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Figlie e segreti di Putin: tra indiscrezioni, lussi e sanzioni

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Non solo Maria e Katerina. Secondo indiscrezioni riportate dal Telegraph, Vladimir Putin avrebbe un’altra figlia, considerata “illegittima”, che vivrebbe sotto pseudonimo a Parigi, lavorando come DJ. La giovane, di 21 anni, sarebbe nota con i nomi Luiza Rozova o Elizaveta Olegovna Rudnova. Un canale televisivo ucraino avrebbe rintracciato la ragazza consultando liste di passeggeri aerei.

Chi sono Maria e Katerina, le figlie ufficiali

Maria Vorontsova e Katerina Tikhonova, nate rispettivamente nel 1985 e nel 1986, sono figlie di Vladimir Putin e della sua ex moglie Ljudmila Škrebneva. Cresciute in Germania, hanno sempre vissuto lontano dai riflettori, adottando i cognomi delle nonne per sfuggire all’ingombrante eredità paterna.

Maria, endocrinologa, lavora come ricercatrice genetica a Mosca, mentre Katerina, con una carriera in matematica e biotecnologie, guida un progetto di ricerca sull’intelligenza artificiale presso l’Università di Mosca. Entrambe sono state colpite dalle sanzioni internazionali imposte alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Luiza Rozova: una figlia mai riconosciuta

Luiza Rozova (nella foto in evidenza), nata presumibilmente dalla relazione di Putin con Svetlana Krivonogikh, una donna delle pulizie divenuta proprietaria di un appartamento a Monaco e co-proprietaria di una banca russa, ha vissuto nell’ombra fino alla primavera del 2022. Influencer attiva sui social, ha attirato l’attenzione per la sua somiglianza con Putin, ma ha chiuso i suoi account dopo essere stata accusata dai follower di essere “figlia di un criminale” a causa della guerra in Ucraina.

Peskov e la ricchezza familiare

La storia di Elizaveta Peskova, figlia del portavoce di Putin Dmitrij Peskov, evidenzia ulteriormente i privilegi delle famiglie vicine al Cremlino. Elizaveta, che vive a Parigi con la madre, ha ceduto una parte della sua quota di proprietà di un appartamento di lusso per metterlo al riparo dalle sanzioni. L’immobile, acquistato nel 2016 per 1,8 milioni di euro, è un esempio del patrimonio accumulato dalla cerchia di Putin.

Il mistero sui figli di Alina Kabaeva

Si vocifera che Putin abbia avuto altri figli con Alina Kabaeva, ex ginnasta e attuale presidente di un’importante società mediatica russa. Sebbene non vi siano conferme, una foto di Kabaeva incinta nel 2015 ha alimentato le speculazioni. Putin, noto per la sua riservatezza, ha sempre evitato di commentare, dichiarando: “Non mi sono mai piaciuti quelli che si immischiano negli affari privati altrui”.

Il lusso e le sanzioni

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, i membri della famiglia di Putin e i suoi collaboratori sono finiti nel mirino delle sanzioni imposte da Stati Uniti, UE e G7. Tuttavia, molte proprietà e ricchezze rimangono al sicuro grazie a transazioni tempestive e strutture legali che complicano i sequestri.

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Epstein files, 24 citazioni per Rula Jebreal: inviti a eventi e gala

Nei documenti noti come Epstein files compare 24 volte il nome di Rula Jebreal. Si tratta di inviti a eventi e comunicazioni legate al mondo del cinema.

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Ventiquattro citazioni in un corpus sterminato di documenti. Negli atti noti come Epstein files compare anche il nome di Rula Jebreal, giornalista e intellettuale palestinese con cittadinanza italiana.

Le menzioni emergono tra carte e comunicazioni legate a Jeffrey Epstein, morto suicida nel 2019 in un carcere di New York mentre era detenuto con accuse legate a traffico e sfruttamento sessuale di minori.

Inviti e comunicazioni su eventi pubblici

Dall’esame delle citazioni risulta che il nome della giornalista compaia principalmente in relazione a inviti a eventi pubblici o privati, gala e proiezioni cinematografiche. In quel periodo Jebreal aveva una relazione con il regista Julian Schnabel, anch’egli citato nei documenti.

Tra le comunicazioni figurano inviti a una proiezione speciale del film Miral, diretto da Schnabel e tratto dal romanzo autobiografico della stessa Jebreal, che ne firmò anche la sceneggiatura. Le date riportate sono 9 e 10 dicembre 2010.

Il ruolo della pubbliche relazioni

Secondo ricostruzioni giornalistiche, un ruolo di raccordo con ambienti del cinema e dell’alta società sarebbe stato svolto dalla pr newyorchese Peggy Siegal, che curava relazioni e inviti a eventi frequentati da personalità del mondo dello spettacolo e della finanza.

Tra le email presenti nei documenti figura anche l’invio a Epstein di un articolo pubblicato all’epoca sull’Huffington Post relativo a una festa a Saint Barth, con la menzione di diversi ospiti, tra cui la coppia Schnabel-Jebreal. In una comunicazione datata 5 gennaio 2011, la pr trasmette il testo dell’articolo chiedendo un riscontro.

