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Fico, dichiarazione d’amore per Napoli: lavoro a Roma ma il mio pensiero e la mia vita sono qui

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Non si è mosso dalla Mostra d’Oltremare. Per lui il week end doveva essere di militanza politica assoluta. L’aveva detto e l’ha fatto. S’è tolta la grisaglia di Montecitorio e da presidente della Camera è diventato uno dei tanti militanti del MoVimento in giro per stand, meeting, panel, capannelli di persone.  Era felice Roberto Fico. È stato un ritorno alle origini. E poi ha avuto occasione di parlare spesso della sua Napoli a Napoli.

“Quando ci saranno le elezioni comunali a Napoli dobbiamo costruire un percorso con un programma pazzesco coinvolgendo tutti, perché questa città deve avere il salto definitivo, perché ogni quartiere abbia l’indice di vivibilità che merita, perché questa città merita” ha detto Roberto Fico, parlando al Gazebo Napoli di Italia 5 Stelle. “Io questa città non l’ho abbandonata mai e mai lo farò – ha aggiunto – vivo qui, vado a Roma a lavorare ma io ho sempre il mio pensiero e la mia vita qui”.

“Se non si fa Bagnoli a questo giro è nostra responsabilità e di nessun altro, non della Regione o del Comune, è del Movimento 5 Stelle che è al Governo e in Parlamento” ha detto Fico. “Nelle istituzioni ci siamo modificati, è chiaro – ha aggiunto  – oggi siamo istituzione, siamo noi al Governo e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità”.

“Se solo pochi anni fa ci avessero detto del contratto con la Lega e dell’accordo con il Pd non ci avrebbe creduto nessuno, ma oggi siamo qui a ribadire che siamo sempre noi nonostante tutto” ha spiegato Fico. “In questi 10 anni abbiamo fatto un percorso che nessuno ha fatto senza partiti, sindacati, mass media e ci siamo riusciti, ma questo – ha aggiunto – significa avere anche contraddizioni e incoerenze. Oggi non posso mantenere la linea dura, so che sui beni comuni non si cambia, ma i modi con cui ci arrivo sono tanti”.

 

 

“Che cosa è cambiato nel M5S? Siamo entrati nelle istituzione nel 2013, un movimento così giovane ha fatto percorsi velocissimi, fatto i conti con il Parlamento, con le Commissioni e poi con il governo. Questo doveva avvenire per forza, questo movimento morirà quando smetteremo di cambiare” ha ribadito ancora Fico, a in “mezz’ora in più”, su Rai3. “Ora siamo nelle istituzioni”, ha sottolineato il presidente della Camera. “Tutti i partiti affrontano la complessità”, sottolinea, parlando dei mal di pancia nel movimento. “Dobbiamo mettere a sistema tutto, lasciandoci alle spalle il passato”.

“Con taglio parlamentari la riforma della legge elettorale è necessaria” ha sempre ragionato Fico. “La legge elettorale avrà i suoi canali in parlamento”, assicura Fico. “Nei 29 punti di governo – ricorda la terza carica dello Stato – si chiamano ‘garanzie costituzionali’.

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Camera e Senato si fanno il loro Covid-center, e la casta non bada a spese

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La situazione Covid nel Paese è buona. La paura per i 33mila e passa morti resta però sullo sfondo. Così nei palazzi del potere romano, la Camera e il Senato, le due case del nostro Legislatore, hanno deciso di fare qualcosa contro il  virus. Non per gli italiani. No, peer loro. Non parliamo dell’oggi, non parliamo del distanziamento sociale, delle questioni organizzative a Montecitorio e Palazzo Madama o dei controlli sierologici a tappeto per i 900 e passa parlamentari, oltre che dei loro collaboratori.
No, Montecitorio e Palazzo Madama hanno deciso di realizzare un ospedale multispecialistico interno con i migliori medici, le migliori apparecchiature, riservato ai loro inquilini. E hanno già messo a disposizione una cifra da  spendere: 5 milioni di euro per reclutare il personale sanitario. Il meglio per l’assistenza contro ogni rischio futuro. Coronavirus o altro. Il virus ha messo paura al Parlamento. E il motore principale della democrazia per troppi giorni ha funzionato a scartamento ridottissimo solo sulla base della paura del contagio.
Ecco, le contromisure di oggi per evitare il contagio, a partire dalla logistica, sono ottima ma non bastano più. Alla  Camera ora ci sono postazioni di voto più larghe,  accessi quasi zero per estranei e termoscanner.
Al Senato gel disinfettante, guanti, mascherine,  esami con tamponi e i test sierologici (quelli che con tanta difficoltà sono accessibili ai cittadini comuni), affidati all’ Istituto di microbiologia del Gemelli.  Per il futuro, anche per un eventuale ondata autunnale del covid 19, “presso la Camera e il Senato della Repubblica” è stato deciso che “venga allestito un Servizio di assistenza medica e infermieristica” ad hoc per la gestione delle emergenze sanitarie.
Come? “Assumendo un numero stabile di medici specializzati” in cardiologia e in medicina di urgenza e emergenza, oltre che anestesisti e rianimatori. Ma sarà garantito anche un certo numero di infermieri e di servizi accessori in regime ambulatoriale. Insomma, non i covid center inutili realizzati a Milano, ad Ancona o a Napoli, ma un ospedale di eccellenza con personale di eccellenza nel cuore del potere romano. Insomma Camera e Senato vogliono spendere ma vogliono farlo bene. Non i covid center inutilizzati di Milano, Ancona o a Napoli, dove sono stati spesi decine di milioni di euro per allestire sale di terapia intensiva avveniristiche senza avere però personale (e manco pazienti) per farle funzionare.  Il bando comune di Camera e Senato già pubblicato specifica anche che “il prezzo non è il solo criterio di aggiudicazione”. No, sarà assunto chi ha titoli tecnici e professionali eccezionali.Non si baderà allo stipendio o alla collaborazione. Si pensa a luminari della sanità per “un Dipartimento d’emergenza e accettazione (Dea) di primo o secondo livello pienamente operativo”.

