashback fiscale rappresenta un punto di riferimento per il partito di Conte. L’agenda Draghi campeggia nel programma di Carlo Calenda e Matteo Renzi, viatico forse non secondario per un eventuale accordo in salsa centrista tra Azione e Italia Viva. Per trovare i punti in comune nei programmi dei due leader non c’e’ quindi che l’imbarazzo della scelta: dall’atlantismo all’europeismo, al sostegno all’Ucraina. E ancora, il Pnrr con il raggiungimento di tutti i 55 obiettivi. Un Pnrr sul quale invece i partiti del centrodestra chiedono alcune revisioni. In questo quadro, un capitolo di convergenza tra Calenda e Renzi e’ quello delle riforme, proprio a cominciare da quelle avviate dal governo uscente , dalla concorrenza alla giustizia (a partire dalla riforma del Csm), dal fisco, con la riforma dell’Irpef ,all’agenda sociale. Attenzione anche per la politica energetica e ambientale, con una forte spinta per le rinnovabili, l’installazione dei rigassificatori che invece vede la contrarieta’ della sinistra. (

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I tre blocchi elettorali, programmi a confronto

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Il filo atlantismo e’ un imperativo categorico del programma del centrodestra, un progetto che si interseca con le posizioni del Pd e dei sostenitori della cosiddetta “Agenda Draghi” . Al netto del Ponte sullo Stretto, che non trova molti proseliti al di la’ di Fi-Lega e Fdi, piu’ complessa e’ la partita sul fronte delle riforme, con il presidenzialismo e le autonomie, su cui puntano Giorgia Meloni, (per il primo), e Matteo Salvini (per le seconde), che diventa un vero proprio spartiacque rispetto al centrosinistra e ai propositi dei moderati di centro. E alla richiesta di meno tasse, con una flat tax al 15% anche per i lavoratori dipendenti rilanciata da Matteo Salvini (per Berlusconi potrebbe bastare al 23), il Pd risponde con la rimodulazione dell’Irpef , la parita’ salariale, e la dote di 10 mila euro per i diciottenni da ricavare da una sorta di patrimoniale. Ma i dem e la sinistra rilanciano anche sui diritti civili, lo ius scholae e la tutela dell’ambiente. E, andando contro uno dei cardini dei 5 stelle, Enrico Letta vorrebbe la modifica del reddito di cittadinanza e del superbonus 110. Elemento divisivo tra centrodestra, Pd e sinistra e’ sicuramente la modalita’ con cui si declinano i canoni su sicurezza e migranti (piu’ orientati verso l’accoglienza nel Pd e nella sinistra e piu’ sul concetto del respingimento da parte di Fratelli d’Italia e Lega) con una ulteriore differenziazione tra Giorgia Meloni , Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per quanto riguarda l’ipotesi di “blocco navale” per evitare gli arrivi dalla Libia. I 5 stelle puntano sugli aiuti alle imprese e alle famiglie, un tema su cui convergono sostanzialmente tutte le forze politiche, sia pure con diverse declinazioni sull’argomento. E tengono il punto su salario minimo e il no alle trivelle (idea che li accomuna alla sinistra ecologista). Il rilancio contro la precarieta’ del lavoro sembra essere un denominatore comune. Su salute e nuove fonti energetiche si concentra uno dei 15 punti del centrodestra che pero’ non direbbe no al nucleare pulito dell’ultima generazione: un passo decisamente forte per la sinistra ecologista, i 5 stelle (contrari anche ai termovalorizzatori), e il Pd. L’inclusione sociale e’ un altro cavallo di battaglia del centrodestra, mentre il cashback fiscale rappresenta un punto di riferimento per il partito di Conte. L’agenda Draghi campeggia nel programma di Carlo Calenda e Matteo Renzi, viatico forse non secondario per un eventuale accordo in salsa centrista tra Azione e Italia Viva. Per trovare i punti in comune nei programmi dei due leader non c’e’ quindi che l’imbarazzo della scelta: dall’atlantismo all’europeismo, al sostegno all’Ucraina. E ancora, il Pnrr con il raggiungimento di tutti i 55 obiettivi. Un Pnrr sul quale invece i partiti del centrodestra chiedono alcune revisioni. In questo quadro, un capitolo di convergenza tra Calenda e Renzi e’ quello delle riforme, proprio a cominciare da quelle avviate dal governo uscente , dalla concorrenza alla giustizia (a partire dalla riforma del Csm), dal fisco, con la riforma dell’Irpef ,all’agenda sociale. Attenzione anche per la politica energetica e ambientale, con una forte spinta per le rinnovabili, l’installazione dei rigassificatori che invece vede la contrarieta’ della sinistra.

