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Figc, corsa alla presidenza: Malagò e Abete a caccia di voti tra le leghe
Entra nel vivo la corsa alla presidenza Figc. Malagò e Abete incontrano le leghe per consolidare i consensi in vista del voto del 22 giugno.
Entrano nel vivo le manovre per l’elezione del presidente della FIGC, in programma il 22 giugno.
Giovanni Malagò avvia una serie di incontri a Milano con tutte le componenti federali, nel tentativo di consolidare il consenso attorno alla propria candidatura. Sullo sfondo resta il confronto con Giancarlo Abete, principale rivale nella corsa.
Il ruolo della Serie A
Primo passaggio chiave il confronto con la Lega Serie A, che ha già espresso un sostegno significativo alla candidatura di Malagò.
L’assemblea convocata servirà a definire le priorità programmatiche del massimo campionato, con una piattaforma di proposte già delineata e destinata a essere integrata con le idee del candidato.
Gli incontri con le altre leghe
Nel calendario di Malagò figurano anche incontri con la Lega Serie B guidata da Paolo Bedin e con la Lega Propresieduta da Matteo Marani.
Parallelamente, anche Abete sta intensificando i contatti con le stesse componenti, nel tentativo di raccogliere consensi decisivi.
Il peso delle componenti federali
Il sistema elettorale Figc assegna pesi differenti alle varie componenti: la Serie A incide per il 18%, i dilettanti per il 34%, mentre Serie B e Lega Pro pesano rispettivamente per il 6% e il 12%.
Le componenti tecniche – calciatori e allenatori – rappresentano complessivamente il 30%, rendendo determinante il confronto con l’AIC e l’AIAC.
Le scadenze e il nodo candidature
Entro il 13 maggio le candidature dovranno essere formalizzate ufficialmente.
Gli incontri in corso saranno quindi decisivi per definire gli schieramenti e verificare la reale consistenza dei consensi raccolti dai candidati.
Sullo sfondo la politica
Resta centrale anche il ruolo delle istituzioni. Il ministro per lo sport Andrea Abodi ha più volte richiamato la necessità di una riforma del sistema calcistico, lasciando intendere un possibile intervento in caso di stallo.
Il confronto tra mondo del calcio e governo appare infatti in una fase delicata, con la ricerca di un equilibrio che passa anche dall’esito di queste elezioni.
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Giro d’Italia, Vingegaard domina anche al Corno alle Scale: ora la cronometro può cambiare tutto
Jonas Vingegaard manda un altro messaggio chiarissimo al Giro d’Italia. Dopo il successo sul Blockhaus, il danese conquista anche il traguardo del Corno alle Scale e si conferma il grande favorito per la maglia rosa finale alla vigilia della lunga cronometro toscana che potrebbe stravolgere definitivamente la classifica generale.
La sensazione, dopo la prima vera settimana di montagne, è che il capitano della Visma stia progressivamente prendendo il controllo della corsa.
Vingegaard vince ancora e prepara l’assalto alla maglia rosa
Sul traguardo appenninico il danese costruisce la vittoria con lucidità e freddezza tattica. A lungo resta coperto sulla ruota dell’Felix Gall, ultimo a resistergli anche questa volta, per poi piazzare l’attacco decisivo nell’ultimo chilometro.
Il vantaggio finale è contenuto, poco più di dieci secondi, ma il segnale tecnico e psicologico è fortissimo: Vingegaard appare il più solido e continuo tra gli uomini di classifica.
Terzo posto di giornata per Davide Piganzoli, preziosissimo gregario del danese, bravo a completare il dominio della Visma.
Eulalio resiste in rosa
Tiene ancora la maglia rosa Afonso Eulalio, che limita i danni nella salita finale e conserva oltre due minuti di vantaggio sul danese.
Il portoghese continua a sorprendere per tenacia e regolarità. Anche al Corno alle Scale ha stretto i denti riuscendo a contenere il distacco a circa quaranta secondi da Vingegaard.
Un margine importante, ma che rischia di assottigliarsi drasticamente nella cronometro individuale di martedì tra Viareggio e Massa, terreno ideale per il campione danese.
Giornata difficile per Pellizzari
Tappa complicata invece per Giulio Pellizzari, rimasto staccato all’inizio della salita decisiva e arrivato al traguardo con circa un minuto e mezzo di ritardo da Vingegaard.
Il giovane marchigiano, partito con ambizioni importanti, sembra aver pagato gli sforzi delle ultime tappe di montagna. Il giorno di riposo potrebbe però consentirgli di recuperare energie in vista della seconda parte del Giro.
Ciccone prova ad accendere la corsa
Tra gli italiani ci ha provato anche Giulio Ciccone, che ha attaccato a circa dieci chilometri dalla vetta tentando di anticipare i favoriti.