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Baci, abbracci, strette di mano, selfie e niente mascherine: al Cis di Nola va in scena il festival dell’illegalitò con Salvini

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Chi è il signore che detta la ricetta economica a Matteo Salvini? Chi è quest’uomo dai modi un po’ ruspanti che  spiega al leader della Lega come rilanciare l’economia italiana dopo la pandemia sanitaria? È un ex ambulante che poi si è arricchito e oggi vende abbigliamento. Oggi ha cento negozi, una famiglia intera che lo segue nelle sue avventure economiche e qualche capitombolo alle spalle recuperato con qualche concordato come da leggi della Repubblica italiana. È un signore che diversifica i suoi investimenti. E da come annuisce Salvini, che è andato  a trovarlo nei suoi sterminati depositi debordanti di merce del Cis di Nola, questo novello economista all’amatriciana è stato convincente su flat tax (lui la spiega in altro modo ma si capisce lo stesso) e sui prestiti a fondo perduto.

Ad accompagnare Matteo Salvini nella sua visita nella zona vesuviana c’era Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano. Il primo sindaco di un centro importante del Sud a passare sotto le insegne di Alberto da Giussano. A guardare i video della visita e le foto (anche le foto) ci sarebbe da ricordare a Salvini, al sindaco di San Giuseppe Vesuviano, all’imprenditore economista all’amatriciana e a tutti quelli che hanno scelto di pubblicare sui social questo rendez vous che in Campania la mascherina è obbligatoria, che c’è una ordinanza regionale in tal senso e che i dispositivi di protezione personale hanno finora consentito di tenere basso il livello del contagio da Covid 19. Bene, senza cattiveria, sarebbe il caso che qualcuno cominciasse a far rispettare le regole a tutti. Perchè le regole sono efficaci quando sono valide erga omnes, altrimenti vengono viste come uno sghiribizzo personale di De Luca. Catapano, poi, dovrebbe avere ancora più attenzione per il pericolo contagio già che è stato già contagiato dal covid 19 e dopo la guarigione dovrebbe stare attento. Va bene tutto della visita del leader della Lega, ma occorre ribadire che certi uomini e donne pubblici devono dare l’esempio. Distanze di sicurezza. Obbligo di mascherina dove c’è. Guanti quando si è in luoghi chiusi. Niente strette di mano a tutti. Niente baci e abbracci. E niente selfie a go go. Questo lo diciamo non per il piacere di infastidire Salvini o altri ma perchè sono regole regionali, regole sanitarie e buone pratiche quotidiane.

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Azzolina, è legge il decreto sulla scuola: ora linee guida per settembre

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È legge il decreto sulla scuola che disciplina gli Esami di Stato conclusivi del I e del II ciclo di istruzione, la valutazione finale degli alunni, la conclusione dell’anno scolastico 2019/2020 e l’avvio del 2020/2021, le procedure concorsuali straordinarie per la Scuola secondaria di I e II grado. “E’ un provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l’anno scolastico. Ora definiamo le linee guida per settembre, per riportare gli studenti a scuola in presenza e in sicurezza”, dice Azzolina.   L’aula della Camera ha approvato con 245 voti a favore il decreto sulla scuola. I contrari sono stato 122.  Il decreto, che era stato approvato al Senato il 28 maggio scorso, ha ricevuto oggi il via libera definitivo dalla Camera dei Deputati. “Il testo e’ stato migliorato durante l’iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo. Con l’obiettivo di mettere al centro gli studenti e garantire qualita’ dell’istruzione”, ha spiegato la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina.

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