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Pnrr: soldi ci sono ma restano difficoltà di spesa

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Il Pnrr sta cambiando l’Italia ma finora non ha modificato l’atavica difficolta’ della pubblica amministrazione a spendere le risorse assegnate. Il richiamo arriva dai magistrati della Corte dei Conti che hanno passato in rassegna tutti gli interventi del primo semestre 2022, confermando il “conseguimento pressoche’ totale degli obiettivi previsti dal Piano”. Ma a fronte di una “reazione positiva” delle amministrazioni centrali, restano “difficolta’ notevoli nella capacita’ di spesa delle singole amministrazioni”. E per i magistrati cio’ dimostra che “una maggiore disponibilita’ ed un maggior impiego di risorse non corrispondono automaticamente a reali capacita’ di sviluppo”. Non e’ ancora il momento di fare bilanci conclusivi perche’ per arrivare a fine anno, e raggiungere i 100 obiettivi, c’e’ ancora molta strada da percorrere. Infatti per la Corte “l’attenzione sull’esecuzione del Piano resta particolarmente elevata e il giudizio complessivo sul 2022 potra’ aversi solo a fine anno”. Ma una prima analisi e’ gia’ possibile, in particolare sugli obiettivi del primo semestre e su un “campionamento qualitativo e quantitativo” sullo stato di attuazione di 31 su 45 interventi. “Malgrado il dato formale positivo, nei settori esaminati sono emerse sostanziali criticita’” soprattutto alla luce del quadro economico-finanziario peggiorato rispetto alle previsioni iniziali, che ha generato incertezza e portato ad un rialzo dei costi di realizzazione di alcuni progetti. In tale prospettiva, la Corte ha sottolineato “il permanere di difficolta’ notevoli nella capacita’ di spesa delle singole amministrazioni”. C’e’ poi un altro aspetto che per la magistratura contabile e’ essenziale per l’attuazione del piano: “Il rafforzamento delle strutture amministrative e l’adeguatezza delle risorse umane in corso di reclutamento”, nonche’ “adeguate attivita’ di assistenza tecnica”. Su quest’ultimo punto, la Corte si e’ soffermata sulla necessita’ di superare la questione della finanziabilita’ dell’assistenza tecnica, “attualmente non finanziabile con i fondi del Pnrr”. Molto potra’ essere fatto, a parere della Corte, con l’introduzione, nel giugno scorso, del nuovo portale “Capacity Italy”. Infine, guardando al post Pnrr, quando i fondi per gestire i progetti finiranno, la Corte suggerisce di attrezzarsi: “Alla conclusione del Piano, per governare il ritorno a una gestione ordinaria priva delle attuali, ma momentanee, disponibilita’ legate alle risorse europee, sara’ fondamentale garantire la stabilizzazione dei flussi finanziari destinati alle amministrazioni, anche per evitare la messa in sofferenza delle imprese che hanno tarato organizzazione e strategie aziendali sull’attuale entita’ degli stimoli economici e finanziari”. Intanto dall’Europa arriva il via libera al regime di aiuti di Stato, finanziato attraverso il Pnrr, per sostenere la costruzione e la gestione di impianti di produzione di biometano nuovi o convertiti. La misura, ha detto la vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, “promuovera’ la produzione Ue di biometano sostenibile da utilizzare nei settori dei trasporti e del riscaldamento, in linea con il piano RePowerEu”, e “aiutera’ l’Italia a conseguire i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni, a ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili russi e a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento di gas”.

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