L’azione dell’abruzzese è stata però rapidamente neutralizzata dal forcing imposto dagli uomini Visma e Decathlon.
La cronometro di martedì può decidere il Giro
Ora l’attenzione si sposta sulla lunga cronometro individuale di 42 chilometri tra Viareggio e Massa.
È un terreno che sulla carta favorisce nettamente Vingegaard, già apparso in grande crescita di condizione. Se il danese dovesse infliggere distacchi pesanti ai rivali, il Giro potrebbe prendere una direzione molto chiara già nella seconda settimana.
Gall, attualmente il rivale più credibile del capitano Visma, proverà a limitare i danni. Pellizzari invece spera di restare agganciato alla corsa per il podio.
Riassunto SEO
Jonas Vingegaard conquista anche la tappa del Corno alle Scale al Giro d’Italia dopo il successo sul Blockhaus e si conferma il grande favorito per la vittoria finale. Resiste in maglia rosa Afonso Eulalio, mentre Giulio Pellizzari perde terreno. Decisiva ora la cronometro di 42 chilometri tra Viareggio e Massa.
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MotoGP Catalogna choc: vince Di Giannantonio tra bandiere rosse e paura per Alex Marquez e Zarco
Fabio Di Giannantonio vince un drammatico GP di Catalogna della MotoGP segnato da due bandiere rosse e dai gravi incidenti di Alex Marquez e Johann Zarco. Bezzecchi resta leader del mondiale davanti a Jorge Martin, mentre Bagnaia chiude quinto. Grande paura a Montmelò per gli impatti violentissimi che hanno sconvolto la gara.
Una gara folle, spezzata da incidenti terrificanti, bandiere rosse e continui colpi di scena. Il Gran Premio di Catalogna della MotoGP a Montmelò si trasforma in una corsa ad altissima tensione emotiva e sportiva, con la vittoria finale di Fabio Di Giannantonio davanti a Joan Mir e Fermin Aldeguer.
Ma il risultato rischia quasi di passare in secondo piano davanti alla paura per i violentissimi incidenti che hanno coinvolto Alex Marquez e Johann Zarco, costringendo la direzione gara a interrompere la corsa per ben due volte.
Di Giannantonio trionfa nel caos di Montmelò
A spuntarla in una delle gare più drammatiche della stagione è Di Giannantonio con la Ducati del team VR46. L’italiano approfitta anche delle difficoltà dei principali rivali e conquista una vittoria pesantissima nella corsa mondiale.
Alle sue spalle chiudono Joan Mir con la Honda e Fermin Aldeguer sulla Ducati Gresini. Quinto posto incoraggiante per Francesco Bagnaia con la Ducati ufficiale.
Sesta l’Aprilia del leader del mondiale Marco Bezzecchi, che allunga in classifica approfittando della gara disastrosa del compagno di squadra Jorge Martin, soltanto diciottesimo dopo una caduta.
Terribile incidente per Alex Marquez
Il momento più drammatico arriva al dodicesimo giro. Sul lungo rettilineo di Montmelò, la Ducati Gresini di Alex Marquez centra violentemente la KTM di Pedro Acosta, rallentata improvvisamente da un problema tecnico alla ruota.
L’impatto è devastante. La moto dello spagnolo si disintegra contro le protezioni laterali del circuito. Anche Di Giannantonio viene colpito da uno pneumatico staccatosi dalla Ducati di Marquez, riportando un problema a una mano.
La regia internazionale interrompe immediatamente le immagini dell’incidente mentre vengono esposte le bandiere rosse. Per lunghi minuti cresce l’angoscia nel paddock e tra i piloti.
Alex Marquez viene trasportato in ospedale dove gli vengono diagnosticate una frattura alla clavicola destra e una lieve frattura vertebrale. Secondo fonti vicine alla MotoGP, il pilota non avrebbe mai perso conoscenza.
Nuovo stop: Zarco finisce sotto la moto di Bagnaia
Dopo la ripartenza, la gara viene nuovamente sospesa per un altro incidente molto pericoloso. Johann Zarco entra in contatto con la Honda di Luca Marini e cade alla prima curva dopo il rettilineo.
Il francese resta intrappolato sotto la Ducati di Bagnaia e rimane a lungo nella ghiaia assistito dai medici. Anche in questo caso interviene un’ambulanza che trasporta Zarco in ospedale.
Le sue condizioni vengono definite “non critiche”, ma desta preoccupazione la situazione della gamba sinistra, sulla quale saranno effettuati ulteriori esami per valutare i tempi di recupero.