Il contesto dei file

Le citazioni del nome di Jebreal, sulla base dei documenti finora emersi, risultano dunque collegate a inviti e comunicazioni legate a eventi pubblici e al circuito cinematografico internazionale.

Non emergono, allo stato delle carte descritte, contestazioni giudiziarie a suo carico. Le menzioni si collocano nel più ampio flusso di documenti relativi alle relazioni sociali e professionali che gravitavano attorno a Epstein in quegli anni.

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Vertice Ue, tensioni sul pre-summit Italia-Germania: protesta Sanchez

Al vertice Ue di Alden Biesen tensioni sul pre-summit Italia-Germania-Belgio. Protesta formale di Pedro Sanchez, irritazione tra i leader esclusi.

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Il vertice sulla competitività al castello di Alden Biesen si apre con una frattura politica inattesa. Al centro delle tensioni il pre-summit convocato da Italia, Germania e Belgio prima della riunione formale dei Ventisette, letto da alcuni come il primo passo di un’Europa a geometrie variabili.

La premier Giorgia Meloni è arrivata in Belgio forte di un ruolo crescente nello scenario europeo, ma l’iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti.

L’asse Parigi-Berlino resta centrale

Subito dopo la riunione dei Paesi “like-minded”, il cancelliere Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macronsi sono presentati insieme davanti alla stampa, ribadendo la solidità dell’asse franco-tedesco.

Fonti francesi hanno sottolineato la normalità di incontri tra gruppi di Paesi prima dei Consigli europei, evitando di leggere l’iniziativa italo-tedesca in chiave conflittuale. Da Parigi non sono arrivate critiche a Meloni, anzi è stato ricordato il prossimo vertice intergovernativo nel quadro dei Trattati del Quirinale.

Meloni ha parlato di un “motore tedesco-italiano” sui temi della competitività, precisando che la cooperazione non è rivolta contro altri partner.

La protesta della Spagna

La reazione più netta è arrivata dalla Spagna. La Moncloa ha reso noto che il premier Pedro Sanchez ha sollevato formalmente la questione dell’esclusione dal pre-summit, sostenendo che simili iniziative rischiano di minare i principi fondamentali dell’Unione e di allontanare soluzioni condivise.

Palazzo Chigi ha fatto sapere che a margine dei lavori un confronto tra Meloni e Sanchez c’è stato, ma senza che fosse sollevata direttamente la questione del mancato invito.

Irritazione tra gli esclusi

Segnali di malumore sono filtrati anche da altre delegazioni. Dall’Irlanda è trapelato stupore per l’assenza dall’incontro preliminare. Il premier Michael Martin, parlando ai cronisti, ha accennato alla mancata partecipazione prima di correggersi.

Tra gli invitati figuravano, oltre ai Paesi organizzatori, anche i leader sovranisti Viktor Orban, Robert Fico e Andrej Babis, su posizioni affini a quelle del Partito Popolare Europeo in materia di competitività.

Le assenze di Spagna, Portogallo e Irlanda evidenziano differenze di approccio, in particolare su Green Deal, dimensione sociale della crescita e deregulation.

Verso un nuovo format?

Palazzo Chigi ha annunciato l’intenzione di replicare il formato prima del Consiglio europeo di marzo, con l’obiettivo di consolidare un gruppo stabile sui dossier economici, sul modello già sperimentato sul tema migratorio.

La partita è appena iniziata. L’idea di un’Europa più flessibile nelle alleanze prende forma, ma resta da capire se il nuovo equilibrio riuscirà a evitare fratture permanenti tra i Ventisette.

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WSJ: intercettazione Nsa su Kushner, informata la Casa Bianca

Secondo il Wall Street Journal una intercettazione Nsa riguardava Jared Kushner. L’informazione sarebbe stata trasmessa alla Casa Bianca dalla numero uno della sicurezza Tulsi Gabbard.

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Era Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, la persona citata in una telefonata intercettata dalla National Security Agency. Lo riporta il Wall Street Journal, ricostruendo una vicenda emersa nei giorni scorsi.

Secondo quanto riferito dal quotidiano, la numero uno della sicurezza, Tulsi Gabbard, avrebbe trasmesso l’informazione direttamente al capo dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles. La comunicazione avrebbe di fatto impedito eventuali ulteriori approfondimenti investigativi da parte dell’agenzia.

I contorni ancora poco chiari

Non è stato reso noto quale fosse il Paese di appartenenza dei funzionari dell’intelligence straniera coinvolti nella conversazione intercettata, né il contenuto specifico delle discussioni riguardanti Kushner.

Al momento non risultano accuse formali né provvedimenti giudiziari collegati alla vicenda. Restano quindi da chiarire sia il contesto sia la portata dell’intercettazione.

Il ruolo informale di Kushner

Pur senza un incarico ufficiale nell’attuale amministrazione, Kushner viene indicato come figura influente su alcuni dossier internazionali, dal piano per la ricostruzione di Gaza alla guerra in Ucraina, fino ai colloqui con l’Iran.

La notizia rilanciata dal Wall Street Journal apre interrogativi sul perimetro delle comunicazioni monitorate e sulle dinamiche interne alla sicurezza nazionale americana, in un quadro che richiede ulteriori elementi per una valutazione completa dei fatti.

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