Acosta spreca tutto all’ultimo giro
Tra i protagonisti più sfortunati del weekend c’è Pedro Acosta. Il giovane spagnolo della KTM era stato a lungo in testa alla corsa e sembrava vicino al podio, prima della caduta all’ultimo giro mentre occupava la terza posizione.
Un errore pesantissimo che lo allontana ulteriormente dalla lotta mondiale.
Bezzecchi allunga nel mondiale MotoGP
Nonostante il sesto posto, Marco Bezzecchi esce rafforzato dal weekend catalano. Il pilota Aprilia guida ora il mondiale con 140 punti, tredici in più rispetto a Jorge Martin.
Alle spalle dei due si avvicina Fabio Di Giannantonio, salito a quota 116 punti. Più distante Pedro Acosta con 92.
La MotoGP tornerà ora in pista a fine mese per il Gran Premio d’Italia al Mugello, appuntamento attesissimo dal pubblico italiano.
In Evidenza
Antonio Conte e il tiro al piccione mediatico: Napoli non dimentica chi la rispetta
Un duro attacco contro il clima tossico costruito attorno ad Antonio Conte nonostante i successi ottenuti col Napoli. Il popolo napoletano viene descritto come competente e libero dalle campagne mediatiche che avrebbero alimentato polemiche quotidiane contro il tecnico leccese.
C’è una parte tossica del racconto calcistico napoletano che andrebbe denunciata senza paura. Non è critica. Non è analisi. Non è giornalismo. È un sistema di chiacchierificio permanente costruito in tv, on line e sulla carta stampata per avvelenare l’ambiente, creare tensione, seminare sfiducia e riportare Napoli al ruolo che certa Italia del pallone le assegna da sempre: simpatica comparsa, mai protagonista.
Quando il Napoli vince, domina, cresce, programma e si prende la scena europea, ecco che parte il coro dei disfattisti professionisti a gettone. Quelli che vivono di polemiche, processi sommari, “retroscena”, isterie social e campagne quotidiane contro allenatori, società, calciatori e ambiente. Una tifoseria frou frou, più innamorata degli sgangherati salotti televisivi, delle dirette e delle dinamiche di potere che del bene reale di Napoli e del Napoli.
E accanto a loro, pezzi di pseudo informazione sportiva che troppo spesso sembrano lavorare non per raccontare il Napoli ma per ridimensionarlo. Sempre. In ogni modo. Perché un Napoli forte, vincente, autonomo e rispettato disturba gli equilibri storici del calcio italiano fallito, ladrone e mezzo criminale, quello dei padroni, dei debiti coperti, dello stipendificio per nani, ballerine e puttani dei palazzi e delle sudditanze.
Napoli non deve chiedere permesso a nessuno. Napoli merita ogni palcoscenico internazionale conquistato sul campo. Merita rispetto per la sua storia, per il suo popolo, per la sua competenza calcistica e per la passione autentica di milioni di tifosi veri. E soprattutto Napoli non merita l’ingratitudine di chi sacrifica il bene comune per un pugno di visualizzazioni, una poltrona in studio o il favore di qualche potente del sistema.
Chi ama davvero il Napoli protegge il Napoli. Anche nelle critiche. Senza veleno. Senza giochi sporchi. Senza servilismi. Perché il tempo degli eterni subordinati è finito. Quello che sta accadendo attorno ad Antonio Conte è una vergogna che grida vendetta. Un tiro al piccione quotidiano, uno stillicidio continuo di polemiche, insinuazioni, processi mediatici e veleno contro un allenatore che, in due anni, ha riportato il Napoli ai vertici del calcio italiano vincendo uno scudetto, una Supercoppa e conducendo la squadra, nonostante una stagione devastata dagli infortuni, verso un secondo posto dietro l’Inter dei debiti milionari.
Eppure invece di riconoscenza, rispetto e gratitudine, questa macchina tossica fatta di tifoseria bau bau bla bla bla, pseudo opinionismo e spazzatura mediatica travestita da giornalismo ha scelto di trasformare tutto in un’arena permanente.
Se Conte resterà, Napoli sarà felice di continuare insieme un percorso importante, di battaglie per la vittoria. Se invece dovesse andare via, il popolo napoletano vero — competente, passionale, libero e non schiavo delle campagne mediatiche — saprà dire soltanto una cosa: grazie mister.
Perché a Napoli non rispettiamo soltanto chi ci fa vincere. Rispettiamo chi rispetta Napoli. Chi la studia. Chi la comprende. Chi la ama per quello che è, senza stereotipi, senza superiorità, senza paternalismi.
E Antonio Conte questo lo ha fatto e lo fa. Sempre. Piaccia o meno agli avvelenatori di pozzi e ai professionisti della polemica.


